L’aprassia è un disturbo primario della
funzione motoria; primario perché non riconducibile ad altre patologie neuromotorie né a
deficit della sensibilità, di comprensione o riconoscimento. Se ad un movimento
presiede il controllo volitivo, il soggetto non è capace di organizzarlo in
modo consono alle sue intenzioni.
Colpisce esclusivamente i movimenti volontari ma non quelli automatici o
automatizzati, per cui i movimenti abituali ripetuti con consuetudine, quindi
automatizzati, non risentono del disturbo. Alcuni movimenti possono essere
eseguiti spontaneamente ma non quando vi è richiesta esterna o intenzionalità
del soggetto.
L’aprassia è dovuta a lesioni corticali presenti nell’area in cui si
crea l’immagine e la rappresentazione mentale del movimento, nell’area
somatosensoriale oppure nella corteccia visiva o uditiva.
Il paziente aprassico presenta delle alterazioni dei movimenti:
-
mancanza di movimenti fondamentali. Un allievo invitato a lanciare la
palla la fa oscillare e non la lancia;
-
presenza di movimenti estranei. Invitato a lanciare il pallone l’allievo
gira su se stesso con il pallone in mano;
-
incapacità ad iniziare un movimento richiesto. L’allievo rimane
immobile o esegue altri movimenti;
-
perseverazione di movimenti precedenti. Invitato a lanciare la palla, l’allievo
la continua ad usare come nell’esercizio precedente;
-
sostituzione. Il movimento richiesto è sostituito con un altro che
sarebbe corretto in un’altra situazione;
-
inversione nella successione di movimenti. Inizia l’esercizio dalla
parte finale;
-
uso di parti del corpo come oggetto esterno.
Si possono distinguere alcune forme di aprassia.
L’aprassia ideativa nasce da una incapacità di pensare una azione
nella sua interezza e sequenza.
Si verifica una incapacità ad eseguire nella corretta successione i singoli
movimenti che compongono una azione.
L’esecuzione dei movimenti non è alterata ma è disturbata la loro
corretta successione, in modo tale che l’obiettivo dell’atto motorio non
può essere raggiunto.
Il paziente appare distratto, la frequenza e l’intensità dei disturbi
motori sono legate alla complessità dei movimenti.
I singoli movimenti elementari possono anche essere eseguiti correttamente e
nella esatta successione, mentre risulta peggiorato l’atto motorio nel suo
insieme.
Si verifica la perdita della formula mentale dei movimenti, del ricordo dell’ordine
dei singoli atti.
L’aprassia motoria è l’incapacità di trasformare la
rappresentazione mentale di un movimento in atto motorio. è presente l’idea
dell’azione, ma non può essere tradotta in prassia.
Interessa i movimenti intenzionali o richiesti da altre persone, in modo
particolare la gestualità espressiva; risparmia quelli abituali ripetuti
innumerevoli volte e automatizzati, eseguiti spontaneamente, senza pensarci.
I movimenti colpiti appaiono senza senso, estranei alla circostanza.
Per aprassia costruttiva si intende l’incapacità di ricomporre un
oggetto formato di diverse parti dovuta ad incapacità di organizzazione dello
spazio. Problemi si evidenziano anche nel disegno, soprattutto se in
prospettiva: il soggetto non è in grado di rappresentare la dimensione
profondità e i disegni appaiono piatti.
Non si tratta di disturbo, ovviamente, se il soggetto è un bambino in età
evolutiva che non ha ancora acquisito la tridimensionalità.
Nell’aprassia innervatoria è disturbata la capacità di compiere
singoli e separati movimenti elementari di una azione, mentre è inalterata la
possibilità di pensarli e di attuarli in corretta successione.
Il soggetto appare impacciato, goffo.
Le strategie di intervento educativo non si limitano ad azioni uniche
e limitate nel tempo, ma sono costituite da mezzi programmatici e da metodologie
individuate in relazione alle esigenze di ogni singolo soggetto e attuate in un
arco di tempo sufficientemente ampio da garantire miglioramenti sensibili.
Innanzitutto è necessario verificare se le difficoltà aprassiche, dovute a
interruzioni delle connessioni tra le aree corticali di decodifica percettiva e
le aree motorie, si manifestano in seguito ad una ben precisa tipologia di
richiesta esterna.
In questo caso è opportuno far ricorso ad altre modalità: se, ad esempio,
la richiesta verbale mettesse in difficoltà l’allievo, sarebbe auspicabile
presentare il compito anche in maniera visiva o tattile: visiva tramite la
dimostrazione dell’educatore o l’impiego di immagini; tattile attraverso il
contatto in esatta sequenza con gli oggetti da usare.
Le richieste verbali sono più efficaci se poste in maniera semplice,
concisa, telegrafica e chiara; il rumore ambientale potrebbe creare confusione
nella realizzazione delle azioni.
Gli aiuti gestuali e dimostrativi, la guida fisica, sono prestati in forma
commisurata alla necessità e agiti in maniera meno intrusiva possibile.
Laddove il problema aprassico si presentasse costantemente nella medesima
fase del compito, si presterebbe parecchio apportare aiuto a iniziare dalla fase
immediatamente precedente.
Nel momento in cui l’allievo riesce a superare la difficoltà è opportuno
far ricorso alla ripetizione in serie dell’azione al fine di trasformarla in
atto automatizzato.
Appare logicamente deleterio considerare la difficoltà aprassica a guisa di
errore.
I compiti che risultano complessi, composti da numerose azioni o
difficoltosi, possono essere frazionati in modo che ogni singola frazione
divenga un esercizio fattibile da concatenare, successivamente, alle altre in
progressione anterograda (dall’inizio alla fine) o retrograda (dalla fine all’inizio
del compito), a seconda di quale produca risultati migliori.
Per quanto riguarda l’apprendimento di nuove azioni è consigliabile
partire da movimenti simili già posseduti dall’allievo (esperienza acquisita)
e adattabili o trasformabili nel nuovo atto.
Un eccessivo stato ansioso e l’irrequietezza motoria potrebbero
rappresentare un ulteriore aggravamento dell’aprassia, andando a compromettere
la memoria di lavoro nella quale sono registrati i dati che riguardano l’esecuzione
di azioni e funzioni motorie (cosa fare, come fare e in quale successione); in
questo caso si possono utilizzare tecniche di rilassamento.