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Ne
parlavo con il prof. Benenzon: in questo slogan ho creduto,
pensato di riassumere la tematica nuova della Musicoterapia
del prof. Benenzon.
Queste
note introduttive di questa prima relazione d'apertura di questo
Convegno, vogliono essere un semplice, esplicito richiamo al
tema centrale dell'interesse della Pedagogia Speciale per questa
disciplina : la "Musicoterapia per l'handicap".
Musicoterapia
ovvero terapia che si serve della musica per andare incontro
a soggetti affetti da deficit e da handicap.
Terapia
da terapeuo significa "aiuto", "servo con onore" e tutto
ciò che noi facciamo per ridurre l'asimmetria tra chi
soffre di una menomazione e tutti coloro che godono della integralità
delle proprie funzioni; ma non si identifica con la riduzione
di asimmetria, cioè con l'educazione.
Una
Terapia è tanto più vicino all'Educazione quanto
più è attiva.
La
Musicoterapia, allora, è forse la più vicina di
tutte, fra tutte le terapie, all'educazione, in quanto non agisce
su un soggetto passivo, ma obbliga a fa-re.
Ecco
la chiave, ecco il motivo centrale del nostro interesse: in
Musicoterapia ci si serve della musica come mediatore eccellente
in cui esperienza diretta, analogie, simbolismo, consentono
al soggetto di rappresentarsi la realtà in modo soggettivo
e insieme interpersonale anzi, universale. Ci parlerà
di questo, dell'ISO Universale, il prof. Benenzon.
"La
musica è pensiero senza parola, è divenire senza
corruzione, è azione, è fare" - come appunto
si esprime lgor Strawinsky, scrivendo a Robert Craft.
E
allora, una prima riflessione:
Musicoterapia
è comporre musica
Oddio,
comporre musica parlando di soggetti affetti da deficit e da
handicap?
Quando
si pensa alla Musicoterapia, si pensa ad una fruizione passiva
della musica? Non ci siamo! Questa non è Musicoterapia:
l'ascolto è un surrogato dell'esecuzione e l'esecuzione
fedele senza interpretazione personale, e quindi ricreatrice,
è un sottoporsi a plagio.
Musicoterapia
è fa-re musica, comporla, anche improvvisando.
Howard
Gardner parla di competenza musicale come di una forma autonoma
di intelligenza, e certamente sorprende come si abbia, per esempio
nell'autismo, una costante concomitante attitudine musicale,
attitudine spesso presente in soggetti idrocefali ed in vari
tipi di cerebrolesioni.
Sappiamo,
ormai, che la competenza musicale è a carico del lobo
temporale destro, mentre la competenza del linguaggio verbale
e della comprensione razionale, interessa principalmente il
lobo temporale sinistro. Ma sembra anche accertato che una grande
competenza musicale, dovuta oltre che a fattori genetici e a
sistemi di valori come possiamo pensare a proposito di Bach,
Mozart, Heydin, è dovuta a procedimenti congrui di insegnamento
e pertanto finisca con l'interessare anche l'emisfero sinistro,
tramite il corpo calloso.
In
Educazione Speciale, l'uso della Musicoterapia attiva,
il fa-re musica non è forse all'origine di una ripresa
dell'uso della parola e del riconoscimento e della cognizione?
Certamente,
musica e linguaggio sono sfere autonome e non confonderemmo
mai una a-musia con una a-fasia e viceversa, ma il potere ri-costitutivo,
se non costitutivo originario della musica, del fa-re musica,
va sempre più imponendosi ai ricercatori.
Se
tralasciamo dì considerare i fattori genetici e i sistemi
di valori che pure sono importanti, i sistemi di valori per
la creatività, per ogni tipo di creatività, e
prendiamo ad esempio un genio precoce, quale è stato
Arthur Rubestein, possiamo dire che all'origine di tutto il
suo sviluppo di personalità, vi fu il talento musicale
mediante il fa-re musica.
Molti
geni precoci che non sono aiutati a fare musica, a fa-re musica,
ripeto, a fare musica - non a solfeggiare- divengono ben presto
prodigi mancati, perché demotivati a fare; la scintilla
accesa del lobo temporale destro non infiamma olisticamente
la personalità e non informa il carattere. L'educazione
del "dire" ha ucciso la musicalità del 'fare".
Sì,
perché fa-re è anzitutto comporre suoni, anzi
fa-re rumore, dare ritmo e tono e timbro al gesto esteso perché
la musica deve essere, come si esprime Strawinsky, anzitutto
vista, perché la musica è intelligenza spaziale
prima ancora che temporale.
Nel
fa-re musica s'ha integrazione di sonorità corporea e
movimento del corpo e della mano; il fiat divino rappresentato
da Michelangelo nella Cappella Sistina è un fa-re della
mano onnipotente del Compositore delle armonie e melodie e accordi
celesti intrisi, persino, nell'atomo.
Il
nostro fare musica è forse solo un'eco del moto di quella
mano! Come ci è difficile cogliere il fine dell'Armonia
Universale dell'esserci, così ci è difficile cogliere
il fine della Musica. Eppure, ci ricorda Claude Levi-Strauss,
"...non si prende sul serio la musica, non si riesce a spiegare
nulla della condizione umana".
