2.2.2
Il processo educativo
Ancora recenti teorie sull’apprendimento tendono ad identificare
l’insegnamento come l’attuazione di precise regole, tese alla
manipolazione di stimoli o rinforzi, rispetto ai quali l’allievo
reagisce in modo automatico e predeterminato. “E’ possibile
definire l’insegnamento come la interazione delle opportunità
di rinforzo che determinano la modificazione del comportamento”
(Skinner, 1968). Una volta stabiliti gli obiettivi è
sufficiente porre in atto le strategie più consone e
valutare i risultati e gli obiettivi raggiunti (Hough e Duncan,
1970). Queste posizioni fanno riferimento ad una concezione
causalistica, che attribuisce comportamenti e risultati a una
diversa distribuzione, sia essa qualitativa che quantitativa,
di abilità individuali tra gli alunni.
D’altro canto pensare che ogni azione sia sempre arbitrariamente
decisa dal soggetto senza alcuna forma di obbligatorietà,
porterebbe a una dimensione al di sopra di ogni controllo e
quindi di intervento. Ma l’individuo, e quindi l’allievo e l’insegnante,
non sono monadi isolate; il suo comportamento non è comprensibile
se la prospettiva di analisi non si allarga anche al contesto.
“Se l’osservatore non si rende conto del viluppo di relazioni
tra un evento e la matrice in cui esso si verifica, tra un organismo
e il suo ambiente, o è posto di fronte a qualcosa di
misterioso oppure è indotto ad attribuire al suo oggetto
di studio certe proprietà che l’oggetto non può
avere” (Watzlawick P., Beavin J. E, Jackson D , 1976).
Non si può dunque considerare l’atto di insegnamento
distinto dall’atto di apprendimento, ma diviene necessario studiare
“l’unità d’azione che essi presuppongono ed analizzare
il processo di interazione che si stabilisce tra loro.” (Postic,
1983). Il processo di apprendimento/insegnamento acquisisce
la dimensione di costruzione sociale. “La conoscenza viene considerata
il risultato delle interazioni di gruppi di persone che costruiscono
insiemi modi comuni di pensare, di identificare e di definire
i problemi, di esprimersi usando i linguaggi appropriati, di
mettere a punto le procedure e i metodi più efficaci
per raggiungere gli obiettivi comuni.” (Zambelli e Cherubini,
1999)
Dunque studenti ed insegnanti condividono la responsabilità
della costruzione delle conoscenze, che posseggono una natura
situata e non sono possedute da nessuno nella loro totalità,
ma sono variamente distribuite (Zambelli e Cherubini, 1999).
Il processo educativo è un sistema complesso in cui molteplici
attori interagiscono tra loro in un contesto istituzionalizzato
che assegna dei ruoli agli agenti stessi all’interno di un sistema
normativo. Proprio questi ruoli fanno sì che l’insegnante
sia legittimato a dare giudizi sull’alunno che, da parte sua,
si adegua ad essi. I giudizi sono dati da influenze sociali
normative, caratteristiche istituzionali della scuola, e da
un sistema valoriale condiviso (schema 2).
Secondo questa matrice interattiva si vengono a strutturare
carriere di successo o insuccesso scolastico, ma, soprattutto,
l’allievo tende ad identificarsi con l’immagine che di sé
stesso gli rimanda l’insegnante, il quale però non dà
un giudizio di merito sulle capacità/abilità dell’allievo
ma valuta la conformità o la lontananza di quello studente
rispetto alla sua rappresentazione di studente ideale.
Diviene necessario ripensare ai “processi cognitivi con i quali
insegnanti e alunni continuamente interpretano la vita della
classe, elaborano le proprie conoscenze, prendono decisioni,
partecipano ai diversi corsi di attività, manifestano
comportamenti” (Cherubini, 1999).
“Si tratta di un tentativo di mostrare come si possano fornire
di senso gli eventi scolastici senza ricorrere alle spiegazioni
sia unilineari che multifattoriali che si basano sul nesso causa/effetto”
(Masoni, 1999).
PROCESSO
EDUCATIVO |
AMBIENTE
tipo di istituzione
tipo di scuola |
INSEGNANTE |
OBIETIVI
EDUCATIVIPROCEDURE DIDATTICHE |
INTERESSI
E CONOSCENZE PRECEDENTI STUDENTE |
STUDENTE
personalità
abilità mentali e attitudini valori e atteggiamenti
attese |
| caratteristiche
sociologiche |
|
|
|
| personalità |
|
|
|
| formazione |
|
|
|
| valori
e atteggiamenti |
|
|
|
| svolgimento
di ruolo |
|
|
|
|
comportamenti
di insegnamento |
comportamenti
di apprendimento |
|
| |
| INTERAZIONE
DIDATTICA E SOCIALE |
| |
INTERAZIONE
DIDATTICA E SOCIALE |
| |
ESITI
EDUCATIVI |
Da
Pontecorvo, Il processo didattico: variabili e modelli, in Questioni
di tecnologia didattica
Schema 2 Educazione come sistema di interazioni
3.
