Le
differenze rispetto alla tradizionale via giudiziaria
I coniugi in mediazione familiare sono stimolati a prendere
in modo autonomo le proprie decisioni e ad essere responsabili
del proprio futuro. Il presupposto di fondo è che nessuno
meglio di loro sia in grado di prendere quelle decisioni che
andranno a regolare ed organizzare la loro vita futura e quella
degli altri membri del nucleo familiare. Il ricorso alla giustizia
formale implica, invece, una posizione di delega passiva che
limita lo spazio per l'esercizio della soggettività
dei protagonisti della separazione.
Come
molti studiosi hanno evidenziato, il modello giudiziario si
fonda per definizione sulla "contrapposizione delle parti"
e finisce quindi per adattarsi male al contenzioso della separazione,
dove gli ex coniugi, pur avendo scelto di recidere il legame
coniugale, continuano ad essere sempre genitori dei loro figli
ed hanno quindi bisogno di mantenere una relazione per il
bene dei bambini che essi hanno in comune. In mediazione familiare
si cerca di affrontare il conflitto in modo diverso senza
delegare il potere ad un terzo istituzionalmente incaricato.
La filosofia alla base della mediazione familiare è
che le lotte giudiziarie non sono vantaggiose né per
i coniugi né per i figli, che farsi la guerra in tribunale
sia il modo peggiore e più dannoso di porre fine ad
un matrimonio.
Molto
spesso i costi imposti dalla via giudiziaria sono, dal punto
di vista economico ed emotivo, molto alti. Troppe separazioni
offrono un panorama pressoché identico: un coniuge
che si sente ferito, tradito, deluso o abbandonato e cerca
una compensazione, un vantaggio sull'altro imbastendo liti
legali che durano anni per "ottenere la casa, l'affidamento
dei figli, un assegno più alto" ecc. Il tutto senza
pensare che dopo anni di lotte guidate dai rispettivi avvocati
la maggior parte delle volte si finisce per ottenere meno
di quanto l'altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire
spontaneamente all'inizio degli scontri.
torna
indietro
I
vantaggi della mediazione familiare:
- aiuta i coniugi a "separarsi civilmente";
- permette un notevole risparmio dei costi
del divorzio, sia dal punto di vista psicologico, sia da
quello economico. La mediazione prevede un massimo di 13
incontri e aiuta le parti ad arrivare a degli accordi in
tempi relativamente brevi;
- consente di raggiungere accordi durevoli
e soddisfacenti per tutti i membri del nucleo familiare;
- aiuta la coppia che si separa a rimanere
unita nell'esercizio della funzione genitoriale per una
crescita sana ed equilibrata dei figli;
- aiuta a non patologizzare il divorzio,
ma a vederlo anche come un'opportunità di crescita
e di cambiamento per tutti i membri del nucleo familiare.
torna
indietro
Il
setting della mediazione familiare
La
mediazione familiare si struttura in una serie di incontri
(da un minimo di 3 ad un massimo di 12/13 incontri). Il fine
è di redigere, attraverso un percorso di negoziazioni
a tappe, un documento di accordo che i coniugi presenteranno
poi al giudice per la necessaria ratifica ufficiale. Il
mediatore è un terzo soggetto imparziale, equidistante
e professionalmente preparato che aiuta la coppia a stabilire
una comunicazione costruttiva ed efficace. La figura del mediatore
serve ad evitare che la coppia corra il rischio di venire
schiacciata dalla crisi. Egli è responsabile del processo
di negoziazione: ha il compito di guidarlo, dirigerlo ed evitarne
le insidie e le cadute nel vuoto; raramente interviene nei
contenuti, di esclusiva competenza dei protagonisti, cioè
degli ex coniugi. L'imparzialità del mediatore implica
che egli non parteggi per l'uno o per l'altro coniuge, ma
si limiti a controllare che il processo di negoziazione si
svolga in maniera corretta, evitando il più possibile
sbilanciamenti o abusi di potere da parte di una delle due
parti. Volendo schematizzare, l'intervento di mediazione familiare
si divide in due fasi:
1)
Fase di pre-mediazione
(da 1 a 3 incontri) serve per:
- chiarire
la situazione familiare generale, ed individuare gli specifici
problemi da affrontare;
- stabilire
se la coppia è mediabile, ovverosia se esistono le
condizioni di base minime per poter intraprendere insieme
un percorso di mediazione. Si tratta quindi di escludere
che all'interno della coppia si verifichino gravi episodi
di violenza, problemi di alcolismo e di tossicodipendenza,
o che uno dei due coniugi soffra di malattie mentali;
- verificare
che esista da entrambe le parti la reale volontà
di giungere ad accordi;
- stabilire
se la conflittualità, se esistente, possa essere
contenuta o trasformata positivamente;
- costruire
un tavolo di mediazioni necessario per poter passare alla
2nda fase, quella delle negoziazioni vere e proprie.
2)
Fase di mediazione:
E'
la fase durante la quale i coniugi in via di separazione negoziano
con l'aiuto del mediatore gli accordi su tutti gli aspetti
coinvolti nella riorganizzazione familiare: dall'affidamento
dei minori alla casa di famiglia, dall'orario delle visite
del genitore non affidatario all'ammontare dell'assegno di
mantenimento, fino alle eventuali divisioni patrimoniali.
In mediazione si opera in modo abbastanza autonomo rispetto
al sistema giudiziario, nel senso che pur nel rispetto del
sistema legale vigente in ogni paese, i coniugi passano al
vaglio un'ampia gamma di opzioni che includono anche quelle
alternative ai paradigmi e agli stereotipi normativi tradizionali.
In
mediazione si cerca di trovare accordi che non avvantaggino
nessuno, ma che siano soddisfacenti per entrambe le parti.
Questo risultato può essere ottenuto soltanto attraverso
l'invito del mediatore a superare la rigidità delle
posizioni preconcette per soffermarsi sui reali interessi
delle parti, che spesso scoprono di avere interessi comuni
sottostanti a rigide prese di posizione oppositive.
torna
indietro |