HOME

AREA HANDICAP

 

CONTINUITA' ORIZZONTALE TRA SCUOLE E TERRITORIO
PER L'INTEGRAZIONE DEL DISABILE

capitolo 6

di Vincenzo Bonomo

| cap 1 | cap 2 | cap 3 | cap 4 | cap 5 |

RISULTATI

Conclusioni

Le problematiche d'apprendimento sono quelle che spingono le famiglie a giudizi più negativi sull'istituzione scolastica in tutte le sue componenti: insegnanti di sostegno e curriculari, direzione, servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.

Nonostante i rapporti instaurati dai genitori con il mondo della scuola non siano molto soddisfacenti, se escludiamo l'insegnante di sostegno, un'alta percentuale esprime il bisogno di una maggior collaborazione tra scuola e genitori. Inoltre, in un contesto in cui le istituzioni s'impegnano per raggiungere il maggior livello di integrazione possibile per il bambino disabile, una bassa percentuale (quasi il 30%) preferisce la scuola "speciale" a quella "normale", il che lascia supporre che "in una scuola speciale il bambino ha insegnanti che conoscono il suo problema e lo aiutano".

Le interviste aperte ai testimoni privilegiati hanno evidenziato concordanza con le famiglie per quanto attiene i problemi della frammentazione e conflittualità tra servizi e operatori e per gli aspetti della carenza d'informazione e comunicazione con la famiglia. In effetti, l'aspetto che emerge con chiarezza è la totale mancanza di programmazione sul territorio dell'Azienda Sanitaria n.1 di Paola, la consapevolezza dell'opportunità e della necessità di un raccordo che la Legge-Quadro prevede stipulando intese o accordi di programma a vari livelli. Sarebbe auspicabile un'azione organica che coinvolga in maniera sistematica le famiglie, gli Enti, gli operatori dei vari settori per favorire il benessere complessivo delle persone e delle famiglie con figli in situazione di handicap.

Si può quindi affermare che l'integrazione del disabile passa per l'interazione dei servizi. La disabilità è un problema sociale complesso che può essere correttamente ed efficacemente affrontato solo con interventi contestuali da parte delle istituzioni che se ne occupano a vario titolo: gli Enti Locali (Comune, Provincia, Regione) per l'aspetto assistenziale, l'ASL per l'aspetto diagnostico e terapeutico, la Scuola per l'aspetto formativo e didattico.

Le interpretazioni delle istituzioni per gli altri punti critici e soprattutto per le soluzioni ritenute valide ed efficaci sono invece più lontane rispetto a quelle delle famiglie. Si ritiene, ad esempio, che una soluzione ottimale per affrontare i problemi delle famiglie e l'integrazione del bambino sia il coinvolgimento della famiglia stessa nel percorso riabilitativo e nella stesura del piano educativo individuale (cosa peraltro già prevista dalla normativa vigente). Altro aspetto riferito in ogni intervista è il problema della formazione degli operatori, al quale tutti i professionisti intervistati gli hanno assegnato un valore determinante.

La scuola, per perseguire l'integrazione dei bambini disabili, li inserisce nella classe con i propri coetanei, luogo ideale di relazione, al fine di stimolarne la crescita ed il processo formativo; inoltre destina loro parecchie risorse umane, anche se molte di queste sono assorbite dai soggetti con patologie dell'area mentale e dell'apprendimento. All'interno della scuola, comunque, pare esserci un comparto a sé stante, che interessa i bambini disabili e chi strettamente li segue nei loro percorsi educativi e formativi, tanto che l'insegnante di sostegno sembra perdere la sua funzione di risorsa specifica per l'inserimento e l'integrazione del bambino disabile e sembra diventare uno strumento alternativo alla classe. Eppure, l'integrazione degli alunni con handicap dovrebbe favorire, secondo alcuni autori, la possibilità di esprimere ed ottimizzare al massimo la specificità esistenziale di ciascuno. In particolare, notiamo che nel rapporto che il bambino disabile instaura con i compagni, l'integrazione risulta più difficile nelle menomazioni mentali, non solo nel gioco, ma anche nelle attività svolte insieme in classe. Anche l'inserimento scolastico si realizza più difficilmente quando l'handicap è grave, disabilità che interessa una discreta parte dei bambini.
Una valutazione negativa della scuola arriva comunque dalle famiglie con figli che presentano disturbi del comportamento o dell'apprendimento.
E' comprensibile tuttavia che, in una situazione in cui il volontariato, le associazioni d'utenza e, non ultimi, i servizi socio-sanitari sono attivi ma spesso lontani da queste famiglie, la scuola diventi un punto di riferimento indispensabile, e in qualche caso l'unico alleato dei genitori.

La scuola dovrà quindi sperimentare nuove strategie per coinvolgere maggiormente il bambino disabile e chi lo segue nelle attività di classe e con il raggiungimento dell'autonomia gestionale dovrà garantire un minor turnover degli insegnanti, assicurando la continuità del processo educativo, condizione di maggior garanzia per gli interventi didattici. La scuola però non può essere considerata esaustiva delle risposte ai bisogni d'integrazione dato che tutte le agenzie educative concorrono al processo formativo del disabile, ognuna per la parte che le compete, per dovere istituzionale o per scelta programmata.

torna indietro

 

copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, Ottobre 2003


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000