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HANDICAP E SCUOLA (1)

Capitolo 6

Indicazioni sul metodo osservativo

di Paola Maria Fiocco

Introduzione e Sommario

 

| Indicazioni sul metodo osservativo | Due tendenze |
| A scuola | Bibliografia |

 

INDICAZIONI SUL METODO OSSERVATIVO

 

Visti gli argomenti precedenti ora è opportuno indicare in quale modo sia possibile costruire un metodo d’osservazione privo delle caratteristiche schematizzanti determinate da un tipo di ricerca tesa a ridurre gli eventi osservati ad oggetto «esterno» e «naturale» da studiare in variabili isolate, oppure esprimendolo in teorie, che si trasformano, in un secondo tempo, in categorie normative.

 

Un metodo di indagine che voglia essere significativo in direzione opposta deve possedere almeno due requisiti essenziali:

à      il primo riguardante il «qui ed ora» del contesto analizzato, dato che molto importante è, invece, salvaguardare la temporalità dei momenti osservati nel loro fluire e nella loro immediatezza.

à      Il secondo requisito nella necessità di isolare e comprendere i nuclei portanti dell’asse scolastico, in modo tale da poterne individuare i fattori più atti a rendere ragione del funzionamento in situazioni diverse.

Questi due aspetti presi unitariamente dovrebbero poter dare sufficienti garanzie di riuscire a comporre un quadro unitario di osservazioni su temi specifici, permettendo, se occorre, di dar forma ad una strategia d’intervento.

 

I problemi teorici sottesi ad una qualunque forma di osservazione sono molti e sottili; da una parte si tratta di salvaguardare la complessità esistenziale del rapporto umano osservato, nella misura in cui si ritiene che la «coscienza» umana dell’agire non possa essere fissata a priori né scomposta in tratti variabili, ma sia un tutto articolato che dona senso al mondo. Per raggiungere questo obiettivo l’operazione da compiersi su un piano epistemologico e metodologico è articolata e complessa, né sintetizzabile facilmente in poco spazio: vediamo di darne un abbozzo illustrativo. Si tratta di operare due precise scelte di campo: la prima consiste nel richiamarsi alla storia degli individui, la seconda comporta aver chiaro in mente che la nozione di «individuo» è mera astrazione; l’individuo, infatti, è sempre in relazione con l’individuo. Da questo consegue che non esistono fatti osservabili in sé, ma fatti relativi, cioè descrivibili all’interno di relazioni inter-umane.

 

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DUE TENDENZE

 

All’interno di tali enunciazioni all’apparenza banali sta racchiuso un problema scientifico fondamentale, che comporta l’abbandono di uno schema osservativo dualistico (azione sociale e pensiero astratto come contrapposti), il quale facilmente permette di scivolare verso una visione oggettivante e trattare l’universo umano alla stregua di quello fisico, dando alle scienze dell’uomo una cornice di quelle fisico-naturali, nell’illusione che ciò produca il vero. Nel panorama scientifico attuale (1980-81) diverse tendenze di pensiero muovono in questa direzione: soprattutto due appaiono quanto mai interessanti per il nostro tentativo di consolidare una strategia dell’osservazione. Da una parte si tratta del recupero dell’analisi biografica da parte della sociologia, l’antropologia e la ricerca storica, dall’altra della analisi della comunicazione umana (tra individui, gruppi e sistemi), condotta in prospettiva sistemico-cibernetica.

 

La prima tendenza parte dal presupposto che «... una vita è una prassi che si appropria dei rapporti sociali (le strutture sociali), le interiorizza e le ritrasforma in strutture psicologiche (...). Ogni vita umana si rivela fin nei suoi aspetti meno generalizzabili come sintesi verticale di una storia sociale (...). Il nostro sistema sociale è tutto intero in ciascuno dei nostri atti, in ciascuno dei nostri sogni, deliri, opere, comportamento e la storia di questo sistema è tutta intera nella storia della nostra vita individuale» (2). Vale la pena di annotare in margine alla prospettiva di F. Ferrarotti che, se questo tipo di ricerca così ricco e stimolante, permette di costruire la «scienza del particolare e del soggettivo», è anche in grado di fornire delle conoscenze esaustive e generali, e che ciò accade non solo perché “l’osservatore” non è più in posizione di fuori-gioco a contemplare un mondo statico, bensì perché si trova in interazione con i soggetti che esamina, quindi è a sua volta elemento «osservabile e circoscrivibile», facente parte del contesto e non categoria onnisciente, superiore ed astratta.

