| LA
COMPOSIZIONE DEL TESTO SCRITTO
La capacità di scrivere
è una dote naturale oppure è possibile imparare
a produrre un testo scritto?
Come si è detto, per molto tempo si è ritenuto che
la competenza nello scritto fosse innata e che una buona capacità
linguistica orale garantisse il “saper scrivere”.
Di conseguenza, l’insegnamento della scrittura ha privilegiato
il prodotto (vale a dire il testo) e solo recentemente la ricerca
ha spostato il suo interesse sul processo, composto di singole
fasi, ciascuna delle quali può essere appresa attraverso
specifiche tecniche e procedure [22].
Considerare la scrittura come un processo significa ammetterne
la complessità e le difficoltà, che derivano soprattutto
dalla necessità di far interagire molteplici fattori (ciò
che si vuole o si deve dire, gli interlocutori cui ci si rivolge,
la motivazione che spinge a produrre un testo scritto, i differenti
mezzi linguistici da utilizzare, il tempo a disposizione, ecc.).
Il disagio che solitamente si prova di fronte al foglio bianco
è anche legato alla situazione “artificiale” in cui spesso
si è costretti ad operare: nel classico tema scolastico,
ad esempio, vengono meno le variabili di scopo e destinatario,
perché anche se la consegna indica un interlocutore preciso,
lo studente che si appresta a scrivere sa bene che in realtà
il suo prodotto è diretto all’insegnante.
Neppure la richiesta di scrivere pagine di diario o testi autobiografici,
in genere, hanno miglior successo, a causa della consapevolezza
della finzione, che inibisce gli alunni meno competenti, indipendentemente
dalla loro ricchezza di idee e/o di esperienze vissute.
In sintesi, è possibile osservare che, spesso, soprattutto
in ambito scolastico, si scrive solo per dimostrare di aver imparato
a farlo o di non essere ancora in grado di soddisfare le richieste
minime dello standard desiderato.
E’ frequente, inoltre, un atteggiamento di rassegnazione da parte
degli insegnanti che - di fronte ai cosiddetti “cattivi scrittori”
- si convincono di poter ottenere da questi ragazzi solo un miglioramento
formale dei loro testi.
I
modelli per la produzione scritta:
La
linguistica ha fornito parecchi modelli relativi alla competenza
testuale, ma molti di questi sono puramente esplicativi e non
danno ragione dei processi psicologici attivati dalla produzione
scritta.
Tali modelli, pertanto, non sono utilizzabili nella didattica,
perché non mettono in grado il docente di controllare i
processi sottesi alla scrittura, allo scopo di migliorare la performance
degli allievi.
Tra i modelli più efficaci per la costruzione di strategie
didattiche si possono considerare quelli di De Beaugrande e Dressler
[23],
Hayes e Flower [24],
Berereiter e Scardamalia e Della Casa [25].
Pur individuando una serie di fasi nel processo di composizione,
tali modelli non prevedono un unico e rigido ordine di successione
delle stesse.
Alcuni stadi, però, sono considerati fondamentali e quindi
– con articolazioni diverse – ricorrono in tutte le sistemazioni
teoriche:
-
raccolta e classificazione del materiale disponibile in
relazione allo scopo della produzione, all’argomento che si intende
trattare e al destinatario cui è diretto il testo;
- pianificazione e organizzazione del materiale nella forma
testuale richiesta;
- trascrizione;
- revisione del prodotto finale.
A
titolo esemplificativo, uno dei modelli più utilizzati
nella didattica della scrittura – in particolare della scrittura
creativa – nella scuola dell’obbligo è quello di Della
Casa, che l’autore definisce “modello della competenza testo-produttiva”
e che si basa sul concetto che la competenza è il risultato
di un apprendimento essenzialmente culturale e cognitivo, di cui
il piano linguistico è un elemento fondamentale, ma non
esaustivo.
Secondo l’autore, il testo nasce da una struttura interrogativa
divisa in quattro momenti principali, in ciascuno dei quali colui
che scrive cerca di rispondere ad una serie di quesiti.
