Una
scuola che vuole crescere e svilupparsi deve necessariamente
guardare avanti e interrogarsi sul cammino che si vuole intraprendere.
Cambiano i tempi, le generazioni, la vita sociale, e così
anche il mondo scolastico deve porsi sempre delle domande sul
suo futuro; interrogativi che necessitano di una riflessione
da parte di tutti gli operatori scolastici ei coloro i quali
progettano il futuro della scuola. Individuiamo nella interculturalità
e nella multimedialità due sfide, tra le tante, con cui
la scuola italiana deve confrontarsi all’inizio di questo millennio.
DALLA
MULTICULTURALITÀ ALL’INTERCULTURALITÀ
Gli ultimi dati sulla popolazione scolastica – pubblicati anche
sul nostro sito – mettono in risalto un dato che non possiamo
ignorare, ovvero la presenza di 320.000 studenti stranieri in
più rispetto allo scorso anno. Su questo punto non si può
far finta di niente, perché la presenza di questi alunni
tra i banchi di scuola richiede una riflessione sotto molti aspetti:
educativi, pedagogici, didattici e non ultimo, sociali.
In questi ultimi anni pare ben avviata un’attenzione all’educazione
interculturale, anche perché l’Italia stessa si trova in
una situazione multiculturale con molte etnie e religioni diverse
da quelle storicamente presenti nel nostro Paese. Ciò non
significa che si possa parlare oggi di una unica entità
sociale tra questi gruppi: il vero ideale da raggiungere sarebbe
quello di passare da una multiculturalità una interculturalità
[1], dove le diversità
si possano tra loro integrare, non solo sotto l’aspetto di una
pacifica convivenza sociale; il tema andrebbe colto anche sotto
l’aspetto sapienziale delle varie culture, nelle aspirazioni etiche
e religiose, nella volontà di dare un senso etico all’esistenza.
Nella multiculturalità, invece, partecipano molte
realtà diverse, ma non è sempre scontato che esse
siano pronte per convivere serenamente tra loro.
Questa è una grande sfida che proprio alla scuola viene
richiesta, più che alle altre realtà sociali del
nostro paese, perché la scuola rappresenta il luogo ideale
per educare alla cittadinanza. Attraverso l’educazione dei singoli
e della comunità si può passare da una situazione
di multiculturalità ad una situazione di interculturalità.
Come
arrivare a tutto questo? Liberandoci dai pregiudizi e dalla prevenzione,
dimostrando una certa disponibilità etica che abbia come
punto di partenza la conoscenza e il rispetto culturale per tutte
le realtà presenti. Il rispetto dell’identità culturale
è una condizione indispensabile per passare da una cultura
dell’indifferenza ad una conoscenza e convivialità delle
differenze. Ascolto, dialogo, confronto, volontà di accogliere,
sono i requisiti fondamentali per acquisire una conoscenza sulle
realtà straniere; il concetto di diversità - che
in certi casi sorge spontaneo - può rivelarsi molto pericoloso
perché potrebbe nascondere in sé una cattiva predisposizione
ad accogliere l’altro come un altro “me stesso”.
L’integrazione culturale è per il mondo degli adulti ostacolata
dalla mancanza di centri di aggregazione che favoriscano un contatto
e una conoscenza dell’altro, mentre per la scuola il compito è
più agevole anche per una certa apertura e morbidezza mentale
che soprattutto nei bambini appare spontanea. La scuola dovrà
realizzare delle attività che vadano bene per tutti, che
favoriscano l’integrazione secondo gli strumenti propri di ogni
fascia d’età; i programmi non dovrebbero essere cambiati
ma dovrebbero sottolineare maggiormente l’educazione alla cittadinanza;
inoltre si potrebbero riflettere su alcuni nuclei tematici esistenziali
(la vita, la morte, la famiglia, l’amore, la religione, i diritti
umani) che riguardano i diversi tessuti esistenziali delle realtà
presenti in una classe.
Nella struttura di un discorso pedagogico che si chiede “Chi educo?
Come educo? Perché educo?” la scuola del futuro dovrà
tenere conto, senza però snaturare la propria identità,
della presenza di tanti studenti che domani saranno cittadini
attivi nella società. È uno sforzo ad “andare
con” la nostra cultura e non “andare contro”….
