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Capita
spesso a chi si occupa di libri o di teatro di incontrare genitori
e insegnanti che chiedono: "ma come facciamo a staccare dal
video questi bambini?" alludendo al monitor del televisore
o del computer come se fosse una malattia. E' innegabile: il fascino
di questi strumenti è grande, ma non saremmo così allarmisti.
I bambini sono curiosi del nuovo, sono attratti dagli effetti
forti, amano i ritmi accelerati, tutto ciò che coinvolge vista
e udito senza impegnare la mente ad essere consapevoli della propria
interiorità, e tutto ciò vale per un videogame come per l'ultima
attrazione di Gardaland.
Tutte
queste sensazioni sono alimenti che li aiutano a crescere, forse
non indispensabili ma utili; sono come le caramelle o le brioche,
che possiamo tranquillamente concedere purché non siano il loro
unico cibo. Per restare nella metafora alimentare, chiunque sa
che le vitamine sono necessarie, ma non nutrirebbe un bambino
di sole vitamine, togliendo cosi il gusto di ciò che piace e basta,
indipendentemente dalle indicazioni terapeutiche. Ugualmente,
sarebbe controproducente vietare tv e computer o porre in alternativa
ad un buon libro, uno spettacolo teatrale o cinematografico, ascoltare
o fare musica; in giuste dosi, ogni "alimento" serve,
semmai è necessario conoscere non tanto te controindicazioni di
ciò che si vuol limitare, ma i benefici effetti di ciò a cui si
vuole indirizzare i bambini ‑ in questa nostra riflessione
la lettura o lo spettacolo teatrale.
In
sintonia con l'intimo dei bambini
Le forme di espressione e comunicazione
più vicine ai bambini, quelle più in grado di capirne ed interpretarne
desideri ed aspirazioni, il libro e il teatro (non le più frequentate,
perché altrimenti dovremmo tornare a video e computer), sono principalmente
narrazione di emozioni. Certo, sono storie e informazioni e idee
e visioni del mondo, ma se non sanno rendere conto delle emozioni
che albergano nell'animo giovanile, un libro o uno spettacolo
teatrale non assolvono alla loro funzione di aiutare il piccolo
lettore o il piccolo spettatore a farsi consapevole della propria
interiorità e del fatto che può essere comunicata. Questo soprattutto
differenzia la lettura o lo spettacolo da altri intrattenimenti:
non parlano ai sensi del bambino e non si fermano a provocare
emozioni, le raccontano.
Un bimbo è "fatto" in buona
percentuale di emozioni, sono il suo filtro e il suo passpartout
per entrare nel mondo: è rincuorante per lui ritrovarle in prodotti
costruiti da altri, spesso da adulti che non hanno pudore a mettere
per iscritto o in scena, attraverso le vicende di personaggi immaginari,
le stesse paure, speranze, ansie, incertezze che quando sente
scattare in sé vive come impotenza a dominare la realtà.
Con
Pinocchio o con Enrico Bottini?
La scuola e la famiglia stessa offrono
oggi frequenti occasioni di "incontrare" un libro o
uno spettacolo, spesso senza inserire tale opportunità entro un
disegno preciso, con la convinzione della valenza educativa che
porta in sé; e questo in parte è vero, anche se, come per ogni
strumento, non è superfluo conoscerlo meglio per sfruttarne appieno
le potenzialità. Proviamo dunque, in estrema sintesi, a tratteggiare
il panorama attuale della produzione letteraria e teatrale oggi
più significativa, per tentare di definire "ciò che un insegnante
non può non sapere di teatro e letteratura per ragazzi".
La letteratura per ragazzi, che denota
una particolare vivacità da trent'anni a questa parte, si presenta
oggi in Italia come l'esito di una vicenda secolare. Alla fine
dell'Ottocento, nel giro di pochi anni, tra il 1881 e A 1886,
escono tre libri ‑ Le avventure di Pinocchio (1881‑83),
La tigre dello Malesia (1884), Cuore (1886) ‑ che possiamo
considerare i capostipiti della letteratura per l'infanzia italiana.
Una famiglia che da subito genera
due fratelli uguali e contrari, esprime due tendenze. Una, a lungo
maggioritaria e dominante a scuola, in famiglia, nell'editoria,
è quella deamicisiana, pedagogica, moralistica, che vuol ammaestrare
e far piangere; l'altra minoritaria fino a vent'anni fa, pinocchiesca,
ludica, trasgressiva, che vuol far ridere, divertire, piacere.
Che cosa porterà a sintesi le due opzioni? Più fattori, che attraversano
l'intera industria culturale e di riflesso il libro per ragazzi.
Innanzitutto la rivoluzione del tascabile,
che dagli anni '70 dà alla lettura una nuova dimensione di massa;
poi un'infanzia ‑ sempre più preziosa, indipendente, informata,
coccolata ‑ in grado di orientare i consumi; parallelamente,
un'editoria con le antenne ritte (agli inizi degli anni Settanta
Rosellina Archinto con Edizioni Emme, Bruno Munari con Tantibambini
di Einaudi, il Giallo dei ragazzi Mondadori, nell'81 le letture
di E Elle e di seguito, nell'arco di pochi anni, il boom delle
collane: gli Istrici Salani nell''87, gli Junior Mondadori nell'88,
Il Battello a vapore di Piemme nel '92); infine e di conseguenza
a quanto accennato, un notevole incremento di qualità, immagini
fresche e curate, traduzioni professionali, grandi autori che
scrivono per adulti e per bambini (Pennac, Dahl, Nöstingler, Calvino,
Pitzorno, Piumini).