Dalle risposte a tali quesiti si forma gradatamente il testo.
Fasi
1) orientamento del testo (o comprensione del compito).
Quesiti: qual è l’oggetto di cui si deve parlare? In quale
prospettiva? A quale scopo? A chi? Perché? In quale forma
e con quale modalità di discorso?
2) reperimento del materiale (o raccolta delle informazioni).
Quesiti: che cosa ci chiediamo circa l’argomento di cui intendiamo
parlare? Quali informazioni ci servono? [26]
3) pianificazione (o organizzazione delle informazioni).
Quesiti: com’è ordinata la successione delle informazioni?
E’ adeguata al tipo di testo? L’articolazione del discorso è
coerente?
4) realizzazione linguistica (o stesura).
Quesiti: quale linguaggio deve essere usato? Come deve essere
steso il testo? Ci sono correzioni da apportare?
Un
altro modello assai famoso, utilizzato nella didattica della scrittura
funzionale, è il modello di Hayes e Flower [27],
elaborato dai due studiosi nel 1980 e poi rivisto da Hayes nel
1996.
Secondo tale modello la produzione di un testo scritto è
assimilabile a qualsiasi attività di risoluzione di problemi
(problem solving), problemi di tipo formale e contenutistico.
In questo caso, il compito più difficile da affrontare,
è cercare di ricondurre all’interno di un progetto coerente,
coeso e significativo, una miriade confusa di pensieri disorganici:
è proprio la fase della progettazione, infatti, a costituire
il nodo centrale nella composizione scritta.
Sebbene il processo di produzione sia scomponibile in sottoprocessi,
il modello Hayes-Flower lo organizza in tre blocchi principali,
cui fanno capo diverse variabili, tutte strettamente collegate
fra loro.
Esse intervengono nella generazione del testo, combinandosi in
forme differenti e condizionando, in tal senso, sia le modalità
che i tempi di produzione.
Gli ambiti cui si riferisce il modello possono essere così
descritti:
1. Contesto in cui si svolge il compito.
Quest’ambito riguarda le caratteristiche del compito di scrittura,
cioè il tipo di argomento da trattare, le caratteristiche
del destinatario e le motivazioni di chi scrive, che sono solitamente
influenzate dalle informazioni ricavate dall’ambiente.
2. Memoria a lungo termine.
In questo contesto sono contenute le conoscenze, possedute da
chi scrive, sull’argomento e sul destinatario cui si rivolge.
Tali conoscenze non sono solo di tipo dichiarativo, ma anche procedurale,
relative alle procedure necessarie a produrre le diverse tipologie
testuali.
3. Processo cognitivo/linguistico sotteso alla produzione di un
testo.
Il processo in questione si articola in altri tre sotto-processi:
· La pianificazione, fase in cui lo scrivente stabilisce
quali obiettivi intende raggiungere con il proprio testo e, di
conseguenza, predispone il piano migliore per raggiungerli.
Tutto il sotto-processo si articola in alcune tappe fondamentali,
quali
a) la generazione delle idee, che prevede il recupero di conoscenze
dalla memoria a lungo termine e di informazioni, relative al contesto
del compito;
b) l’organizzazione delle idee e delle informazioni, possedute
da chi scrive, in sequenze o criteri logici e/o temporali;
c) l’esplicitazione degli scopi (differenti a seconda del tipo
di argomento da trattare, della tipologia testuale da adottare,
del destinatario del prodotto) e delle strategie utili a raggiungerli.
Le strategie sono solitamente distinte in procedurali (relative
al “come fare”, come cercare le idee, come organizzarle, ecc.)
e di contenuto (che riguardano l’organizzazione delle conoscenze
possedute da chi scrive).
La caratteristica di una buona pianificazione, sostengono gli
autori del modello, è la flessibilità, che consiste
nella capacità di modificare i piani iniziali, per adattarsi
a nuove esigenze emerse durante la produzione.
