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INTEGRAZIONE SCOLASTICA: UNO SGUARDO ALL'EUROPA

Prima parte

di Enzo Magazzini

Pubblicato in " La Mediazione Pedagogica" (rivista on line), anno 2°, n. 1, febbraio 2001, Edizioni Liber Liber

Il soggetto disabile nella società contemporanea dominata da valori legati ai consumi, al mito del successo, alla cultura del corpo e dell'immagine è una presenza provocatoria e poco rassicurante. In uno scenario così delineato occorre inserire la tematica dell'integrazione scolastica degli alunni disabili cercandone le ragioni profonde, quasi non visibili ad una percezione superficiale e che ne fanno invece una vera risorsa per la comunità. In questo modo si viene a scoprire che le ragioni che fondono il senso dell'uomo sono le stesse che giustificano l'integrazione.
Nell'opinione corrente si ha la visione strettamente scolastica, di natura burocratica e tecnicistica, dell'integrazione, che sempre viene riferita al diritto affermato per alcune categorie di persone di frequentare le scuole comuni. Questa concezione impoverisce fortemente il reale significato del termine integrazione che nel senso più autentico del termine si riferisce ad un processo per cui due o più elementi si compenetrano o si compensano reciprocamente: si rendono quindi integri, interi e completi. Applicato alle relazioni umane, questo processo presuppone che l'essere umano non è completo in sé, non è sufficiente, come un sistema chiuso, ma si realizza nel rapporto con gli altri. Quando si parla di integrazione quindi non possiamo esclusivamente riferirci al soggetto in situazione di handicap ma tale processo investe l'intera comunità.
La buona integrazione è quella che permette di capire che non stiamo vivendo in presenza di una diversità come un incidente ma come una realtà; se analizziamo le strutture scolastiche sorge lampante agli occhi che la buona integrazione, a più di venti anni dalla Legge che ne stabiliva l'attuazione, non si è ancora completamente realizzata; le barriere architettoniche nelle scuole hanno spesso uno stato di provvisorietà tale da far pensare ancora una volta che l'idea è quella della parentesi, dell'incidente e non dell'integrazione.
Da un'analisi superficiale, potrebbe sembrare che il sistema d'integrazione scolastica italiano sia di gran lunga migliore rispetto agli altri, e sicuramente esso denota caratteristiche di evoluzione rispetto agli altri paesi, ma ritengo che in concreto in Italia il cammino dell'integrazione sia solo ad una fase iniziale.

Sommario:

La definizione di handicap

La legge quadro sull'handicap

Gli Accordi di Programma

L'inserimento degli alunni disabili in alcuni paesi europei (seconda parte)

La dichiarazione di Salamanca (seconda parte)

Conclusioni (seconda parte)

 

La definizione di handicap

Prima di poter parlare di integrazione è opportuno soffermarsi sulle varie terminologie che spesso vengono utilizzate in maniera errata per designare il soggetto disabile. Andrea Canevaro sostiene che "l'uso dell'espressione portatore di handicap è sbagliata in quanto denota una nostra confusione mentale dovuta a bontà d'animo (...) handicap vuol dire svantaggio, l'individuo non porta uno svantaggio bensì dei limiti che non saranno rimossi, ma gli handicap, gli svantaggi sono riducibili; una persona in carrozzina che incontra degli scalini trova degli handicap che non ha portato lei; allora "portatore di cosa?" semmai trovatore di un qualcosa (...) l'handicap è relativamente a ciò che vi è attorno, non è quindi il singolo che porta."
Attualmente la terminologia più corretta da utilizzare è disabile o soggetto in situazione di handicap. La Legge Quadro sull'handicap n. 104 del 1992 all'art. 3 afferma: "E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale (...) che causa difficoltà (...) tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione." Altro punto fondamentale concerne l'uso indiscriminato e parificato dei due termini deficit ed handicap; la situazione di handicap, causata da una o più sensibilità, rappresenta l'insieme di tutti gli effetti negativi per la vita di una persona inserita in una comunità. Il deficit invece rappresenta l'elemento comune ad una particolare tipologia. Per esempio i soggetti Down hanno caratteristiche fisionomiche in comune (deficit) ma ogni soggetti Down è diverso da qualsiasi altro affetto dalla stessa malattia genetica (handicap) di conseguenza l'handicap rappresenta una condizione esclusivamente personale e soggettiva.

