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AREA HANDICAP

 

LA FUNZIONE DEI SUSSIDI NELL’APPRENDIMENTO 
DELLE PERSONE CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

di Luciano Pasqualotto

 

La prospettiva culturale recentemente adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di disabilità sta portando ad una revisione dei servizi e, in parte, della stessa pedagogia speciale. Nella prima versione dell’ICF (Classificazione Internazionale della Disabilità, del Funzionamento Umano e della Salute), pubblicata nel 2001, la disabilità viene infatti definita non come un attributo della persona, ma come una situazione che nasce dal divario tra lo stato di salute di quella persona e i fattori contestuali dell’ambiente in cui vive.
Tale situazione può rappresentarsi come un difetto nella struttura corporea o come una limitazione nelle funzioni. In questi casi la disabilità viene valutata secondo un approccio prettamente medico-riabilitativo. Da un punto di vista più pedagogico-sociale si osserva come le menomazioni strutturali o funzionali possano comportare limitazioni - di natura, durata e qualità - nelle attività della persona. Questa "diversabilità" può comportare restrizioni della partecipazione sociale, cioè in uno o più ambiti della propria vita.

Si noti come, nella nuova Classificazione dell'OMS, il termine "handicap" venga definitivamente accantonato. Una persona - scrisse Canevaro - è relativamente handicappata, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui è collocato l’individuo che ha subito l’amputazione.
E’ una visione più pragmatica della disabilità, che sposta il problema dalla limitazione alla possibilità-necessità di trovare sussidi, ausili, strumenti che consentano un grado di attività personale tale da consentire la migliore partecipazione possibile.
Colui che ieri era un "handicappato" oggi è una persona con bisogni speciali: la sua diversità non va più considerata come un deficit, ma piuttosto un richiamo di attenzioni medico-riabilitative, pedagogiche e sociali che consentano a quella persona una qualità di vita accettabile.

Nel modello ICF, "prodotti e tecnologia" hanno dunque un ruolo chiave nel rimuovere le situazioni di disabilità. Nella classificazione OMS, infatti, sono i primi tra i fattori ambientali che possono avere impatto sulle prestazioni di un individuo in un determinato contesto.
Un esempio può aiutare a chiarire il concetto. Un alunno cieco è potenzialmente in grado di imparare come tutti i suoi compagni, nonostante la limitazione nella funzione della vista. Occorre però che sia dotato di libri braille, di appositi supporti per scrivere e disegnare, di computer in grado di leggere documenti elettronici: senza questi ausili, quell’alunno, in quel contesto di vita, diviene disabile.
Un ausilio è dunque una tecnologia specificamente utilizzata per compensare limitazioni funzionali, consentire lo sviluppo di abilità, facilitare la vita indipendente e la partecipazione sociale.

 

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  1. Sussidi e apprendimento

  2. Mediatori nei processi di apprendimento

  3. Sussidio come strumento organizzatore

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copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 3, Febbraio 2007


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