L’expertise, cui si è fatto riferimento nella parte relativa
alle competenze metacognitive sottese alla produzione del testo,
consiste proprio nella capacità di colui che scrive di
mutare la strategia di scrittura prestabilita e di usare strategie
diverse per risolvere un problema di composizione.
· La trascrizione, è
la fase in cui il piano elaborato nella mente dello scrivente
trova espressione in una forma scritta, lineare e sequenziale.
Anche la trascrizione, escludendone l’aspetto strumentale, si
configura come processo orientato, in quanto la costruzione delle
singole frasi deve tener conto degli obiettivi del testo in produzione,
del tipo di destinatario, della particolare struttura che si è
scelto di dare al contenuto.
La struttura morfo-sintattica, semantica e lessicale del testo
è frutto di valutazioni, che lo scrivente compie durante
la composizione.
· La revisione, è
la fase che ha lo scopo di migliorare la qualità del testo
prodotto, dal punto di vista ortografico, morfo-sintattico, lessicale,
semantico, della accettabilità o meno del testo sul piano
logico o riguardo alle capacità di comprensione dei lettori.
Quest’ultima tappa si compone di due operazioni distinte: la lettura
e la correzione.
La correzione di quanto è stato scritto avviene, in realtà,
anche durante la trascrizione, mentre la revisione vera e propria
si configura come un esame sistematico del testo, che avviene
solo a trascrizione conclusa.
Esiste poi un processo di controllo,
che ha funzione di monitor sui tre ambiti principali della scrittura;
questo “controllo” consiste in prese di decisioni e continue coordinazioni
tra i tre blocchi.
E’ molto importante sottolineare che il processo di scrittura
è dinamico: le varie fasi e i sotto-processi della composizione
del testo hanno un carattere di flessibilità e ricorsività,
in quanto è sempre possibile ritornare su ognuno di essi
sia durante la fase di composizione che al termine della stessa.
Da
questa breve analisi dei modelli di composizione del testo scritto,
emerge che il processo di scrittura, lungi dall’essere una semplice
trascrizione di pensieri, risulta un’azione intenzionale e condizionata
da una pianificazione (cioè da una serie di processi cognitivi
e decisionali), di cui solo chi è consapevole può
dirsi realmente competente.
La pianificazione, quindi, mette in gioco tutta una serie di abilità
tecniche, pragmatiche, ideative, sintattico-semantiche, testuali
e intertestuali, che sono interdipendenti e si realizzano in maniera
completa, integrandosi proprio nel testo.
Scrivere
un testo: la pianificazione
Dato
il carattere di centralità che assume questa fase, nel
processo di composizione del testo, sembra utile procedere ad
un suo ulteriore approfondimento.
Nel linguaggio parlato la pianificazione è minima, si attiva
nello stesso momento in cui si parla ed è sottoposta alle
interruzioni e alle modificazioni provocate dall’intervento dei
diversi partecipanti nel discorso.
Nello scritto, invece, la pianificazione è massima ed essenziale;
senza pianificazione, infatti, la produzione scritta manca di
efficacia e pertanto la comunicazione è destinata a fallire.
E’ proprio questa la fase, diversa nelle varie tipologie testuali,
in cui si incontrano le maggiori difficoltà
Capita frequentemente, infatti, che elaborati corretti da un punto
di vista formale e con un lessico ricco ed appropriato, siano
poco o per nulla congruenti con le richieste poste dal compito.
Un esempio classico è quello che avviene in ambito scolastico,
quando si chiede allo studente di scrivere un racconto fantastico
(in cui una vicenda apparentemente “strana” trova, nella conclusione
del racconto, la sua ricollocazione sul piano della realtà).
Di norma il fantastico è presente, ma spesso si fatica
a trovare nei testi la “risoluzione” di tale elemento e la ragione
è proprio in una mancanza di pianificazione: gli studenti,
letta la traccia, pensano velocemente a quello che sanno o che
possono inventare sull’argomento e poi si precipitano a scrivere
alla rinfusa tutte le informazioni che sono riusciti a raccogliere
e, arrivati alla fine della stesura, manca il tempo – e la voglia
– di rileggere attentamente il testo, con il risultato di essere
andati fuori tema.
