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Giulio
Confalonieri conclude un suo saggio sulle forme della sinfonia
in questo modo: "Tra i miracoli della musica quello sinfonico
è forse il più grande". Analogamente allora potremmo
dire che: "Tra i miracoli dell'universo quello dell'educazione
è corto il più affascinante".
Senza
educazione, infatti, il vagito non diventerebbe canto e parola,
ma urla, ululato nella tenebra dell'insignificanza. Senza educazione
lo sguardo curioso del bimbo invece che illuminarsi via via
a movenze di rapide intuizioni di vero, languirebbe fisso nel
vuoto spettrale di un caleidoscopio evanescente. Oppure, corto,
fuggirebbe timoroso come fiera braccata nella foresta.
Senza
educazione i moti spontanei della mano invece che apprendere
a trasformare e ricreare il mondo alimentando il pensiero da
prima, e facendosi guidare da quello poi, per istinto, la ridurrebbero
in modo spontaneo ad artiglio famelico e lacerante. Ma quale,
quale educazione trasforma il vagito in canto, lo sguardo
in luce e la mano in fiat creativo? Solo l'educazione autentica,
cioè sinfonica.
L'USIGNOLO
DELL' IMPERATORE DI CINA
Uno
fra i più belli dei racconti dello svedese Andersen può
essere così riassunto: "Nell'angolo più riposto
del giardino dell'imperatore di Cina, fra "grandi alberi e laghi
profondi" un braccio di mare s'insinuava sino a permettere a
visitatori stranieri di giungervi ad ascoltare un canto d'usignolo.
Questo canto fra
tutte le meraviglie dell'Impero di Cina -scrissero gli stranieri
su libri e riviste - era certo sublime: al suo confronto nulla
poteva competere. L'imperatore appena apprese dalla lettura
dei resoconti dei visitatori stranieri la notizia, comandò
che gli fosse portato a corte quello spettacolo, noto però
fra i suoi sudditi solo ad un pescatore e ad una sua confidente,
sguattera di corte.
Questa, sentito
che se l'usignolo non fosse stato portato a corte entro sera
avrebbe ricevuto, come tutti i cortigiani, staffilate al ventre
dopo ogni pasto, guidò l'aiutante dì campo al
luogo segreto e convinse il pescatore a ubbidire: che portasse
l'usignolo perché cantasse per l'imperatore.
A vederlo l'imperatore
si meravigliò molto che uno sparuto e grigio uccellino
potesse inebriare il mondo dei visitatori stranieri. Ma appena
l'ebbe sentito cantare si commosse e due lacrime sgorgarono
dai suoi occhi. Diede in premio all'usignolo la sua pantofola
d'oro, ma l'usignolo s'appagò delle furtive lacrime apparse
sul volto dell'imperatore.
Qualche tempo dopo
giunse a corte un pacco: era un dono per l'imperatore. Oh meraviglia!
Un usignolo in tutto simile allo sparuto uccellino, ma ricoperto
di diamanti e pietre preziose, capace di cantare, senza mai
fermarsi, le stesse arie dell'uccellino vero. Il meccano si
muoveva nello stesso modo di quell'usignolo e in più
riluceva di mille colori.
Da quel giorno
l'usignolo vero scomparve nella foresta: e così fu bandito
per tutto l'impero. Intanto l'imperatore diede il posto d'onore
all'uccello meccanico. Su quell'uccello e sul suo canto furori
scritte opere erudite e difficili che tutti "dicevano dì
aver letto e capito, perché altrimenti sarebbero passati
per stupidi e avrebbero ricevuto staffilate sul ventre".
Un giorno però,
ahimè, il meccano s'inceppò e non poté
più né muoversi né cantare, tanto che per
dolore l'imperatore s'ammalò. E s'ammalò così
gravemente che la Morte già lo fissava in volto e nelle
pupille vuote. Quando d'improvviso s'udì il canto della
speranza a lungo invocata dall'imperatore.
Era tornato l'usignolo
vero. La Morte a quel canto s'arretrò e ai principi che
attendevano l'ora suprema, apertasi la porta, l'imperatore,
in piedi, nel suo manto imperiale e con lo scettro dorato apparve
a dare il "Buon giorno""
Certamente ognuno
ha compreso che l'autentico usignolo non può essere sostituito
da alcun meccano. Nel racconto di Andersen l'unico a non esser
d'accordo con l'imperatore fu il povero pescatore: secondo lui
al canto del meccano mancava "un non so che".
Oggi
all'educazione manca "un non so che". Forse non è né
autentica, né sinfonica, né corale: quel che le
manca è forse l'anima del valore che le deriverebbe dalla
vita, non dalle tecniche che abbiamo inventato. Ma questi "forse"
vanno attentamente vagliati e verificati nella realtà
del vivere quotidiano del lavoro educativo.
UN
RITORNO ALLA FILOSOFIA
Consideriamo
soltanto qualche cenno di una filosofia della musica che può
forse essere una nuova antropologia.
Il termine sinfonia
deriva dalla composizione di due parole greche: sun che
significa insieme e fonè che significa "suono
della voce umana". Il termine fonè deriva da un
altro termine femì che significa "dire", "manifestare
un significato".
Nei secoli passati
il termine sinfonia ha assunto vari significati che vanno da
un insieme compositivo di suoni strumentali, a quello di "ouverture"
d'opere e concerti fino a divenire con F. J. Haidyn (1732-1809)
per esempio, certo con W. A. Mozart (1756-1791), ma soprattutto
con L. V. Beethoven (1770-1827), opera a se stante, genere musicale.
Alla sinfonia ognuno
dì noi si rivolge per essere persuaso e perché
essa ci dica una verità altrimenti ineffabile.
