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AREA HANDICAP

 

IL CANE COME MEDIATORE EDUCATIVO

NELL’ESPERIENZA DI PET-THERAPY

CON SOGGETTI AFFETTI DA DISABILITA’ INTELLETTIVA

Progetti
 (prima parte)

di Angelo Luigi Sangalli     Marco Defranceschi     Erika Michielin

Introduzione e Sommario

 

| prima parte: Piera - Donata - Ayrton |
 | seconda parte: Alessandro - Giuseppe - Maddalena |
 | terza parte: Francesco - Sofia - Alice |

 

In questo capitolo presenteremo i progetti dei singoli ragazzi, delineando un breve profilo introduttivo, gli obiettivi inquadrati all’interno del progetto educativo individualizzato, generale del Centro e l’utilizzo del cane per il raggiungimento delle finalità.

 

PIERA di anni 27

 

Piera presenta una diagnosi di cerebropatia connatale con disturbi comportamentali. Parla e capisce senza particolari problemi. E’ autonoma nel camminare ma molto distratta, gradisce molto passeggiare ma non rispetta le regole stradali. Molto affettuosa, espansiva curiosa ed attenta ad ogni novità, scherza volentieri. Teme ed esagera il dolore fisico proprio ed altrui. Ha bisogno di essere continuamente stimolata.

Il progetto educativo individualizzato prevede come finalità generale un aumento delle autonomie orientate a definire meglio la propria personalità e individualità, attraverso scelte personali e le capacità di esprimere bisogni personali. Il quadro di riferimento presenta grossi vincoli in riferimento al nucleo familiare di origine e all’intervento farmacologico importante che impediscono l’immediato manifestarsi delle capacità cognitive presenti.

 

PROGETTO DI PET-THERAPY

Per Piera si è pensato di insistere sul comando dato al cane come comportamento che richiede una sua intenzionalità di fondo, principalmente realizzato anche attraverso il gioco. Principio base del comando è rappresentato dalla conoscenza del significato delle parole utilizzate nei confronti del cane, poiché Piera manifesta un’incapacità di collegamento se queste non sono interiorizzate. Buttare la palla, riportare la palla sono esercizi che avvengono solo a condizione che Piera sappia trasmettere i comandi opportuni al cane e ne comprenda il significato. Proporre a Piera un lavoro in un luogo protetto senza la presenza né del conduttore né dell’educatore, ma solo con il cane per permetterle un aumento dell’intenzionalità nell’interazione col cane e dell’autonomia nell’esecuzione di sequenze operative. Favorire inoltre un aumento dell’autostima attraverso i risultati ottenuti nell’interazione col cane in completa autonomia.

 

RISULTATI OTTENUTI DA PIERA

L’intervento di Piera è strutturato in tre momenti:

1.       all’inizio l’ambientamento, dove Piera va a prendersi il cane successivamente è accompagnata in una stanza dove rimane da sola col cane;

2.       nel secondo momento porta il cane all’esterno dove, con l’aiuto del conduttore, si lavora sul rinforzo dei comandi da dare al cane;

3.       la terza parte prevede una passeggiata dove lei è libera di andare dove vuole con il cane.

Il tutto termina riportando il cane nel suo box.

 

Il lavoro nella stanza è stato ipotizzato per creare momenti in cui, in assenza di qualsiasi intervento esterno da parte dell’adulto, Piera riesca a costruire o ad attivare comportamenti intenzionali, gesti spontanei verso il cane che siano un segnale di autonomia. In questo modo si dà la possibilità all’educatore di verificare l’avvenuta interiorizzazione dei comandi da dare al cane. Ogni momento è stato filmato in cieco e sorvegliato dall’educatrice e dal conduttore, pronti ad intervenire ad ogni possibile manifestazione di comportamento inadeguato o ansiogeno. Le competenze strumentali nell’interazione col cane sono state: dare da bere, dare da mangiare, lanciare la pallina per il gioco. Queste fasi sono state apprese separatamente nei mesi precedenti durante il lavoro di branco. All’interno della stanza Piera ha sperimentato prima separatamente le tre competenze; poi accoppiate tra loro acqua-cibo, cibo-pallina, pallina-acqua. Attualmente ha a disposizione le tre competenze ed ha libertà di scelta non avendogli dato nessuna sequenza operativa. La durata dell’intervento è arrivato fino ad un massimo di 20 minuti. Il comportamento di Piera all’interno della stanza è andato via via strutturandosi in direzione di una sempre maggiore iniziativa e autonomia, incontrando difficoltà nei momenti in cui non riesce a concludere un’azione (chiudere lo zainetto, il cane che non risponde al comando, ecc.). Piera entra in difficoltà sull’incapacità di concludere un’azione da lei iniziata; questo aspetto si manifesta anche in contesti più allargati nei confronti di eventi quali la malattia, la prolungata assenza, l’ospedalizzazione di persone da lei conosciute, dove manifesta un’ansia su come si andranno a concludere le vicende. In questo contesto il cane è stato utilizzato come elemento di realtà. La presenza del cane e l’interazione intenzionale con esso hanno creato lo spazio mentale in Piera che le permettevano una restituzione della realtà che in quel momento si trovava a vivere.

