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HANDICAP E SCUOLA (1)

Capitolo 5

Gli assiomi del discorso osservativo

di Paola Maria Fiocco

Introduzione e Sommario

 

| Osservazione dei rapporti interni | Assioma di partenza |
| Osservazione dei momenti di sostegno | Bibliografia |

 

Da quanto detto consegue che la nostra osservazione mirava a disegnare gli accadimenti quotidiani nella scuola, inquadrandoli in alcuni processi fondamentali dal punto di vista dei tipi di interazione. Ha assunto, in tal modo, i caratteri di una analisi dinamica, perché solo dal correlarsi delle linee di tendenza funzionale all’interno della griglia gli eventi osservati sono diventati dati e non prima.

 

Un atteggiamento, un gesto analoghi, accompagnati da differenti elementi di contesto possono dare risultati o spiegazioni o stili di comportamento completamente diversi. In pratica, in questo tipo di osservazione, non si può pensare a un fatto come a qualcosa di preesistente, dotato della forma o del valore di oggetto. Le categorie funzionali di per sé erano vuote ed i rapporti interattivi solo formalmente tracciati, tuttavia alla convergenza, al punto di incontro tra categoria funzionale ed interazioni, si consolida in ciascun contesto una tipologia specifica, sulla base degli accadimenti interni al gruppo. Come a dire che insegnanti e bambini sono ovunque e probabilmente essi si incontrano ovunque con disabili, ma “quei bambini” e “quei disabili” interagiscono in un tempo “x” dando a “y” funzione un timbro che appartiene unicamente a loro stessi e che li caratterizza.

 

Dal nostro punto d’osservazione, ciò che accadeva nelle mattinate scolastiche, era un flusso puntiforme di comportamenti al quale noi davamo significati  esaminandoli al crocevia di alcuni riferimenti fissi, del tipo le funzioni osservate nell’aspetto di relazione ed in quello del contenuto offerto. In altre parole ci prospettavamo come di far precipitare la stessa massa d’acqua da altezze maggiori o minori per ottenerne differenti potenziali elettrici. «Ciò che accade», preso puramente e semplicemente è informe. L’ipotesi e la spiegazione conseguono da un campo già selezionato di osservazioni, nel quale si siano tracciate delle correlazioni e delle distinzioni dove sia necessario.

 

Ad esempio: la funzione informativa e la funzione dell’apprendimento segnalano il percorso in entrata e in uscita dei contenuti nel sistema di comunicazione «adulto-bambino». Esse possono essere attivate in un contesto che comprenda l’espressione dei sentimenti, il gesto, la comunicazione corporea. Diversa darà l’informazione, come diverso sarà il suo effetto pragmatico, se detti altri canali non saranno attivati, o attivati con forza o in quantità scarsa. Questo reciproco combinarsi è il solo spazio che - se analizzato - riesce a offrire un disegno efficace del tipo di relazione alla quale si espongono i bambini nel loro quotidiano scolastico.

 

Sembra a noi, infatti, che i problemi di relazione nella scuola diventino impedimenti ed ostacoli impliciti, se non  riconosciuti, sino a quando siano portati alla coscienza degli operatori e si aprano più canali possibili atti a mantenere aperta la comunicazione, in modo che i bambini si abituino a recepirli ed a sintonizzarsi correttamente nella medesima direzione con coetanei ed adulti. Ma ciò non basterebbe se il bambino rimanesse unicamente un polo recettore, senza mai potersi attivare nel rapporto, come effettivo attore dei rapporti. Ci è sembrato un tema da porre nell’analisi. A tali individuazioni provvede l’osservazione dei rapporti interni ad ogni contesto osservato.

 

A --> B; B --> B; H --> A; B-->A; H-->B; ecc.

 

i quali possono verificarsi tutti, verificarsi in parte, non verificarsi affatto. E’ questo allora il dato che darà con nettezza la qualità, il tipo dell’intervento scolastico.

Ad esempio: là dove l’informazione circolasse solo in direzione A --> B e dove il rapporto fosse sempre

 

A --> B > B -->0                                   (I)

 

maggiore, più denso, sovrastante il suo reciproco, il clima informativo sarebbe molto dissimile da quello di un contesto in cui l’informazione circolasse, invece, così:

 

B --> A --> B --> A --> B ...        (II)

 

Un terzo caso può verificarsi: quello in cui il rapporto si manifesti così:

 

B --> A x A --> B                                  (III)

 

         I.      Il primo è un caso di assoluta preponderanza del ruolo adulto: la comunicazione del bambino verso l’adulto è guidata, scoraggiata, o inesistente.

