| I
DISORDINI DELLA SCRITTURA STRUMENTALE
Il
DSM-IV sostiene che si conosce ancora troppo poco circa i disordini
dell’espressione scritta – soprattutto nel caso in cui non si
accompagnino ad un disturbo di lettura - per poterli diagnosticare
con precisione, al fine di attuare interventi mirati ed efficaci
[12].
Molteplici risultano dunque le definizioni del disturbo e la descrizione
dei relativi sintomi. Per brevità si riportano solamente
quelle, cui gli psicopedagogisti del linguaggio fanno più
spesso riferimento:
-
ICD-10 [13] parla di
disturbo specifico di scrittura e tra i sintomi che lo caratterizzano
elenca la compromissione della compitazione (spelling), la compromissione
della capacità di scrivere correttamente le parole in assenza
di disturbo di lettura, il ritardo mentale, problemi di acutezza
visiva e inadeguata istruzione.
Esclude invece i sintomi che riguardano l’ideazione e la programmazione
dei contenuti e gli aspetti motori.
Come si osserva, il manuale non prende in esame né le componenti
cognitive specifiche (che ineriscono alla produzione scritta)
né quelle prassiche, limitandosi a considerare come responsabili
del disturbo di scrittura gli aspetti deficitari delle componenti
linguistiche, sensoriali (vista), intellettive generali e d’istruzione.
-
Il DSM-IV nel descrivere il disturbo specifico dell’espressione
scritta, tra i sintomi annovera problemi di compitazione e calligrafia,
errori di punteggiatura e grammaticali, scadente organizzazione
in capoversi.
Inoltre, il manuale specifica che la calligrafia scadente è
da collegare ad una compromissione della coordinazione motoria
e che, per questo motivo, si dovrebbe prendere in considerazione
una diagnosi di Disturbo di Sviluppo della Coordinazione.
In questo caso entrano in gioco gli aspetti legati alle componenti
linguistiche e prassiche della scrittura (con la precisazione
però che, in tal senso, si sconfina in un’altra specie
di disturbo); non compare invece alcun accenno alle componenti
cognitive della scrittura, né a deficit intellettivi o
sensoriali.
Sembra
interessante riportare anche le parole di De Ajuriaguerra, in
quanto lo studioso assume una posizione contraria rispetto a quella
dell’ICD-10 nell’escludere qualsiasi tipo di deficit intellettivo
per poter diagnosticare un disturbo di scrittura:
“[…]
E’ disgrafico ogni bambino la cui qualità di scrittura
e’ deficitaria, quando nessun deficit neurologico importante o
intellettuale non spieghi questa deficienza. Si tratta dunque
di bambini intellettualmente normali che vengono ad una visita
per scrittura illeggibile o troppo lenta, poiché queste
difficoltà impediscono il normale cammino della loro scolarità
[…]” [14].
Nella
disamina circa le cause del disturbo di scrittura strumentale,
in mancanza di una definizione chiara e condivisa, ci si chiede
se sia opportuno fare riferimento ad aspetti deficitari delle
sole componenti linguistiche o, al contrario, si debbano ritenere
imprescindibili anche gli aspetti motori, neurosensoriali ed emotivo-motivazionali.
Analisi
delle componenti linguistiche
Come
si è detto, le cause del disturbo di scrittura strumentale
sono difficili da indagare e diagnosticare con sicurezza. Per
questo motivo si dovrebbero analizzare più abilità
implicate nel processo, a cominciare dalle linguistiche e, tra
queste, le fonologiche e quelle di analisi visiva del testo.
Una delle competenze fonologiche da esaminare è anzitutto
la capacità di distinguere i diversi fonemi, particolarmente
quelli simili come B/D e V/F, che risulta solitamente compromessa
in seguito a problemi di ipoacusia acquisita o congenita.
Anche
la difficoltà di percepire correttamente la variazione
temporale dei suoni è considerata una delle cause principali
del disturbo di scrittura, in quanto può causare errori
non fonologici, relativi alla fusione/separazione illegale di
parole.
Per valutare la discriminazione fonologica possono essere utilizzate
prove di ripetizione di non-parole (in questo caso, però,
la prova può essere influenzata dalle abilità di
tipo articolatorio) oppure prove di ascolto di non-parole, in
cui il bambino deve saper individuare l’identità di due
stimoli [15]. E’ possibile
esercitare la discriminazione fonologica con gli stessi esercizi
usati dai logopedisti oppure con software specifici
[16].
Per
quanto concerne, invece, la correzione degli errori di fusione/separazione
illegale, può essere utile dettare al bambino singole parole,
da fargli scrivere riga per riga, in modo che la struttura spaziale
della parola scritta sia in relazione “diretta” con quella temporale
della parola pronunciata.
Un’altra modalità utile, in tal caso, è l’uso del
carattere corsivo, che abitua il bambino a scrivere unitamente
le lettere di una sola parola e a staccare tra loro le parole.
