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HANDICAP E SCUOLA (1)

Capitolo 4

Descrizione delle funzioni individuate

di Paola Maria Fiocco

Introduzione e Sommario

 

| Funzione informativa | Funzione d’apprendimento | Funzione relazionale |
| Funzione espressiva | Funzione verbale | Funzione non verbale | Bibliografia |

 

1. FUNZIONE INFORMATIVA

 

Si chiamarono così i contenuti scolastici e le loro modalità di produzione e di scambio all’interno della classe. Ma quantità e qualità dei contenuti informativi non hanno di per sé grande rilevanza se non si chiarisce chi li gestisce e per quali scopi, quindi la questione fu esaminata anche da questo punto di vista. In altri termini: il bambino è «costruttore» d’informazione per sé, per i compagni, per l’insegnante? Può prendere normalmente l’iniziativa o «gli viene concesso» di prendere l’iniziativa? Da questi fatti si comprende se il bambino è realmente libero di produrre informazione in classe o si tratta di un puro espediente didattico.

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2. FUNZIONE D’APPRENDIMENTO

 

Abbiamo inquadrato sotto questo nome tutta una serie di atteggiamenti ed accertamenti che consentono all’adulto, dopo aver dato una serie di informazioni, di valutare se il bambino è passato da un contenuto ad uno più ampio in modo funzionale, oppure se ha compreso un problema, insomma di decidere se c’è stata acquisizione  personale ed elaborazione creativa delle informazioni.

Ma non abbiamo trascurato di osservare se il bambino si rende conto e sviluppa modalità di accertamento sul passaggio della propria informazione verso l’adulto, i compagni ed i compagni svantaggiati.

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3. FUNZIONE RELAZIONALE

 

Abbiamo dato questo nome a tutti gli atteggiamenti che denotano come i rapporti comunicativi esistenti agiscono e si strutturano, in senso dichiarato o implicito, tra adulto e bambini, tra bambini o gruppi di bambini, ed infine tra di essi ed i soggetti portatori di handicap, oltre che tra questi ultimi e tutti gli altri. Rilevazioni del genere permettono di contribuire a capire chi detenga il controllo delle relazioni, in qual misura lo eserciti, attraverso quali meccanismi venga mantenuto ed esercitato. Ripetiamo, però, che l’aspetto di relazione nei fenomeni di comportamento non s’osserva allo stato puro, ma si desume dagli altri momenti considerati. Anche in questo caso si sono considerati i bambini, normodotati e non, come possibili agenti attivi di relazione e controllo di esse. La relazione denota come gli individui cercano di controllarsi a vicenda nei loro rapporti e come cerchino “di mantenere la faccia” se le cose non vanno come previsto. Nella relazione, comunemente, ciò che importa è riuscire a mantenere una immagine di sé e riuscire a farla accettare agli altri, senza particolari discussioni. Ogni discussione eventuale risulta uno stop della relazione e rimanda ad eventuali immagini non condivise e conflittuali o negative e neganti, che scorrono in circolo tra i comunicatori.

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4. FUNZIONE ESPRESSIVA

 

Con questo nome sono stati considerati tutti i fenomeni d’espressione di atteggiamenti emotivi ed affettivi che accadono quotidianamente nella vita, ma che non necessariamente cadono sotto il dominio dei contenuti della informazione scolastica o sotto quello puramente logico del linguaggio. Manifestazioni di situazioni, quindi, che esulano dalle convenzioni del momento scolastico istituzionalmente inteso, ma che pure vi vengono portati dalle persone in maniera più o meno rilevante. In quale modo vi vengono utilizzate? Più dagli adulti o più dai bambini? A quali fini reciproci? Con quali effetti pragmatici?

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5. FUNZIONE VERBALE

 

Trattasi della osservazione dell’uso e della funzione del linguaggio parlato, inteso come lo strumento di comunicazione e di relazione più usato nella scuola tanto dal punto di vista di passaggio di informazioni già selezionate e specifiche, quando dal punto di vista di puro momento di contatto con l’altro da sé. Come viene usato questo strumento? Con quali regole? Chi trae maggior giovamento dal suo uso? Perché? Il bambino in che modo utilizza la funzione verbale? Come la usa con l’adulto e come tra i compagni? Quale è la sorte di chi non accede, per motivi diversi, all’uso di codesto mezzo di comunicazione?

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6. FUNZIONE NON VERBALE

 

E’ stata considerata come altro possibile canale di comunicazione di messaggi:  tutto ciò che attiene alla espressione emotiva, al corpo, al gesto. Questa parte notevole del rapporto tra persone diventa elemento importantissimo in quanto cassa di risonanza ed amplificazione o momento di contraddizione del linguaggio verbale. Che posto le spetta nella scuola? Quale nel rapporto tra adulti e bambini?

Come la usano gli adulti e come i bambini? Viene o meno considerata un settore potenziale di scambio di messaggio là dove non arriva la parola? O funziona come una parte scorporata e non percepita della comunicazione?

Ciascuna di queste funzioni è stata orientata in una griglia di rapporti fissi.

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Note:

(1) Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981    torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.