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Scuola e dintorni

 

Un libro o uno spettacolo per crescere (bene)

di Ennio Pasinetti

Individuare cosa caratterizza un libro o uno spettacolo può aiutarci ad offrire ai nostri bambini videodipendenti delle valide alternative. Essi hanno la capacità di dialogare con il loro mondo interiore che è costituito in buona parte di emozioni: riconoscerle e "leggerle" è un'avventura indispensabile per incontrare la realtà.

 Sommario: in sintonia con l'intimo dei bambini | con Pinocchio o con Enrico Bottini? | il teatro salvato dai bambini | narrare le emozioni

 

Capita spesso a chi si occupa di libri o di teatro di incontrare genitori e insegnanti che chiedono: "ma come facciamo a staccare dal video questi bambini?" alludendo al monitor del televisore o del computer come se fosse una malattia. E' innegabile: il fascino di questi strumenti è grande, ma non saremmo così allarmisti. I bambini sono curiosi del nuovo, sono attratti dagli effetti forti, amano i ritmi accelerati, tutto ciò che coinvolge vista e udito senza impegnare la mente ad essere consapevoli della propria interiorità, e tutto ciò vale per un videogame come per l'ultima attrazione di Gardaland.

Tutte queste sensazioni sono alimenti che li aiutano a crescere, forse non indispensabili ma utili; sono come le caramelle o le brioche, che possiamo tranquillamente concedere purché non siano il loro unico cibo. Per restare nella metafora alimentare, chiunque sa che le vitamine sono necessarie, ma non nutrirebbe un bambino di sole vitamine, togliendo cosi il gusto di ciò che piace e basta, indipendentemente dalle indicazioni terapeutiche. Ugualmente, sarebbe controproducente vietare tv e computer o porre in alternativa ad un buon libro, uno spettacolo teatrale o cinematografico, ascoltare o fare musica; in giuste dosi, ogni "alimento" serve, semmai è necessario conoscere non tanto te controindicazioni di ciò che si vuol limitare, ma i benefici effetti di ciò a cui si vuole indirizzare i bambini ‑ in questa nostra riflessione la lettura o lo spettacolo teatrale.

 

In sintonia con l'intimo dei bambini

 

Le forme di espressione e comunicazione più vicine ai bam­bini, quelle più in grado di capirne ed interpretar­ne desideri ed aspirazio­ni, il libro e il teatro (non le più frequentate, perché altrimenti dovremmo tornare a video e computer), sono principalmente narrazione di emozioni. Certo, sono storie e informazio­ni e idee e visioni del mondo, ma se non sanno rendere conto delle emo­zioni che albergano nell'animo giovanile, un libro o uno spettacolo teatrale non assolvono alla loro funzione di aiu­tare il piccolo lettore o il piccolo spettatore a farsi consapevole della propria interiorità e del fatto che può essere comunicata. Questo soprattutto differenzia la lettura o lo spettacolo da altri intratteni­menti: non parlano ai sensi del bambino e non si fermano a provocare emozioni, le rac­contano.

 

Un bimbo è "fatto" in buona percentuale di emozioni, sono il suo filtro e il suo passpartout per entrare nel mondo: è rincuorante per lui ritrovarle in prodotti costruiti da altri, spesso da adulti che non hanno pudore a mettere per iscritto o in scena, attraverso le vicende di personaggi immaginari, le stesse paure, speranze, ansie, incertezze che quando sente scattare in sé vive come impotenza a dominare la realtà.

 

Con Pinocchio o con Enrico Bottini?

 

La scuola e la famiglia stessa offrono oggi frequenti occasioni di "incontrare" un libro o uno spettacolo, spesso senza inserire tale opportunità entro un disegno preciso, con la convinzione della valenza educativa che porta in sé; e questo in parte è vero, anche se, come per ogni strumento, non è superfluo conoscerlo meglio per sfruttarne appieno le potenzialità. Proviamo dunque, in estrema sintesi, a tratteggiare il panorama attuale della produzione letteraria e teatrale oggi più significativa, per tentare di definire "ciò che un insegnante non può non sapere di teatro e letteratura per ragazzi".

