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IL CANE COME MEDIATORE EDUCATIVO NELL’ESPERIENZA DI PET-THERAPY CON SOGGETTI AFFETTI DA DISABILITA’ INTELLETTIVA Procedure operative |
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L’esperienza è iniziata nel
1998; inizialmente sono stati scelti 9 ragazzi, all’interno del Socio
Educativo di Via Volta, valutando la potenzialità relazionale e le capacità
residue presenti. Una valutazione più approfondita è arrivata da un’attenta
analisi dei progetti individuali, intravedendo per ognuno il possibile spazio
che il cane avrebbe potuto avere nell’intervento educativo globale. Per alcuni
di loro è stata inoltre ipotizzata un’effettiva ricaduta in termini di
benefici sul potenziamento della capacità affettivo-emotiva. Anche
l’esistenza all’interno del Centro di conigli nani, canarini e la presenza di
animali domestici a casa anche nel passato sono stati elementi che hanno
contribuito alla scelta del gruppo. Il primo periodo è stato caratterizzato dall’avvicinamento dei cani ai ragazzi, per verificare le reazioni di entrambi nelle situazioni destrutturate. Ai ragazzi è stata offerta la possibilità di avvicinare i cani in situazioni normali e non artificiali. Obiettivo di questi primi incontri è stato quello di verificare le reazioni dei ragazzi in prossimità dei cani, atteggiamenti di chiusura, di apertura, di paura e di indifferenza. In queste prime fasi è stata data grande attenzione all’ambiente in cui i ragazzi approcciavano i cani, con la costante presenza dell’educatore, a fungere da elemento rassicuratore e del conduttore. Sono stati utilizzati n. 4 cani
addestrati per non udenti, di razza: n. 3 meticci e n. 1 schnauzer gigante. Attualmente
vengono utilizzati 5 Labrador. La prima attività è stata
l’avvicinamento graduale del cane al ragazzo. Le reazioni di quest’ultimo
diventavano elemento di valutazione da parte dell’educatore e del conduttore,
per stabilire la vicinanza/lontananza o le modalità di contatto tra il
ragazzo e il cane. La presenza dell’educatore è stata elemento di filtro
affinché il contatto con il cane avvenisse senza traumi e mediato secondo le
risposte dei ragazzi. Contemporaneamente all’avvicinamento dell’animale era
posta attenzione al rapporto ragazzo-conduttore. Ai conduttori sono stati
presentati i ragazzi scelti per il progetto evidenziandone i tratti
caratteristici di comportamento, le capacità presenti, le peculiarità
motorie, le modalità di comunicazione, il tipo di linguaggio utilizzato e il
deficit da cui sono affetti. Ogni momento è stato
accuratamente ripreso per poi essere analizzato dall’equipe onde poter meglio
valutare le risposte date e progettare l’incontro successivo. Dalle prime visioni è emersa la
necessità di porre il ragazzo in un ambiente comodo, tranquillo, consono alle
sue esigenze. Da un lato la comodità della posizione in cui il ragazzo veniva
a trovarsi gli permetteva di controllare, nel modo migliore per lui,
l’ambiente circostante; dall’altro la riduzione dell’ansia provata da parte
dell’educatore, sono stati l’elemento chiave per vincere la diffidenza e la
paura di approccio verso il cane. Questa
prima osservazione ci sembra fondamentale: molti ragazzi con difficoltà
visuopercettive, di orientamento spaziale e motorie, trovandosi a dover
canalizzare molte delle loro energie, per mantenere un equilibrio precario e
per controllare la loro posizione rispetto all’ambiente e ai disturbi di
questo, rischiano di rifiutare il cane, in quanto incapaci di controllarlo, e
di decodificarne il movimento nello spazio visivo. Il ragazzo, una volta messo in una posizione di long-sitting a terra, che costituisce elemento di stabilità, annullando i disequilibri motori e di percezione dello spazio circostante, migliora il controllo del campo visivo ed è facilitato dal punto di vista manuale, trovandosi così in una situazione in cui lo sguardo è alla stessa altezza dell’animale. Tale posizione ha permesso un
migliore intervento di guida fisica dell’educatore e del conduttore ed è
servita da elemento rassicurante, poiché permetteva la protezione sul
possibile comportamento troppo invasivo del cane. Tutto il materiale filmato
e fotografato è stato poi mostrato ogni volta al gruppo dei ragazzi
protagonisti sotto forma sia di video, sia di fotografie appese poi in
cartelloni. Alcuni di loro tengono inoltre un diario dell’attività e
l’esperienza è rielaborata all’interno di un giornalino del Centro. Successivamente, nella
seconda fase di avvicinamento, sono state proposte uscite con il cane al
