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SPECIALE
NORMALITA’
Interventi del Servizio Sociale Professionale per l’integrazione
scolastica
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di
Vincenzo Bonomo
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| INTRODUZIONE
Il concetto d’integrazione
nasce già negli anni settanta, determinando nella scuola
la volontà di realizzare percorsi metodologici adattati
ai bisogni di ciascuno, bisogni che emergono e s’impongono grazie
ad una serie d’interventi legislativi e di nuovi modelli socio-pedagogici,
che mettono al centro del processo educativo lo sviluppo della
personalità dell’allievo e la sua capacità di comunicare
e di apprendere.
Il soggetto disabile nella società contemporanea, dominata
da valori legati ai consumi, al mito del successo, alla cultura
del corpo e dell'immagine, è una presenza provocatoria
e poco rassicurante. In uno scenario così delineato occorre
inserire la tematica dell'integrazione scolastica degli alunni
disabili cercandone le ragioni profonde, quasi non visibili ad
una percezione superficiale, che ne fanno invece una vera risorsa
per la comunità. In questo modo si viene a scoprire che
le ragioni che fondono il senso dell'uomo sono le stesse che giustificano
l'integrazione.
Nell'opinione corrente si ha la visione strettamente scolastica,
di natura burocratica e tecnicistica, dell'integrazione, che sempre
viene riferita al diritto affermato per alcune categorie di persone
di frequentare le scuole comuni. Questa concezione impoverisce
fortemente il reale significato del termine integrazione che nel
senso più autentico si riferisce ad un processo per cui
due o più elementi si compenetrano o si compensano reciprocamente:
si rendono quindi integri, interi e completi. Applicato alle relazioni
interpersonali, questo processo presuppone che l'essere umano
non è completo in sé, non è sufficiente,
come un sistema chiuso, ma si realizza nel rapporto con gli altri.
Quando si parla di integrazione, quindi, non possiamo esclusivamente
riferirci al soggetto in situazione di handicap ma all'intera
comunità.
La buona integrazione è quella che permette di capire che
non stiamo vivendo in presenza di una diversità come un
incidente ma come una realtà; se analizziamo le strutture
scolastiche sorge lampante agli occhi che la buona integrazione,
a più di venti anni dalla legge che ne stabiliva l'attuazione,
non si è ancora completamente realizzata; le barriere architettoniche
nelle scuole hanno spesso uno stato di provvisorietà tale
da far pensare ancora una volta che l'idea è quella della
parentesi, dell'incidente e non dell'integrazione.
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| BIBLIOGRAFIA
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© Educare.it - Anno V, Numero 11, Ottobre 2005
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