 

La letteratura per ragazzi, che denota una particolare vivacità da trent'anni a questa parte, si presenta oggi in Italia come l'esito di una vicenda secolare. Alla fine dell'Ottocento, nel giro di pochi anni, tra il 1881 e A 1886, escono tre libri ‑ Le avventure di Pinocchio (1881‑83), La tigre dello Malesia (1884), Cuore (1886) ‑ che possiamo considerare i capostipiti della letteratura per l'infanzia italiana.

Una famiglia che da subito genera due fratelli uguali e contrari, esprime due tendenze. Una, a lungo maggioritaria e dominante a scuola, in famiglia, nell'editoria, è quella deamicisiana, pedagogica, moralistica, che vuol ammaestrare e far piangere; l'altra minoritaria fino a vent'anni fa, pinocchiesca, ludica, trasgressiva, che vuol far ridere, divertire, piacere. Che cosa porterà a sintesi le due opzioni? Più fattori, che attraversano l'intera industria culturale e di riflesso il libro per ragazzi.

 

Innanzitutto la rivoluzione del tascabile, che dagli anni '70 dà alla lettura una nuova dimensione di massa; poi un'infanzia ‑ sempre più preziosa, indipendente, informata, coccolata ‑ in grado di orientare i consumi; parallelamente, un'editoria con le antenne ritte (agli inizi degli anni Settanta Rosellina Archinto con Edizioni Emme, Bruno Munari con Tantibambini di Einaudi, il Giallo dei ragazzi Mondadori, nell'81 le letture di E Elle e di seguito, nell'arco di pochi anni, il boom delle collane: gli Istrici Salani nell''87, gli Junior Mondadori nell'88, Il Battello a vapore di Piemme nel '92); infine e di conseguenza a quanto accennato, un notevole incremento di qualità, immagini fresche e curate, traduzioni professionali, grandi autori che scrivono per adulti e per bambini (Pennac, Dahl, Nöstingler, Calvino, Pitzorno, Piumini).

 

Il fenomeno, vistoso sul piano editoriale, modifica anche contenutisticamente l'offerta: una nuova letteratura attenta alla componente psicologica dei destinatari, modulata per fasce d'età, che pone al centro non modelli pseudopedagogici, ma desideri, esperienze e bisogni del vissuto quotidiano infantile.

 

 

Il teatro salvato dai bambini

 

Negli stessi anni nasce il fenomeno originale del teatro ragazzi, talvolta come dilatazione di un lavoro di animazione sul territorio, tal altra come ricerca di dialogo con i fermenti del mondo scuola, in ogni caso come intuizione di un settore, runico, in grado di formare o incidere su[la formazione del pubblico di domani.

 

Quel che la letteratura impiega un secolo a partorire è già nel DNA del neonato teatro ragazzi agli inizi degli anni Settanta: luogo di sperimentazione e di sintesi, il teatro ragazzi non si limita a riprodurre in sedicesimo il teatro tradizionale per cuccioli di spettatori, ma inventa stili e linguaggi personalissimi, capaci di lasciar filtrare suggestioni e citazioni figurative e musicali della ricerca più avanzata, in simbiosi con una temperie culturale densa di movimenti e trasformazioni. Basta citare qualche città sede di compagnie teatrali per ragazzi (Milano, Torino, Genova, Verona) per aprire un album di ricordi che racconta di un'esperienza creativa mediamente di livello professionale superiore a quello di compagnie per adulti, di grande significato per elaborazione estetica e consapevolezza sperimentale, orgogliosa di aver prodotto lavori senza etichetta, teatro e basta, fruibile da spettatori di età diverse (mentre non è vero il contrario, che ogni buono spettacolo sia apprezzabile anche da un pubblico giovanissimo).

