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IL CANE COME MEDIATORE EDUCATIVO NELL’ESPERIENZA DI PET-THERAPY CON SOGGETTI AFFETTI DA DISABILITA’ INTELLETTIVA Progetti |
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| seconda parte: Alessandro - Giuseppe - Maddalena | |
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ALESSANDRO di anni 21 E’
affetto da cerebropatia neonatale. Sindrome comiziale. Quadro di tetraparesi
spastica. Piede equino varo supinato. Cammina
con difficoltà ma riesce anche a correre. Si muove autonomamente nell’ambiente,
molto curioso, socievole, scherzoso. Capisce messaggi semplici. Per quanto
riguarda il linguaggio si limita ad alcune semplici parole che integra con
una gestualità molto espressiva. Il
progetto generale di Alessandro è orientato principalmente al recupero di una
stabilità affettivo emotiva attraverso la relazione. Alessandro è accolto
presso una Comunità Alloggio e vive in modo disorientato il rapporto tra
parenti, educatrici della Comunità e educatori del Centro, non riuscendo
ancora a stabilire un equilibrio affettivo duraturo con le persone di
riferimento. Alessandro è in grado di essere molto partecipe alle attività
proposte a condizione di una stabilità affettiva di fondo. La finalità ultima
del progetto è di permettergli un’elaborazione del rapporto con la madre
nella direzione di una propria autonomia affettiva ed elaborazione del
distacco. Un grosso spazio nel lavoro
quotidiano è rivestito dall’attenzione posta al mantenimento/recupero motorio
causato dal suo deficit. Rimane di fondo la necessità di porre attenzione
allo stato affettivo emotivo di Alessandro in quanto solo a condizione di un
raggiunto equilibrio, si hanno: motivazione, attenzione, entusiasmo e
risultati in qualsiasi attività gli si proponga. PROGETTO DI PET-THERAPY Per Alessandro si è pensato di
utilizzare il cane principalmente per la parte motoria, di comunicazione e di
relazione. E’ stata ipotizzata la possibilità di condurre il cane in un
percorso strutturato attraverso linee tracciate per terra spezzate in modo discontinuo
per aumentare l’attenzione visiva, motoria al movimento del cane. Altro
obiettivo che si raggiunge è l’attenzione al compito e alla consegna che si
realizza nella capacità di condurre il cane in modo corretto nell’ambiente
esterno. In questa fase il cane è addestrato per restare al suo passo,
seguire un percorso, fermarsi e muoversi ai comandi esterni dati dal
conduttore, cogliere i messaggi sonori del cane e i messaggi di movimento.
L’obiettivo successivo è di comandare il cane secondo le consegne ricevute e
muoversi quindi nella più completa autonomia. Una seconda parte del lavoro si
svolge a tappeto dove Alessandro può rotolare, strisciare, gattonare ed
eseguire sequenze motorie di riabilitazione a tappeto ed a cavallo di
psico-block. Nel lavoro a tappeto grossa attenzione è posta all’uso delle
mani e delle braccia per i movimenti di spazzolatura e di accarezzamento del
cane. RISULTATI OTTENUTI DA ALESSANDRO Premessa importante è ricordare
come i rapporti affettivi discontinui dovuti alla mancanza di individuazione
di figure di riferimento incidano considerevolmente sulla sua presenza
mentale e partecipazione alle attività proposte. Premesso questo possiamo
tracciare un quadro molto positivo dell’esperienza di lavoro principalmente
per il canale affettivo sia con il cane sia con il conduttore. L’entusiasmo,
la motivazione, sono molto alti perché per la prima volta è lui che conduce e
non è condotto. Questo aspetto rappresenta sicuramente uno degli eventi
significativi nell’esperienza educativa con il cane in quanto per la prima
volta è costretto a farsi carico di se stesso, delle sue difficoltà motorie e
di equilibrio, del cane a cui è affettivamente vicino e dell’ambiente,
orientato all’esecuzione di una consegna ben precisa. Questo dovrebbe permettergli
un’elaborazione di strategie in termini ai automatismo in quanto l’attenzione
principale non è più su di sé, ma sull’altro da sé. In questa situazione è
stato posto particolare riguardo all’addestramento del cane perché i tempi di
movimento di Alessandro sono molto lenti e i livelli di comunicazione
(verbale e gestuale) sono molto bassi, ma non a livello
espressivo/relazionale. Il cane deve essere addestrato a leggere i livelli
comunicativi che si manifestano in modo distorto e non sempre chiaro. Si sta
ora costruendo il passaggio dalla percezione del movimento del cane, alla
costruzione della capacità per poter interagire autonomamente ed interamente
con il cane. L’animale diventa elemento di stimolo costante per il
raggiungimento di obiettivi riabilitativi per il movimento finalizzato. Un
risultato palese è la stazione eretta nella deambulazione in completa
autonomia con il cane, un miglioramento dell’equilibrio sia da seduto, sia in
movimento, un aumento dei movimenti finalizzati e un aumento dell’attenzione
nel controllo dell’ambiente che si manifestano come maggior sicurezza del
movimento e una riduzione dei bruschi cambiamenti di iper-tono. GIUSEPPE di anni
55 Affetto da oligofrenia da
probabile cerebropatia neonatale. Deficit psichico. Completamente autonomo,
ama passeggiare in città (dove però non è molto attento al codice stradale) e
nei boschi. A causa dell’età ci sente poco. In passato ha avuto un cane ed
ora è unicamente interessato ai cani di razza pastore tedesco. Il progetto generale
prevede la restituzione di un contesto di senso coerenti con l’età e gli
ottimi livelli di autonomia presenti. Per Giuseppe è stato previsto un
inserimento all’interno del canile del Centro di San Patrignano in qualità di
aiuto operatore addetto alla pulizia, manutenzione, gestione e alimentazione
dei cani ospitati. Il contesto fortemente motivante lo vede estremamente
coinvolto e partecipe a tutte le proposte che gli sono fatte. Questa
esperienza è orientata alla restituzione di un’identità di sé spesso
difficilmente contestualizzabile negli ambiti istituzionali in cui è accolto.