La
capacità di analisi fonologica di tutti i fonemi di una
parola ascoltata si valuta attraverso prove di spelling e può
essere recuperata con esercizi graduati di memoria uditiva e segmentazione/fusione
uditiva (area MUSFU del programma di trattamento della lettura,
elaborato da Cornoldi e dal Gruppo MT nel 1985).
La
corrispondenza fonema/grafema risulta piuttosto complicata per
i soggetti che hanno problemi di natura fonologica e/o di discriminazione
visiva (e quindi di natura visuospaziale).
Se il deficit è di natura fonologica, la difficoltà
risulterà evidente per i fonemi che hanno un suono simile
(ad esempio C e G) e la si potrà rilevare attraverso il
dettato di non-parole.
In questo caso, per il recupero dell’abilità sono molto
utili gli esercizi di spelling orale e scritto, da svolgere contemporaneamente,
oppure l’utilizzo delle funzioni di controllo ortografico del
word processor (è preferibile il programma che contiene
l’opzione di sintesi vocale della lettera battuta, per avere un’immediata
rispondenza tra il fonema e il relativo grafema).
Se
invece il disturbo ha origine da una difficoltà visiva
nel discernere i singoli grafemi che formano una parola e le caratteristiche
salienti della stessa, oppure, da una non adeguata velocità
di identificazione grafema/fonema (lo si rileva dalle prove di
velocità di elaborazione percettiva) [17],
è efficace un trattamento incentrato sulla ricerca visiva
di lettere e sillabe e di differenze e somiglianze nei singoli
grafemi. E’ anche possibile che, in assenza di disturbo percettivo,
la difficoltà nella corrispondenza fonema/grafema sia dovuta
alla sola incapacità di denominazione.
In questo caso il disturbo si valuta con prove di denominazione
dei grafemi e, per correggere la prestazione, si possono usare
prove di modificazione graduale del grafema-target all’interno
della parola che lo contiene [18]
oppure esercizi linguistici specifici combinati con esercizi motori.
L’esperienza condotta da Carlin nel 1996 (mai pubblicata), consisteva
nell’associare un fonema/grafema ad un esercizio corporeo: il
soggetto doveva riprodurre con il proprio corpo la forma di ogni
singola lettera.
La
sperimentazione ebbe notevole successo perché facilitava
la transcodifica visiva-fonologica, favorendo la memorizzazione
del grafema collegato al gesto corporeo.
La valutazione della competenza nella formazione di rappresentazioni
ortografiche di parole omofone non omografe e di parole irregolari
viene fatta soprattutto attraverso prove di scrittura di tali
parole. E’ utile a questo proposito più che un accanimento
mnemonico, un recupero di tipo lessicale e semantico
[19].
La fusione fonemica, cioè “la capacità di mantenere
nella memoria fonologica a breve termine, una serie di fonemi
e sillabe fino alla completa fusione per ricavarne una parola”
[21]viene valutata
attraverso prove specifiche di fusione e sintesi fonemica , prove
di rapidità e correttezza di lettura e prove più
globali di apprendimento della letto-scrittura. Il trattamento
della difficoltà specifica che ha dato maggiori risultati
sembra essere il training in cui vengono associati sviluppo della
consapevolezza fonemica e corrispondenza fonema-grafema.
I
disturbi nell’automatizzazione del riconoscimento di unità
sublessicali e nella formazione di un lessico visivo influenzano
la velocità dei processi di lettura e scrittura strumentale
e sono difficilmente trattabili: solo alcuni metodi sperimentali
che prevedevano esercitazioni su strutture linguistiche complesse
e non su singole parole hanno avuto buoni risultati.
Esistono programmi informatici che facilitano il recupero della
capacità di associare fonemi ad unità sublessicali
(sillabe, morfemi, ecc.) o ad intere parole, con un training specifico
sulla velocità del processo. E’ necessario tenere presente
che un esercizio sulle unità sublessicali permette di usare
l’abilità acquisita su altre parole che contengono la medesima
componente fonologica.
Analisi
delle componenti prassiche
Lo
sviluppo della motricità fine, indispensabile per poter
scrivere con una grafia leggibile e sufficientemente veloce, è
un processo che può essere bloccato o, quanto meno, rallentato
dall’interferenza di funzioni deficitarie o incomplete.
Per permettere ad un bambino di acquisire una buona manualità
fine è necessario analizzare tutte le componenti implicate
da questo tipo di abilità e progettare un percorso educativo,
mirato al recupero di competenze mancanti o non ben sviluppate
o integrate.
La motricità fine chiama in causa anzitutto il tatto.
Un disturbo percettivo in questo canale sensoriale – si fa riferimento
ad una ipo-tattilità - può influenzare lo sviluppo
della manualità, con conseguente compromissione dell’automatismo
delle dita rispetto alla mano e della precisione e velocità
dei loro movimenti. L’acquisizione di tali competenze, inoltre,
è potenziata da un’efficace integrazione del tatto con
la vista.
