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HANDICAP E SCUOLA (1) Capitolo 6 Indicazioni
sul metodo osservativo |
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| Indicazioni sul metodo osservativo | Due tendenze | |
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INDICAZIONI SUL METODO
OSSERVATIVO Visti gli argomenti precedenti ora è opportuno indicare in quale modo sia possibile costruire un metodo d’osservazione privo delle caratteristiche schematizzanti determinate da un tipo di ricerca tesa a ridurre gli eventi osservati ad oggetto «esterno» e «naturale» da studiare in variabili isolate, oppure esprimendolo in teorie, che si trasformano, in un secondo tempo, in categorie normative. Un metodo di indagine che voglia essere significativo in
direzione opposta deve possedere almeno due requisiti essenziali: à il primo riguardante il «qui ed
ora» del contesto analizzato, dato che molto importante è, invece,
salvaguardare la temporalità dei momenti osservati nel loro fluire e nella
loro immediatezza. à Il secondo requisito nella
necessità di isolare e comprendere i nuclei portanti dell’asse scolastico, in
modo tale da poterne individuare i fattori più atti a rendere ragione del
funzionamento in situazioni diverse. Questi due aspetti presi unitariamente dovrebbero poter
dare sufficienti garanzie di riuscire a comporre un quadro unitario di
osservazioni su temi specifici, permettendo, se occorre, di dar forma ad una
strategia d’intervento. I problemi teorici sottesi ad una qualunque forma di
osservazione sono molti e sottili; da una parte si tratta di salvaguardare la
complessità esistenziale del rapporto umano osservato, nella misura in cui si
ritiene che la «coscienza» umana dell’agire non possa essere fissata a priori
né scomposta in tratti variabili, ma sia un tutto articolato che dona senso
al mondo. Per raggiungere questo obiettivo l’operazione da compiersi su un
piano epistemologico e metodologico è articolata e complessa, né
sintetizzabile facilmente in poco spazio: vediamo di darne un abbozzo
illustrativo. Si tratta di operare due precise scelte di campo: la prima
consiste nel richiamarsi alla storia degli individui, la seconda comporta
aver chiaro in mente che la nozione di «individuo» è mera astrazione;
l’individuo, infatti, è sempre in relazione con l’individuo. Da questo
consegue che non esistono fatti osservabili in sé, ma fatti relativi, cioè
descrivibili all’interno di relazioni inter-umane. DUE TENDENZE All’interno di tali enunciazioni all’apparenza banali sta
racchiuso un problema scientifico fondamentale, che comporta l’abbandono di
uno schema osservativo dualistico (azione sociale e pensiero astratto come
contrapposti), il quale facilmente permette di scivolare verso una visione
oggettivante e trattare l’universo umano alla stregua di quello fisico, dando
alle scienze dell’uomo una cornice di quelle fisico-naturali, nell’illusione
che ciò produca il vero. Nel panorama scientifico attuale (1980-81) diverse
tendenze di pensiero muovono in questa direzione: soprattutto due appaiono
quanto mai interessanti per il nostro tentativo di consolidare una strategia
dell’osservazione. Da una parte si tratta del recupero dell’analisi biografica
da parte della sociologia, l’antropologia e la ricerca storica, dall’altra
della analisi della comunicazione umana (tra individui, gruppi e sistemi),
condotta in prospettiva sistemico-cibernetica. La prima tendenza parte dal presupposto che «... una vita è una prassi che si appropria dei rapporti sociali (le strutture sociali), le interiorizza e le ritrasforma in strutture psicologiche (...). Ogni vita umana si rivela fin nei suoi aspetti meno generalizzabili come sintesi verticale di una storia sociale (...). Il nostro sistema sociale è tutto intero in ciascuno dei nostri atti, in ciascuno dei nostri sogni, deliri, opere, comportamento e la storia di questo sistema è tutta intera nella storia della nostra vita individuale» (2). Vale la pena di annotare in margine alla prospettiva di F. Ferrarotti che, se questo tipo di ricerca così ricco e stimolante, permette di costruire la «scienza del particolare e del soggettivo», è anche in grado di fornire delle conoscenze esaustive e generali, e che ciò accade non solo perché “l’osservatore” non è più in posizione di fuori-gioco a contemplare un mondo statico, bensì perché si trova in interazione con i soggetti che esamina, quindi è a sua volta elemento «osservabile e circoscrivibile», facente parte del contesto e non categoria onnisciente, superiore ed astratta. Si può giungere, in tale modo, a risultati preziosi anche perché lo spaccato di storia individuale che costruiamo è sempre «storia di relazioni», dato che ciascuno, nel mondo, è in relazione con l’altro, nell’alienazione o nel disagio per avere rapporti di dipendenza (interdipendenza), nella libertà per cercare e creare rapporti di diversa natura intersoggettiva, cioè paritetica. Ne consegue, quindi, che costruire biografie di vita, di situazioni, spaccati di vita quotidiana è si per sé momento di indagine sociale: infatti la categoria di individuo è ambigua, mentre è, piuttosto, dato costante assetto relazionale del tessuto sociale. A SCUOLA Gli individui possono avere aspetti e momenti ascrivibili
alla loro «singolarità» (es. ciò che è proprio di Mario Verdi) e questi sono
dati che l’osservatore e lo studioso del quotidiano relegano sullo sfondo,
pensando sia meglio ricercare atteggiamenti tipici e comuni a tutti.
