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Diagnosticare
l’autismo
La diagnosi di autismo è essenzialmente descrittiva poiché
non esiste nessun esame strumentale correlato a questa patologia.
È indispensabile il rispetto di criteri valutativi ed
osservativi ben precisi per evitare confusioni con altre patologie,
come il disturbo del linguaggio o il ritardo mentale, la sordità
o i disturbi reattivi all’isolamento; sia la sindrome di Rett
che la sindrome di Asperger possono essere confuse con l’autismo.
La prima colpisce esclusivamente le bambine, comporta ritardo
dello sviluppo con deambulazione difficoltosa e il caratteristico
movimento delle mani come se venissero lavate. I bambini affetti
dalla sindrome di Asperger presentano intelligenza normale ma
una compromissione nella capacità di relazioni sociali
e nel comprendere il pensiero degli altri.
L’autismo può assumere modi più o meno gravi e
sfociare nell’auto ed eteroaggressività. La diagnosi
precoce risulta difficile per la presenza di sintomi che possono
essere confusi a forme personali di passaggio da uno stadio
evolutivo all’altro. I bambini autistici alla nascita possono
presentare comportamenti completamente diversi, possono dormire
tanto o poco, non amano essere presi in braccio, oppongono resistenza
al bagnetto, sono inattivi, non si rilassano in braccio ai genitori,
non seguono oggetti in movimento. Solitamente vengono portati
dallo specialista per l’assenza o il disturbo del linguaggio.
In genere i bambini affetti da questa patologia non si girano
se chiamati, presentano un disturbo globale della comunicazione,
mancano di spontaneità, hanno uno scarso controllo della
voce e presentano stereotipie comportamentali di vario tipo.
Non esiste una cura definitiva ma nel corso degli anni numerosi
sono stati i trattamenti effettuati: farmacologici, nutrizionali,
miranti alla modificazione del comportamento, psicoterapici
ed educazionali. L’intervento farmacologico prevede l’uso di
tranquillanti che spesso, a causa degli effetti collaterali,
possono rivelarsi problematici.
Non esiste un approccio pedagogico migliore in senso assoluto
per i casi di autistmo. La scelta del trattamento dipende dall’età
del bambino e dalla qualità del disturbo. I metodi di
trattamento possono essere distinti in due categorie: a riferimento
strategico e strutturali. I primi hanno carattere relazionale
e vengono usati per periodi brevi, gli altri sono riabilitativi
e durano più a lungo, in molti casi per tutta la vita.
Il
metodo dell’attivazione emotiva e reciprocità corporea
L’AERC, acronimo di attivazione emotiva e reciprocità
corporea, è un approccio, una “filosofia di lavoro”
che guida ed orienta l’intervento di operatori e genitori
al coinvolgimento emozionale e alla intersoggettività
del bambino affetto da questa patologia. Nel soggetto sano
sin dai primi momenti di vita è la madre o la figura
di attaccamento che canalizza l’attenzione del bambino e lo
guida allo sviluppo fisico e cognitivo. La madre attraverso
il contatto fisico, lo scambio relazionale, la reciprocità
corporea e sociale rende possibile lo sviluppo integrato ed
armonico della personalità del bambino. M. Zappella
sulla base di queste considerazioni ha proposto un approccio
centrato sul recupero della reciprocità tra il bambino
autistico ed il genitore. Si tratta di un approccio terapeutico
ed educativo basato sulla intersoggettività primaria
e secondaria.
Lo strumento principale è il genitore o il terapeuta
che, in un luogo adeguatamente strutturato (ampia stanza dotata
di specchio unidirezionale, tappeto, sedie, tavolo, molti
giochi), stabilisce una relazione con il bambino attraverso
attività ludiche o grafico-pittoriche, mentre l’altro
genitore, che poi prenderà il suo posto, guarda dietro
uno specchio insieme ad un altro terapeuta cercando di capire
quello che sta avvenendo. Quest’attività è utile
ai genitori per recuperare un rapporto con il figlio spesso
fallimentare.
