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L’aprassia è un disturbo primario della
funzione motoria; primario perché non riconducibile ad altre patologie neuromotorie né a
deficit della sensibilità, di comprensione o riconoscimento. Se ad un movimento
presiede il controllo volitivo, il soggetto non è capace di organizzarlo in
modo consono alle sue intenzioni.
Colpisce esclusivamente i movimenti volontari ma non quelli automatici o
automatizzati, per cui i movimenti abituali ripetuti con consuetudine, quindi
automatizzati, non risentono del disturbo. Alcuni movimenti possono essere
eseguiti spontaneamente ma non quando vi è richiesta esterna o intenzionalità
del soggetto.
L’aprassia è dovuta a lesioni corticali presenti nell’area in cui si
crea l’immagine e la rappresentazione mentale del movimento, nell’area
somatosensoriale oppure nella corteccia visiva o uditiva.
Il paziente aprassico presenta delle alterazioni dei movimenti:
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mancanza di movimenti fondamentali. Un allievo invitato a lanciare la
palla la fa oscillare e non la lancia;
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presenza di movimenti estranei. Invitato a lanciare il pallone l’allievo
gira su se stesso con il pallone in mano;
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incapacità ad iniziare un movimento richiesto. L’allievo rimane
immobile o esegue altri movimenti;
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perseverazione di movimenti precedenti. Invitato a lanciare la palla, l’allievo
la continua ad usare come nell’esercizio precedente;
-
sostituzione. Il movimento richiesto è sostituito con un altro che
sarebbe corretto in un’altra situazione;
-
inversione nella successione di movimenti. Inizia l’esercizio dalla
parte finale;
-
uso di parti del corpo come oggetto esterno.
Si possono distinguere alcune forme di aprassia.
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Autore:
Carlo Salvitti, insegnante di
Educazione Fisica, Educatore, dal 1991 opera nell’abilitazione
di persone disabili mentali. Nel 2001 ha pubblicato La pratica
dell’attività motoria con disabili mentali adolescenti e adulti
per le Edizioni del Cerro
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