|
| ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
|
| L'INSEGNANTE
E LO STUDENTE DI SUCCESSO
terza
parte
|
| ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
|
| di
Lucia Zanellato, Claudio Fasola, Cristina
Zanette |
Indice |
2.2
La scuola come sistema
“La
relazione educativa è l’insieme dei rapporti sociali
che si stabiliscono tra l’educatore e coloro che egli educa,
per andare verso gli obiettivi educativi, in una data struttura
istituzionale, rapporti che posseggono delle caratteristiche
cognitive e affettive identificabili, che hanno uno svolgimento
e una storia.” (Postic, 1983)
L’istituzione scolastica è un ambiente variegato e complesso
che viene ad influire in modo pervasivo e significativo sullo
sviluppo sociale del bambino e dell’adolescente, non solo per
i contenuti specifici insegnati, ma anche per le interazioni
che avvengono in essa, afferenti alla dimensione affettivo-emotiva
dell’allievo. Durante gli anni scolari il bambino viene a costruirsi
un senso di sé come persona e come cittadino, individuo
ciò maturo e socialmente responsabile. Lo sforzo di attribuire
significato alle proprie esperienze consente di dare coerenza
agli aspetti molteplici delle interazioni sociali ed individuali
(Nucci, 1999). Turiel (1983) individua tre domini basilari di
conoscenza sociale: psicologico, sociale e morale.
-
Dominio psicologico: concerne le motivazioni e le emozioni,
i costrutti psicologici che ha elaborato il bambino, come
il sé, la personalità e l’identità, ma
anche l’autostima e la fiducia in sé. A partire dal
dominio di queste conoscenze psicologiche l’allievo rivendica
aree di comportamento personali, al di fuori del controllo
esterno.
-
Dominio sociale: conoscenza della struttura e dell’organizzazione
sociale, delle consuetudine e delle convenzioni sociali (comportamento,
ruolo sessuale, ecc.). L’acquisizione di queste competenze
sociali permette all’individuo di coordinare le interazioni
con gli altri, rispetto alle aspettative di comportamenti
appropriati.
-
Dominio morale: inferisce ai concetti di giustizia e benessere
dell’uomo, determinatisi da fattori inerenti alle relazioni
sociali, piuttosto che da dimensioni culturali o religiose.
Gli
atti e gli eventi cha accadono in sistemi sociali complessi,
come quello della classe passano attraverso più domini,
i cui elementi sono strettamente intrecciati (Nucci, 1999) e
di cui l’insegnante appare come il regista-attore, cioè
come colui che ha la responsabilità di rendere omogenei
e interagenti le varie dimensioni dei soggetti agenti, ma essendone
anche lui partecipe come professionista e come persona.
2.2.1 La comunicazione in ambito
scolastico
L’attività formativa è dunque permeata di diverse
dimensioni (schema 1), in cui la comunicazione insegnante allievo
acquista valore rilevante non solo per l’allievo ma anche per
l’insegnante che grande attenzione presta alle eteroattribuzioni.
Ritenendosi, poi, il successo o l’insuccesso scolastico come
modalità diverse di descrivere e descriversi non come
fenomeni esistenti indipendentemente dalla matrice interattiva
in cui viene maturato il giudizio di bravo non bravo, non si
può non tener conto della rilevanza dell’interazione
e quindi anche della comunicazione che avviene in classe.
La Pragmatica della comunicazione umana, in particolare con
gli studi del Mental Research Institute di Palo Alto, sostiene
che occorre considerare ogni relazione come sistema, in cui
i cambiamenti che apparentemente interessano un solo elemento
si ripercuotono in realtà su tutti: il trasmettere unidirezionale
è possibile solo come intenzione dell’educatore. Educatore
ed allievo vengono sempre modificati entrambi dalla comunicazione,
attraverso dei meccanismi di feedback per cui la risposta ad
un messaggio produce un’ulteriore risposta, la quale a sua volta
ne produce un’altra e così via. Il fatto che ciascuno
dei due comunicanti tenda ad interpretare l’altro come causa
unidirezionale della situazione dipende semplicemente da una
interpunzione arbitraria, cioè da un fraintendimento
della circolarità reale.
Non si può non comunicare, poiché in una relazione
ogni comportamento, verbale o non verbale, ha inevitabilmente
un valore comunicativo. Inoltre ogni comunicazione ha sempre
un duplice aspetto, di contenuto e di relazione. Il contenuto
è l’aspetto esplicito e informativo, verbalmente espresso,
di un messaggio. Il termine relazione indica un messaggio implicito,
generalmente espresso in forma non verbale, che accompagna e
si sovrappone al primo e trasmette la percezione che un comunicante
ha del rapporto con l’altro. La comunicazione non avviene su
fatti esterni, ma vengono a definire la relazione ed implicitamente
gli stessi individui che partecipano alla comunicazione (Watzlawick
P., Beavin J. E, Jackson D , 1976).
“Ritengo che buona parte di ciò che la Langer (1942)
ha definito pura espressione di idee o attività simbolica
in sé, nelle persone normali sia soprattutto la funzione
di ricostruire costantemente il concetto del Sé, di proporlo
agli altri perché lo ratifichino e di accettare o rifiutare
le proposte del concetto del Sé che a loro volta fanno
gli altri. Credo anche che occorra ricostruire continuamente
il concetto del Sé se dobbiamo esistere come persone
e non come oggetti: ricostruzione che generalmente si attua
nell’attività comunicativa.” (Cumming, 1960)
Partendo da questi presupposti teorici, si ritiene interessante
analizzare come la comunicazione che l’insegnante mette in atto
quotidianamente all’interno della classe verso il singolo allievo
e verso il gruppo classe possa essere determinata dalle aspettative
e dalle credenze dell’insegnante stesso rispetto al successo
scolastico.
ATTIVITA’
FORMATIVA
|
Produce |
insegnamento
apprendimento
motivazione
comunicazione
eteronomia |
comunicazione
motivazione
eteronomia
socializzazione
capacità di apprendimento |
Schema
1 Dimensioni attività formativa
torna
su
-
Autori:
Lucia Zanellato, psicologa ed insegnante presso una
scuola elementare, è docente del corso di Psicologia
dell’Adolescenza presso la Ssis Veneto e di Psicologia dello
Sviluppo presso l’Università degli Studi di Padova.
È autrice di numerose pubblicazioni nel campo dell’adolescenza
e della devianza. Claudio
Fasola, psicologo e sessuologo clinico, si occupa
di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova
e di formazione presso l’Università Ca’ Foscari di
Venezia. Attualmente sta curando un volume, di prossima pubblicazione,
sul tema dell’identità personale nelle psicologie postmoderniste.
Cristina Zanette laureata presso l’Università
degli studi di Padova con una tesi di filologia medioevale
ed umanistica, attualmente insegna materie letterarie presso
un liceo classico e scientifico, ha approfondito studi di
educazione linguistica, rispetto alle metodologie didattiche
e alle prospettive in ambito lavorativo della scrittura funzionale.
|
copyright
© Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005
|