I
popoli primitivi lo sanno bene! Forse perché le prime
informazioni dell'altro, i primi turbamenti del feto sono legati
al primo senso propriamente umano che si sveglia alla vita dello
spirito, alle perturbazioni dell'animo, che per gli antichi
era insieme "aria" e "anima" : anemos.
Una
seconda riflessione che ho intitolato:
Fare
Centro
Il
contesto umano è sonoro fin dall'inizio della vita. Non
esiste, non esiste il silenzio assoluto. Leopardi! Ricordiamo
l'idillio 'L'infinito":
"...
e come il vento odo stormir tra queste fronde io quello infinito
silenzio a questa voce vo' comparando...."
Il
non-verbale non è privo di suono e rumore, movimenti
ritmici e melodici. Cammino e mi muovo, vibro, parlo, respiro!....
vibro, grido, vagisco. E' già musica il fare, gestazione
è fare. Nel battito cardiaco del feto, in accordo con
quello materno e con l'universo amniotico in cui galleggia,
riecheggia il fiat.
Al
Centro la vita si dà un gran da fa-re: dal fare spazio
all'altro, al fare un rito, al fare parte l'un dell'altro, al
fare l'amore oltre il fare sesso, fare attenzione e fare conto
e fare mente per fare parte nel fare gruppo, è un fare
nascere. Così fare è come creare. Fare musica
è dialogo creativo in quel dialogo divino in cui tutto
si dischiude in armonie ritmiche e le cui sonorità si
comunicano e imprimono in ogni uomo nel fare bene, nel fare
male, fare torto, per fare paura, nel fare colpo, nel far rimbombo
e poi ancora nel fare moto, nel fare danza, nel fare piacere,
nel fare conoscenza.
La
vita è tutta un soddfis-fare la pregnante urgenza
del timbro vocale del Fiat
La
musica, suono o rumore che sia, percussione, espressione, stridore,
fischiar de la bufera… la psicoprofilassi del mal di vivere,
riabilitare, recuperare… è rinascere al suono.
Una
terza e ultima riflessione:
Quale
linguista mai potrà supporre che il significato di "questa"
parola è nella sua musicalità?
La
scuola di Palo Alto (WatzIavich, Berne ecc) ci ha insegnato
che il livello analogico della comunicazione accompagna quello
numerico e la funzione meta-cognitiva, cioè quella della
definizione reciproca dei dialoganti. Non ha la scuola di Palo
Alto, a mio avviso, insistito che questa, proprio questa pa-ro-la
nella sua singolare unicità e irripetibilità,
acquista senso e significato proprio e solo dal suono, dalla
sua musicalità, dal tono, dal ritmo e timbro con cui
s'apre alla luce dell'intelligenza:
questa
parola questa parola questa parola QUESTA PAROLA questa
parola
è come dire:
mamma mamma mamma mamma
mammaaa
Nei testi del professor Benenzon,
(peccato che non ci sia il suono, ma lo si comprende bene!)
s'ha modo di cogliere come si riesca a comunicare con un autistico
al di là del significato della parola, dentro alla musicalità
espressiva della voce.
li livello numerico è
totalmente dipendente dal potenziamento comunicativo del livello
analogico, sonoro, musicale .... : l'importanza dei toni di
voce!
Allora, se il ritmo della musica,
del gesto visto e del fare movimento, diventa la porta d'entrata
nella musica, per solito, e se l'energia sonora riesce a risvegliare
dal coma, e se il potere emozionale soffia all'orecchio, e ci
sconvolge nel talamo appetiti assopiti, la musica, il fare suoni
coi proprio corpo, nel proprio corpo, entro corpi inerti che
s'animano e vibrano e inviano a distanza il nostro grido o la
nostalgia del nostro cuore, può certo essere e risultare
la terapia dominante per ridurre l'asimmetria tra l'handicap
che ci attanaglia e la vocazione divina che ci suona dentro.
Ma occorrerà non più
o non solo, essere attenti ascoltatori, né meri esecutori,
né soltanto interpreti di creazioni altrui, ma compositori
in proprio della propria musica.
Nella musica e con la musica,
nel suo fare e coi suo fare improvvisazioni, nel fare esperienza
d'aria perturbata, a modo proprio, l'autistico comunica, il
sordo danza a tempo, il down capisce il mondo, l'idrocefalo
acquista sicurezza e senso del tempo, il folle riempie di sostanza
la vita, il comatoso torna dal sonno e il bambino nasce al suono
coi suo primo vagito.
Ecco il senso della proposta
e, concludo, di chi sa fare scuola con la Musicoterapia : Rolando
Benenzon che ci introduce questa mattina sul tema del (e questo
è il titolo che sarebbe dovuto essere messo sulla locandina)
"Nascere e Ri-nascere " : un Fa-re Ricerca e un Fa-re
Scuola. Un fare e ri-fare la vita di chi nasce al suono e di
chi ri-nasce coi suono, non importa se di strumenti o di sciabordii
di oceani amniotici o di corde vibranti di fiato o di gongs
sbattuti con forza. La sua vita è fa-re e far fa-re musica.
Il suo pensiero è Pedagogia in fa-re, e diciamolo in
volgare:
"Tra la pedagogia dei dire e
la pedagogia dei fare c'è di mezzo un mare…… "
Attraversiamolo!
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