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MUSICOTERAPIA

 

LE NOTE DELL'EDUCAZIONE SINFONICA

di Franco Larocca

pubblicato su "Musicoterapia per l'Handicap", Atti del 2° Convegno di Musicoterapia, Verona, 1995

 

Giulio Confalonieri conclude un suo saggio sulle forme della sinfonia in questo modo: "Tra i miracoli della musica quello sinfonico è forse il più grande". Analogamente allora potremmo dire che: "Tra i miracoli dell'universo quello dell'educazione è corto il più affascinante".

Senza educazione, infatti, il vagito non diventerebbe canto e parola, ma urla, ululato nella tenebra dell'insignificanza. Senza educazione lo sguardo curioso del bimbo invece che illuminarsi via via a movenze di rapide intuizioni di vero, languirebbe fisso nel vuoto spettrale di un caleidoscopio evanescente. Oppure, corto, fuggirebbe timoroso come fiera braccata nella foresta.

Senza educazione i moti spontanei della mano invece che apprendere a trasformare e ricreare il mondo alimentando il pensiero da prima, e facendosi guidare da quello poi, per istinto, la ridurrebbero in modo spontaneo ad artiglio famelico e lacerante. Ma quale, quale educazione trasforma il vagito in canto, lo sguardo in luce e la mano in fiat creativo? Solo l'educazione autentica, cioè sinfonica.

L'USIGNOLO DELL' IMPERATORE DI CINA

Uno fra i più belli dei racconti dello svedese Andersen può essere così riassunto: "Nell'angolo più riposto del giardino dell'imperatore di Cina, fra "grandi alberi e laghi profondi" un braccio di mare s'insinuava sino a permettere a visitatori stranieri di giungervi ad ascoltare un canto d'usignolo.

Questo canto fra tutte le meraviglie dell'Impero di Cina -scrissero gli stranieri su libri e riviste - era certo sublime: al suo confronto nulla poteva competere. L'imperatore appena apprese dalla lettura dei resoconti dei visitatori stranieri la notizia, comandò che gli fosse portato a corte quello spettacolo, noto però fra i suoi sudditi solo ad un pescatore e ad una sua confidente, sguattera di corte.

Questa, sentito che se l'usignolo non fosse stato portato a corte entro sera avrebbe ricevuto, come tutti i cortigiani, staffilate al ventre dopo ogni pasto, guidò l'aiutante dì campo al luogo segreto e convinse il pescatore a ubbidire: che portasse l'usignolo perché cantasse per l'imperatore.

A vederlo l'imperatore si meravigliò molto che uno sparuto e grigio uccellino potesse inebriare il mondo dei visitatori stranieri. Ma appena l'ebbe sentito cantare si commosse e due lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Diede in premio all'usignolo la sua pantofola d'oro, ma l'usignolo s'appagò delle furtive lacrime apparse sul volto dell'imperatore.

Qualche tempo dopo giunse a corte un pacco: era un dono per l'imperatore. Oh meraviglia! Un usignolo in tutto simile allo sparuto uccellino, ma ricoperto di diamanti e pietre preziose, capace di cantare, senza mai fermarsi, le stesse arie dell'uccellino vero. Il meccano si muoveva nello stesso modo di quell'usignolo e in più riluceva di mille colori.

Da quel giorno l'usignolo vero scomparve nella foresta: e così fu bandito per tutto l'impero. Intanto l'imperatore diede il posto d'onore all'uccello meccanico. Su quell'uccello e sul suo canto furori scritte opere erudite e difficili che tutti "dicevano dì aver letto e capito, perché altrimenti sarebbero passati per stupidi e avrebbero ricevuto staffilate sul ventre".

Un giorno però, ahimè, il meccano s'inceppò e non poté più né muoversi né cantare, tanto che per dolore l'imperatore s'ammalò. E s'ammalò così gravemente che la Morte già lo fissava in volto e nelle pupille vuote. Quando d'improvviso s'udì il canto della speranza a lungo invocata dall'imperatore.

Era tornato l'usignolo vero. La Morte a quel canto s'arretrò e ai principi che attendevano l'ora suprema, apertasi la porta, l'imperatore, in piedi, nel suo manto imperiale e con lo scettro dorato apparve a dare il "Buon giorno""

Certamente ognuno ha compreso che l'autentico usignolo non può essere sostituito da alcun meccano. Nel racconto di Andersen l'unico a non esser d'accordo con l'imperatore fu il povero pescatore: secondo lui al canto del meccano mancava "un non so che".

Oggi all'educazione manca "un non so che". Forse non è né autentica, né sinfonica, né corale: quel che le manca è forse l'anima del valore che le deriverebbe dalla vita, non dalle tecniche che abbiamo inventato. Ma questi "forse" vanno attentamente vagliati e verificati nella realtà del vivere quotidiano del lavoro educativo.

UN RITORNO ALLA FILOSOFIA

Consideriamo soltanto qualche cenno di una filosofia della musica che può forse essere una nuova antropologia.

Il termine sinfonia deriva dalla composizione di due parole greche: sun che significa insieme e fonè che significa "suono della voce umana". Il termine fonè deriva da un altro termine femì che significa "dire", "manifestare un significato".

Nei secoli passati il termine sinfonia ha assunto vari significati che vanno da un insieme compositivo di suoni strumentali, a quello di "ouverture" d'opere e concerti fino a divenire con F. J. Haidyn (1732-1809) per esempio, certo con W. A. Mozart (1756-1791), ma soprattutto con L. V. Beethoven (1770-1827), opera a se stante, genere musicale.