 

Ignorato o guardato con sospetto dalla critica ‑ in realtà esistono pochi veri critici specialisti, in questo con qualche analogia con la letteratura per ragazzi ‑ questa nuova forma teatrale ha recuperato al teatro le sue dinamiche più originali e feconde, che sono rinnesto nella contemporaneità e la verifica da parte del proprio pubblico. Non sono esclusivamente ragioni commerciali che hanno portato it teatro ragazzi così dentro la scuola, intrecciato con i laboratori, con l'insegnamento di tecniche che guidano i giovani spettatori a divenire essi stessi attori e dunque senza paura di svelare i trucchi, se ciò a cui si tende è un giudizio che è già trasformazione della realtà, partecipe di un'urgenza che sollecita ogni momento formativo.

 

Sarebbe tuttavia mistificatorio ignorare che le due rivoluzioni parallele, del libro e dello spettacolo per ragazzi, si sono compiute in un contesto tutt'altro che favorevole a recepire e diffondere libri e spettacoli: l'ultimo trentennio è stato anche il periodo dell'invasione massmediale, alla quale le generazioni più giovani sono particolarmente esposte.

 

L'attrattiva della televisione, del cinema, del computer si fondano su presupposti antitetici alla lettura o ad assistere ad uno spettacolo teatrale: il ritmo frenetico consentito dal mezzo tecnico con i suoi artifici, il coinvolgimento multisensoriale laddove la lettura impegna solo la vista, la ripetitività perfetta e inalterata dell'audiovisivo, la passività dell'immaginario personale, la centralità iconica e sonora a scapito della parola detta e recitata, la predominanza dei fatti e degli intrecci sui pensieri e le riflessioni. Tutti ingredienti che hanno fatto della nostra la società dell'antilibro e dell'antispettacolo.

 

 

Narrare le emozioni

 

Come riuscirà dunque il libro a farsi ancora leggere, il teatro a farsi ancora ascoltare e vedere dai piccoli teledipendenti? Si ritorna inevitabilmente daccapo: la lettura e la fruizione teatrale hanno armi, tra loro diverse, ma comuni nel saper cogliere bisogni reali dei propri destinatari. Narrare le emozioni significa raccogliere e ordinare un bisogno vero del giovane in formazione, che sente in sé l'incongruenza tra modelli rigidi ed esperienza e non la sa padroneggiare e vive dunque emozioni di cui non è conscio.

 

Farle emergere vuol dire aiutarlo a maturare. Il bambino ha bisogno di stabilire un rapporto con la realtà personale e scandito su ritmi propri, come avviene leggendo un libro o guardando teatro, ha bisogno di riconoscere in sé e negli altri le emozioni che lo turbano e non sa definire, ha bisogno di mettere in comune le sue riflessioni constatando che il mondo interiore degli adulti è motto più omogeneo e vicino a lui di quanto non appaia la realtà esterna, che gli si presenta frammentata. Tutte queste potenzialità stanno nella lettura e nel teatro. Compito prioritario di un libro o di uno spettacolo diventa aiutare il lettore o lo spettatore a filtrare meglio ciò che gli viene trasmesso e proposto, in modo che sappia trasformare gli stimoli in aumento culturale necessario: il bambino ha bisogno di sicurezza, crescita, sviluppo, autonomia, liberazione della sua personalità.

 

Quando incontra proposte rispettose di questa sua dimensione interna, non è più importante la tecnica narrativa o drammaturgica: potrà leggere e vedere tutto e tutto saprà filtrare, criticare, dialettizzare, accogliendo, respingendo, trasformando interpretando secondo le sue personali ragioni; tutto cadrà sotto l'implacabile rasoio della critica e della fantasia infantile.

 

Cosi metabolizzato, il mondo esterno gli appare un po' meno oscuro e a ciò che lo ha aiutato a far luce, una bella pagina o uno spettacolo, andrà da questo momento la sua riconoscenza e la sua fiducia.

 

 

Ennio Pasinetti,

Esperto in testi per l'infanzia

 

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