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Scuola e dintorni

 

 

Un gruppo da costruire

di Claudio Girelli

La promozione della dimensione socio-affettiva dell'esperienza scolastica è un obiettivo fondamentale dell'azione dell'insegnante. Se un bambino si sente accolto e incoraggiato dagli insegnanti, integrato e valorizzato nel gruppo dei compagni, allora è nella condizione migliore per sviluppare anche la propria dimensione cognitiva.

Sommario: un cerchio per riflettere | esplicito ed implicito | costruire significati | una prospettiva olistica

Molte sono le classi disgregate e con pesanti problematiche relazionali; tanti sono i bambini che trovano nei rapporti con i loro compagni un ostacolo, piuttosto che un aiuto alla loro crescita. Ma non ci sono classi cattive. All'inizio i bambini di una classe sono solo un 'aggregato', non un gruppo. Con il tempo le relazioni tra loro si strutturano: il problema è la qualità del risultato.

Ogni classe ha una propria fisionomia, non statica, ma continuamente in divenire. A determinarla concorrono molti elementi interdipendenti che influiscono sulla qualità del clima relazionale. La coesione del gruppo, la positività delle relazioni all'interno della classe non sono un punto di partenza, ma un obiettivo al quale continuamente tendere.

La coesione del gruppo-classe, la positiva relazionalità che s'instaura al suo interno non è perciò frutto del 'caso', certamente incidono alcune variabili costitutive (rapporto maschi/femmine, scolarizzazione pregressa, maturità dei singoli...), ma il contributo determinante lo danno gli insegnanti con il loro modo d'intendere e di vivere l'esperienza scolastica.

Un cerchio per riflettere

 

Ogni elemento che caratterizza la vita concreta della scuola ha un peso, in positivo o in negativo, e costituisce una risorsa oppure diventa un vincolo. Per aiutare a cogliere le influenze dei vari elementi sulla promozione della personalità degli alunni e sulla coesione del gruppo-classe (come di qualsiasi raggruppamento di alunni che si utilizza per l'attività didattica) ho costruito un 'modello', la cui lettura ha lo scopo di facilitare l'analisi senza perdere di vista l'insieme(1).

La parte centrale del cerchio riporta il fine già evidenziato (promuovere la personalità dell'alunno), rispetto al quale la costruzione della coesione del gruppo di lavoro dei bambini ha una funzione strumentale, ma al tempo stesso ineludibile. Entrambe queste dimensioni pervadono l'intera esperienza scolastica divenendone il riferimento per individuare i parametri di qualità di ogni singolo momento, relazione o attività.

La qualità non esiste infatti in astratto, ma dipende dai riferimenti, dai fini che ci si è posti. Il cerchio è poi suddiviso in settori circolari, ognuno dei quali individua diversi aspetti che costituiscono la vita scolastica. L'averne individuati sei risponde ad un criterio di rilevanza, ma anche di semplificazione. Ogni settore ha al suo interno una direzionalità centripeta ed una centrifuga. La prima individua gli elementi che favoriscono il raggiungimento del centro del modello (coesione del gruppo e personalizzazione del singolo) e quindi costituisce la direzione che individua la qualità, mentre la seconda ne indica l'allontanamento e quindi la problematicità.

Esplicito ed implicito

 

Gli aspetti individuati dai settori circolari cercano di evidenziare come la qualità dell'esperienza scolastica sia in relazione ad un'idea di scuola che ne individua i fini, senza che, rispetto ad essi, sia concessa neutralità. Ogni scelta, in qualsiasi settore si collochi, è portatrice di una intenzionalità ed esprime una direzionalità centripeta o centrifuga. Questo vale tanto per il curricolo esplicito, quanto per quello implicito.

Giustamente si presta attenzione al curricolo esplicito costituito dalle programmazioni disciplinari, ma altrettanta attenzione, se non di più, dovrebbe essere posta alle dimensioni implicite del curricolo perché sono proprio queste ad incidere pesantemente sul clima relazionale. Purtroppo queste spesso rimangono implicite, su di esse nemmeno ci si confronta nel gruppo docente rendendo così impossibile una coerenza degli interventi; talvolta non vengono nemmeno riconosciute come rilevanti per la propria professionalità. Eppure il come si insegna è forse più importante del cosa si insegna, perché costituisce la condizione principale perché negli allievi si realizzi un apprendimento significativo(2).

Non è facile trovare e mantenere il punto di equilibrio tra la dimensione dell'efficienza e quella dell'affettività nella conduzione della quotidiana esperienza scolastica. Certamente una senza l'altra non può stare, poiché se la prima fa riferimento al contenuto delle relazioni che si vengono ad instaurare nel gruppo-classe, la seconda rimanda alla loro modalità. Se vuole essere efficace, l'azione didattica deve perciò curare sia la dimensione del contenuto che quella relazionale.

Sia che si parli di scelta dei contenuti, dei metodi didattici, di modalità di programmazione, di progetti specifici, ma anche di stile relazionale dell'insegnante e di tutto ciò che rientra nelle condizioni di esercizio, nel contesto (spazi, tempi, risorse, disposizione banchi, raggruppamento degli alunni...).Tutto conta.

Costruire significati

La coesione del gruppo-classe (come di ogni altra aggregazione anche temporanea di alunni) non è perciò né un punto di partenza, né una tappa naturale, costituisce invece un obiettivo che deve essere intenzionalmente perseguito. Rispetto al compito di far maturare nella classe quel clima che garantisca ai suoi componenti il massimo di sviluppo umano possibile, qual è il compito degli insegnanti? Quale intenzionalità li deve guidare?

