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MUSICOTERAPIA

 

COSA ARCANA E STUPENDA

IL SORDO DANZA, IL CIECO DIPINGE, L'AUTISTICO SUONA

di Franco Larocca

Pubblicato su "Musicoterapia per l'Handicap", Atti del 7° Convegno di Musicoterapia, Verona, 2000

 

"Perché l'essente è non piuttosto il nulla?" Non ci può rispondere filosofia alcuna, ma solo la vita, questo miracolo di luce fra due abissi di nulla. Occorre lasciar il passo al poeta? alla sua parola dettata ai morti:

"........ che fummo?
Che fu quel punto acerbo che di vita ebbe nome?
Cosa arcana e stupenda oggi è la vita al pensier nostro, ..."
(Leopardi, Opere I, pag. 568)

Sì, certo, la vita a ognuno sa di acerbo, finché la natura matrigna ci partorisce ciechi ai colori, sordi ai suoni, refrattari alle movenze armoniche. Sol nell'innocenza d'infanzia l'arcano della vita dà lo choc, il colpo, il t u p t w ) dello stupore e della meraviglia.

Poi interviene la banale ripetitività della sciocca nutrice che anestetizza la chenosi estetica sino a quando le materne cure della cultura ci scopre renitenti al vero, al bello, al bene, all'unità dell'esserci. Allora, e solo allora, l'ontologica deficienza del frammento di vita, s'imbatte nelle resistenze alla pienezza: il male, ogni male e fisico e morale.

La paideia antica leniva e molcea l'acerbo dell'incurabile con la fede e la speranza d'ulteriorità, intrisa di preci e sovrumana pazienza. La paideia materna dell'ottavo giorno ci invita a cantare:

"Cosa arcana e stupenda:
il sordo danza, il cieco dipinge, I'autistico suona,

il down sposa, il cerebroleso pensa,
lo spastico e lo zoppo camminano e corrono"

 

DOVE E PERCHÉ L'ARCANO DI MUSICA, DANZA E ARTI ?

La ricerca dell'archè, da Talete in poi, continua ancora. Le menti più acute, confuse dal Verbo e nel Verbo, s'affaticano a cercar nei frammenti l'arcano vero che traspare nella drammaturgia dell'umano.

Drammaturgia ho detto, ossia azione (da d r a w ) teatrale, ovvero manifesta, immediata, che una tradizione depressiva ha presto legato alle Parche (Cloto, Lachesi e Atropo), filatrici del nostro destino (si noti che in Parche c'è la radice di archè, la medesima radice di arcano !). Il dramma è invece l'azione originaria, il principio misterioso e misterico che svela l'archè mentre lo nasconde ai miopi per meglio contenerlo (in latino si dice arceo, ancora la radice arc-) e proteggerlo dalla dissacrazione del dire e del detto numerico, digitale e misurante.

Ecco perché l'arcano rimane mistero per l'idea platonica, per il Motore immobile d'Aristotele, per I'Uno di Plotino, per I'Essere e il NuIla di Hegel, per il materialismo storico di Marx, per I'Energia di Einstein, e potremmo continuare sino ai contemporanei razionalismi (verbosi?), da Heidegger, a Merleau-Ponty, a Deleuze, comprendendo anche tutta la ricerca scientifica da Galileo ad oggi.

Le scienze? già, le scienze! Il popperiano cimitero delle ipotesi, i cui fuochi fatui, le tecniche, fan bella mostra di sé, insieme son giganti d'argilla. E che scienze e filosofie poggino sul vuoto, senza principio né regola (si noti che rex e regula vanno ricondotti all'o r e g w ) e quindi al rjuh sanscrito e che dà conto di termini quali diritto e giustizia), occorre chiederlo al logico Kripke e al suo maestro Wittgenstein.

Chi ha preso coscienza del paradosso di Kripgenstein come lo ha coniato, Putnam, scienziato o filosofo che sia, non potrà che tornare ad un dubbio più radicale di quello cartesiano: l'esser umani non s'esaurisce nel cogitare, nel pensare, e men che meno nella razionalità cognitiva dell'illuminismo. Tutta la ricerca razional-cognitivista arretri (deve arretrare, questa la novità etica del terzo millennio), o, quanto meno necessita che dialoghi con arti e poesia, perché la cosa arcana si mostri nel dramma della vita, e la riempia.

La nuova paideia ha da farsi dunque chenosi, ossia spalancamento, apertura, accoglienza e ascolto, dell'analogico, ben oltre la réverie e l'iperbolico surrealismo materico e sensuale di un Gaston Bachelard, ben oltre l'immaginazione creatrice di Ribot, o lo stesso slancio vitale di Bergson o la suggestione di J. Dewey, o la polisimbolicità di E. Cassirer, e persino la teandrica estasi iconografica di Berdjaev. La paideia del terzo millennio è dialogo creativo tra filosofia e poesia, tra scienze e arti, tra cognitivo ed emotivo, tra occidente ed oriente, in cui ritrovino cittadinanza l'arcana innocenza della musica, della danza, delle arti tutte. Il "Saremo bambini", la neotenia e il pedomorfismo di Ashley Montagu è alle porte.

