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HANDICAP E SCUOLA (1) Capitolo 9 Possibilità
di codificazione dei protocolli |
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Interessante e significativa può essere l’articolazione
del materiale raccolto (nel caso d’approccio del tipo (B), a cui si riferisce
l’esempio di tabella:
Potremmo ottenere una tabulazione dell’andamento
scolastico calcolando i punteggi delle risposte, dopo averli raggruppati in
diversi insiemi di atteggiamento, anche se questo tipo di valutazione ci
darebbe uno spaccato statico di ciascuna situazione analizzata). Se il nostro
interesse è quello di determinare la contestualità di quel che accade,
facendo salva l’esigenza della costruzione di un quadro dinamico, allora
molto più produttivo sarà costruire l’andamento delle relazioni. Ciascun tipo di interazione osservato, infatti, non è che
una delle facce del complesso rapporto scolastico tra insegnanti, bambini,
bambini in difficoltà motoria o cognitiva. E’ proprio dall’esame circolare
(2) di ciascuna relazione che emerge la natura
problematica del conflitto. In altre parole, sapere che il soggetto in
difficoltà è rifiutato può essere una descrizione ovvia. Riuscire a determinare
in quali funzioni comunicative si accede al rifiuto offre già maggiori
garanzie di informazione e di novità e potrebbe permettere interventi
progettuali per mezzo dei quali orientare il cambiamento. Facciamo un
esempio. Spesso può accadere che nelle classi vi sia una conflittualità
distribuita per gruppi di scolari in lotta tra loro. Distinguere in quante o
quali situazioni accade può essere ripetitivo, inutile, può non esserlo se
riusciamo a determinare la natura del conflitto in ordine a quello che sta accadendo a scuola
rispetto alle informazioni e i comportamenti che circolano, ad esempio
Va aggiunto che molto spesso un insegnante non sospetta
neppure di essere la fonte potenziale del conflitto, di cui pure lamenta gli
effetti nella organizzazione quotidiana. Altro esempio: può accadere che
un insegnante debba ricorrere ai bambini per sapere qualcosa di più su un
bambino o su un bambino handicappato. Può essere questi un’insegnante del
tutto inadeguato o disattento nella decodificazione di messaggi non verbali,
per cui accade che i bambini presenti alla situazione, debbano tradurre in
parole il significato di qualche atteggiamento già espresso a livello non
verbale. L’insegnante può essere convinto che «i bambini ne sappiano di più
sui bambini» ma può essere cieco alla propria sordità specifica. Dire quante
volte questo fatto accade non spiega l’evento in sé, più produttivo potrebbe
essere concatenarlo ad altre comunicazioni contestuali per renderlo
significativo nel senso di collegarlo a patterns specifici di comportamento. Per ottenere risultati esplicativi è chiaro che occorre
includere tratti di comportamento appartenenti ai settori d’interazione di
ciascuna funzione e connetterli dinamicamente alle risposte. Ad esempio: un tratto interattivo del tipo (A --> B) «Detta
la lezione invece di spiegarla» può essere connesso, in un contesto classe,
con il tratto interattivo risultante come feed-back (B --> A): «Nega i
contenuti che gli vengono proposti». Al contrario, in un diverso contesto, il
tratto interattivo del tipo (A --> B)
«Detta la lezione invece di spiegarla» può essere legato al feed-back (B --> A) «non interviene mai
nel processo informativo, accetta supinamente le proposte adulte». Ecco come un medesimo atteggiamento quotidiano di proposta
informativa dell’adulto può dare origine a comportamenti in certi casi
opposti e venire esplorata, caso per caso, la natura “singolare” della
risposta. Ciò evita radicalmente il ricorso a spiegazioni tautologiche del
tipo: «La classe non segue», oppure «La classe è conflittuale». Il tratto di comportamento del bambino (B --> A) «non
interviene mai nel processo informativo, quindi accetta supinamente la
proposta adulta», può risultare connesso ad una comunicazione adulta (A
--> B) di tipo normativo o
paradossale del tipo «Dimmi quello che vuoi fare, così te lo faccio fare»: in
questo caso la natura dell’appiattimento della classe può avere ragioni
interattive ancora diverse da quelle esposte nell’esempio precedente,
prodotte quasi da una sorta di relazione a doppio legame. In questo modo la
