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HANDICAP E SCUOLA (1) Capitolo 4 Descrizione
delle funzioni individuate |
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| Funzione informativa | Funzione d’apprendimento | Funzione relazionale | |
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Si chiamarono così i contenuti scolastici e le loro
modalità di produzione e di scambio all’interno della classe. Ma quantità e
qualità dei contenuti informativi non hanno di per sé grande rilevanza se non
si chiarisce chi li gestisce e per quali scopi, quindi la questione fu
esaminata anche da questo punto di vista. In altri termini: il bambino è
«costruttore» d’informazione per sé, per i compagni, per l’insegnante? Può
prendere normalmente l’iniziativa o «gli viene concesso» di prendere
l’iniziativa? Da questi fatti si comprende se il bambino è realmente libero
di produrre informazione in classe o si tratta di un puro espediente
didattico. 2. FUNZIONE D’APPRENDIMENTO Abbiamo inquadrato sotto questo nome tutta una serie di
atteggiamenti ed accertamenti che consentono all’adulto, dopo aver dato una
serie di informazioni, di valutare se il bambino è passato da un contenuto ad
uno più ampio in modo funzionale, oppure se ha compreso un problema, insomma
di decidere se c’è stata acquisizione
personale ed elaborazione creativa delle informazioni. Ma non abbiamo trascurato di osservare se il bambino si
rende conto e sviluppa modalità di accertamento sul passaggio della propria
informazione verso l’adulto, i compagni ed i compagni svantaggiati. 3. FUNZIONE RELAZIONALE Abbiamo dato questo nome a tutti gli atteggiamenti che
denotano come i rapporti comunicativi esistenti agiscono e si
strutturano, in senso dichiarato o implicito, tra adulto e bambini, tra
bambini o gruppi di bambini, ed infine tra di essi ed i soggetti portatori di
handicap, oltre che tra questi ultimi e tutti gli altri. Rilevazioni del
genere permettono di contribuire a capire chi detenga il controllo delle
relazioni, in qual misura lo eserciti, attraverso quali meccanismi venga
mantenuto ed esercitato. Ripetiamo, però, che l’aspetto di relazione nei
fenomeni di comportamento non s’osserva allo stato puro, ma si desume dagli
altri momenti considerati. Anche in questo caso si sono considerati i
bambini, normodotati e non, come possibili agenti attivi di relazione e
controllo di esse. La relazione denota come gli individui cercano di
controllarsi a vicenda nei loro rapporti e come cerchino “di mantenere la
faccia” se le cose non vanno come previsto. Nella relazione, comunemente, ciò
che importa è riuscire a mantenere una immagine di sé e riuscire a farla
accettare agli altri, senza particolari discussioni. Ogni discussione
eventuale risulta uno stop della relazione e rimanda ad eventuali immagini
non condivise e conflittuali o negative e neganti, che scorrono in circolo
tra i comunicatori. 4. FUNZIONE ESPRESSIVA Con questo nome sono stati considerati
tutti i fenomeni d’espressione di atteggiamenti emotivi ed affettivi che
accadono quotidianamente nella vita, ma che non necessariamente cadono sotto
il dominio dei contenuti della informazione scolastica o sotto quello
puramente logico del linguaggio. Manifestazioni di situazioni, quindi, che
esulano dalle convenzioni del momento scolastico istituzionalmente inteso, ma
che pure vi vengono portati dalle persone in maniera più o meno rilevante. In
quale modo vi vengono utilizzate? Più dagli adulti o più dai bambini? A quali
fini reciproci? Con quali effetti pragmatici? 5. FUNZIONE VERBALE Trattasi della osservazione dell’uso e della funzione del
linguaggio parlato, inteso come lo strumento di comunicazione e di relazione
più usato nella scuola tanto dal punto di vista di passaggio di informazioni
già selezionate e specifiche, quando dal punto di vista di puro momento di contatto
con l’altro da sé. Come viene usato questo strumento? Con quali regole? Chi
trae maggior giovamento dal suo uso? Perché? Il bambino in che modo utilizza
la funzione verbale? Come la usa con l’adulto e come tra i compagni? Quale è
la sorte di chi non accede, per motivi diversi, all’uso di codesto mezzo di
comunicazione? 6. FUNZIONE NON VERBALE E’ stata considerata come altro possibile
canale di comunicazione di messaggi: tutto
ciò che attiene alla espressione emotiva, al corpo, al gesto. Questa parte
notevole del rapporto tra persone diventa elemento importantissimo in quanto
cassa di risonanza ed amplificazione o momento di contraddizione del
linguaggio verbale. Che posto le spetta nella scuola? Quale nel rapporto tra
adulti e bambini? Come la usano gli adulti e come i bambini? Viene o meno
considerata un settore potenziale di scambio di messaggio là dove non arriva
la parola? O funziona come una parte scorporata e non percepita della
comunicazione? Ciascuna di queste funzioni è stata orientata in una griglia di rapporti fissi. |
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Note: (1)
Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981 torna indietro |
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.