 

La seconda parte del lavoro prevede un momento di natura prettamente strumentale sul rinforzo dei comandi che Piera deve dare al cane. L’importanza di questa fase è data dalla necessità di rinforzare degli apprendimenti a fronte di un aspetto cognitivo carente.

 

La terza fase prevede la passeggiata in completa libertà di Piera con il cane seguita a distanza dal conduttore e dall’educatore. Sono ribaltati i termini della relazione.

 

Il risultato maggiore lo si è ottenuto nel rinforzo del comando che ha permesso il cambiamento di ruolo.

Ora Piera non subisce la relazione, ma riesce ad imporla ed a gestirla. Questo aspetto la gratifica molto ed aumenta la sua autostima.

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DONATA di anni 30

 

Donata è affetta da oligofrenia, sindrome comiziale e alterazioni comportamentali caratterizzati da stati allucinatori e/o deliranti.

E’ una ragazza in carrozzella, cammina solo se sostenuta da un girello guidato da un adulto. La comprensione è ottima così come la comunicazione anche se a volte parla molto sottovoce. Ha grossi sbalzi d’umore. Possiede una buona manualità. Il quadro neurologico presenta una progressiva degenerazione che si manifesta attraverso l’aggravamento dell’emiparesi sinistra e stati irritativi cerebellari che provocano tremori e dismetria ai 4 arti (e stati di delirio e/o allucinazioni). E’ affetta da una grave forma di obesità agli arti inferiori dovuto ad edema; presenta un ipotono generalizzato e una lassità legamentosa. Ha avuto in passato un’esperienza in famiglia con un cane lupo ed è sempre molto entusiasta del contatto o della vista di animali (cani, coniglio, ecc.).

Il progetto educativo individualizzato prevede per Donata un mantenimento della qualità di vita che si manifesta nella possibilità di utilizzare il residuo potenziale motorio (a livello manuale) e la capacità verbale in contesti strutturati in cui le è richiesto di essere parte attiva. La degenerazione neurologica progressiva sta limitando moltissimo l’attività motoria di tipo manuale. Attualmente presenta un grossissimo impaccio prassico nonostante il livello cognitivo e di percezione del suo stato rimanga alto, manifestando la consapevolezza della progressione delle sue incapacità. E’ confermata dagli educatori nelle sue richieste, sia nella scelta delle attività, sia nel bisogno massiccio di relazioni e di gratificazione immediata. Il lavoro motorio riveste un ruolo prioritario nel Centro.

 

PROGETTO DI PET-THERAPY

L’obiettivo principale per Donata è di trovare un contesto di relazione con il cane che migliori il suo umore. Favorire l’utilizzo della voce a toni alti, l’utilizzo della mano sinistra per il lavoro di branco (accarezzare il cane, spazzolare) e nei momenti di gioco; utilizzo del cane come stimolo al movimento sia a tappeto sia nel cammino secondo schemi riabilitativi predisposti dalla fisioterapista. Strutturazione di un gioco autonomo con la palla che prevede l’utilizzo di comandi multipli in successione per poi passare, attraverso gesti prestabiliti a far sì che Donata possa utilizzare il cane quale ausilio per avvicinare a sé oggetti di uso comune quali scarpe, grembiule, colori, libri, ecc.

 

RISULTATI OTTENUTI CON DONATA

Donata ha sempre lavorato in un salone non potendo accedere all’esterno per problemi motori. L’effetto principale che la relazione con i cani ha creato in Donata lo si è osservato nel vistoso cambio d’umore sia prima, sia durante, ma soprattutto nei giorni seguenti l’esperienza con i cani. Importante elemento nella valutazione dei risultati è stato verificare come, al ricordo dell’esperienza, è sempre corrisposto un netto miglioramento (se non un cambiamento totale e positivo) del tono, dell’umore e dell’espressione. Le educatrici della Comunità Alloggio utilizzano il ricordo dei cani come richiamo alla realtà nei momenti in cui inizia a manifestare tratti deliranti. La motivazione alle azioni quotidiane che si ottiene anche solo nominando e ricordando i cani basta da sola a sottolineare quanto sia positivo l’effetto della Pet-therapy per Donata.

 

Nella situazione strutturata di lavoro con i cani Donata manifesta un alto livello di motivazione che è stata canalizzata in esercizi strutturati di FKT quali lancio con la palla ad una o due mani, deambulazione con il girello, controllo del tronco e del capo, rotolamenti, striscio e gattonamento. Il cambiamento del livello di partecipazione all’attività motorio-riabilitativa è stato lampante, entusiasmante ed ha permesso alla fisioterapista che lavora con Donata al Centro, di ottenere ottimi risultati anche solo attraverso il ricordo e l’imitazione dei cani.

