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La
diagnosi di epilessia, come per altre patologie, può
avere un impatto devastante sulle aspettative e le fantasie
dei genitori riguardo al proprio bambino. In letteratura si
parla di "ferita narcisistica", riferendosi alla delusione
di scoprire che il figlio immaginato non corrisponde a quello
reale.
Oltre a questo si aggiunga che, rispetto ad altre malattie,
le frequenti perdite di coscienza, caratteristiche dell’epilessia,
causano nei genitori e nei bambini un’esperienza ripetuta
di "perdita improvvisa" che genera una forte ansia, che rischia
di pervadere tutti i componenti della famiglia.
Questi sentimenti, pur comprensibili, non sono certo funzionali
all'educazione del bambino, alla percezione che ha di sé
e della malattia stessa.
I
genitori rischiano di passare da atteggiamenti iperprotettivi
a reazioni aggressive nei confronti del figlio: si sentono
causa delle sue difficoltà, provano amore verso di
lui ma, allo stesso tempo, anche odio per la sua malattia
e le conseguenze che essa può comportare (1).
A scuola, ad esempio.
Secondo alcuni ricercatori ()
un terzo circa dei bambini con epilessia avrebbe bisogno nella
scuola di un supporto psicopedagogico, in quanto vengono segnalati
dalle stesse insegnanti difficoltà nell’apprendimento
scolastico, disturbi specifici di apprendimento nella lettura
e nell’area logico-matematica. Numerose ricerche inoltre hanno
trovato correlazioni tra epilessia e deficit di percezione,
difficoltà nell’orientamento visuo-spaziale, deficit
di memoria verbale, visiva e, frequentemente, deficit d’attenzione/iperattività.
Ciò
non significa che tutti i bambini affetti da epilessia siano
in difficoltà di fronte agli impegni scolastici: dipende
dalla tipologia e dalla gravità della sindrome epilettica,
nonché dal successo delle terapie anticonvulsive.
In linea generale, nei casi in cui i sintomi rimangono presenti,
gli insegnanti si trovano nella oggettiva difficoltà
di distinguere tra crisi epilettiche e quelle difficoltà
di attenzione e concentrazione che sono proprie di molti alunni.
Analogamente è difficile valutare le prestazioni di
un bambino che si "assenta" frequentemente, interrompendo
la propria attività.
Da
molteplici ricerche, poi, nei bambini che soffrono di epilessia
risultano tratti comuni della personalità, quali scarsa
autostima, tendenze alla rinuncia, bassa tolleranza alle frustrazioni.
Anche in questi casi è difficile per gli insegnanti
distinguere ciò che va ricondotto alla malattia e quanto,
invece, va interpretato dagli insegnanti come scarso investimento
del bambino rispetto agli apprendimenti scolastici (2).
Il problema è amplificato dai diversi vissuti che ogni
persona ha della propria patologia e dalle reazioni familiari
nei confronti di essa (5).
Tutto
ciò si traduce nella difficoltà di definire
quali atteggiamenti ed interventi è opportuno mettere
in atto. Ad esempio, nel caso una crisi che si manifesta come
"assenza", il bambino può essere incoraggiato a seguire
quando invece avrebbe bisogno di riposare. Inoltre, come gestire
la classe senza procurare ansia e/o pregiudizi nei confronti
del compagno epilettico? Agli insegnanti ancora una volta
sono richiesti equilibrio e buon senso per non causare handicap
che non sono direttamente riconducibili alla malattia. Anzi,
di fronte ad un bambino affetto da deficit, essi sono chiamati
a moltiplicare gli sforzi affinché le eventuali difficoltà
neuropsicologiche, relazionali e di apprendimento non ostacolino
l'esplicarsi di tutte le potenzialità, non solo cognitive,
che permettono di seguire la normale programmazione della
classe.
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Bibliografia
- Bianchini
L, Veggiotti P., Lanzi G., 1993,. Giornale di Neuropsichiatria
dell’età Evolutiva 13.3: 187-199.
- S.
Vegetti Finzi., 1986, Il romanzo della Famiglia, Milano,
Arnoldo Mondadori Editore
- Tilli
S. A., Caluori S., Guarino Amato A., Lelli S., Gasparini
A., Zino A., Calori M., Zino L., 1997, La Crescita Misconosciuta,
Pisa , Edizioni ETS
- Todi
M, Tola G, Maggetti S., Mastropaolo C, 1992 - Valutazione
neuropsicologica di epilettici in età evolutiva trattati
per la prima volta: interferenza del Valproato di sodio
sulle funzioni cognitive - Giornale di Neuropsichiatria
dell’età evolutiva. 12.4: 313-321.
- Mastrangelo
G., 1975 - Manuale di Neuropsichiatria dell’età evolutiva
- Roma, Il pensiero scientifico Editore, 1993.
- Lenti
C., 1995 - Neuropsicologia e Funzioni Mentali dell’Epilessia
in Età evolutiva - Milano, Franco Angeli.
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