Atteggiamenti tipici e comuni a tutti sono quelli di relazione: in relazione
con l’altro (gli altri) ci si riconosce e si conosce. In questa cornice
cognitiva è possibile prospettare la nostra indagine osservativa, non come
una tecnologia dell’efficienza, ma piuttosto come un punto di arrivo e di
fusione di una vasta operazione epistemologica, che ha i suoi cardini del
novecento nella fenomenologia, nell’esistenzialismo e culmina nella teoria
dei sistemi. Si sono giovate di questo complesso di teorie soprattutto
le psichiatrie e le psicologie antidogmatiche del XX secolo (3). E’ doveroso mostrare quanto queste prospettive epistemologiche
possano essere utili se applicate all’analisi dell’istituzione scuola, sempre
tenendo a mente che osservare la scuola nella sua vita quotidiana è di
importanza capitale al fine di far corrispondere tanto l’organizzazione delle
scienze della educazione quanto l’attuale struttura scolastica, fatti che
stanno tra di loro in un rapporto di reciproca interdipendenza. Per raggiungere questo risultato forse può essere utile
applicare il settore di indagini dell’osservazione del quotidiano alla
scuola, partendo dalla affermazione (paradossale, ma non troppo), che la
nostra scuola possiede l’appellativo di «pubblica» mentre in realtà risponde
a forti spinte “privatizzanti” non di tipo aziendalistico, ma piuttosto che
tendono a separarla dalla vita sociale, culturale e politica, riducendola a
sfera di rapporti chiusi nel perimetro delle aule, nelle quali ciò che accade
è sottratto alla giurisdizione della dimensione collettiva, per trasformarsi,
nonostante gli sforzi dei più consapevoli, in apprendimenti formali e
riproduzione passiva dei rapporti sociali più comuni ed esterni. Da questo
punto di vista, in rapporto all’evoluzione delle conoscenze e delle dinamiche
sociali, quel che accade a scuola è un tracciato schematizzato e povero di
accrescimenti personali e culturali. Di fronte a un simile aspetto dell’insegnamento non si
poteva altro che privilegiare una osservazione delle relazioni che fosse in
grado di ricomporre i soggetti attivi nella loro dimensione spazio-temporale
e di contesto, ciò nella convinzione che nessuna indagine di tipo statistico
o sperimentale li avrebbe «riattribuiti attivamente alla loro storia» (4). L’altro aspetto insito nella costruzione di una metodologia
osservativa riguarda la consapevolezza che i rapporti umani sono fatti di
interazione e di cambiamento reciproco; cioè a dire che non è possibile
considerare gli effetti dell’ interazione di A verso B soltanto, ma anche
considerare gli effetti del messaggio di risposta di B ad A, in una
inscindibile unità d’effetti pragmatici. La analisi pragmatica della comunicazione è stata poco
compresa ed utilizzata da quanti ritenevano di scorgervi elementi di
comportamentismo e di efficientismo tecnologico, come se l’ approccio
sistemico si occupasse solo della sparizione dei sintomi, lasciando
inalterati i sistemi di cui si occupa. Le ragioni culturali e scientifiche
per cui questa visione del mondo è qui accostata alle indagini sul
quotidiano, alle microstrutture e alla ricostruzione delle storie individuali
stanno in quanto già esposto in precedenza: ciascuna «storia» individuale o
di situazione e di sistema è, in realtà,
storia di relazioni, in prima istanza con se stessi e poi con altri.
Elementi formali di rete collegano, in conclusione, i contenuti che attirano
in rete i soggetti attivi. |
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Note: (1) Padova, Corso di laurea in
Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981 torna
indietro (2) F. FERRAROTTI, Storia e storie di vita, Laterza, Bari, 1981, p. 41. torna indietro (3) M. ROSSI MONTUS VITALE, Dall’analisi esistenziale alla teoria dei sistemi, Feltrinelli, Milano, 1980. torna indietro (4) F. FERRAROTTI, op.cit., pp. 47, 48.. torna
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.