| RUOLI
E FUNZIONI DELL'ARTE-TERAPEUTA
L'arte-terapeuta
è una persona dotata di uno spiccato interesse per la
psicopatologia e di una vivida passione per l'arte. Dovrebbe
avere una personalità capace di ascoltare e disponibile
alla cooperazione, in modo da saper creare un ambiente favorevole
ed empatico. L'arte-terapeuta entra in comunicazione sia con
il paziente e la sua patologia, sia con la sua opera che diventa
oggetto mediatore. Questo oggetto creato nello spazio dell'atelier,
struttura un rapporto triangolare tra l'arte-terapeuta, il paziente
e l'opera. Questa relazione mediata dall’oggetto artistico si
modifica nel corso della terapia. Nella fase iniziale il paziente
comunica con la sua opera grazie alla mediazione dell'arte-terapeuta
che l'aiuta a stabilire questa relazione, per arrivare ad un
rapporto diretto col suo oggetto. L’oggetto mediatore consente
di trasformare la proiezione affettiva sul terapeuta e sull'oggetto
(transfert diluito). L'arte-terapeuta ha la funzione di decodificare
il messaggio grafico trasmesso dall'oggetto creato, per poi
tradurlo in termini psicologici all’èquipe curante. Questa
traduzione serve ad informare sulla componente psicologica delle
opere, ma anche sul vissuto del paziente, sul suo comportamento
e i suoi desideri che spesso non vengono raccolti in altri contesti
terapeutici. L'arte-terapeuta favorisce la creatività
in un clima di libertà ed evita gli atteggiamenti di
critica o disvalorizzazione, sostenendo lo studio del significato
dell'opera nella sua unicità.
La
relazione terapeutica
Il
processo terapeutico si attua in un campo tripolare, all’interno
della relazione tra paziente, terapeuta e immagine. Il terapeuta
deve individuare l’area transizionale in cui è possibile
un incontro in quel particolare momento e per quel particolare
paziente.
Il foglio bianco rappresenta l’estensione del mondo interiore
del paziente e riflette le relazioni con gli oggetti interni;
il transfert positivo nei confronti del terapeuta si traduce
nella colorazione del foglio bianco.
La finalità dell'arte-terapeuta è quella di costruire
nell'atelier un’interazione attraverso la comunicazione verbale
e non verbale.
Secondo Melanie Klein la creazione di un oggetto artistico ha
funzione riparativa e sviluppa un cambiamento. “Nella relazione
terapeutica che Forabosco (1986) definisce una modalità
di lavoro, pensata come un insieme di iniziative tese a stabilire
un legame significativo, si evidenzia il costituirsi di un “contenitore”
dell'angoscia e delle delusioni del paziente espresso da Bion
(1967) e del “contenimento” che una madre sufficientemente buona
contiene le angosce del bambino, accettandole e attenuandole
(Winnicott). Le funzioni di contenimento e di sostegno si concretizzano
nell'ascolto e nell'incoraggiamento del paziente, oltre che
nell'osservazione di quanto viene da lui fatto o detto. Queste
necessità non possono prescindere da un lavoro basato,
oltre che a livello simbolico, sul “fare” insieme ai pazienti
qualcosa di concreto e di condiviso”
[4].
Le opere hanno un ruolo di protezione delle difese dell'io.
Questo tipo di relazione terapeutica è un aspetto determinante
che permette alla persona di canalizzare pulsioni arcaiche per
esprimere l'affettività rimossa, attraverso la sublimazione
e il transfert. L'arteterapeuta stabilisce una relazione affettiva
con il paziente e l'oggetto creato, offrendogli l’opportunità
di verbalizzare ciò che vuole. Il rapporto transferale
trasforma l’espressione superficiale in qualcosa di molto personale
ed intenso e l'oggetto creato, viene ad inserirsi tra i due.
Il transfert che si attua in questo rapporto triangolare, si
definisce come “diluito, nel senso che l'affettività
e i sentimenti di amore o rifiuto vengono rivolti in parte sull'oggetto
e in parte sul terapeuta, la cui risposta controtransferale
è caratterizzata da una ricettività rispetto all'esperienza
simbolica e presimbolica del paziente”[5]
.
Mentre il paziente lavora a volte viene a creasi un’atmosfera
di piacevole silenzio che induce nel terapeuta una sensorialità
simile ad uno stato di rilassamento. Questa condizione caratterizza
il controtransfert e può essere collegata a quella “ricettività
che ha descritto Bion (1969) sull'idea di “reverie materna”,
definendola “uno stato mentale aperto alla ricezione di tutti
gli oggetti provenienti dall'oggetto amato”. La capacità
dell'arte-terapeuta di accogliere l'esperienza profonda del
paziente è analoga alla capacità della madre di
cullare, accarezzare e contenere il bimbo piccolo nella sua
mente per sognare insieme, giocare e usare simboli” [6].
In questo setting la produzione artistica assume il ruolo da
protagonista. Si potrebbe abbracciare la proposta di Russo (1999)
che parla di una “relazione originale, nel senso che genera
fenomeni profondi di comunicazione sia per il paziente che per
il terapeuta, entrambi “sottratti alla tirannia delle rispettive
storie, ne costruiscono un'altra, dimenticando quella raccontabile”.
Per il paziente può significare di esperire una relazione
controllata e intensa, finalizzata alla sua evoluzione affettiva,
offrendogli anche strumenti e stimolazioni che promuovono lo
sviluppo delle sue capacità e della sua creatività”[7]
.
Formazione
del setting e modalità terapeutiche
Per fare arte-terapia è necessario uno spazio fisico
adatto ad accogliere un gruppo di persone che devono esprimersi
in forma artistica. L'atelier di pittura corrisponde ad uno
spazio interno in cui sperimentare la propria realtà
hic et nunc, ma anche in una prospettiva evolutiva. Il laboratorio
ha la funzione di contenitore e di cornice del prodotto artistico.
Nel setting di arte-terapia ogni materiale contiene messaggi
differenti e possono essere scelti nel contesto di una adeguata
osservazione dell’utente, considerando la struttura dell’Io
e le difese che innesca. È importante che l’arte-terapeuta
tenga conto delle caratteristiche tattili dei materiali e delle
possibilità di controllo che offrono in base al coinvolgimento
muscolare necessario al loro utilizzo.
Un laboratorio di arte terapia dura generalmente un’ora nel
caso di sedute individuali, mentre nel caso di gruppi con più
di dieci persone sono necessarie almeno tre ore.
I laboratori sono solitamente presenti nelle scuole, nei Centri
Diurni, le comunità per tossicodipendenti, nelle carceri
e in alcuni reparti ospedalieri.
In altre strutture che per scelta metodologica o necessità
organizzativa non dispongono di laboratori, il setting va ricostruito
di volta in volta, attraverso le regole, la durata della seduta
e del gruppo nel tempo, le tecniche proposte, l’entità
del gruppo e gli obiettivi. Il gruppo avrà comunque bisogno
di svolgersi in un ambiente che sia un contenitore accogliente
[8].
Un laboratorio che funzioni regolarmente tutti i giorni, comprende
attività terapeutiche con diverse modalità ad
orario fisso e di durata limitata. All’inizio alcune persone
vengono per incontrare il responsabile e trovare una relazione
individualizzata. Dopo questo periodo si propone di partecipare
a programmi organizzati in base all’età, alla patologia
e tenendo anche in considerazione il desiderio dell’utente.
Il laboratorio può costituirsi come luogo d'incontro
e depsichiatrizzazione. Tutto questo serve a creare un clima
empatico di scambio reciproco e amicizia.
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