 

Nel contesto quotidiano del Centro ha avuto modo di rielaborare più volte l’esperienza nella stesura di un giornalino. Rileviamo un miglioramento nella qualità di vita di Donata nonostante il quadro clinico degenerativo. Analizzando il livello relazionale di interazione si osserva come riesca a mantenere una stabilità affettiva nel rapporto con il cane, cosa che le riesce particolarmente difficile a causa dei continui sbalzi di umore. La possibilità di comando e di aumento del tono della voce costituiscono una forte gratificazione che si manifesta nella ricerca di un contatto fisico con il cane. La relazione con il cane rappresenta per Donata un momento di autorealizzazione in quanto il ritorno emotivo, insito nel rapporto a due, la gratifica a prescindere alla sua prestazione. Non si sente giudicata e si sente sempre apprezzata e riconosciuta affettivamente dal cane. Gli esercizi motori di Donata non sono più legati alla semplice esecuzione routinaria e al rimando in termini di gratificazione che riceve o ricerca (Donata è particolarmente ipercritica, ma obiettiva verso se stessa sulle performance motorie dei suoi esercizi), ma con il cane gli esercizi diventano una copiatura, un’imitazione oppure dei comandi che dà all’animale. Durante gli esercizi con il cane scompare l’attenzione verso se stessa e le sue difficoltà motorie. Negli ultimi periodi si è reso necessario limitare i tempi di lavoro, introducendo delle pause, in quanto il suo entusiasmo l’ha portata a superare la soglia di affaticamento. Il forte coinvolgimento emotivo la induce a fissare l’attenzione sullo stesso esercizio e quindi è indispensabile l’intervento dell’educatore per strutturare l’intervento in momenti diversi dando a Donata nuovi tempi di lavoro.

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AYRTON di anni 25

 

Ayrton è affetto da oligofrenia da cerebropatia connatale e ostepsatirosi con grave deformità scheletrica al rachide. Grave scoliosi sinistra convessa con gibbo costale. Porta busto ortopedico. Sindrome comiziale. Deficit visivo di natura traumatica e malformativa. Broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO).

E’ un ragazzo in carrozzella, percorre solo brevi tratti camminando. La comunicazione si limita ad alcuni suoni ai quali si è dato un significato preciso. Molto espansivo ed affettuoso, è dotato di una buona memoria. Con animali domestici (coniglio) si mostra inizialmente timoroso. Presenta un considerevole deficit visivo al quale sopperisce con una buona esplorazione manuale ed una continua attenzione uditiva. Il livello cognitivo medio si manifesta solo in contesti fortemente motivanti. Il progetto generale su Ayrton è orientato a identificare costantemente elementi motivanti in grado di attivare le sue capacità residue. Le attività motorie e di autonomia rappresentano un elemento prioritario nel progetto.

 

PROGETTO DI PET-THERAPY

L’obiettivo principale è di memorizzare una sequenza di operazioni mirate a strutturare un minimo di contesto relazionale con il cane: branco, riconoscimento delle parti del corpo su indicazione dell’educatore, richiesta di ricompensa a comando. Un altro aspetto del progetto riguarda la ricerca del cane che abbaia richiamando la sua attenzione e Ayrton che, a gattoni, si dirige verso la fonte sonora ricercandolo. Ayrton veicola tattilmente l’esplorazione del cane e ricerca continuamente la gratificazione facendosi leccare l’orecchio, azione che predilige. L’obiettivo secondario è di dilazionare la gratificazione ponendo al termine di ogni esercizio la possibilità che il cane lo lecchi sull’orecchio come ricompensa solo in presenza di un gesto di comando.

 

RISULTATI OTTENUTI DA AYRTON

Durante i primi tre mesi di attività la presenza del cane ha indotto cambiamenti nel livello di partecipazione, di attivazione, di entusiasmo, che hanno permesso di definire le linee guida del progetto sopra descritto. Se consideriamo che Ayrton si motiva attraverso pochissimi contesti, il lavoro con questo animale è diventato anch’esso contesto motivante e quindi utilizzabile quale mediatore educativo. Purtroppo le precarie condizioni di salute e un ricovero ospedaliero lo hanno costretto ad interrompere l’attività, ma non il ricordo. Tracciando un’analisi degli aspetti evidenziati nei primi tre mesi abbiamo rilevato un fortissimo interesse e una grandissima motivazione all’attività, un grande coinvolgimento emotivo che si ripercuoteva prima, durante e dopo l’attività. Si riscontra un’attivazione motoria e una motivazione al movimento, ottenibili con molta difficoltà nei contesti quotidiani. E’ aumentato il volume delle parole frasi che pronuncia con un’altissima frequenza e sempre appropriate al contesto. L’entusiasmo che ha dimostrato per questa attività con i cani ha permesso di evidenziare abilità cognitive, motorie, relazionali, affettive che secondo il nostro progetto avrebbero potuto trovare una canalizzazione per un suo intervento di sviluppo. Il divertimento manifestato nel contesto di Pet-Therapy anche attraverso fragorose risate e manifestazioni di effusioni affettuose sono segnale sicuramente di una migliore qualità della vita per chi vive nella cronicità e per chi ci lavora.

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Autori:

Angelo Luigi Sangalli: vedi profilo   torna indietro

Marco Defranceschi: educatore professionale responsabile del servizio di Pet-Therapy   torna indietro

Erika Michielin: educatore dell’ANFFAS di Trento   torna indietro

 

Bibliografia

 

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 12, Novembre 2001.