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HANDICAP E SCUOLA (1) Capitolo 2 La
sociologia della vita quotidiana |
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Per giungere a dare risposta sia ai quesiti di natura specifica
che a quelli più generali occorre inquadrare l’indagine sulla scuola
nell’ambito di quel settore di studi sociali noto come «sociologia della
vita quotidiana». Si tratta di un campo di indagine che occupa
l’intersezione tra psicologia e storia sociale, antropologia culturale e
sociologia della conoscenza. Esso ha come oggetto di indagine la sfera degli
accadimenti e dei comportamenti quotidiani. I fatti di ogni giorno permettono
un fecondo momento di conoscenza perché permettono di osservare le modalità
con cui un sociale si organizza e si riproduce nelle sue funzioni
fondamentali. Il rifiuto ad indagare il quotidiano si spiega con la
separazione astratta della vita dalla conoscenza, dividendo, inoltre, la vita
quotidiana in spazio «pubblico» e spazio «privato». Connotando quest’ultimo
di tonalità affettive ed emotive si cedono all’altro le grandi strutture, i
fenomeni «importanti». La scuola non ha ancora raggiunto il livello di
fenomeno importante per la società italiana ed è rimasta professione di
ripiego e certamente spazio al femminile. Si raggiungono, in tal modo, alcuni
obiettivi: -
il
primo consente di mistificare le capacità di pensiero e di ragionamento reale
delle persone; -
il
secondo consente di raggiungere uno spazio «neutro» in cui gli eventi,
spogliati di ogni connotazione sociale, vengono studiati. -
Il
terzo di scorporare la scuola dalla reale ragionevolezza ma anche dai
sentimenti profondi. -
Il
quarto di farne un luogo sottratto alla riflessione ed alla responsabilità
reale. Quindi, l’analisi di grandi strutture economico-politiche
o le indagini di grandi trusts culturali si eseguono con l’alibi metodologico
che il particolare non può essere oggetto di osservazione, in quanto capitolo
soggettivo dell’esistenza. Così come, a volte, gli psicologi ed i pedagogisti
studiano «l’apprendimento», scotomizzando i bambini che «apprendono/non
apprendono» dalle loro storie socio-culturali, così gli storici hanno
pensato, fino a ieri, la storia per cicli secolari, guerre mondiali, nazioni
o sovrani. Il mondo dell’infanzia scolarizzata si privatizza, per forza di
cose, nella famiglia e viene consegnato da questa ad una scuola a-storica ed
a-politica, ma solo in apparenza. Il mondo dell’insegnamento, dedicato come è a soggetti
economicamente improduttivi, viene trascurato per il facile stereotipo, ma
pensarlo come stereotipo è già molto, che tutto quanto accade ai bambini è
irrilevante per la sfera sociale. Nella scuola invece si realizzano
importanti attitudini, al pensiero, all’etica ed alla consapevolezza emotiva,
fasi che rendono il periodo formativo scolastico forse come il maggiormente
importante ai fini della costruzione sociale della realtà. Il mondo dei bambini è definito per
eccellenza il mondo dei giochi, dell’irrazionalità, contrapposto alla serietà
ed alla razionalità adulte. Al di sotto di questi piani scorrono vere e
proprie mistificazioni: si negano le condizioni di vita dell’infanzia per
alcuni assai dure, l’ambiguità delle richieste adulte ai bambini, talvolta il
loro sfruttamento e l’assoluta dipendenza materiale ed affettiva dei soggetti
in età evolutiva. In altre parole la scuola rimane il luogo principale di
riproduzione dei rapporti di forza esistenti. |
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Note: (1)
Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981 torna
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 9, Agosto 2001.