La percezione tattile si coordina con la percezione visiva, in
quella che viene definita coordinazione oculo-motoria, che fa
parte - come del resto tutti i movimenti di coordinazione del
corpo - della cosiddetta coordinazione senso-motoria.
Nell’analizzare
le competenze prassiche è quindi necessario partire dalla
convergenza visiva - che fa sì che si riescano a vedere
oggetti che si trovano in posizione molto vicina agli occhi, come,
ad esempio, le mani - e dalla prensione. L’integrazione di queste
due funzioni permette una perfetta coordinazione oculo-motoria
necessaria per leggere, scrivere e compiere gesti minuti con l’uso
di oggetti molto piccoli. I difetti di convergenza visiva possono
essere compensati con lo striscio, un movimento in cui il soggetto
in posizione prona, sul pavimento, avanza con movimento di scivolamento,
piegando ed estendendo contemporaneamente il braccio e la gamba
opposti.
Per quanto riguarda la prensione, bisogna anzitutto distinguere
se si tratta della componente forza o precisione.
La prensione di forza è possibile solo se i muscoli della
schiena sostengono in modo adeguato il tronco e le spalle e se
anche il braccio possiede un tono muscolare soddisfacente.
Il soggetto con tali requisiti deve anche riuscire ad afferrare
nel modo corretto lo strumento (in questo caso la penna), senza
stringerlo troppo, e senza lasciarlo scivolare tra le dita.
La corretta prensione viene conseguita attraverso tappe successive
dello sviluppo, fino a raggiungere lo stato di automatismo, per
cui il bambino – mentre scrive – non si preoccupa di come tiene
la penna. Quando la componente “forza” risulta deficitaria, la
si può compensare attraverso esercizi di sospensione, appendendo
il soggetto con le braccia alla sbarra per alcuni minuti ogni
giorno.
La precisione nella presa raggiunge, invece, uno stato di perfezione
quando pollice e indice si oppongono correttamente, ma se fosse
necessario migliorarla, lo si può fare con esercizi che
aumentano il tatto della mano (massaggi, picchiettamenti, lavori
di manipolazione con la creta, il pongo, la pasta di sale, ecc.).
Un esercizio molto utile nello sviluppo della sensorialità
della mano è far cercare alcuni oggetti conosciuti, posti
- insieme ad altri - all’interno di un sacchetto, servendosi solo
del tatto.
In questa situazione si richiede al bambino di concentrarsi sulle
sensazioni tattili, ma nel contempo il compito consentirà
lo sviluppo della capacità di creare immagini mentali,
con conseguente beneficio per la simbolizzazione.
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Note:
[12]
American Psychiatric Association (1994):
Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders,
DSM IV, Masson, Milano 1995 (tale classificazione prevede una
sezione – Disturbi solitamente diagnosticati per la prima volta
nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza – in cui
è prevista la voce F81.8 Disturbo dell’Espressione Scritta).
[13]
Kemali D., Maj M., Catapano F., Lobrace
S., Magliano, International Classification of Disease,
ICD 10. Capitolo V (F), OMS, Masson, Milano, 1995 (in tale classificazione
il disturbo è classificato con la voce 315.2 Disturbo dell’Espressione
Scritta)
[14]
De Ajuriaguerra J., Manuale
di psichiatria del bambino, op. cit., p. 291
[15] Batteria PRCR-2 di Cornoldi e all., Gruppo MT, 1995.
[16] L’indicazione dei materiali
da utilizzare per il recupero ed il potenziamento delle singole
abilità fonologiche e di analisi visiva del testo si trovano
nel volume di Vio C., Tressoldi P.E., Il trattamento dei disturbi
dell’apprendimento scolastico, op. cit., pp. 25 ss.
[17] Prova di velocità percettiva
P.M.A. di Thurstone e Thurstone, anno 1963.
[18] Si tratta della cosiddetta procedura
denominata stimulus shaping elaborata da Hoogeven e Smeets nel
1988 e descritta nel volume di Vio C., Tressoldi P.E., Il
trattamento dei disturbi dell’apprendimento scolastico, op.
cit., p. 30.
[19] Si vedano gli esercizi relativi
al recupero di tale abilità nel volume di Ferraboschi L.,
Meini N., Recupero in ortografia, op. cit. pp. 225-268.
[20] Cfr. Vio C., Tressoldi P.E.,op.
cit., p. 28.
[21] Batteria PRCR-2 elaborate da
Cornoldi e all., Gruppo MT, anno 1995
Autore:
docente di lettere nella scuola secondaria, specializzata
nel sostegno ad alunni portatori di handicap, nella didattica
della scrittura e nell'insegnamento dell'italiano ad alunni stranieri.
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