MULTIMEDIALITÀ
Il diffondersi e l’evolversi in questi ultimi anni dei mezzi tecnologici
ha coinvolto anche la scuola, dove è iniziato un processo
di informatizzazione che ha coinvolto anche la didattica e la
formazione dei nuovi studenti. Si è partiti dalla considerazione
– vera ma discutibile – della considerazione dell’importanza di
questi mezzi di cui nessuno può farne a meno. Del resto
il sistema comunicativo e lavorativo ha subito moltissimi rapidi
cambiamenti: abbattendo il fattore distanza oggi si comunica in
tempo reale per mezzo del fax, della posta elettronica o di internet.
Di fronte a questo scenario è ovvio che la scuola ha dovuto
attrezzarsi per fare fronte a questi nuovi scenari.
L’approccio fin dalla più tenera età con i moderni
mezzi tecnologici, dai video-giochi ai piccoli computer per bambini,
rende più malleabili le nuove generazioni all’apprendimento
del loro funzionamento rispetto alle passate generazioni: per
molti ancora oggi il computer è uno strumento misterioso,
così che i più giovani possono tranquillamente insegnare
ai genitori certe funzionalità. Sfruttare questa predisposizione
appare come un’ottimo punto di partenza per insegnare a bambini
e ragazzi ad usare non solo bene computer, ma usarlo correttamente.
In questo senso si è infatti concentrata l’attenzione più
sul “saper fare” che sul “come fare”. I corsi di informatica o
le ore che i studenti passano a scuola davanti ad un pc, vogliono
soprattutto insegnare ad usare il computer, con risultati neanche
troppo esaltanti a giudicare da quanti giovani sono spinti ad
integrare le loro magre conoscenze informatiche iscrivendosi a
corsi privati. Ma ciò a cui non si è pensato è
alla formazione di personalità solide e capaci di un severo
autocontrollo, richiamando alla loro responsabilità educativa
famiglie, scuola, attività formative in genere. Suggestione,
dispersione, fuga dalla realtà sono pericoli a cui – soprattutto
i più giovani – vengono esposti davanti all’uso di questi
mezzi multimediali: la scuola dovrà prendere atto di questo
pericolo nel formare e nell’in-formare gli alunni su tutti questi
aspetti.
Il
rapporto insegnamento-apprendimento con l’introduzione di questi
mezzi tecnologici è in continua evoluzione e cambiamento.
Oggi molti docenti si avvalgono di supporti informatici-telematici
per arricchire le loro conoscenze e trasmetterle ai propri alunni:
se questo può essere affascinante e straordinariamente
moderno da un lato, dall’altro non può provocare una pur
minima eclissi nei rapporti umani tra docente e discente.
L’uso di questi mezzi informatici oltre ad un profondo cambiamento
nel metodo di insegnare, ha mutato già in buona parte le
tecniche lavorative (pensiamo all’inserimento, fino a qualche
tempo fa impensabile, del computer in molti settori); la parabola
ascendente è ancora destinata a salire andando ad intaccare
notevolmente lo stile di vita, gli usi, le abitudini di molte
persone. Davanti ad un simile scenario la scuola dovrà
porre l’attenzione a non dimenticare quelle classi sociali più
deboli, dove per motivi sociali, culturali, economici, questo
processo di informatizzazione fatica a svilupparsi. Formare questi
studenti - anche sotto questo aspetto - farà sì
che essi non si sentano ancora più svantaggiati rispetto
ad altri compagni che hanno modo di usare il computer non solo
a scuola ma anche a casa.
Sarà inoltre importante che molte scuole migliorino la
propria offerta in questo senso. Non solo nel creare laboratori
efficenti e funzionali, ma anche nel dare – fin dalla scuola elementare
- insegnanti specializzati, che possano guidare gli allievi da
una prima alfabetizzazione informatica fino ad una maggiore padronanza
e conoscenza dei mezzi multimediali.
CONCLUSIONI
L’interculturalità e la multimedialità possono sembrare
orizzonti nuovi e forse ancora lontani, ma la loro incidenza nel
mondo del lavoro e nella socializzazione tra culture sono aspetti
che la scuola di oggi non può sottovalutare. La scuola
dovrà impegnarsi a non essere una istituzione solo orientata
alla trasmissioni delle nozioni e dei concetti tradizionali, ma
dovrà sforzarsi continuamente nel leggere e nel respirare
gli scenari futuri che si affacciano nel mondo contemporaneo.
Abbiamo affrontato due sfide importanti che la scuola di oggi
vede al suo orizzonte: impegni ardui che potranno dare il loro
effetto solamente se si metteranno da parte interessi particolari
e vantaggi di qualsiasi altro tipo da quelli di una seria e coscienziosa
formazione di ogni studente.
[1]
Il prefisso inter rimanda infatti ad una interazione
|