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HANDICAP E SCUOLA (1)

Capitolo 3

La metodologia di osservazione adottata

di Paola Maria Fiocco

Introduzione e Sommario

 

| Preliminari organizzativi | Problemi | Bibliografia |

 

PRELIMINARI ORGANIZZATIVI

 

Il nostro compito, in relazione al progetto dell’intera ricerca, è stato quello di osservare, in classi elementari,  alcuni inserimenti di soggetti portatori di handicap al fine di determinarne le condizioni attuative e giungere a proporre eventualmente, in un secondo tempo, quadri operativi atti a risolvere alcuni tra i disagi più vistosi.

 

La committenza del lavoro fu data dal Direttore didattico del I Circolo; la modalità di rapporto con le insegnanti delle classi interessate era di tipo collegiale. Sin dalle prime riunioni risultò chiaro che esse accettavano l’esperienza per dovere, ma sceglievano, in relazione a noi, la via di una interazione oppositiva. Ciò che maggiormente preoccupava le insegnanti era proprio il momento di osservazione diretta del loro lavoro, unitamente al fatto di non ritenerne possibile una trascrizione oggettiva.

 

In ciascuna classe, in cui era stato inserito un portatore handicap ci si accordò, comunque, per una osservazione di quindici giorni per l’intera mattina. Due osservatori sarebbero rimasti costantemente con la classe, un terzo sarebbe uscito con il bambino per assistere anche all’esperienza di sostegno.

 

Gli osservatori furono reclutati tra i partecipanti ai seminari del corso di Sociologia III per la laurea in psicologia. Essi furono preventivamente addestrati al compito per due mesi prima che il lavoro iniziasse. Il piano articolato delle osservazioni venne tenuto riservato e gli osservatori pregati di mantenere, laddove fosse possibile, un atteggiamento distaccato ed una situazione di non coinvolgimento nelle situazioni.

 

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PROBLEMI

 

L’obbiettivo era quello di riuscire a raccogliere dei protocolli d’osservazione che, passati al vaglio di opportune selezioni, restituissero una immagine della classe come luogo di produzione e di scambio di informazioni, di atteggiamenti di apprendimento e di relazione.

 

Gli attori presi in considerazione in questi scambi produttivi furono: gli insegnanti, gli alunni, gli alunni portatori di handicap. Riguardo a tutti costoro lo scopo dell’osservazione era di determinare la direzione delle catene interattive, la loro qualità, i loro contenuti, perché è proprio grazie a certi nodi che si costruisce il tipo di relazione tra persone, la natura del rapporto di apprendimento e, non ultima in ordine di importanza, la qualità della informazione scolastica. Sono momenti questi di forte determinazione produttiva e formativa nell’ambito quotidiano della struttura scolastica. Le modalità interattive, peraltro, non sono frutto di bontà o cattiveria individuali, bensì sono funzionali a precisi orientamenti socio-culturali e personali che contribuiscono a determinarle nelle persone.

 

All’osservazione delle modalità d’interazione, si aggiunse l’osservazione di altre funzioni del sistema socio-culturale in cui il contesto scolastico normalmente si colloca: il linguaggio verbale e quello non verbale furono considerati i poli di una situazione nella quale si producevano e si scambiavano informazioni, apprendimenti, comportamenti e sentimenti tra differenti categorie di persone, situate in ruoli diversi, con compiti complementari o divergenti. In altre parole: se nella scuola si trovano adulti, bambini, bambini portatori di handicap e se le esigenze di costoro differiscono a causa dell’età, delle competenze e delle possibilità d’azione, rimangono almeno paritetiche le loro posizioni nei confronti della produzione e dello scambio di informazioni, di apprendimenti, ecc., di cui è sede la scuola?

 

L’osservazione ha chiamato in causa congiuntamente e modalità interattive e altre funzioni importantissime oltre al momento verbale e non-verbale dello scambio: l’informazione, l’apprendimento, il riferimento espressivo a contesti e/o contenuti non strettamente istituzionali, perché è proprio nel momento della reciproca intersezione che si riesce a comporre una mappa articolata della complessità del campo osservato, salvaguardando le caratteristiche specifiche di ciascuno nei singoli contesti classe.

 

In questo modo, ipotizzammo, si sarebbero potute rilevare differenze significative nell’attribuzione di valore alle funzioni identificate ed avremmo provato ad ottenere un disegno dei significati socio-culturali, esperiti concretamente, in ordine al fare scuola, all’essere alunni, all’essere alunni portatori di handicap.

Nella osservazione fu introdotta una ridondanza a scopo didattico: nella griglia si tenne distinto il piano relazionale, anche se - teoricamente e praticamente - è incluso in tutti gli altri rapporti. La ridondanza sembrò utile, al momento dello spoglio dei protocolli, a rintracciare maggiori conferme ed elementi di prova, considerando anche il fatto che taluni osservatori avrebbero trovato complicato uno schema di osservazione semplificato al massimo.

 

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Note:

(1) Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981    torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 9, Agosto 2001.