 

Si può giungere, in tale modo, a risultati preziosi anche perché lo spaccato di storia individuale che costruiamo è sempre «storia di relazioni», dato che ciascuno, nel mondo, è in relazione con l’altro, nell’alienazione o nel disagio per avere rapporti di dipendenza (interdipendenza), nella libertà per cercare e creare rapporti di diversa natura intersoggettiva, cioè paritetica. Ne consegue, quindi, che costruire biografie di vita, di situazioni, spaccati di vita quotidiana è si per sé momento di indagine sociale: infatti la categoria di individuo è ambigua, mentre è, piuttosto, dato costante assetto relazionale del tessuto sociale.

 

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A SCUOLA

 

Gli individui possono avere aspetti e momenti ascrivibili alla loro «singolarità» (es. ciò che è proprio di Mario Verdi) e questi sono dati che l’osservatore e lo studioso del quotidiano relegano sullo sfondo, pensando sia meglio ricercare atteggiamenti tipici e comuni a tutti. Atteggiamenti tipici e comuni a tutti sono quelli di relazione: in relazione con l’altro (gli altri) ci si riconosce e si conosce. In questa cornice cognitiva è possibile prospettare la nostra indagine osservativa, non come una tecnologia dell’efficienza, ma piuttosto come un punto di arrivo e di fusione di una vasta operazione epistemologica, che ha i suoi cardini del novecento nella fenomenologia, nell’esistenzialismo e culmina nella teoria dei sistemi.

 

Si sono giovate di questo complesso di teorie soprattutto le psichiatrie e le psicologie antidogmatiche del XX secolo (3). E’ doveroso mostrare quanto queste prospettive epistemologiche possano essere utili se applicate all’analisi dell’istituzione scuola, sempre tenendo a mente che osservare la scuola nella sua vita quotidiana è di importanza capitale al fine di far corrispondere tanto l’organizzazione delle scienze della educazione quanto l’attuale struttura scolastica, fatti che stanno tra di loro in un rapporto di reciproca interdipendenza.

 

Per raggiungere questo risultato forse può essere utile applicare il settore di indagini dell’osservazione del quotidiano alla scuola, partendo dalla affermazione (paradossale, ma non troppo), che la nostra scuola possiede l’appellativo di «pubblica» mentre in realtà risponde a forti spinte “privatizzanti” non di tipo aziendalistico, ma piuttosto che tendono a separarla dalla vita sociale, culturale e politica, riducendola a sfera di rapporti chiusi nel perimetro delle aule, nelle quali ciò che accade è sottratto alla giurisdizione della dimensione collettiva, per trasformarsi, nonostante gli sforzi dei più consapevoli, in apprendimenti formali e riproduzione passiva dei rapporti sociali più comuni ed esterni. Da questo punto di vista, in rapporto all’evoluzione delle conoscenze e delle dinamiche sociali, quel che accade a scuola è un tracciato schematizzato e povero di accrescimenti personali e culturali.

 

Di fronte a un simile aspetto dell’insegnamento non si poteva altro che privilegiare una osservazione delle relazioni che fosse in grado di ricomporre i soggetti attivi nella loro dimensione spazio-temporale e di contesto, ciò nella convinzione che nessuna indagine di tipo statistico o sperimentale li avrebbe «riattribuiti attivamente alla loro storia» (4). L’altro aspetto insito nella costruzione di una metodologia osservativa riguarda la consapevolezza che i rapporti umani sono fatti di interazione e di cambiamento reciproco; cioè a dire che non è possibile considerare gli effetti dell’ interazione di A verso B soltanto, ma anche considerare gli effetti del messaggio di risposta di B ad A, in una inscindibile unità d’effetti pragmatici.

 

La analisi pragmatica della comunicazione è stata poco compresa ed utilizzata da quanti ritenevano di scorgervi elementi di comportamentismo e di efficientismo tecnologico, come se l’ approccio sistemico si occupasse solo della sparizione dei sintomi, lasciando inalterati i sistemi di cui si occupa. Le ragioni culturali e scientifiche per cui questa visione del mondo è qui accostata alle indagini sul quotidiano, alle microstrutture e alla ricostruzione delle storie individuali stanno in quanto già esposto in precedenza: ciascuna «storia» individuale o di situazione e di sistema è, in realtà,  storia di relazioni, in prima istanza con se stessi e poi con altri. Elementi formali di rete collegano, in conclusione, i contenuti che attirano in rete i soggetti attivi.

 

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Note:

 

(1) Padova, Corso di laurea in Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981    torna indietro

(2) F. FERRAROTTI, Storia e storie di vita, Laterza, Bari, 1981, p. 41.   torna indietro

(3) M. ROSSI MONTUS VITALE, Dall’analisi esistenziale alla teoria dei sistemi, Feltrinelli, Milano, 1980.    torna indietro

(4) F. FERRAROTTI, op.cit., pp. 47, 48..    torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.