| Nell’insegnare
una lingua straniera, oppure una seconda lingua, si dovrebbe essere
sempre attenti a bilanciare bene le attività didattiche,
in modo da favorire lo sviluppo di tutte le abilità legate
alla lingua insegnata, ovvero: l’ascolto, il parlato dialogico,
il parlato monologico, la lettura e la scrittura.
I metodi tradizionali, adoperati soprattutto nelle scuole pubbliche,
hanno sempre favorito le attività legate alla lettura e alla
scrittura, consentendo di sviluppare negli apprendenti competenze
legate soprattutto alla lettura, poiché la scrittura rimane,
in ogni caso, l’abilità che normalmente viene considerata
più difficile rispetto alle altre, si pensi alle difficoltà
che si hanno già nella propria lingua a produrre testi scritti
apprezzabili e, in ogni modo, alla quantità notevole di materiale
che si deve leggere prima di poter scrivere qualcosa di significativo.
Questo approccio era giustificato, soprattutto, da motivi di tipo
disciplinare piuttosto che didattico.
La didattica moderna,
invece, cerca di suggerire gli approcci metodologici più
adatti in modo da guidare i discenti attraverso lo sviluppo di tutte
cinque le attività.
Osserviamo, ora, ad una ad una le singole abilità.
Ascolto
Molto spesso si commette l’errore di considerare l’ascolto come
un’abilità passiva, per la quale gli apprendenti necessitano
solo essere attenti, declinando così le responsabilità
della comprensione completamente sui discenti. Lo studente che non
è riuscito a memorizzare tutte le informazioni, o, almeno
le più importanti, viene, secondo questa logica, accusato
di negligenza.
In questa considerazione,
però, abbiamo un errore di fondo, che consiste nel non considerare
l’ascolto un’abilità attiva, per il quale gli studenti si
debbano applicare e agire attivamente. Non è sufficiente,
infatti, che i discenti stiano più o meno immobili ascoltando
un testo orale, sia questo un brano tratto da una cassetta oppure
anche una spiegazione dell’insegnante. Al contrario, i discenti
hanno bisogno di essere guidati nell’ascolto dall’insegnante che
indicherà loro quali saranno le informazioni che dovranno
estrapolare. È bene ricordare che, anche quando ascoltiamo
un testo orale nella nostra madrelingua, abbiamo sempre uno scopo.
Quando siamo presenti ad un convegno, non ascoltiamo proprio tutto,
ma ci concentriamo maggiormente su quello che c’interessa di più
e su cui c’interessa estrapolare informazioni fin dall’inizio della
presentazione.
Allo stesso modo,
dovrebbero fare gli studenti. In altre parole essi dovrebbero avere
ben chiaro, fin dall’inizio, a quale scopo stanno ascoltando e quali
siano gli elementi sui quali debbano concentrarsi maggiormente.
Tale obiettivo può essere perseguito attraverso l’assegnazione,
da parte dell’insegnante, di griglie da riempire con brevi elementi
che si possono evincere dal testo orale che viene sottoposto agli
apprendenti. Naturalmente compilare una griglia, o una tabella,
non rappresenta l’unico modo per rendere i discenti attivi nell’ascolto,
un’altra maniera potrebbe benissimo essere la compilazione di un
questionario “vero – falso”, oppure il riordinamento d’immagini
secondo la storia che viene ascoltata. Importante, però,
che per l’esercizio che si ritiene debba essere fatto durante l’ascolto,
gli studenti non abbiano la necessità di impiegare troppo
tempo nella scrittura di questi dati mancanti. In questa fase, infatti,
essi devono imparare a sviluppare l’ascolto attivo, non la scrittura.
Un altro fattore
fondamentale per l’assegnazione di questo tipo d’esercizi dovrà
essere la coerenza. Sarà chiesto, per esempio, di riempire
un testo con le parole mancanti stando attenti che quelle parole
siano tutti verbi, oppure tutti aggettivi, o ancora, verrà
chiesto di compilare una tabella, guardando bene che gli elementi
che si debbano aggiungere riguardino tutti o degli aspetti grammaticali,
o degli aspetti contenutistici, come potrebbero essere i nomi degli
imperatori per un testo riguardante la storia dell’Impero romano.
Gli studenti focalizzeranno le loro forze su degli elementi specifici,
imparando ad usare una vera e propria strategia d’ascolto.
A questo punto dobbiamo aggiungere un altro particolare: quando
ascoltiamo un testo orale, che può essere più o meno
lungo, anche nella nostra madrelingua, normalmente riusciamo a seguire
meglio se siamo già un po’ preparati a quello che stiamo
per sentire. Quando andiamo ad una conferenza molto spesso abbiamo
già letto o sentito parlare a proposito di quell’argomento
e, per questo, riusciamo a memorizzare molte più informazioni
che se ne sentissimo parlare per la prima volta. Allo stesso modo
dobbiamo preparare in modo mirato gli studenti già prima
che essi affrontano la comprensione di un testo orale con una fase
di pre – ascolto, durante la quale si cercherà di motivarli
e incuriosirli. Questo risultato si può ottenere chiedendo,
ad esempio, ai discenti di provare ad inferire il contenuto del
testo dal titolo, oppure di scrivere una storia usando alcune parole
tratte dal testo che ascolteranno. L’argomento non sarà,
così, completamente sconosciuto e non si troveranno completamente
spiazzati, ma avranno già diverse coordinate grazie alle
quali si potranno orientare in un’impresa non facile come la comprensione
di un testo orale in una lingua diversa dalla propria.
La fase di pre–ascolto
diventa più o meno obbligatoria a seconda della familiarità
del tema trattato, se si tratta di un argomento che si ha la certezza
che sia molto conosciuto dagli studenti, magari perché lo
si è già affrontato a scuola anche in altre materie,
oppure perché è qualcosa di veramente familiare per
loro, in questo caso possiamo destinare meno tempo alla fase di
preparazione antecedente all’ascolto stesso. Un testo riguardante
un argomento specifico, non familiare, sia per il lessico sia per
il contenuto, ha, invece, bisogno di essere anticipato ampliamente.
Una volta terminate le fasi prima e durante l’ascolto, abbiamo la
necessità di sottoporre gli studenti ad una fase riassuntiva
nella quale possono raccogliere le informazioni in un testo proprio,
che potrà essere scritto od orale, costruendo la loro lingua.
Potranno utilizzare le informazioni da loro stessi raccolte nell’esercizio
svolto durante l’ascolto, stabilendo una sorta di continuità
e coerenza.
Riassumendo esistono
tre fasi per sviluppare l’abilità dell’ascolto:
- Il pre–ascolto.
Fase in cui i discenti vengono preparati e incuriositi all’argomento.
Il tempo impiegato per questo tipo d’attività varia a seconda
della familiarità del tema.
- L’ascolto. Fase in cui
i discenti ascoltano in modo attivo attraverso l’assegnazione
d’esercizi che catalizzino la loro attenzione verso elementi specifici.
- Il post–ascolto. Fase
in cui i discenti raccolgono le informazioni e le rielaborano
costruendo il proprio modo personale di esprimersi.
...continua...
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Autore:
Rosanna Oliveri si è laureata in Filosofia,
collabora alla ricerca presso la Pädagogische Hochschule
di Freiburg.
Opera come insegnante di italiano (seconda lingua) e di filosofia.
Ha inoltre collaborato al progetto per la realizzazione di materiale
didattico per l’insegnamento d’italiano L2 nelle scuole professionali
di lingua tedesca in Alto Adige.
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