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"Perché
l'essente è non piuttosto il nulla?" Non ci può
rispondere filosofia alcuna, ma solo la vita, questo miracolo
di luce fra due abissi di nulla. Occorre lasciar il passo al
poeta? alla sua parola dettata ai morti:
"........
che fummo?
Che
fu quel punto acerbo che di vita ebbe nome?
Cosa
arcana e stupenda oggi è la vita al pensier nostro, ..."
(Leopardi,
Opere I, pag. 568)
Sì,
certo, la vita a ognuno sa di acerbo, finché la natura
matrigna ci partorisce ciechi ai colori, sordi ai suoni, refrattari
alle movenze armoniche. Sol nell'innocenza d'infanzia l'arcano
della vita dà lo choc, il colpo, il t u
p
t
w )
dello stupore e della meraviglia.
Poi
interviene la banale ripetitività della sciocca nutrice
che anestetizza la chenosi estetica sino a quando le
materne cure della cultura ci scopre renitenti al vero, al bello,
al bene, all'unità dell'esserci. Allora, e solo allora,
l'ontologica deficienza del frammento di vita, s'imbatte nelle
resistenze alla pienezza: il male, ogni male e fisico e morale.
La
paideia antica leniva e molcea l'acerbo dell'incurabile
con la fede e la speranza d'ulteriorità, intrisa di preci
e sovrumana pazienza. La paideia materna dell'ottavo
giorno ci invita a cantare:
"Cosa
arcana e stupenda:
il
sordo danza, il cieco dipinge, I'autistico suona,
il
down sposa, il cerebroleso pensa,
lo
spastico e lo zoppo camminano e corrono"
DOVE
E PERCHÉ L'ARCANO DI MUSICA, DANZA E ARTI ?
La
ricerca dell'archè, da Talete in poi, continua
ancora. Le menti più acute, confuse dal Verbo e nel Verbo,
s'affaticano a cercar nei frammenti l'arcano vero che traspare
nella drammaturgia dell'umano.
Drammaturgia
ho detto, ossia azione (da d r
a
w )
teatrale, ovvero manifesta, immediata, che una tradizione depressiva
ha presto legato alle Parche (Cloto, Lachesi e Atropo), filatrici
del nostro destino (si noti che in Parche c'è la radice
di archè, la medesima radice di arcano !). Il
dramma è invece l'azione originaria, il principio misterioso
e misterico che svela l'archè mentre lo nasconde
ai miopi per meglio contenerlo (in latino si dice arceo, ancora
la radice arc-) e proteggerlo dalla dissacrazione del dire e
del detto numerico, digitale e misurante.
Ecco
perché l'arcano rimane mistero per l'idea platonica,
per il Motore immobile d'Aristotele, per I'Uno di Plotino, per
I'Essere e il NuIla di Hegel, per il materialismo storico di
Marx, per I'Energia di Einstein, e potremmo continuare sino
ai contemporanei razionalismi (verbosi?), da Heidegger, a Merleau-Ponty,
a Deleuze, comprendendo anche tutta la ricerca scientifica da
Galileo ad oggi.
Le
scienze? già, le scienze! Il popperiano cimitero delle
ipotesi, i cui fuochi fatui, le tecniche, fan bella mostra di
sé, insieme son giganti d'argilla. E che scienze e filosofie
poggino sul vuoto, senza principio né regola (si noti
che rex e regula vanno ricondotti all'o
r
e
g
w )
e quindi al rjuh sanscrito e che dà conto di termini
quali diritto e giustizia), occorre chiederlo al logico Kripke
e al suo maestro Wittgenstein.
Chi
ha preso coscienza del paradosso di Kripgenstein come lo ha
coniato, Putnam, scienziato o filosofo che sia, non potrà
che tornare ad un dubbio più radicale di quello cartesiano:
l'esser umani non s'esaurisce nel cogitare, nel pensare, e men
che meno nella razionalità cognitiva dell'illuminismo.
Tutta la ricerca razional-cognitivista arretri (deve arretrare,
questa la novità etica del terzo millennio), o, quanto
meno necessita che dialoghi con arti e poesia, perché
la cosa arcana si mostri nel dramma della vita, e la riempia.
La
nuova paideia ha da farsi dunque chenosi, ossia
spalancamento, apertura, accoglienza e ascolto, dell'analogico,
ben oltre la réverie e l'iperbolico surrealismo
materico e sensuale di un Gaston Bachelard, ben oltre l'immaginazione
creatrice di Ribot, o lo stesso slancio vitale di Bergson o
la suggestione di J. Dewey, o la polisimbolicità di E.
Cassirer, e persino la teandrica estasi iconografica di Berdjaev.
La paideia del terzo millennio è dialogo creativo
tra filosofia e poesia, tra scienze e arti, tra cognitivo ed
emotivo, tra occidente ed oriente, in cui ritrovino cittadinanza
l'arcana innocenza della musica, della danza, delle arti tutte.
Il "Saremo bambini", la neotenia e il pedomorfismo di Ashley
Montagu è alle porte.
La
magnificenza degli universi neocorticali vivi nelle primavere
sinaptiche, quando fossero nutrite non solo da cultura numerica
e misurante, ma pure dalla metafora poetica e dai ritmi armonici
di musica e danza, oltre che dalla policronia delle arti, là
dove ancor nulla o quasi può l'ingegneria genetica, non
solo daran luogo ad inusitati sprooting, quali notiamo
nei traumatizzati cronici post-comatosi trattati con la musicoterapia,
ma riempiranno di stupore l'esarcebato spirito geometrico.