E’ utile, da un punto di vista didattico, soffermarsi proprio
sulla fase della progettazione dello scritto, in accordo con le
indicazioni date dalla traccia (indicazioni di genere, di argomento,
di destinatario, di ampiezza …), per aiutare chi scrive a superare
l’ostacolo che tale operazione sembra rappresentare, in particolar
modo quando la consegna data non si rivela affatto appassionante
e motivante e gli studenti si sentano scoraggiati, convincendosi
di non aver nulla da scrivere in proposito.
Dal
progetto alla realizzazione:
Si
può agevolare la pianificazione di un testo esplicitandone
la struttura, il che permette a chi si accinge a scrivere una
migliore organizzazione del materiale che sarà riuscito
a reperire sull’argomento proposto: è molto più
difficile, infatti, andare fuori tema se si conosce in anticipo
quale deve essere l’articolazione dello scritto e quali elementi
dovrà contenere.
Inoltre, insegnare le strutture significa anche insegnare la molteplicità
di forme e tipologie dello scrivere, in funzione dei diversi scopi
che si vuole raggiungere, senza costringere alcuno ad imbrigliare
la propria creatività entro le maglie di uno schema rigido
e stereotipato.
Premesso questo, è utile sintetizzare le operazioni che
si possono compiere per produrre un testo pertinente alla traccia
e significativo.
Queste
si possono riassumere in cinque tappe fondamentali:
-
Definizione delle coordinate del testo, cioè delle
linee generali del progetto: argomento, destinatario e scopo della
comunicazione devono essere definiti in anticipo affinché
si possano scegliere la tipologia di testo più adatta,
lo svolgimento più pertinente e il linguaggio e lo stile
più appropriati.
La consegna del compito di scrittura potrà in parte fornire
preliminarmente queste informazioni; in tal caso si dovrà
fare attenzione alla piena comprensione della traccia;
- Raccolta di dati e idee: questa è la fase in cui
si individuano le informazioni che si possiedono intorno all’argomento,
recuperandole dalla memoria a lungo termine o da altre fonti esterne
(libri, riviste, film, internet…), o ancora dall’osservazione
e dalla libera invenzione;
- Progettazione vera e propria: nella forma più
semplice lo schema essenziale dell’organizzazione del testo potrà
consistere nella famosa “scaletta”, ovvero in una semplice lista
di argomenti da svolgere.
- Stesura del testo: è questo il momento in cui
la scaletta dovrà essere trasformata in un discorso coerente
e coeso.
Per gli scrittori più frettolosi e meno esperti è
la fase che conclude il processo di composizione;
- Revisione: si tratterà di una rilettura attenta
e critica di quanto si è scritto, per verificarne la pertinenza
rispetto alle richieste della traccia e per correggere e migliorare
le forma e lo stile del prodotto.
torna
su
Note:
[22]
Rigo R., (1998), Il processo di scrittura funzionale. Una
prospettiva modulare, Armando, Roma; M Calzetti, T. Panzeri,
L. Donaggio. (a cura di) (1995), Educare alla scrittura. Processi
cognitivi e didattica, La Nuova Italia, Milano.
[23]
De Beaugrande
R. A. e Dressler W. U. (1984) Introduzione alla linguistica
testuale, Il Mulino, Bologna.
[24]
Formisano A.,
Pontecorvo C. e Zucchermaglio C. (1988), Guida alla lingua
scritta, Ed. Riuniti, Roma.
[25]
Insegnare
la lingua - parlare e scrivere, E. Lugarini (a cura di) (1987),
Ed. Scol. Bruno Mondadori, Milano
[26]
Ibidem, p. 24
[27]
Rigo R. (1998), Il processo di scrittura
funzionale. Una prospettiva modulare, Armando editore, Roma
Autore:
docente di lettere nella scuola secondaria, specializzata
nel sostegno ad alunni portatori di handicap, nella didattica
della scrittura e nell'insegnamento dell'italiano ad alunni stranieri.
torna
su
|