4.2
Il gruppo di ricerca
Sono stati somministrati centotre questionari ad insegnanti
di vari ambiti disciplinari, sia in ruolo che frequentati corsi
di formazione. Le analisi di frequenza sono state poi svolte
attraverso la suddivisione in sottogruppi per indagare se ci
fossero delle specificità nelle rappresentazioni degli
insegnanti a seconda dell’area disciplinare, degli anni di insegnamento
e/o dall’aver frequentato o meno le scuole di specializzazione
per l’insegnamento nella scuola secondaria.
Gli insegnanti abilitati appartengono tutti a scuole della provincia
di Belluno, omogenee per tipologia di alunni e organizzazione
interna; i non abilitati sono stati scelti tra docenti in attività
e non, frequentanti tutti la SSIS del Veneto, sede di Venezia.
Su 103 questionari risultati attendibili 72 sono stati compilati
da soggetti donne e 31 da soggetti maschi, appartenenti per
il 65% all’area disciplinare umanistica (lettere, storia, filosofia,
lingua e letterature straniere), per il 13,6 % all’area disciplinare
scientifica (matematica e fisica) e per il 21,4 % alle altre
discipline (educazione fisica, diritto, informatica, costruzioni).
L’82% dei soggetti al momento della somministrazione è
in attività in scuole superiori pubbliche e/o private
di primo o secondo grado, ma solo 49 su 103 sono in possesso
dell’abilitazione all’insegnamento, mentre gli altri 54 risultano
iscritti alla SSIS.
4.3
Il questionario
La ricerca è stata effettuata attraverso un questionario
suddiviso in tre sezioni. Ogni sezione era costituita da un
insieme di Item valutabili attraverso una scala Likert a 5 punti.
Nella prima sezione vengono sottoposte ai docenti domande relative
alla loro pratica professionale, sia rispetto alla dimensione
didattica e disciplinare che di gestione della multidimensionalità
e simultaneità degli eventi propri del sistema scolastico,
come situazione collettiva (Doyle, 1977, 1980). Le competenze
disciplinari e didattiche, in una visione olistica dell’insegnante,
vengono unite alla capacità di autoriflessione del docente
sulla sua pratica del processo di apprendimento/insegnamento
e di gestione della classe, abilità intesa come data
dai tratti della personalità del docente, ma anche dall’essere
contestualizzata e attualizzata nell’attività in aula.
La seconda e terza sezione dirigono il focus sullo studente.
La seconda parte è centrata sulle attitudini, abilità
e comportamenti che il docente ritiene debbano appartenere allo
studente di successo; la terza parte vuole invece individuare
se e in che modo il docente stesso ritiene di poter influenzare
un insieme di caratteristiche ed abilità al fine di favorire
la carriera scolastica dello studente verso una polarizzazione
positiva. Anche in queste sezioni rilevanza viene data alla
riflessione dell’insegnante sulla propria efficacia personale
e professionale attraverso l’inserimento di Item che riguardano
le eteroattribuzioni, cioè sulle valutazioni che i docenti
pensano che i propri allievi diano alla propria pratica professionale.
4.3.1
Sezione 1
Per operare all’interno della propria professione, l’insegnante
deve possedere non solo padronanza curricolare e didattica,
ma anche la capacità di relazionarsi con gli altri ed
in particolare di attuare strategie che rappresentino le più
adatte soluzioni di insegnamento-apprendimento in un contesto
dato, in quanto sintesi tra la complessità di modelli
teorici e metodologici, attuata attraverso la propria sensibilità
professionale ed umana (OECD 1990). Il processo di insegnamento
apprendimento è dato dunque dall’”incontro equilibrato
di tre fattori cognitivi:
-
saperi
disciplinari, epistemologicamente fondati, formalmente organizzati
e approfonditi;
-
saperi didattici relativi alle modalità di insegnamento;
-
saperi di allievi adolescenti, in fieri nel pensiero formale,
nella metacognizione, nel ragionamento sul possibile.” (Tessaro,
2002)
Ma
il docente è anche professionista riflessivo che conosce
nell’azione (Schon, 1993): “la didattica indica l’arte di insegnare
come l’attività di esporre in maniera facilitata, con
procedure adatte ai destinatari, giovani o adulti, i contenuti
di apprendimento; in ciò distinguendosi dai termini pedagogia
e pedagogico che designano piuttosto l’attività teorica
di riflessione, fondazione e ricerca che concernono in generale
l’educazione, l’istruzione e la formazione.” (Laeng, 1991)
Sono stati posti nella prima sezione quesiti inerenti queste
linee caratterizzanti la professionalità docente, riconducibili
a queste “cinque dimensioni:
-
conoscenza degli specifici settori disciplinari e del contenuto
dei programmi;
-
competenze didattiche, cioè la padronanza di un repertorio
di strategie didattiche e la capacità di applicarle;
-
capacità di riflessione e di autocritica, visti come
carattere distintivo della professionalità dell’insegnante;
-
emapatia, o capacità di identificarsi negli altri e
riconoscimento della loro dignità;
-
competenza gestionale, dato che gli insegnanti devono assumersi
responsabilità, dentro e fuori dall’aula.”(Margiotta,
1999)
Agli
intervistati è stata dunque sottoposta una lista di Item
facente riferimento a cinque contesti:
-
efficacia
personale rispetto all’alunno
-
efficacia personale di se stesso come insegnante
-
efficacia personale nelle relazioni
-
efficacia delle proprie pratiche di insegnamento rispetto
al contenuto della disciplina
-
efficacia delle proprie pratiche di insegnamento rispetto
alla situazione di insegnamento
Gli
Item fanno riferimento a situazioni che quotidianamente un insegnante
può esperire in ambito scolastico: capacità di gestione
di difficoltà relazionali tra gli alunni, progettazione
a lungo e medio termine, utilizzazione di modalità di cooperative-learning,
modalità di verifiche e ricompense, collaborazione tra
docenti e con le famiglie. Il focus è dunque centrato sulle
teorie in uso poste in atto dai docenti, su ciò che gli
insegnanti dicono rispetto alle proprie pratiche di insegnamento.
