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IL
DEFICIT VISIVO |
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di Piera
Cattaneo |
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in "Handicap e Scuola elementare - Progettare l'integrazione",
Ed. La Scuola, Brescia, 1997, pp. 112-115 |
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Pur
sapendo che il deficit visivo comporta diverse patologie e numerosi
gradi di efficienza visiva, dalla cecità totale all'ipovedenza
minima, si farà riferimento al non vedente come soggetto
esemplificativo. |
| DOMANDE
CHIAVE |
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a) come il soggetto conosce la realtà?
Il deficit e/ o l'handicap cosa consente o non consente al soggetto? |
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Per il normovedente la percezione della realtà
avviene secondo i processi di
SINCRESI -> ANALISI -> SINTESI
Ad esempio: il bambino che vede percepisce una
stanza con 'un colpo d'occhio' nel suo insieme, anche se in modo
confuso; poi analizza le varie componenti: oggetti, cose, persone,
movimenti ..., e si forma uno schema mentale rappresentativo della
realtà percepita. Il videoleso opererà fin dall'inizio
una esplorazione analitica dell'ambiente mediante l'uso del tatto
e degli altri sensi, per poi giungere ad una rappresentazione
mentale sintetica che vede unito l'insieme delle parti in precedenza
analizzate. Quindi il procedimento di conoscenza avviene per
ANALISI --> SINTESI (1) |
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b) il soggetto quali vicarianze attiva o potrebbe attivare? |
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Normalmente i sensi intervengono in modo coordinato
nel leggere e nello strutturare la realtà (2). Anche nel
non vedente avviene questo. Tuttavia per il videoleso si tratta
di attivare in forma complementare i sensi residui e se è
vero che il tatto e l'aptica (3), rappresentano le modalità
privilegiate, occorre il contributo consapevole degli altri sensi
ed in particolare dell'udito per pervenire alla costruzione di
nuovi concetti.
"Il toccare deve essere supportato dai sensi
vicarianti perché la formazione del concetto può
avvenire in termini precisi solamente con quella multimedialità
che si apre come una porta sul conoscere che a sua volta è
tale... solo nella misura in cui consente di usare gli apprendimenti
già acquisiti in ambiti nuovi."
Il videoleso dunque dovrà imparare a mediare
dall'ambiente tutte le informazioni e a collegarle tra loro in
una attività di organizzazione dei dati ed operare quindi
i transfer cognitivi ed affettivi appropriati. |
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c) che cosa è importante per la sua crescita? |
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Il videoleso, in genere si presenta come una
persona tranquilla, tendenzialmente poco propensa a muoversi,
e con scarsa curiosità verso il mondo, spesso vissuto in
forma ostile condizionato dagli adulti ("stai fermo", "attento!",
"puoi cadere", "ti farai sicuramente male se tocchi!") un ambiente
domestico e successivamente scolastico, che lo iperprotegga rappresenta
il pericolo più pesante di condizionamento che limita in
modo forte la crescita del videoleso al quale, invece, occorre
offrire le opportunità di:
- muoversi e di esplorare tutto l'ambiente circostante,
favorendo le numerose strategie di conoscenza che accompagnano
la ricerca consapevole e mirata;
- coordinamento posturale e orientamento nello
spazio;
- utilizzare le strategie di manualità
fine (uso della mano);
- costruire una personalità socievole
e solidale verso gli altri (tener conto dei vari punti di vista
e delle regole di vita sociale) superando il senso fortemente
egocentrico che spesso accompagna il videoleso adulto. |
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d) come facilitare:
la relazione |
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È importante considerare il forte legame
che si instaura tra il videoleso e la madre (il periodo simbiotico
è più lungo rispetto al normovedente) e successivamente
con altre persone dovuto al frequente contatto fisico (accompagnamento)
cui è costretto.
Gli interventi educativi devono essere finalizzati
ad un corretto modo di comunicare e di relazionarsi con l’altro:
non "tutto è dovuto" ma "cosa posso e devo fare da solo?"
I meccanismi di dipendenza, spesso, sono "coltivati" da entrambi
le pani e in forma inconsapevole. Si facilita la relazione nella
misura in cui si rende l'altro libero e consapevole. Occorre dunque
preoccuparsi di sviluppare le disposizioni relative alla coscienza
e all'accettazione di sé. |
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la coscienza e l'accettazione di sé |
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Si tratta di un percorso lungo e difficile, anche
per i normovedenti; giocano a questo livello le possibilità
di esperienze che al soggetto sono state permesse e soprattutto
di quelle positive. Il vissuto di rimando da parte dei genitori
e la qualità della conquista del mondo da parte del videoleso
determinano e condizionano la costruzione, sul piano affettivo-relazionale,
del sé e l'accettazione del proprio limite.
