| Intelligenza
simultanea
La
fatica di leggere non può competere con la facilità
di guardare. (op. cit., p.84)
Con
la televisione e il computer ci troviamo di fronte a “testi che
si guardano”, a un’intelligenza che è di tipo simultaneo,
cioè dove si guarda il tutto, non c’è un ordine, una
gerarchia, una successione.
La scrittura e la lettura utilizzano invece un’intelligenza di tipo
sequenziale, dove si procede passo per passo, linearmente, seguendo
il testo.
Simone
distingue sette tratti di differenza tra le due intelligenze:
1.
il ritmo del lettore è auto-trainato, nella visione il ritmo
è etero-trainato;
2. la lettura è correggibile, mentre la visione non lo è;
3. il testo scritto permette richiami enciclopedici che la visione
etero-trainata non permette;
4. la lettura è poco conviviale, perché si legge in
silenzio e in solitudine, mentre la visione consente di stare in
mezzo alla gente;
5. la visione è multisensoriale, la lettura no;
6. la visione permette un livello iconico elementare, la lettura
no: se scrivo angelo, il livello di iconicità è pari
a zero;
7. quindi possiamo concludere che la visione è un canale
amichevole, affabile, che stimola il pathos, rispetto al testo scritto
che è meno amichevole.
Questo spiega come mai la lettura abbia dovuto cedere terreno rispetto
alla televisione e ai “testi che si guardano”.
Riguardo alla nuova predominanza dell’ascolto e del comunicare orale,
il linguista Simone distingue due tipi di pratica: quella proposizionale
e quella non-proposizionale.
“La
pratica proposizionale è tipica di chi ritiene che l’esperienza,
se è rilevante ,debba essere espressa in parole - anzi più
propriamente in parole organizzate in proposizioni, - e che queste
proposizioni siano tanto più significative quanto più
sono interrelate tra di loro, formano cioè testi in senso
stretto, tenuti insieme da tutte le restrizioni proprie di questo
tipo di struttura.”
(op.cit.,
p.128-129)
L’atteggiamento
non-proposizionale è tipico della nuova generazione degli
SMS: è generico, è vago dal punto di vista referenziale
(non si riferisce a individui, ma a categorie generali indifferenziate),
non dà nomi alle cose, ma allude,rifiuta la struttura.
Al contrario l’atteggiamento proposizionale è analitico,
strutturato, colloca i dati nel tempo e nello spazio, è referenziale
perché dà i nomi alle persone e alle cose.
Nella conversazione orale prevale la pratica non-propositiva, mentre
nella scrittura prevale quella propositiva.
Ciò sta portando anche a un cambiamento nella struttura del
libro, un tempo chiuso, soggetto ai diritti di proprietà,
immodificabile se non dall’autore. Oggi invece il testo informatico
tende ad essere aperto, destinato a perdere la paternità,
ad essere fruito e modificato da tutti.
Queste sono le rivoluzioni cognitive avvenute sotto i nostri occhi
e ancora in transizione. Merito di Raffele Simone è di averle
individuate in un libro agile e profondo.
Ma se è così, quali sono le conseguenze per la scuola
e l’educazione?
Su questo cercherò di riflettere nella conclusione.
Conclusione
Se
è vero che le nuove generazioni privilegiano l’intelligenza
simultanea, la visione e l’ascolto come comunicazione non-propositiva,
allora la scuola si trova agli antipodi, basata com’è sull’intelligenza
sequenziale e sulle pratiche propositive.
La scuola appare arretrata anche dal punto di vista conoscitivo
perché codifica delle conoscenze e le stabilizza, ma non
è aperta alle nuove conoscenze che si vanno elaborando.
“Si
direbbe che la scuola, invece che essere il luogo dove la conoscenza
si trasmette e riceve una sua prima elaborazione, sia il rifugio
nel quale ci si rinchiude per essere protetti dalla conoscenza,
dal suo fluire, dal suo accrescersi.” (op. cit.,p.69)
Simone riconosce che la scuola è
creatrice di conoscenze iniziali complesse, per esempio la matematica
elementare, ma la giudica incapace di dare risposte a livello evoluto
delle conoscenze, dove prevalgono altre agenzie.
Per rispondere alle provocazioni che vengono da queste rivoluzioni
cognitive che prima abbiamo descritto, la scuola si deve rinnovare
nei metodi e nei contenuti.
Metodologicamente parlando, dovrebbe utilizzare entrambe le intelligenze,
quella sequenziale che la caratterizza da sempre e che è
stata importante per la nascita della scienza e della tecnologia;
e quella simultanea che sembra più gradita alle nuove generazioni
e che non necessariamente va vista come regressiva rispetto alla
prima. L’intelligenza simultanea ci dà la capacità
sintetica, mentre quella sequenziale ci dà la capacità
analitica e abbiamo bisogno di entrambe le capacità.
L’analisi senza la sintesi ci ha portato, infatti, alla disgiunzione
delle due culture umanistiche e scientifiche e tutto questo ci porta-
come ha analizzato bene Morin.- alla deresponsabilizzazione e alla
mancanza di solidarietà, con le conseguenze catastrofiche
che ciò comporta per il destino della Terra.
Utilizzare l’approccio simultaneo basato sulla visione multidimensionale
che consente l’informatica, significa recuperare alla motivazione
gli alunni che vedono la scuola solo come costrizione e perdita
di tempo, senza significato.
Ma significa anche, tramite le ricerche sul web, aprirsi ai contributi
conoscitivi della ricerca, senza fossilizzarsi nel già scontato
e strutturato. Quindi nuovi metodi ci porteranno a nuovi contenuti.
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