Il miracolo della
comprensione e della commozione avviene, pensate, nello stesso
istante, nell'ascolto delle arie di una sinfonia, quale che
sia la lingua e il livello culturale degli astanti.
Diversamente dagli
"assoli" dì virtuosismi di solisti, le partiture complesse
delle sinfonie, oltre il declamato e il recitativo dei fraseggi
monotoni dei singoli strumenti, offrono allusioni ad ogni moto
dell'universo: dalla "voce del vento che soffia tra i rami della
foresta o tra le canne d'una riviera" a quella "del ruscello
che col suo murmure risponde a un lene sentimento dell'uomo
che vi s'indugia da presso" a quella "dell'allodola che levandosi
su su in alto nel cielo pare tragga seco nel puro aere infinito
verso il sole, verso la luce, l'anima dell'uomo in cui si riecheggia
il suo trillo" (G. Gentile, La filosofia dell'arte, Sansoni,
FI, '75, pag. 215).
Ma, ancor più,
la sinfonia dà corpo a sentimenti dì nostalgia,
alle struggenti passioni della gelosia, dell'odio implacabile,
agli scoppi d'ira, alle sinuose movenze dei vendicativo, ai
travolgenti amori, alle delicatezze spirituali dei perdono e
della pietà, al vaghi ricordi, alle perdute speranze,
alle dolci illusioni e persino al baratro della paura.
Com'è possibile
che ciò avvenga? Non certo col bombardamento di suoni
scomposti, fatto di note scordanti e cacofoniche! Ma con una
sapiente integrazione fra chiavi, in coerenza col motivo, ossia
il valore e l'intenzione, ove l'intera azione integra simultaneamente
le varie armonie nel susseguirsi delle melodie gerarchicamente
ordinate e sovrapposte in un inseguimento di movimenti (dal
grave al largo, all'adagio, all'andante, al moderato, all'allegretto,
all'allegro, al presto, al prestissimo) e di strutture d'intervalli
in cui i "crescendo" e i "minuendo" danno la differenza nella
ripetizione e le pause parziali di voci, per l'innanzi consonanti,
animano e rianimano i ritmi e le movenze dei suoni.
I
diversi accenti, senza mai spegnere gli intrecci melodici dei
motivi via via trasformati, nell'unità dei valore coerentemente
perseguito, riducono l'asimmetria tra il genio dei compositore
e quello dei ricreatore della sinfonia.
LA
SINFONIA EDUCATIVA
Perché
oggi l'educazione assomiglia tanto all'usignolo meccanico? Perché
non è sinfonica; perché:
* non è
integrale: non richiede spesso al giovane, al bimbo, la sinergia
funzionale, anche quando il soggetto fosse affetto da deficit,
* non è
integrata, in quanto ogni ente educativo e ogni educatore,
ahimè, in esso suona un suo a solo,
* non è
armonica: l'insieme degli interventi educativi non comunica
un medesimo messaggio, sia pure composito, ma un messaggio frammentario,
disarticolato, contraddittorio, evanescente,
* non è
gerarchica: molti disvalori hanno assunto un posto d'onore
indebito e molti valori vengono completamente misconosciuti,
* non è
simultanea: manca il "sun" nella sinfonia educativa,
in quanto ogni specialista dell'educazione è specialista
di un settore.
Questa è
forse la peggiore delle eredità del razionalismo illuminista:
l'educatore è specialista di un settore, dimentico del
fatto che non v'è settore in educazione che non coinvolga
tutti gli altri, insieme, proprio come in una sinfonia musicale.
Insomma la sinfonia
educativa esige un Progetto pedagogico unitario, coerente nei
suoi vari aspetti, motivato sempre e comunque, se vogliamo considerare
l'uomo "persona", motivato alla liberazione dell'anima dei singolo
uomo, ma anche alla liberazione dell'intera umanità.
Il Progetto pedagogico rispettoso dei movimenti interiori della
unicità irripetibile dei singolo, in cui i "crescendo"
e i le minuendo" dei sinergismi funzionali offrano le differenze
nella ripetizione del lavoro inculturativo e acculturativo.
Nell'azione educativa i diversi accenti vanno posti sulle peculiarità
dei singoli nel rispetto dei propri ritmi e con le pause segnate
dalle esigenze della sinfonia, non da quelle dei maestri d'orchestra,
o peggio dagli umori dei vari ministri.
E
concludendo:
L'educazione
sinfonica è sun-fonè, è con-sonanza
di vari strumenti: dalla educazione linguistica a quella scientifica,
a quella artistica a quella storico-sociale, geografica, filosofica,
musicale, religiosa; e poi ancora: fisica, psicomotoria, politica,
stradale, sanitaria, sessuale, con le modalità della
pet-terapia, dell'idro-terapia, della psico-terapia, della logo-terapia,
dell'ippo-terapia, dell'arte-terapia, della musico-terapia,
della cromo-terapia, della danza-terapia.
Ma ciò che
è importante è non perdere mai il punto di vista
dell'unità sinfonica, il motivo conduttore, l'intenzione
ultima dello spartito: la libertà del soggetto.
Importante è
non scambiare gli strumenti, le materie, le discipline, le tecniche
e loro singole voci per l'intera partitura e l'anima della sinfonia.
Importante è
ricordare che terapia (da "terapeuein") significa servire e
che ogni singolo intervento terapeutico è anche educativo,
ossia partecipante al procedere sinfonico dello sviluppo umano,
"solo e solo se" è il singolo soggetto ad attivarsi.
In caso contrario avremo mille e milioni d'usignoli meccanici,
ma non l'usignolo che ridà la vita all'imperatore, e
allontana da ciascuno la morte dell'anima e da tutta l'umanità
la morte della civiltà. |