| La
definizione dell'handicap
comunemente accettata si deve all'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS), che nel 1980 pubblicò
la "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle
Disabilità e degli Svantaggi Esistenziali".
Essa distingueva tre livelli:
- Menomazione,
intendendo
qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una
struttura anatomica o di una funzione psicologica, fisiologica
o anatomica (esteriorizzazione)
- Disabilità,
intendendo
qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione)
della capacità di compiere un'attività di
base (quale camminare, mangiare, lavorare) nel modo o nell'ampiezza
considerati normali per un essere umano (oggettivazione)
- Handicap
si
intende la condizione di svantaggio, conseguente ad una
menomazione o ad una disabilità, che in un certo
soggetto limita o impedisce l'adempimento di un ruolo sociale
considerato normale in relazione all'età, al sesso,
al contesto socio-culturale della persona (socializzazione).
Nel 1999 l'OMS
ha pubblicato la nuova "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ex-Disabilità) e della Partecipazione sociale (ex handicap o svantaggio esistenziale)" (ICIDH-2), nella quale vengono ridefiniti due dei tre concetti portanti che caratterizzano un processo morboso:
- la sua esteriorizzazione:
menomazione
- l'oggettivazione:
non più disabilità
ma attività personali
- le conseguenze
sociali: non
più handicap o svantaggio ma diversa
partecipazione
sociale
Più precisamente:
- con
attività
personali
si considerano le limitazioni
di natura, durata e qualità che una persona subisce
nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità,
a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla
base di questa definizione ogni persona è
diversamente
abile.
- con
partecipazione
sociale si
considerano le restrizioni di natura, durata e qualità
che una persona subisce in tutte le aree o gli aspetti della
propria vita (sfere) a causa dell’interazione fra le menomazioni,
le attività ed i fattori contestuali.
Si noti come, nella nuova Classificazione dell'OMS, il termine "handicap" venga definitivamente
accantonato.
Una persona - scrive Canevaro - è relativamente handicappata, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un
assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il
deficit. In altri termini, un’amputazione non può essere
negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è
invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi
alla realtà in cui l’individuo amputato è
collocato.
L’handicap
è dunque un incontro fra individuo e situazione. E’ uno
svantaggio riducibile o (purtroppo) aumentabile.
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