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La Legge quadro sull'handicap

La legge 104 del 5 febbraio 1992 richiama, riordina e amplia le norme precedenti "per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti della persona handicappata" I principi della legge, (artt.1 e 2) sono quelli di garantire i diritti delle persone handicappate e delle loro famiglie, di prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti, il recupero funzionale e sociale, il superamento dell'emarginazione. Fino all'entrata in vigore della legge, la normativa sull'handicap e soprattutto quella relativa all'integrazione (a parte la Legge 517) veniva affidata esclusivamente a Circolari Ministeriali e spesso la gestione in materia di handicap veniva affidata alla disponibilità e al buon senso del personale docente.
Tale legge, che presenta numerose chiavi di lettura, parte da ovvie osservazioni di principio fino ad arrivare a fasi puramente operative, su di essa è possibile fare tre osservazioni:

  • essendo una Legge - quadro, enuclea dei principi direttivi in cui dovranno essere contenute le ulteriori disposizioni legislative ed amministrative.
  • Essa non si limita a prendere in considerazione solamente il piano scolastico ma si impegna su tutto il piano sociale.
  • Impegna in maniera specifica le amministrazioni locali che divengono i diretti esecutori della legge stessa e di conseguenza i diretti responsabili

Gli articoli che riguardano direttamente la scuola (12-16) mirano a dare dignità legislativa a molte disposizioni amministrative introdotte nel passato in maniera disorganica e occasionale. Inoltre l'integrazione scolastica viene supportata da tale legge, fermo restando quanto previsto dalla legge 360 dell'11-05-76 e dalla legge 517 del 4-8-77, da una serie di strumenti didattico-organizzativi che servono a rendere più efficace l'opera della scuola.
Una delle più rilevanti innovazioni introdotte della Legge 104 è l'esortazione ad una più stretta collaborazione fra i servizi scolastici, quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali ricreativi e sportivi per offrire un miglior supporto al processo di integrazione degli alunni disabili; tutto ciò è specificato negli Accordi di Programma che esamineremo in seguito.
Dal punto di vista organizzativo assumono particolare rilevanza le disposizioni dell'art. 15 sulla costituzione dei gruppi per l'integrazione scolastica.
In ultima analisi, per quanto riguarda la scuola, vengono date all'art. 16 disposizioni riguardanti la valutazione del rendimento scolastico e le prove d'esame.
Da questa breve analisi, sicuramente superficiale data la complessità e l'articolazione della Legge-Quadro, emerge come questa abbia definito in maniera molto precisa i campi d'intervento che si dovranno delineare sotto il profilo didattico e organizzativo per rendere effettive le innovazioni introdotte.

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Gli Accordi di Programma

A partire dagli anni Settanta sono stati effettuati diversi passi in avanti per favorire l'integrazione dei disabili; soprattutto in ambito scolastico. E' cresciuta la sensibilità dell'opinione pubblica, è migliorata la preparazione specifica degli operatori scolastici e non, sono state varate norme di garanzia e di tutela. E' mancata però un incisiva azione di coordinamento volta a stabilire una rete di collegamenti, ed i progressi, se pur realizzati in ciascun ambito non hanno garantito una protezione adeguata alla persona in difficoltà. La costituzione di molteplici gruppi interistituzionali ha favorito la consapevolezza dell'opportunità e della necessità di un raccordo e la Legge-Quadro prevede la stipula di intese o accordi di programma a vari livelli.
La nuova fase dovrà essere caratterizzata dal recupero di un'azione organica che coinvolga in maniera sistematica le famiglie, gli Enti, gli operatori dei vari settori per favorire il benessere complessivo delle persone affette da minorazioni. Si può quindi affermare che l'integrazione del disabile passa per l'interazione dei servizi.
La disabilità è un problema sociale complesso che può essere correttamente ed efficacemente affrontato solo con interventi contestuali da parte delle istituzioni che se ne occupano a vario titolo: gli Enti Locali (Comune, Provincia, Regione) per l'aspetto assistenziale, l'ASL per l'aspetto diagnostico e terapeutico, la Scuola per l'aspetto formativo e didattico.
La C.M n. 339/92 insiste sulla necessità di una "continuità orizzontale" come "ecosistema formativo" tra scuole ed enti territoriali, auspicando la formalizzazione del rapporto tramite la stipula di apposite intese, soprattutto per gli alunni in situazioni di handicap.