Urge
dunque un dialogo creativo tra scienze e arti e tecnica e filosofia
e poesia. Urge un'interdisciplinarità fra i punti di
vista, purché per "vista" non s'intenda solo quella cognitiva.
Urge un'integrazione collaborativa tra cervello cognitivo ed
emotivo, tra razionalità e sentimento, tra occidente
ed oriente. In agguato c'è la confusione, l'indistinto,
l'entropia quale rivincita della natura matrigna. A sollevar
da terra l'uomo nuovo vi soccorra la nuova paideia del
dialogo e la metafisica dell'ottavo giorno: tocca all'uomo dare
il nome, denominare, dare un senso all'arcano dell'esserci.
GLI
STUPENDI SCENARI CHE QUALIFICANO IL FUTURO
Ieri,
o l'altro ieri, il cieco era temuto: egli vedeva con gli occhi
dello spirito e pertanto il suo commercio con la di là
lo rendeva intoccabile, comunque si chiamasse, Omero o Tiresia.
Ma il sordo non era considerato idiota? E gli storpi, o nati
con fattezze strane, non li sentite ancor aggirarsi in batter
d'ali d'innocenza sotto la rupe Tarpea o ai piedi del monte
Taigeto? E l'idrocefalo, e il debole mentale, e il cranioleso
e il cerebroleso chi li considera nelle foro diverse abilità.
Quali comunità si cimentano per coronare il sogno d'amore
di due down?
L'iniziale
dialogo tra scienza, arte e tecnica, oggi con gli impianti cocleari
e con stupendi interventi chirurgici (proprio qui a Verona un
collega, il prof. Colletti ha aperto un primo nuovo scenario)
e ancor prima con l'educazione logopedica e con la danzaterapia
(chi può dimenticare Maria Fux!) vediamo il sordo ballare
a ritmo. Non quello colto con la trasmissione ossea, ma quello
percepito con tutti i sensi risvegliati dalla musica.
Domani,
ben oltre Braille, il cieco, grazie al dialogo fra scienza,
arte e tecnica saprà sentire e percepire i cromatismi
delle forme. Ma già oggi con l'educazione tattile egli
legge le forme architettoniche, lascia le sue tracce di colore
e dipinge nella propria interiorità un mondo di sensi
e significati nuovi. Anche l'autistico e lo psicotico, grazie
alla musicoterapia, s'accosta all'arcano con rituali più
dolci.
La
comunicazione facilitata ci sta facendo scoprire il suo mondo
e ci orienta sulla scelta delle soffuse armonie che colmino
il suo supposto vuoto. Entrando in fina palestra di un centro
di riabilitazione s'intravede lo scenario stupendo d'abilità
insperate nei tetraplegici; chi non cammina lo vedi nuotare,
chi non parla lo vedi comunicare nel gioco dei suoni, dei colori,
delle movenze armoniche d'agili corpi che fremono nel crear
ritmi.
Stupore
e meraviglia toccano soltanto chi ha ésprit de finesse.
Tutti gli altri non possono comprendere (chiamiamo "stupidi"
coloro che non possono comprendere) perché l'etica dello
stupore (da cui stupendo) è quella della ritrovata innocenza,
quella del "saremo bambini", quella della nostalgia dello choc
dell'archè, arcano, che si fa presenza, non geometrica,
non digitale, ma originario spalancarsi del segreto nascosto
al fondo della cosa, dell'esserci, della vita.
CONCLUSIONE
Itard,
medico e primo pedagogista speciale, per l'handicap, chiamò
il suo "idiota" Victor. Una vittoria ancor più efficace
ci attende: non la scoperta della regola come filigrana nascosta
della cosa arcana e stupenda, ma la regola come poiesi finalistica.
Dar senso, porre regole è ciò che ci fa reges
e con-creatori, oltre l'omeostasi mondana su cui posare ancor
per un istante la nostra timida insicurezza.
L'omeoresi
della cultura umana ha da trascorrere ad altra profondità
d'esserci. L'ottavo giorno non ci chiede solo pensiero raziocinante,
astratto e simbolico, ma I'arcano stupendo dei cromatismi, delle
melodie, delle armonie, delle sinfonie, delle cadenze danzanti.
Non basta rappresentarci il mondo, esso va rifatto nell'ascolto
del rimbombo emotivo d'ogni istante creativo, che dall'interiorità
ci giunge alla pelle.
Allora,
solo allora, i nostri giovani non avran più bisogno di
sballo: le naturali endorfine suscitate dalla "cosa arcana e
stupenda" ridarà loro la gioia d'esser uomini. La nuova
estetica darà luogo a nuova espressione: la percezione
d'un batter d'ali colta nei processi di forze arcane e stupende
s'esprimeranno in fili d'oro su bianca tela, e lo scrosciar
di pioggia in tempesta la vedi nella danza d'un rinnovato flamenco,
oppure il tenue rosa d'un'alba chiara sarà espressa da
una struggente sinfonia d'arpeggi. Così il colore del
suono, i cromatismi delle armonie daran movenza ed estasi alla
drammaturgia danzante della vita d'ogni diversamente abile.
Gardner permettendo. |