guinzaglio nel parco e nei paraggi del Centro. L’attenzione è stata posta
sulla percezione del movimento del cane. Già in questa fase si sono
evidenziati i possibili utilizzi futuri per lo sviluppo dell’attività motoria
che alcuni dei ragazzi già svolgono con l’intervento della fisioterapista
all’interno del Centro. In queste prime uscite alcuni dei ragazzi hanno anche
iniziato ad utilizzare i comandi verso i cani. La cosa più eclatante emersa in
questi primi cinque incontri è stata la grande capacità motivante che
il cane ha avuto sui ragazzi, secondo lo status psicofisico di ogni
persona e secondo le particolarità del loro handicap, ognuno ha manifestato potenzialità
latenti che emergevano con difficoltà nel lavoro quotidiano. A fronte di ciò
il cane ha permesso, con molta semplicità, l’esplosione immediata di
potenzialità poco espresse se non a fronte di grossi stimoli motivanti. La
grossa motivazione data dalla presenza del cane ha consentito: un aumento dei
tempi di attenzione, un miglioramento della motivazione al movimento verso il
cane, delle manifestazioni emotive e di affetto, dei cambi di tono di umore,
stimolazione uditiva, tattile e sensoriale, aumento della verbalizzazione e
del tono di voce. Un incremento si riscontra inoltre nella possibilità di
rielaborare a distanza di tempo l’esperienza e la forte gratificazione. Questi primi incontri hanno
evidenziato le preferenze dei ragazzi nei confronti dei cani
manifestando scelte precise rispetto al cane con cui operare. Particolare
attenzione, durante le visite a San Patrignano è stata posta alla visita dei
luoghi di vita dei cani, nelle loro casette, all’interno dei recinti dove
passano gran parte della giornata, cercando di mostrare il contesto di vita
degli animali con cui poi avrebbero lavorato. Ogni visita a San Patrignano è
preceduta da elementi di anticipazione all’esperienza come la preparazione
dello zainetto che contiene il grembiule da lavoro, la ciotola, il
guinzaglio, le crocchette. Questa prima parte
dell’esperienza è durata dai primi di agosto fino ai primi di dicembre con
due incontri a settimana, i primi quattro presso il C.S.E di Via Volta e
successivamente presso il Centro di San Patrignano di San Vito di Pergine
(Tn). I tempi di lavoro andavano da un minimo di 15 minuti ad un
massimo di 1 ora e 30 minuti non continuativi, intercalate da pause
necessarie sia al cane sia al ragazzo. I tempi di attenzione in soggetti
affetti da disabilità intellettiva rappresentano una delle condizioni di
maggiore impedimento nella strutturazione di molte attività, solo un contesto
molto motivante permette di lavorare per tempi di attenzione così lunghi. · Successivamente si sono aggregati 6 ragazzi del CSE di Via Gramsci, 8 del CSE di via Onestinghel e 6 del CSO di Via Suffragio. In questo periodo è importante
sottolineare il rimando positivo che i contesti familiari hanno dato
dell’esperienza riportando i racconti dei ragazzi, le variazioni d’umore, di
comportamenti, di una maggiore coscienza del proprio vissuto esperienziale e
temporale. I genitori hanno manifestato gli
effetti positivi del ricordo e dell’esperienza sui ragazzi raccontando degli
stati di trepidazione precedenti le mattine in cui si sarebbe svolta
l’attività. Questo ha permesso di creare un rapporto di fattiva
collaborazione all’interno del progetto dove i contesti familiari si sono
sentiti parte attiva. L’equipe è formata da: gli educatori del C.S.E di Via Volta che hanno preso parte alle attività, un veterinario, la pedagogista del Centro di San Vito, il responsabile dell’addestramento cinofilo, la fisioterapista dell’ANFFAS, il pedagogista dell’ANFFAS, lo psicologo. Successivamente, analizzando i progetti educativi individualizzati dei ragazzi sono stati ipotizzati i programmi di lavoro definendo degli obiettivi per ogni ragazzo, sempre coerenti al progetto generale. Ricordiamo che l’esperienza con i cani è stata vincolata al progetto generale individualizzato che ogni ragazzo ha all’interno del Centro. Sugli obiettivi elaborati sono state fornite al conduttore le linee guide attraverso cui indirizzare l’addestramento del cane. |
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Autori: Angelo
Luigi Sangalli:
vedi profilo torna indietro Marco
Defranceschi: educatore
professionale responsabile del servizio di Pet-Therapy torna indietro Erika
Michielin: educatore dell’ANFFAS di Trento torna
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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 12, Novembre 2001.