Presupposti e considerazioni dell'accordo sono:

  • L'autonomia delle parti contraenti
  • La condivisione dello stesso fine
  • La definizione dei ruoli e dei compiti
  • La complementarità degli interventi

Il fine non è soltanto quello di garantire l'organicità dell'azione, ma anche consentire un'utilizzazione razionale delle risorse ed impegnare formalmente le istituzioni coinvolte.
Sarebbero numerosi gli aspetti ancora da definire per quanto concerne l'integrazione degli alunni disabili in Italia, ma la loro analisi comporterebbe l'esposizione di un lavoro lungo ed articolato. E' indubbio che numerosi sono stati i passi fatti in merito all'integrazione, già a partire da una normativa quasi assente o appena accennata sul problema fino ad arrivare alla costituzione di una vasta ed articolata normativa sui disabili. Si è visto come risulti di fondamentale importanza impostare rapporti di collaborazione con tutte le istituzioni presenti sul territorio, si sono visti quali sono i compiti delle varie istituzioni in materia di handicap e sicuramente meriterebbero di essere menzionate altrettante problematiche. Comunque sia qui di seguito si accenneranno quali sono le problematiche non discusse in tale sede ma che meritano di essere approfondite:

  • Analisi più amplia della normativa sull'integrazione
  • Definizione specifica dei compiti delle varie istituzioni
  • I rapporti interistituzionali e i vari gruppi di lavoro
  • La documentazione diagnostica e programmatica
  • La modulistica impiegata
  • La valutazione

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L'autore: Laureato in Pedagogia, si è perfezionato nella Funzione Direttiva e Ispettiva nelle scuole ed è attualmente Dirigente scolastico a Rossano Marittimo (LI)

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NOTE:

Bassotto I., Non c'è integrazione senza progetto integrativo, in Scuola italiana Moderna, n. 11, Editrice La Scuola, Brescia, 1982
Bettelheim B., La fortezza vuota, Garzanti, Milano, 1967
Cambi F., 1995, Storia della Pedagogia, Laterza, Bari
Cives C., La sfida difficile, Piccin, Vallardi, Padova, 1990
Canevaro A., Quel bambino là... Scuola dell'infanzia, handicap e integrazione, La Nuova Italia, Firenze, 1996
Canevaro A., Gaudreau J., L'educazione degli handicappati. Dai primi tentativi alla pedagogia moderna, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1988
Costa M., Dirigere la scuola dell'autonomia, ISEDI, Torino, 1999
Di Florio A., Marradi T., Handicap e funzione civile della scuola, Edizioni del Cerro, Pisa, 1992
Innocenzi M., Magrini A., Prato G., L'insegnante di sostegno, Utet, Torino, 1993
Trisciuzzi L., Manuale di didattica per l'handicap, Laterza, Bari, 1993
Trisciuzzi L., Fratini C., Galanti M.A., Manuale di pedagogia speciale, Laterza, Bari, 1996
Ulivieri S. (a cura di), L'educazione e i marginali. Storia, teorie, luoghi e tipologie dell'emarginazione, La Nuova Italia, Firenze, 1997
Ministero Pubblica Istruzione: www.istruzione.it

 

pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore


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