Problemi
educativi specifici
L'integrazione
scolastica delle persone diversabili pone problemi educativi
specifici e, quindi, l'esigenza di trasformare i percorsi
e le strategie didattiche. Effettivamente la scuola italiana,
e non solo, è stata attraversata sotto quest’ aspetto
da cambiamenti significativi.
L'obiettivo, con i metodi e contenuti di una didattica finalizzata
allo sviluppo dei processi d’apprendimento in alunni in situazione
di handicap, è quello - comune per tutti gli allievi
- della formazione della persona, della realizzazione di un
vero "progetto di vita" attraverso un insegnamento
di tipo individualizzato; esso costituisce le premesse per
il miglioramento della qualità dell'educazione per
tutti.
La pedagogia speciale rappresenta una risorsa fondamentale
per l'integrazione del disabile non solo nell'ambito educativo-scolastico
ma nella vita di tutti i giorni, poiché una società
matura e consapevole deve perseguire l'integrazione del disabile
in ogni momento della sua vita e in ogni luogo. Per Canevaro
costituisce un malinteso l'idea che, nella prospettiva dell'integrazione,
ogni attenzione "speciale" debba essere abolita.
Una pedagogia speciale è ancora necessaria se diventa
contributo e strumento tecnico per la riduzione dell’handicap
e per lo sviluppo dell'integrazione, nella misura in cui le
attenzioni speciali non coincidono con luoghi separati; la
storia della pedagogia speciale può essere riletta
in una luce diversa da quella segregazionista. Sempre Canevaro
ribadisce che a qualcuno potrebbe sembrare che la scelta di
una prospettiva d’integrazione permetta anche il superamento
della Pedagogia Speciale e il suo assorbimento in altre aree
disciplinari. Continua ritenendo che questo sia un errore,
dovuto forse alla non conoscenza di una realtà come
quella di chi ha dei bisogni particolari derivati da deficit.
Ancora Canevaro specifica la dimensione dell’area in rapporto
ai deficit, ossia a delle mancanze permanenti che possono
creare svantaggi. Abitualmente, in effetti, viene usato il
termine handicap che dovrebbe indicare gli svantaggi e che
sovente diventa il termine con cui si designa l’insieme di
deficit e svantaggi.
Invece, riporta Canevaro, è opportuno specificare la
differenza fra deficit e handicap e chiarire che uno dei motivi
di maggiore necessità della specificità dell’area
disciplinare è proprio quello della riduzione dell’handicap
o degli handicap. Tale riduzione, nella prospettiva dell’integrazione,
esige delle competenze: competenze specifiche tanto più
quanto esse debbano o desiderino raggiungere gli individui
nel loro contesto di vita, e non portare gli stessi individui
in un contesto speciale: istituto, ricovero, centro specializzato.
Il compito della Pedagogia Speciale è dunque di rendere
sempre più “speciale ogni forma di intervento educativo
facendo diventare patrimonio comune la capacità di
cogliere i problemi e la competenza nell’affrontarli, la padronanza
nell’ipotizzare opzioni nelle risposte educative”.
La specificità dei compiti attuali della Pedagogia
Speciale derivano dal fatto che proprio la Pedagogia dell’integrazione
ha sempre più sottolineato la multicausalità
di una situazione di handicap. I compiti sono quelli di ridurre
in termini pedagogici, e quindi in proposte educative, le
risultanze delle ricerche che collegano causalità e
multimodalità. Nell’affrontare in particolare la situazione
di handicap, ossia gli svantaggi, cerchiamo di ridurre gli
handicap e dobbiamo renderci conto che essi non sono provocati
da una causa sola ma da più cause, e, quindi, esigono
più risposte. La multicausalità si collega con
la multimodalità: diversi modi per rispondere alle
esigenze di un individuo. Quindi, l’apporto che può
dare la pedagogia speciale è uno degli elementi componenti
di un intreccio ampio di più aree disciplinari e l’apporto
che può dare è quello relativo alla riformulazione
e all’individuazione di risposte in un contesto integrato
che permetta la scomparsa dello strumento specifico. Secondo
Canevaro questa è forse la peculiarità della
Pedagogia Speciale moderna: affrontare problemi non comuni
e desiderare di fare scomparire la “Specialità”; nello
stesso tempo la volontà, ed è questo il punto
più paradossale, di mantenere la propria specificità”.
...continua...
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