All’interno di questa attività Giuseppe ha la possibilità di utilizzare le
sue ottime capacità relazionali con i colleghi con cui si trova ad operare,
le sue autonomie, l’alto livello cognitivo nella presa in carico delle
consegne e nell’esecuzione dei compiti assegnati. Inizialmente si è fatta
moltissima leva sull’elemento motivante rappresentato dai cani lupo per i
quali nutre una particolare predilezione che lo porta spesso ad escludere
tutte le altre razze. Per Giuseppe la Pet-Therapy è rappresentata dal
contesto lavorativo e ambientale in cui opera due mattine a settimana.
L’effetto di questo permette a Giuseppe un’attività motoria all’aria aperta
(spesso difficilmente motivabile), un’esperienza che gli consente anche a
livello mentale di differenziare i contesti settimanali sviluppando un
maggior investimento e una ricaduta in termini di impegno durante la
settimana. L’attività è stata una risultante naturale commisurata all’età di
Giuseppe da un lato e alla forte motivazione dall’altro per cui non risulta
noiosa, stancante o affaticante. Attraverso un giornalino e un diario
all’interno del CSE Giuseppe ha la possibilità di rielaborare l’esperienza al
canile manifestando grosso interesse e motivazione. Questa esperienza ha
permesso di individuare un contesto significativo e fortemente gratificante
in grado di modificare positivamente la qualità della vita di Giuseppe. MADDALENA di anni
41 E’
affetta di Sindrome di Down. Precedente esperienza con un cane in famiglia.
E’ una ragazza molto autonoma e molto chiusa in sé stessa, probabilmente in seguito
ad un trauma psicologico; non parla pur essendo in grado di capire e, nel
passato, di esprimersi abbastanza correttamente. Possiede una manualità molto
buona anche se limitata nei movimenti a causa del notevole sovrappeso. Il
progetto generale su di lei prevede l’attivazione delle capacità cognitive
presenti utilizzando il canale affettivo, relazionale, dell’autonomia. Le
risposte ai bisogni fisiologici legati all’autonomia sono presenti, ma non
sempre attivabili a causa dell’età avanzata, del contesto familiare
iper-protettivo e del vissuto negativo del suo passato post-scolastico che
non le ha permesso spazi di autonomia personali e sociali. Questo periodo ha
fatto nascere delle stereotipie e delle fobie rispetto alle autonomie
presenti. Grossa attenzione è posta alla verbalizzazione che in passato era
più fluente. PROGETTO DI PET-THERAPY L’obiettivo
principale è stato quello di ottenere la più completa autonomia nella
gestione del cane. Maddalena ha le potenzialità per una presa in carico
totale dell’animale provvedendo a tutte le sue esigenze. Particolare
attenzione è stata posta alla comunicazione verbale come sprone
all’attivazione di capacità presenti in passato. Il cane è stato preparato a
ricevere tutti i comandi solamente in forma verbale. RISULTATI OTTENUTI DA MADDALENA I risultati sono stati ottimi
sotto tutti i punti di vista. Già nei primi contatti la risposta è stata
entusiasmante. Ottima la sua disponibilità alla relazione con il cane, con
grandi slanci affettivi; si conferma sempre molto disponibile ad attivarsi.
Nelle sue passeggiate quotidiane, funzionali al mantenimento dell’autonomia
motoria, il cane ha introdotto un fortissimo elemento motivante. Maddalena ha
dimostrato di saper operare delle scelte affettive sui cani che le piacciono
di più. Nel versante comunicativo abbiamo osservato l’immediata disponibilità
a relazionare con i conduttori, cosa per lei non facile. Aumentata la
capacità di verbalizzare con intensità e a voce alta gli ordini da dare al
cane. I risultati e la continua disponibilità verso le attività che le sono
proposte confermano la possibilità di una presa in carico completa del cane.
I tempi di lavoro sono molto prolungati, indice di grande coinvolgimento. Si
attiva senza pause. Dimostra comportamenti e capacità intenzionali verso il
cane che sono manifestati con piacere nella gestione autonoma del rapporto,
decidendo spontaneamente cosa fare anche nelle situazioni in cui non è
presente nessuna figura di riferimento nelle vicinanze. I risultati ottenuti
rinforzano l’ipotesi iniziale che prevede la presa in carico totale del cane
da parte di Maddalena. |
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Autori: Angelo
Luigi Sangalli:
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Defranceschi:
educatore professionale responsabile del servizio di Pet-Therapy torna
indietro Erika
Michielin: educatore dell’ANFFAS di Trento torna indietro |
copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001.