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HANDICAP E SCUOLA (1)

Capitolo 2

La sociologia della vita quotidiana

di Paola Maria Fiocco

Introduzione e Sommario

 

Per giungere a dare risposta sia ai quesiti di natura specifica che a quelli più generali occorre inquadrare l’indagine sulla scuola nell’ambito di quel settore di studi sociali noto come «sociologia della vita quotidiana». Si tratta di un campo di indagine che occupa l’intersezione tra psicologia e storia sociale, antropologia culturale e sociologia della conoscenza. Esso ha come oggetto di indagine la sfera degli accadimenti e dei comportamenti quotidiani. I fatti di ogni giorno permettono un fecondo momento di conoscenza perché permettono di osservare le modalità con cui un sociale si organizza e si riproduce nelle sue funzioni fondamentali.

 

Il rifiuto ad indagare il quotidiano si spiega con la separazione astratta della vita dalla conoscenza, dividendo, inoltre, la vita quotidiana in spazio «pubblico» e spazio «privato». Connotando quest’ultimo di tonalità affettive ed emotive si cedono all’altro le grandi strutture, i fenomeni «importanti». La scuola non ha ancora raggiunto il livello di fenomeno importante per la società italiana ed è rimasta professione di ripiego e certamente spazio al femminile. Si raggiungono, in tal modo, alcuni obiettivi:

-         il primo consente di mistificare le capacità di pensiero e di ragionamento reale delle persone;

-         il secondo consente di raggiungere uno spazio «neutro» in cui gli eventi, spogliati di ogni connotazione sociale, vengono studiati.

-         Il terzo di scorporare la scuola dalla reale ragionevolezza ma anche dai sentimenti profondi.

-         Il quarto di farne un luogo sottratto alla riflessione ed alla responsabilità reale.

 

Quindi, l’analisi di grandi strutture economico-politiche o le indagini di grandi trusts culturali si eseguono con l’alibi metodologico che il particolare non può essere oggetto di osservazione, in quanto capitolo soggettivo dell’esistenza. Così come, a volte, gli psicologi ed i pedagogisti studiano «l’apprendimento», scotomizzando i bambini che «apprendono/non apprendono» dalle loro storie socio-culturali, così gli storici hanno pensato, fino a ieri, la storia per cicli secolari, guerre mondiali, nazioni o sovrani. Il mondo dell’infanzia scolarizzata si privatizza, per forza di cose, nella famiglia e viene consegnato da questa ad una scuola a-storica ed a-politica, ma solo in apparenza.

 

Il mondo dell’insegnamento, dedicato come è a soggetti economicamente improduttivi, viene trascurato per il facile stereotipo, ma pensarlo come stereotipo è già molto, che tutto quanto accade ai bambini è irrilevante per la sfera sociale. Nella scuola invece si realizzano importanti attitudini, al pensiero, all’etica ed alla consapevolezza emotiva, fasi che rendono il periodo formativo scolastico forse come il maggiormente importante ai fini della costruzione sociale della realtà.

 

Il mondo dei bambini è definito per eccellenza il mondo dei giochi, dell’irrazionalità, contrapposto alla serietà ed alla razionalità adulte. Al di sotto di questi piani scorrono vere e proprie mistificazioni: si negano le condizioni di vita dell’infanzia per alcuni assai dure, l’ambiguità delle richieste adulte ai bambini, talvolta il loro sfruttamento e l’assoluta dipendenza materiale ed affettiva dei soggetti in età evolutiva. In altre parole la scuola rimane il luogo principale di riproduzione dei rapporti di forza esistenti.

 

 

  

Note:

(1) Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981    torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 9, Agosto 2001.