«trama relazionale» del quotidiano scolastico si evidenzia mettendo in
parallelo tratti comportamentali e/o atteggiamenti con i momenti funzionali
in cui ciò avviene, in modo tale da ricostruirne l’aspetto interattivo e di
relazione, che sembra essere quello che determina lo schema dinamico degli
accadimenti e li rende significativi. In nessun caso, pertanto, il quadro d’osservazione
proposto si comporta come uno schema sovrapposto forzatamente al contesto
osservato, in quanto ciascun tratto rubricato nei tipi di interazione interni
o, ciascuna funzione, non si pongono mai come elemento valutativo, anzi, di
per sé sono contenitori vuoti se non si trova la connessione che li rende
significativi, rendendo possibile l’emergenza dei significati concreti
caratterizzanti il singolo contesto osservato. La singolarità, allora,
sembra essere il risultato della: ·
connessione di una funzione (es. informare) ad un tipo di
relazione (A-->H) od un altro; ·
in una modalità di ridondanza anche (ma non solo) temporale che
è propria dei due o più soggetti osservati; ·
nel loro contesto comunicativo che porta alla ridondanza lo
schema comunicazionale. Per questa ragione si affermava inizialmente che «l’oggettività» è qualcosa che non sta a monte, ma a valle del lavoro di osservazione e non consiste solo in una preventiva cautela nella raccolta dei dati, ma consegue dalla messa in presa diretta di questo o quel dato con altri. Il concreto aspetto sociale non è tanto ciò che è nel contesto, ma quanto di particolare sappiamo far dire a quel contesto medesimo, ricostruendone al massimo l’individualità e singolarità, da cui scaturiscono gli aspetti caratteristici di quella situazione. L’operazione può essere fatta connettendo funzioni generali e tipi di relazioni, che restano l’ossatura comune a tutti i soggetti sociali. Si può parlare, in questo nostro caso, di «oggettività dinamica» che non va immaginata come «contenuta o raggiunta» nelle cose o nei fenomeni osservati, ma prodotta per successive ri-costruzioni di funzioni, di relazioni: i soli momenti che diano sostanza contestuale alla dimensione umana. Senza «relazioni in un contesto» infatti non c’è significato e neppure storia, ma stasi, anzi involuzione. Lo scoglio più grave dell’accettazione di questa modalità di
ricerca lo si trova nella mentalità di chi crede invece
nell’oggettività-statica, quella che sarebbe «dentro» i fatti umani, di
solito privati assolutamente dal loro versante di relazione, ma la realtà è ben
diversa. Perché è spogliando i comportamenti e gli atteggiamenti della loro
indissolubile natura che si fanno delle valutazioni. Ciò dovrebbe spiegare
l’incomprensione emotiva suscitata da questo tipo di schema d’osservazione:
nella scuola si è totalmente impreparati a cogliere gli aspetti di relazione
della vita quotidiana, pertanto il tipo di rilevazioni operate, se non se ne
comprende la natura cognitiva
dinamica, può essere scambiato per una operazione valutativa del
lavoro degli insegnanti, mentre esso mira proprio a mettere in luce problemi
e conflitti dopo aver disegnato le mappe delle reti interattive quotidiane
nelle quali il conflitto medesimo si determina. Ma l’abbattimento di
mentalità fortemente valutative sarà un effetto conseguente all’abbandono di
teorie che costringono gli insegnanti ad essere applicatori di giudizi
astratti prodotti dagli altri. Il meccanismo con cui questo processo si
attualizza è il ricorso al giudizio di valore che tende a sostituire
completamente connessioni di enunciati operativi e descrittivi. Dal quadro epistemologico articolato in precedenza e con le
metodiche descritte, si sono ottenute una serie di procedure e regole
costanti all’interno dei contesti. Regole e procedure sono state usate per
costruire alcune importanti inferenze che riassumiamo, in forma critica, come
risultato delle osservazioni. Si tratta di criticità che riguardano i
contesti classe, oppure che riguardano, nello specifico, i soggetti portatori
di handicap osservati nel contesto classe quanto in quello di sostegno. |
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Note: (1) Padova, Corso di laurea in
Psicologia,insegnamento di Sociologia III, 1981 torna indietro |
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001.