La serie di asserzioni è stata valutata attraverso una
scala Likert a cinque valori secondo il grado di accordo o disaccordo
con quanto detto.
4.3.2
Sezione 2
Secondo un approccio psicoattitudinale (diagnostico-attitudinale)
esistono nell’individuo delle capacità congenite, misurabili
con prove oggettive, che lo rendono più adatto ad una
precisa attività lavorativa (Scalpellini e Stralogo,
1976). Il superamento di tale paradigma pone in discussione
il concetto stesso di attitudine, ma soprattutto del suo valore
pratico nel valorizzare l’alunno e quindi nella costruzione
di una carriera scolastica di successo (Pombeni, 1996; Venini,
Castelli, 1996).
“La mente è quindi un campo non limitato all’individuo,
e tanto meno ha sede nel cervello. Il significato appartiene
alle cose nella misura in cui queste sono in rapporto con gli
individui e dunque non è riconducibile ai processi mentali
racchiusi dentro agli individui.” (Mead, 1934).
All’interno della teoria dell’interazionismo simbolico, le interpretazioni
che gli insegnanti danno di comportamenti e risultati degli
allievi non possono che avere una rilevanza sulla relazione
all’interno della classe, ma anche condizionare la rielaborazione
degli insegnanti rispetto alle proprie conoscenze e competenze
(Holt-Reynolds, 1992).
Nella seconda sezione sono state presentate agli intervistati
una serie di abilità, qualità, caratteristiche
che, secondo il senso comune, denotano uno studente: concentrazione,
attenzione, facilità di apprendimento, capacità
elaborativa ed espressiva, autonomia organizzativa, controllo
emozionale. Viene chiesto poi di valutare il grado di polarizzazione
verso il successo o l’insuccesso scolastico. Si cerca cioè
di rilevare il sistema di credenze che guidano gli insegnanti
nell’attribuzione di etichette, quali quelle di successo/insuccesso,
secondo rappresentazioni e ruoli socialmente condivisi.
Sono presenti anche una serie di Item che vanno a valutare le
eteroattribuzioni che gli insegnanti ritengano abbaino gli allievi
rispetto al proprio sistema di pratiche e relazioni: adeguamento
alle richieste dell’insegnante, apprezzamento delle attività
da lui proposte, fiducia nella sua competenza.
La valutazione della sezione II avviene per mezzo di una scala
Likert a cinque valori che esprime la polarizzazione delle scelte
verso il successo scolastico e verso l’insuccesso scolastico.
4.3.3
Sezione 3
Nell’ultima sezione vengono riproposte agli insegnanti le medesime
situazioni e le medesime caratteristiche e/o abilità
ipoteticamente appartenenti allo studente. Viene però
chiesto il proprio grado di possibile intervento su tali abilità,
producendo un cambiamento nella connotazione verso il polo positivo
della carriera dell’allievo. Si vuole far emergere la percezione
dell’insegnante rispetto al proprio raggio d’azione nei confronti
della connotazione della carriera scolastica dei propri alunni,
sia secondo una dimensione di efficacia personale che professionale.
-
Autori:
Lucia Zanellato, psicologa ed insegnante presso una
scuola elementare, è docente del corso di Psicologia
dell’Adolescenza presso la Ssis Veneto e di Psicologia dello
Sviluppo presso l’Università degli Studi di Padova.
È autrice di numerose pubblicazioni nel campo dell’adolescenza
e della devianza. Claudio
Fasola, psicologo e sessuologo clinico, si occupa
di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova
e di formazione presso l’Università Ca’ Foscari di
Venezia. Attualmente sta curando un volume, di prossima pubblicazione,
sul tema dell’identità personale nelle psicologie postmoderniste.
Cristina Zanette laureata presso l’Università
degli studi di Padova con una tesi di filologia medioevale
ed umanistica, attualmente insegna materie letterarie presso
un liceo classico e scientifico, ha approfondito studi di
educazione linguistica, rispetto alle metodologie didattiche
e alle prospettive in ambito lavorativo della scrittura funzionale.
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