Il fenomeno, vistoso sul piano editoriale,
modifica anche contenutisticamente l'offerta: una nuova letteratura
attenta alla componente psicologica dei destinatari, modulata
per fasce d'età, che pone al centro non modelli pseudopedagogici,
ma desideri, esperienze e bisogni del vissuto quotidiano infantile.
Il
teatro salvato dai bambini
Negli stessi anni nasce il fenomeno
originale del teatro ragazzi, talvolta come dilatazione di un
lavoro di animazione sul territorio, tal altra come ricerca di
dialogo con i fermenti del mondo scuola, in ogni caso come intuizione
di un settore, runico, in grado di formare o incidere su[la formazione
del pubblico di domani.
Quel che la letteratura impiega un
secolo a partorire è già nel DNA del neonato teatro ragazzi agli
inizi degli anni Settanta: luogo di sperimentazione e di sintesi,
il teatro ragazzi non si limita a riprodurre in sedicesimo il
teatro tradizionale per cuccioli di spettatori, ma inventa stili
e linguaggi personalissimi, capaci di lasciar filtrare suggestioni
e citazioni figurative e musicali della ricerca più avanzata,
in simbiosi con una temperie culturale densa di movimenti e trasformazioni.
Basta citare qualche città sede di compagnie teatrali per ragazzi
(Milano, Torino, Genova, Verona) per aprire un album di ricordi
che racconta di un'esperienza creativa mediamente di livello professionale
superiore a quello di compagnie per adulti, di grande significato
per elaborazione estetica e consapevolezza sperimentale, orgogliosa
di aver prodotto lavori senza etichetta, teatro e basta, fruibile
da spettatori di età diverse (mentre non è vero il contrario,
che ogni buono spettacolo sia apprezzabile anche da un pubblico
giovanissimo).
Ignorato o guardato con sospetto
dalla critica ‑ in realtà esistono pochi veri critici specialisti,
in questo con qualche analogia con la letteratura per ragazzi
‑ questa nuova forma teatrale ha recuperato al teatro le
sue dinamiche più originali e feconde, che sono rinnesto nella
contemporaneità e la verifica da parte del proprio pubblico. Non
sono esclusivamente ragioni commerciali che hanno portato it teatro
ragazzi così dentro la scuola, intrecciato con i laboratori, con
l'insegnamento di tecniche che guidano i giovani spettatori a
divenire essi stessi attori e dunque senza paura di svelare i
trucchi, se ciò a cui si tende è un giudizio che è già trasformazione
della realtà, partecipe di un'urgenza che sollecita ogni momento
formativo.
Sarebbe tuttavia mistificatorio ignorare
che le due rivoluzioni parallele, del libro e dello spettacolo
per ragazzi, si sono compiute in un contesto tutt'altro che favorevole
a recepire e diffondere libri e spettacoli: l'ultimo trentennio
è stato anche il periodo dell'invasione massmediale, alla quale
le generazioni più giovani sono particolarmente esposte.
L'attrattiva della televisione, del
cinema, del computer si fondano su presupposti antitetici alla
lettura o ad assistere ad uno spettacolo teatrale: il ritmo frenetico
consentito dal mezzo tecnico con i suoi artifici, il coinvolgimento
multisensoriale laddove la lettura impegna solo la vista, la ripetitività
perfetta e inalterata dell'audiovisivo, la passività dell'immaginario
personale, la centralità iconica e sonora a scapito della parola
detta e recitata, la predominanza dei fatti e degli intrecci sui
pensieri e le riflessioni. Tutti ingredienti che hanno fatto della
nostra la società dell'antilibro e dell'antispettacolo.
Narrare
le emozioni
Come riuscirà dunque il libro a farsi
ancora leggere, il teatro a farsi ancora ascoltare e vedere dai
piccoli teledipendenti? Si ritorna inevitabilmente daccapo: la
lettura e la fruizione teatrale hanno armi, tra loro diverse,
ma comuni nel saper cogliere bisogni reali dei propri destinatari.
Narrare le emozioni significa raccogliere e ordinare un bisogno
vero del giovane in formazione, che sente in sé l'incongruenza
tra modelli rigidi ed esperienza e non la sa padroneggiare e vive
dunque emozioni di cui non è conscio.
Farle emergere vuol dire aiutarlo
a maturare. Il bambino ha bisogno di stabilire un rapporto con
la realtà personale e scandito su ritmi propri, come avviene leggendo
un libro o guardando teatro, ha bisogno di riconoscere in sé e
negli altri le emozioni che lo turbano e non sa definire, ha bisogno
di mettere in comune le sue riflessioni constatando che il mondo
interiore degli adulti è motto più omogeneo e vicino a lui di
quanto non appaia la realtà esterna, che gli si presenta frammentata.
Tutte queste potenzialità stanno nella lettura e nel teatro. Compito
prioritario di un libro o di uno spettacolo diventa aiutare il
lettore o lo spettatore a filtrare meglio ciò che gli viene trasmesso
e proposto, in modo che sappia trasformare gli stimoli in aumento
culturale necessario: il bambino ha bisogno di sicurezza, crescita,
sviluppo, autonomia, liberazione della sua personalità.
Quando incontra proposte rispettose
di questa sua dimensione interna, non è più importante la tecnica
narrativa o drammaturgica: potrà leggere e vedere tutto e tutto
saprà filtrare, criticare, dialettizzare, accogliendo, respingendo,
trasformando interpretando secondo le sue personali ragioni; tutto
cadrà sotto l'implacabile rasoio della critica e della fantasia
infantile.
Cosi metabolizzato, il mondo esterno
gli appare un po' meno oscuro e a ciò che lo ha aiutato a far
luce, una bella pagina o uno spettacolo, andrà da questo momento
la sua riconoscenza e la sua fiducia.
Ennio Pasinetti,
Esperto in testi per l'infanzia
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