A livello cognitivo saranno importanti le esperienze
di conoscenza ed appropriazione dello schema corporeo e la costruzione
della rappresentazione del proprio io. La coscienza della propria
identità, caratterizzata, in questo caso dal non vedere,
matura in un contesto che considera le potenzialità, le
disposizioni da raggiungere piuttosto che i limiti e i problemi
insiti nella condizione di cecità o ipovedenza; sono atteggiamenti
e convinzioni mediati dagli adulti e dalle persone che accompagnano
il videoleso lungo l'arco della sua vita e che gli possono rimandare
un'immagine positiva di se stesso.
L'accettazione di sé, dunque, avviene
più facilmente nella persona che è autonoma, indipendente
per quello che le è possibile; che vive serenamente il
deficit, che valorizza le qualità positive che possiede
e le potenzia, che è disponibile a "lasciarsi aiutare"
nel capire e nel conoscere le proprie reali capacità, che
è grado di creare (4) un equilibrio tra ciò che
si offre e ciò che si richiede, rendendosi amabile e integrato. |
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l'autonomia |
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Anche la conquista dell'autonomia richiede un
cammino lungo e difficile, in gran parte subordinato alle opportunità
educative offerte al videoleso. Una autonomia cosciente e responsabile
si raggiunge attraverso una maturazione del senso di sicurezza
personale che avviene grazie anche alla qualità delle esperienze
positive effettuate. Per facilitare questa conquista occorre attivare
tutte quelle disposizioni che dal piano personale (lavarsi, vestirsi,
mangiare...) giungono alla volontà di autoaffermazione
delle proprie idee e delle proprie azioni come atti unici e non
delegabili. |
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la memoria |
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E' un pregiudizio da sfatare che il non vedente
possegga o sia dotato di una memoria straordinaria ed eccezionale.
Anche le sue abilità mnestiche vanno potenziate e occorre
far uso delle strategie di recupero, rievocazione e rielaborazione
delle esperienze e dei concetti al fine di pervenire ad un uso
corretto e strutturalmente organizzato del proprio tessuto cognitivo
ed affettivo. la comprensione e la produzione |
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La
comprensione e la produzione |
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E'
comunemente facile ritenere che il non vedente "procede alla cieca",
per tentativi ed errori; invece egli è capace di organizzare
strutturalmente e funzionalmente i dati di realtà per una
attività immaginativo-rapprese che gli consente di acquisire
comportamenti cognitivi ordinati sistematicamente (5).
Facilitare
la comprensione non significa semplificare, ma attivare strategie
diverse (ad esempio: analisi, riflessione, sintesi, ripetizione,
...) per rinforzare la risposta positiva che si presenta a volte
di difficile. La produzione tiene conto degli aspetti strutturali
legati all'uso di particolari strumenti non solo di pensiero,
ma anche operativi in senso stretto; utilizzare il registratore
e superare quindi i tempi lunghi della scrittura, potrebbe essere
di aiuto in particolari momenti dove lo scopo, ad esempio, non
è tanto il controllo dello scritto ma l'espressione del
pensiero e del concetto. Questo suggerisce all'insegnante l'uso
di strumenti adeguati per offrire all'alunno la possibilità
di espressioni diverse e superando l'uso continuo e indiscriminato
del "solito" mezzo o strumento di lavoro. |
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Note:
(1)
Si è parlato del processo di conoscenza della realtà
in riferimento alle fasi iniziali, a come avviene la lettura
del mondo circostante per il videoleso. È chiaro che
con la crescita il videoloeso farà costante riferimento
alle esperienze pregresse e attiverà processi di conoscenza
centrati sull’economia di temi e situazioni. S. SALMERI, La
minorazione visiva, C.U.E.C.M., Catania, 1992 a pag. 17
dice: "E’ l’orizzonte pre-cognitivo che consente al non–vedente
un’istantanea immagine globalizzante delle realtà e solo
in un secondo momento la verifica, confermandola o meno, attraverso
l’analisi" e M. MAZZEO, Il bambino cieco. Introduzione allo
sviluppo cognitivo, Anicia, Roma, 1988, a pag. 60: "…le
funzioni di immaginazione e di rappresentazione assumono un
ruolo cardinale nell’attività cognitiva del bambino cieco,
in quanto costituiscono una mediazione preziosa ed insostituibile
allo scopo di organizzare efficacemente le sue possibilità
di orientamento percettivo-motorio."
(2)
Cfr. N.O'CONNOR - B.HERMELIN, Linguaggio e pensiero nel subnormale
grave, Armando, Roma 1976
(3)
G. REVESZ chiama percezione aptica quella determinata dalle
impressioni tattili intendendo il tatto in movimento; mentre
nel privo della vista la percezione aptica è allo stato
puro, nel vedente essa collabora sempre con la vista. Cfr. E
TIOLI, I processi cognitivi nel minorato della vista,
Tipografia Veronese, PD. 1981
(4)
M. MAZZEO, Il bambino cieco. Introduzione allo sviluppo cognitivo,
op. cit., pag. 62-63
(5)
Ibidem, pag. 60-61 |
Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.
Al 31 ottobre 2000 il volume risulta esaurito.
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