Alla sinfonia ognuno dì noi si rivolge per essere persuaso e perché essa ci dica una verità altrimenti ineffabile.

Il miracolo della comprensione e della commozione avviene, pensate, nello stesso istante, nell'ascolto delle arie di una sinfonia, quale che sia la lingua e il livello culturale degli astanti.

Diversamente dagli "assoli" dì virtuosismi di solisti, le partiture complesse delle sinfonie, oltre il declamato e il recitativo dei fraseggi monotoni dei singoli strumenti, offrono allusioni ad ogni moto dell'universo: dalla "voce del vento che soffia tra i rami della foresta o tra le canne d'una riviera" a quella "del ruscello che col suo murmure risponde a un lene sentimento dell'uomo che vi s'indugia da presso" a quella "dell'allodola che levandosi su su in alto nel cielo pare tragga seco nel puro aere infinito verso il sole, verso la luce, l'anima dell'uomo in cui si riecheggia il suo trillo" (G. Gentile, La filosofia dell'arte, Sansoni, FI, '75, pag. 215).

Ma, ancor più, la sinfonia dà corpo a sentimenti dì nostalgia, alle struggenti passioni della gelosia, dell'odio implacabile, agli scoppi d'ira, alle sinuose movenze dei vendicativo, ai travolgenti amori, alle delicatezze spirituali dei perdono e della pietà, al vaghi ricordi, alle perdute speranze, alle dolci illusioni e persino al baratro della paura.

Com'è possibile che ciò avvenga? Non certo col bombardamento di suoni scomposti, fatto di note scordanti e cacofoniche! Ma con una sapiente integrazione fra chiavi, in coerenza col motivo, ossia il valore e l'intenzione, ove l'intera azione integra simultaneamente le varie armonie nel susseguirsi delle melodie gerarchicamente ordinate e sovrapposte in un inseguimento di movimenti (dal grave al largo, all'adagio, all'andante, al moderato, all'allegretto, all'allegro, al presto, al prestissimo) e di strutture d'intervalli in cui i "crescendo" e i "minuendo" danno la differenza nella ripetizione e le pause parziali di voci, per l'innanzi consonanti, animano e rianimano i ritmi e le movenze dei suoni.

I diversi accenti, senza mai spegnere gli intrecci melodici dei motivi via via trasformati, nell'unità dei valore coerentemente perseguito, riducono l'asimmetria tra il genio dei compositore e quello dei ricreatore della sinfonia.

LA SINFONIA EDUCATIVA

Perché oggi l'educazione assomiglia tanto all'usignolo meccanico? Perché non è sinfonica; perché:

* non è integrale: non richiede spesso al giovane, al bimbo, la sinergia funzionale, anche quando il soggetto fosse affetto da deficit,

* non è integrata, in quanto ogni ente educativo e ogni educatore, ahimè, in esso suona un suo a solo,

* non è armonica: l'insieme degli interventi educativi non comunica un medesimo messaggio, sia pure composito, ma un messaggio frammentario, disarticolato, contraddittorio, evanescente,

* non è gerarchica: molti disvalori hanno assunto un posto d'onore indebito e molti valori vengono completamente misconosciuti,

* non è simultanea: manca il "sun" nella sinfonia educativa, in quanto ogni specialista dell'educazione è specialista di un settore.

Questa è forse la peggiore delle eredità del razionalismo illuminista: l'educatore è specialista di un settore, dimentico del fatto che non v'è settore in educazione che non coinvolga tutti gli altri, insieme, proprio come in una sinfonia musicale.

Insomma la sinfonia educativa esige un Progetto pedagogico unitario, coerente nei suoi vari aspetti, motivato sempre e comunque, se vogliamo considerare l'uomo "persona", motivato alla liberazione dell'anima dei singolo uomo, ma anche alla liberazione dell'intera umanità. Il Progetto pedagogico rispettoso dei movimenti interiori della unicità irripetibile dei singolo, in cui i "crescendo" e i le minuendo" dei sinergismi funzionali offrano le differenze nella ripetizione del lavoro inculturativo e acculturativo. Nell'azione educativa i diversi accenti vanno posti sulle peculiarità dei singoli nel rispetto dei propri ritmi e con le pause segnate dalle esigenze della sinfonia, non da quelle dei maestri d'orchestra, o peggio dagli umori dei vari ministri.

E concludendo:

L'educazione sinfonica è sun-fonè, è con-sonanza di vari strumenti: dalla educazione linguistica a quella scientifica, a quella artistica a quella storico-sociale, geografica, filosofica, musicale, religiosa; e poi ancora: fisica, psicomotoria, politica, stradale, sanitaria, sessuale, con le modalità della pet-terapia, dell'idro-terapia, della psico-terapia, della logo-terapia, dell'ippo-terapia, dell'arte-terapia, della musico-terapia, della cromo-terapia, della danza-terapia.

Ma ciò che è importante è non perdere mai il punto di vista dell'unità sinfonica, il motivo conduttore, l'intenzione ultima dello spartito: la libertà del soggetto.

Importante è non scambiare gli strumenti, le materie, le discipline, le tecniche e loro singole voci per l'intera partitura e l'anima della sinfonia.

Importante è ricordare che terapia (da "terapeuein") significa servire e che ogni singolo intervento terapeutico è anche educativo, ossia partecipante al procedere sinfonico dello sviluppo umano, "solo e solo se" è il singolo soggetto ad attivarsi. In caso contrario avremo mille e milioni d'usignoli meccanici, ma non l'usignolo che ridà la vita all'imperatore, e allontana da ciascuno la morte dell'anima e da tutta l'umanità la morte della civiltà.

 

Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.


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