L’AERC prevede una seduta ogni due o tre settimane. Nell’arco
di tempo che intercorre tra una seduta e l’altra i genitori
a casa provano a ripetere il tentativo di collaborazione con
il figlio con l’aggiunta delle variabili derivanti dalla loro
fantasia e creatività. Questo approccio ha lo scopo
di creare un aumento quantitativo di stimoli specifici creando
una instabilità del sistema nervoso perché espone
il bambino ad una situazione nuova utile a ridirezionare il
comportamento. Lo scopo principale dell’AERC, particolarmente
utile per i bambini fino ai sei o sette anni, è quello
di promuovere la collaborazione diretta tra genitori ed il
bambino affinché egli possa beneficiare di una mente
più esperta e più matura.
La triade educativa su cui si fonda l’AERC è dunque
la seguente: la capacità genitoriale, le risorse dei
bambini e le competenze metodologiche degli operatori. Il
metodo punta a rendere protagonisti i genitori e promuovere
la loro capacità genitoriale attraverso un percorso
di implementazione e sviluppo della loro consapevolezza nel
gestire relazioni emotive via via più intense.
Il trattamento parte da un evento positivo per la ridefinizione
in positivo delle risorse dei bambini e le risorse dei genitori
a lungo accantonate. Con l’AERC viene sollecitata e promossa
la reciprocità sociale attraverso la collaborazione
immediata e diretta tra i genitori ed il bambino. L’approccio
è dunque ecologico, di presa in carico globale del
soggetto portatore di bisogni e risorse.
Il metodo prevede una serie di fasi attuative: i colloqui
con i genitori, la ridefinizione delle abilità presenti
nel bambino, la ridefinizione in positivo delle capacità
genitoriali, la modulazione della voce per catturare l’attenzione
del bambino, la presenza di due terapeuti-educatori, l’uso
dello specchio direzionale, l’esposizione a situazioni emozionali
intense, l’attivazione motoria e corporea, i tempi brevi di
relazione diretta.
Va precisato che, prima di intraprendere un trattamento educativo
e terapeutico, l’AERC prevede l’osservazione clinica e una
valutazione multifattoriale, medica, psicologica, pedagogica,
rivolta alla totalità della persona.
L’AERC
a scuola e in famiglia
L’AERC è utile nella scuola dell’infanzia e rappresenta
l’approccio-base sia per migliorare la qualità della
collaborazione del bambino sia per introdurre gradualmente
insegnamenti più strutturati.
Spesso capita che il bambino si butti a terra gridando e rifiutando
ogni proposta di attività. In questo caso l’educatore
prenderà per mano il bambino e correrà con lui
coinvolgendo qualche altro bambino. Il bambino con il disturbo
autistico si troverà disorientato, incapace di reagire
e questa situazione sarà l’occasione per stabilire
un contatto corporeo, la reciprocità dello sguardo
e l’insegnamento di una semplice attività. Si può
anche accettare inizialmente il copione del bambino caratterizzato
da comportamenti negativi per modificarlo gradualmente verso
comportamenti più accettabili.
L’AERC in famiglia ha lo scopo di ridefinire in positivo le
capacità educative dei genitori e delle risorse del
bambino mediante la realizzazione di semplici attività
per far ripartire una relazione educativa che aveva subito
una battuta di arresto. Il gioco rappresenta un bisogno fondamentale
di tutti i bambini con o senza autismo, esso si evolve in
base agli interessi, allo stadio evolutivo raggiunto. Il bambino
autistico trova difficoltà nella reciprocità
sociale e nel pensiero immaginativo, competenze indispensabili
per lo sviluppo del gioco, ma grazie ad un approccio precoce
a valenza AERC si possono favorire la disponibilità,
la reciprocità e l’esplorazione, abilità utili
allo sviluppo delle prime fasi del gioco.
L’AERC, per le sue peculiarità, ossia per il fatto
di essere un approccio e non un vero e proprio metodo, può
essere utilmente integrato con altri modelli di intervento
terapeutico ed educativo come, ad esempio, la Musicoterapica
e la Terapia Psicomotoria.
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Bibliografia:
P. Crispiani, Lavorare con
l’autismo. Dalla diagnosi ai trattamenti, Junior, Bergamo
2002.
M. Zappella, Autismo infantile. Studi sull’affettività
e sulle emozioni, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1996.
Autore:
Anna Rosa
Vagnoni, dott.ssa in Scienze della Formazione Primaria
e Formazione e Gestione delle Risorse Umane.
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copyright
© Educare.it - Anno VIII, Numero 4, Marzo 2008
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