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Scuola e dintorni

 

 

SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PSICOPEDAGOGICO
Prima parte

di Pamela Grazzini

 


INTRODUZIONE
 
I
DEFINIRE IL COUNSELING

Counseling e processo d’aiuto
Un po’ di storia
Alcune indicazioni

II
COUNSELING E PEDAGOGIA CLINICA

Uno sguardo d’insieme
Disturbi Specifici di Apprendimento
Difficoltà Generiche
Disagio scolastico

III
TRE PUNTI DI VISTA

Lo studente
La famiglia
Gli insegnanti

IV
SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PEDAGOGICO

Caratteristiche e obiettivi principali
Counseling e adolescenza
Il counseling come strumento di prevenzione


I.1 COUNSELING E PROCESSO D'AIUTO

Il counseling si colloca nell’ambito delle professioni d’aiuto assumendo però tratti e modalità specifiche e precise volte ad attivare le risorse del soggetto/sistema in termini di autonomia e autodeterminazione, aiutandolo nei processi di problem solving e di promozione/facilitazione del cambiamento e delle relazioni. Oltre ad una preparazione e ad un livello di competenza specialistico, si richiede un ambito di competenza generico ma fondamentale, che attiene al modo di entrare in relazione ed essere di aiuto a persone che sperimentano un disagio.

Definizione ufficiale della Società Italiana di Counseling:

Definizione della S.I.CO.(Società Italiana di Counseling) trasmessa al C.N.E.L.“L’intervento di Counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente.All’interno di comunità, quali ospedali, scuole, università, aziende, comunità religiose, ecc., l’intervento di Counseling è mirato da un lato a risolvere nel singolo individuo un conflitto esistenziale o il disagio emotivo che ne compromettono un’espressione piena e creativa, dall’altro può inserirsi come elemento che agevola la comunicazione tra la struttura e il dipendente”.

Il Counseling dunque non è terapia ma una particolare relazione d'aiuto, rivolta alle persone che desiderano un momento di ascolto e può essere un supporto in vari settori di intervento.
Lo scopo di una relazione di Counseling è quello di offrire ai clienti “l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione, per crescere nelle competenze di coping (fronteggiamento delle difficoltà) e di autodeterminazione, anche rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Tutto questo per aumentare la qualità della vita migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio le proprie esigenze, i propri bisogni e desideri. Fondamentalmente il Counseling si occupa della salutogenesi” (Giusti, Mattachini, Merli, Montanari, 1993).
Si tratta di un intervento breve, con un numero finito di incontri, obiettivi specifici e circoscritti ed è centrato sul qui ed ora.

I.2 Un po’ di storia
Carl Rogers getta le fondamenta del Counseling negli USA con il suo testo: Counseling e Psicoterapia (1940). La sua tecnica di counseling terapeutico si caratterizza come terapia centrata sul cliente o terapia non direttiva, finalizzata a ridare autonomia e autostima al soggetto attraverso un tipo di intervento che lo valorizzi, facendo sì che il cliente esperisca una relazione fatta di fiducia, partecipazione, empatia, ascolto. La tecnica base è incentrata sulla riformulazione e sulla risposta-riflesso attraverso le quali il consulente riassume, parafrasa o accentua la comunicazione del cliente.
In Europa il Counseling si sviluppa negli anni 70, principalmente in Gran Bretagna, come servizio di orientamento pedagogico e strumento di supporto nei servizi sociali e nel volontariato.

I.3 Alcune indicazioni
Abbiamo visto come il counseling si collochi tra formazione/educazione e clinica/attivazione di cambiamento. Richiede abilità relazionali, professionalità, competenze tecnico-metodologiche, supervisione.
Il counselor deve possedere/saper sviluppare capacità di adattabilità, intesa come flessibilità psichica nell'incontro con le problematiche della persona, con il suo stile di vita, nella capacità di sapersi confrontare con i diversi modi di essere e con i problemi che si presentano.
Il counselor deve sviluppare le capacità di saper essere empatico, saper selezionare i contenuti più significativi dei colloqui mantenendo il focus, cogliere non verbali della comunicazione, mantenersi in ascolto attivo.
Il Counselor dovrà essere inoltre in grado di sapere comunicare efficacemente e chiaramente. Il rapporto di fiducia si costruisce, anche e non solo, attraverso la comunicazione dello specialista: le parole e le modalità non verbali hanno la funzione di sostenere, incoraggiare, chiarire e continuano ad avere una valenza significativa anche dopo l'incontro di consulenza.
La comunicazione del clinico non può essere identica per tutti, ma ogni individuo necessita di un modo comunicativo personalizzato.
Fondamentale è poi la consapevolezza dei propri limiti, non agire secondo illusioni salvifiche, non voler a tutti i costi “aiutare”.
Come sottolineano Gillini e Zattoni, “il consulente, più che far sì che il cliente si senta capito, dovrebbe far sì che si capisca. In questo senso è importante la relazione circolare che si stabilisce con il cliente, onde mettere in atto una ricerca. Ciascuno dei due conosce una parte: il cliente conosce fatti e ha provato sentimenti, il consulente conosce ipotesi, teorie e ha fatto esperienza di processi di cambiamento. Dalla comune ricerca nasce quel concreto passo avanti che produce un maggior benessere in quella famiglia, in quella persona”. (Gillini, Zattoni, 2005)


... continua...

Autore: Pamela Grazzini, Educatrice e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti", attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.

 

Bibliografia:

  • Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino
  • Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
  • Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Mancini G. e Gabrielli G. (1998) TVD Test di valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson
  • Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, trad. it., Masson, Paris, 1999
  • Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
  • Mucchielli, Apprendere il counseling, Erickson
  • Pratelli, M., Disgrafia e recupero delle difficoltà grafo-motorie, Erickson, 2003
  • Pratelli, M., Le difficoltà di apprendimento e la dislessia, ed. Junior
  • Regoliosi, L., in Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999

copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006


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