Obiettivi della ricerca
Scopo della ricerca è osservare il sistema di rappresentazioni
che secondo i docenti vanno a connotare uno studente di successo
nella prospettiva dell’assunzione della teoria di riferimento
– l’interazionismo simbolico – che costringe a superare una
spiegazione del successo/insuccesso scolastico di tipo causalistico
determinata da teorie individuali del soggetto che, escludendo
le modalità di gestione degli insegnanti del processo
di apprendimento/insegnamento, di fatto li deresponsabilizza.
Si è voluto focalizzare l’attenzione su come gli insegnanti
costruiscono, usano e modificano le loro conoscenze e credenze
professionali nel corso delle interazioni sociali che si sviluppano
fra i partecipanti a corsi di azione, in contesti fisici e culturali
(Borko e Putnam, 1996, Pallincsar, 1998, Thomas, 1988).
Quello dell’insegnante è una professione caratterizzata
infatti in primo luogo dalla propria formazione e dal livello
di abilità didattiche possedute unite all’insieme di
conoscenze e credenze sull’educazione, i suoi obiettivi ed i
temi quali i processi di sviluppo, l’intelligenza, la resilienza,
la motivazione, ecc., temi che costringono gli insegnanti a
elaborare delle spiegazioni per i fenomeni che li caratterizzano,
delle giustificazioni di fronte alle difficoltà incontrate
nel corso della propria attività professionale. Il docente
infatti ogni giorno deve imparare a programmare e progettare
attività, valutando molteplici varianti e prendendo delle
decisioni che potranno avere forte influenza sull’immagine che
di sé si viene a creare l’allievo. In secondo luogo non
si può sottovalutare il peso delle interazioni che avvengono
tra questi elementi nella realtà quotidiana della vita
scolastica.
Si tratta di comprendere a fondo quella che è la realtà
soggettiva dell’insegnante, le sue modalità di integrare
le conoscenze teoriche sulla propria immagine professionale
e il sistema di procedure poi messe in atto nella propria pratica
professionale. Il focus è diretto in particolare sull’immagine
dello studente di successo che viene elaborata dagli insegnanti,
sia rispetto alle caratteristiche fondamentali che lo connotano,
sia rispetto alle dimensioni che sono ritenute dai docenti più
soggette alla loro efficacia professionale e personale.
Si cercherà poi di evidenziare se e in quale grado insegnanti
appartenenti alle varie aree disciplinari e con un background
di formazione diverso (Scuole di Specializzazione o esperienze
di pratica di insegnamento) utilizzino conoscenze e credenze
e quindi modalità di interazioni riconducibili a sistemi
concettuali differenziati.
4.
Strumenti e Gruppo di ricerca
4.1
Il metodo di indagine
Teoria di riferimento della ricerca è la distinzione
tra teorie adottate e teorie in uso, componenti essenziali di
ogni azione. Le prime sono ciò che descrive il comportamento,
ma che soprattutto ne dà giustificazione teorica; le
seconde rinviano alle resa operativa, effettivamente agita,
delle prime (Argryris e Schon, 1976). Non sempre vi è
esatta corrispondenza nella propria pratica professionale tra
le une o le altre, o, ancora, spesso si assumono diverse teorie
adottate ed in uso a seconda dell’ambiente in cui ci si trova
ad agire. Incoerenza talvolta inconsapevole, talvolta data dall’impossibile
congruenza delle due in uno specifico contesto.
“La conoscenza pratica professionale è un modo dell’insegnante
di percepire e di interagire con l’ambiente circostante e con
le altre persone. E questo, naturalmente, non è puramente
una questione di credenze possedute e di decisioni prese: al
contrario, è il modo in cui le persone sperimentano il
loro mondo e che coinvolge l’esperienza sensoriale, le interazioni
corporee, gli stati d’animo, sentimenti e l’orientamento spazio
temporale. Per riassumere, la conoscenza pratica personale dell’insegnante
include l’intero modo in cui essi hanno un mondo strutturato
a cui possono attribuire un senso e nel quale possono operare
con vari livelli di successo” (Johnson, 1989).
Per una effettiva comprensione dell’attività docente
risulta necessario far sì che i soggetti rendano esplicito,
e quindi con un maggior grado di consapevolezza, quello che
pensano dell’insegnamento, ma anche tutto ciò che inferisce
il mondo comportamentale della classe (Day, 1999). Implicazione
sottostante è il paradigma della ricerca-azione che permette
agli insegnanti di impegnarsi nel proprio sviluppo professionale
grazie ad un’analisi consapevole e sistematica della loro pratica:
“la ricerca azione è una forma di indagine autoriflessiva,
intrapresa dai partecipanti a delle situazioni sociali (comprese
quelle educative) allo scopo di migliorare la razionalità
e la correttezza delle loro pratiche sociali ed educative, della
loro comprensione di queste pratiche
e dei contesti in cui queste pratiche vengono messe in atto”
(Carr e Kemmis, 1986).