La magnificenza degli universi neocorticali vivi nelle primavere sinaptiche, quando fossero nutrite non solo da cultura numerica e misurante, ma pure dalla metafora poetica e dai ritmi armonici di musica e danza, oltre che dalla policronia delle arti, là dove ancor nulla o quasi può l'ingegneria genetica, non solo daran luogo ad inusitati sprooting, quali notiamo nei traumatizzati cronici post-comatosi trattati con la musicoterapia, ma riempiranno di stupore l'esarcebato spirito geometrico.

Urge dunque un dialogo creativo tra scienze e arti e tecnica e filosofia e poesia. Urge un'interdisciplinarità fra i punti di vista, purché per "vista" non s'intenda solo quella cognitiva. Urge un'integrazione collaborativa tra cervello cognitivo ed emotivo, tra razionalità e sentimento, tra occidente ed oriente. In agguato c'è la confusione, l'indistinto, l'entropia quale rivincita della natura matrigna. A sollevar da terra l'uomo nuovo vi soccorra la nuova paideia del dialogo e la metafisica dell'ottavo giorno: tocca all'uomo dare il nome, denominare, dare un senso all'arcano dell'esserci.

GLI STUPENDI SCENARI CHE QUALIFICANO IL FUTURO

Ieri, o l'altro ieri, il cieco era temuto: egli vedeva con gli occhi dello spirito e pertanto il suo commercio con la di là lo rendeva intoccabile, comunque si chiamasse, Omero o Tiresia. Ma il sordo non era considerato idiota? E gli storpi, o nati con fattezze strane, non li sentite ancor aggirarsi in batter d'ali d'innocenza sotto la rupe Tarpea o ai piedi del monte Taigeto? E l'idrocefalo, e il debole mentale, e il cranioleso e il cerebroleso chi li considera nelle foro diverse abilità. Quali comunità si cimentano per coronare il sogno d'amore di due down?

L'iniziale dialogo tra scienza, arte e tecnica, oggi con gli impianti cocleari e con stupendi interventi chirurgici (proprio qui a Verona un collega, il prof. Colletti ha aperto un primo nuovo scenario) e ancor prima con l'educazione logopedica e con la danzaterapia (chi può dimenticare Maria Fux!) vediamo il sordo ballare a ritmo. Non quello colto con la trasmissione ossea, ma quello percepito con tutti i sensi risvegliati dalla musica.

Domani, ben oltre Braille, il cieco, grazie al dialogo fra scienza, arte e tecnica saprà sentire e percepire i cromatismi delle forme. Ma già oggi con l'educazione tattile egli legge le forme architettoniche, lascia le sue tracce di colore e dipinge nella propria interiorità un mondo di sensi e significati nuovi. Anche l'autistico e lo psicotico, grazie alla musicoterapia, s'accosta all'arcano con rituali più dolci.

La comunicazione facilitata ci sta facendo scoprire il suo mondo e ci orienta sulla scelta delle soffuse armonie che colmino il suo supposto vuoto. Entrando in fina palestra di un centro di riabilitazione s'intravede lo scenario stupendo d'abilità insperate nei tetraplegici; chi non cammina lo vedi nuotare, chi non parla lo vedi comunicare nel gioco dei suoni, dei colori, delle movenze armoniche d'agili corpi che fremono nel crear ritmi.

Stupore e meraviglia toccano soltanto chi ha ésprit de finesse. Tutti gli altri non possono comprendere (chiamiamo "stupidi" coloro che non possono comprendere) perché l'etica dello stupore (da cui stupendo) è quella della ritrovata innocenza, quella del "saremo bambini", quella della nostalgia dello choc dell'archè, arcano, che si fa presenza, non geometrica, non digitale, ma originario spalancarsi del segreto nascosto al fondo della cosa, dell'esserci, della vita.

CONCLUSIONE

Itard, medico e primo pedagogista speciale, per l'handicap, chiamò il suo "idiota" Victor. Una vittoria ancor più efficace ci attende: non la scoperta della regola come filigrana nascosta della cosa arcana e stupenda, ma la regola come poiesi finalistica. Dar senso, porre regole è ciò che ci fa reges e con-creatori, oltre l'omeostasi mondana su cui posare ancor per un istante la nostra timida insicurezza.

L'omeoresi della cultura umana ha da trascorrere ad altra profondità d'esserci. L'ottavo giorno non ci chiede solo pensiero raziocinante, astratto e simbolico, ma I'arcano stupendo dei cromatismi, delle melodie, delle armonie, delle sinfonie, delle cadenze danzanti. Non basta rappresentarci il mondo, esso va rifatto nell'ascolto del rimbombo emotivo d'ogni istante creativo, che dall'interiorità ci giunge alla pelle.

Allora, solo allora, i nostri giovani non avran più bisogno di sballo: le naturali endorfine suscitate dalla "cosa arcana e stupenda" ridarà loro la gioia d'esser uomini. La nuova estetica darà luogo a nuova espressione: la percezione d'un batter d'ali colta nei processi di forze arcane e stupende s'esprimeranno in fili d'oro su bianca tela, e lo scrosciar di pioggia in tempesta la vedi nella danza d'un rinnovato flamenco, oppure il tenue rosa d'un'alba chiara sarà espressa da una struggente sinfonia d'arpeggi. Così il colore del suono, i cromatismi delle armonie daran movenza ed estasi alla drammaturgia danzante della vita d'ogni diversamente abile. Gardner permettendo.

 

Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.


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