       II.      Il secondo è un caso di circolarità comunicativa, senza parti contrapposte e senza ruoli pre-formati. L’attività del bambino è favorita, incoraggiata, abbondante.

      III.      Il terzo è un caso di mediazione comunicativa in cui il ruolo adulto una netta prevalenza e spazio, ma nel contempo si permette ai bambini di interagire anche se tramite l’adulto. Può essere una interazione equilibrata per mantenere il controllo, o può portare allo scontro.

 

Questi esempi prescindono ancora dal soggetto portatore di handicap, ma è chiaro che la questione è analoga: funzioni ed interazioni si raccordano in alcuni vincoli specifici e ne emergono eventi, dati e fenomeni da visualizzare ed analizzare per giungere a liberare i nuclei di significato sopra e sottostanti il comportamento.

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Il nostro assioma di partenza puntava proprio in direzione opposta a quello delle insegnanti: noi non attribuivamo ai comportamenti, così come li vedevamo, nessuna significato oggettivo (tranne il fatto fisico della coesistenza di un certo numero di persone in una stanza arredata) o formulavamo giudizi, ma gli «oggetti possibili» della osservazione scaturivano dal modo in cui le interazione degli attori strutturava le informazioni nella griglia. L’oggettività non è un a-priori nel mondo dei comportamenti: chi voglia renderli significativi deve operare delle selezioni e delle scelte che portino alla costruzione attiva delle modalità del soggetto osservato in relazione, mai il contrario. Tale è la migliore garanzia di non lasciarsi guidare dalle apparenze.

 

All’interno di questa ottica sono state elaborate le tematiche e le aree successive, in base, cioè ad operazioni di raccordo, di proporzioni tra componenti stabilite dalla griglia di osservazione. Questa modalità osservativa ricostruisce le storie di tutti i giorni, i riti complessi tra le persone. Ciò che fa sì che «i fatti accadano» è la modalità relazionale del gruppo verso tutti gli altri ed anche il portatore di handicap. Di per sé non gli  si assegna alcuno status, gli eventi passano al di fuori o al disopra di lui se la comunicazione non lo costituisce e lo istituisce..

 

Qualsiasi suo tentativo di «esserci» non potrà essere vissuto che al negativo, in quanto trasgressione di quelle norme nelle quali egli non è contemplato. Questa è la ragione per cui pensiamo che le relazioni codificate dei rapporti siano «storia» e far la «storia» quotidiana sia anche osservare le relazioni che istituiscono e stabilizzano i processi. Dall’osservazione dei momenti in cui le istituzioni collocano l’agire ed il significare sociale dei rapporti si può comprendere quale sia lo spazio in cui essi realmente stanno. Un conseguente progetto operativo altro non è che una operazione di inserimenti di taluni in certe reti comunicative attive di persone e, contemporaneamente, di modificazione di alcune modalità di azione nella rete istituzionale, familiare, amicale, in maniera da stimolare la circolarità dei processi.

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L’osservatore, in questa prospettiva, non è un «interprete», ma anzi colui grazie al quale punti anche infinitesimali delle catene interattive vengono trascelti dal flusso ed utilizzati per ri-significare il continuum osservato e in questo atto di ri-significazione si producono nuovi elementi atti a conoscerlo e a modificarlo.

 

Per quanto concerne l’osservazione dei momenti di sostegno dato ai soggetti in difficoltà in certe ore della giornata, ci si è mossi sulla medesima linea, mantenendo inalterate le funzioni e riducendo i rapporti di relazione osservati a quello

«adulto --> b.handicappato»

 con il suo reciproco

«b. handicappato --> adulto».

 Ex-novo è stato introdotto il rapporto

«adulto --> adulto»,

 

se il sostegno si svolgesse in compresenza col titolare di cattedra o se tra le due figure adulte si fossero verificati rapporti degni di nota per il contesto. Infine s’è considerato, sempre nel sostegno, il rapporto

«handicappato --> handicappato»

nel caso che più bambini portatori di handicap fruissero insieme del momento di sostegno.

 

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Note:

(1) Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981    torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.