Intanto si tratta di prendere consapevolezza che l'instaurare una positiva intersoggettività costituisce l'obiettivo e la condizione perché ci sia effettiva formazione, sia culturale che personale. Ogni azione dell'insegnante dovrebbe contenere questo 'valore aggiunto'; ogni azione dovrebbe perciò avere, al di là del suo obiettivo specifico, un effetto positivo sulla dinamica relazionale del gruppo, tanto che la valutazione del suo impatto sul clima sociale della classe costituisce certamente un indicatore utile per definirne la validità.

Si tratta di superare un certo 'fatalismo' riguardo alla dimensione socio-affettiva dell'esperienza scolastica, per inserire anch'essa in un orizzonte di progettualità che appartiene all'azione del gruppo docente. Non ci sono classi 'buone' o 'cattive' in sé; ci saranno condizioni favorevoli (composizione della classe, stabilità degli insegnanti...) ed altre che creano difficoltà, ma la vera differenza la fa la consapevolezza che tutte le decisioni inerenti la modalità di regolare la vita della classe incidono in modo determinante sulla qualità del clima relazionale della classe. Occorre perciò creare intenzionalmente le condizioni perché i membri della classe possano interagire secondo strutture comunicative che facilitano la partecipazione di tutti, il rispetto e l'accettazione reciproca'.

Una prospettiva olistica

A scuola però i bambini vanno per imparare. Cosa ha a che fare tutto questo con l'apprendimento? Infatti è opinione comune che i bambini vadano a scuola per imparare e, mentre fanno questo, instaurino relazioni con gli adulti, con gli altri bambini, crescano maturando una propria immagine di sé. In realtà vanno ribaltati i termini che formano questa opinione: a scuola i bambini vivono, instaurano relazioni con se stessi e con gli altri, e, mentre fanno questo, apprendono. Non è la stessa cosa; è un'altra prospettiva.

L'apprendimento che i bambini realizzano dipende infatti dalla qualità che la dimensione socio-affettiva assume all'interno dell'esperienza scolastica. Se un bambino si sente accolto e incoraggiato dagli insegnanti, integrato e valorizzato nel gruppo dei compagni, in grado di affrontare con fiducia e possibilità di successo i compiti di apprendimento che gli vengono proposti, allora è nella condizione per sviluppare al meglio anche la propria dimensione cognitiva.

Non si tratta di un 'prima' e un 'dopo' temporale, ma di una preoccupazione dell'adulto che determina una scala di priorità e di attenzioni: il fine è promuovere la personalità dell'alunno, di ogni bambino, nelle sue dimensioni affettiva, sociale e cognitiva; le discipline sono i mezzi che la scuola ha a disposizione per svolgere questo suo compito educativo.

Le ricerche sulle pluralità delle intelligenze, sui diversi stili cognitivi, sull'intelligenza emotiva hanno messo in evidenza, in questi ultimi anni, l'importanza del contesto sociale, dell'interazione interpersonale e dei fattori emotivi e affettivi rispetto all'apprendimento, ravvisando 'la necessità di riportare il focus dell'attenzione su quello che viene chiamato l'apprendimento olistico, cioè l'integrazione degli aspetti intellettivi, sociali e emotivi dell'apprendimento degli studenti.'(3)

Si tratta di una prospettiva dirompente, perché spinge a riconoscere l'importanza di superare una visione sommatoria e frammentata della persona e del processo di apprendimento, interrogando la stessa idea di scuola che guida l'azione degli insegnanti. Le implicazioni si collocano a diversi livelli:

- l'attenzione al singolo alunno non è un optional, sia sul versante del riconoscimento delle sue potenzialità, sia su quello dell'accettazione-incoraggiamento da parte dell'adulto;

- l'organizzazione dell'azione d'insegnamento deve prevedere una diversità di approcci per offrire ad ogni alunno esperienze di successo; il clima relazionale ed educativo della classe e della scuola costituiscono una variabile strategica per garantire il successo formativo ad ogni alunno;

- il riconoscimento delle dimensioni imprescindibili di una prospettiva olistica comportano un lavoro per definire degli obiettivi coerenti e riferiti a tutte le dimensioni, e non puramente limitati ad aspetti strumentali.

Una prospettiva olistica dell'apprendimento ci rimanda alla complessità dell'esperienza scolastica, dove tutto conta perché niente può essere ritenuto estraneo alla relazione educativa (4).


Note:

(1) Questo modello si trova sviluppato in: Claudio Girelli, Costruire il gruppo. La dimensione socio-affettiva nell'esperienza scolastica, Brescia, Editrice La Scuola, 1999.

(2) Al riguardo si veda l'articolo 'L'apprendimento significativo' nel numero 1 della rivista dell'Associazione Insegnanti Progetto Anthropos 'Anthropos-educazione', autunno 1999, pp.5-8.

(3) Mario Dutto, in Luigi Tuffanelli (a cura di), Intelligenze, emozioni e apprendimenti. Le diversità nell'interazione formativa, Trento, Erickson, 1999, p.17.

(4) Un contributo interessante a cogliere la relazione educativa in tutta la sua complessità è offerto dal fondamentale testo di Herbert Franta, Anna Rita Colasanti, L'arte dell'incoraggiamento. Insegnamento e personalità degli allievi, Roma, NIS (ora Carocci), 1991.

 

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