I.1
COUNSELING E PROCESSO D'AIUTO
Il
counseling si colloca nell’ambito delle professioni d’aiuto assumendo
però tratti e modalità specifiche e precise volte
ad attivare le risorse del soggetto/sistema in termini di autonomia
e autodeterminazione, aiutandolo nei processi di problem solving
e di promozione/facilitazione del cambiamento e delle relazioni.
Oltre ad una preparazione e ad un livello di competenza specialistico,
si richiede un ambito di competenza generico ma fondamentale,
che attiene al modo di entrare in relazione ed essere di aiuto
a persone che sperimentano un disagio.
Definizione
ufficiale della Società Italiana di Counseling:
Definizione
della S.I.CO.(Società Italiana di Counseling) trasmessa
al C.N.E.L.“L’intervento di Counseling può essere
definito come la possibilità di offrire un orientamento
o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo
lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità
del cliente.All’interno di comunità, quali ospedali,
scuole, università, aziende, comunità religiose,
ecc., l’intervento di Counseling è mirato da un lato
a risolvere nel singolo individuo un conflitto esistenziale
o il disagio emotivo che ne compromettono un’espressione
piena e creativa, dall’altro può inserirsi come elemento
che agevola la comunicazione tra la struttura e il dipendente”.
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Il
Counseling dunque non è terapia ma una particolare relazione
d'aiuto, rivolta alle persone che desiderano un momento di ascolto
e può essere un supporto in vari settori di intervento.
Lo scopo di una relazione di Counseling è quello di offrire
ai clienti “l’opportunità di esplorare, scoprire e
rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione, per crescere
nelle competenze di coping (fronteggiamento delle difficoltà)
e di autodeterminazione, anche rispetto alla soluzione di alcuni
problemi. Tutto questo per aumentare la qualità della vita
migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio
le proprie esigenze, i propri bisogni e desideri. Fondamentalmente
il Counseling si occupa della salutogenesi” (Giusti, Mattachini,
Merli, Montanari, 1993).
Si tratta di un intervento breve, con un numero finito di incontri,
obiettivi specifici e circoscritti ed è centrato sul qui
ed ora.
I.2
Un po’ di storia
Carl Rogers getta le fondamenta del Counseling negli USA con il
suo testo: Counseling e Psicoterapia (1940). La sua tecnica di
counseling terapeutico si caratterizza come terapia centrata sul
cliente o terapia non direttiva, finalizzata a ridare autonomia
e autostima al soggetto attraverso un tipo di intervento che lo
valorizzi, facendo sì che il cliente esperisca una relazione
fatta di fiducia, partecipazione, empatia, ascolto. La tecnica
base è incentrata sulla riformulazione e sulla risposta-riflesso
attraverso le quali il consulente riassume, parafrasa o accentua
la comunicazione del cliente.
In Europa il Counseling si sviluppa negli anni 70, principalmente
in Gran Bretagna, come servizio di orientamento pedagogico e strumento
di supporto nei servizi sociali e nel volontariato.
I.3
Alcune indicazioni
Abbiamo visto come il counseling si collochi tra formazione/educazione
e clinica/attivazione di cambiamento. Richiede abilità
relazionali, professionalità, competenze tecnico-metodologiche,
supervisione.
Il counselor deve possedere/saper sviluppare capacità di
adattabilità, intesa come flessibilità psichica
nell'incontro con le problematiche della persona, con il suo stile
di vita, nella capacità di sapersi confrontare con i diversi
modi di essere e con i problemi che si presentano.
Il counselor deve sviluppare le capacità di saper essere
empatico, saper selezionare i contenuti più significativi
dei colloqui mantenendo il focus, cogliere non verbali della comunicazione,
mantenersi in ascolto attivo.
Il Counselor dovrà essere inoltre in grado di sapere comunicare
efficacemente e chiaramente. Il rapporto di fiducia si costruisce,
anche e non solo, attraverso la comunicazione dello specialista:
le parole e le modalità non verbali hanno la funzione di
sostenere, incoraggiare, chiarire e continuano ad avere una valenza
significativa anche dopo l'incontro di consulenza.
La comunicazione del clinico non può essere identica per
tutti, ma ogni individuo necessita di un modo comunicativo personalizzato.
Fondamentale è poi la consapevolezza dei propri limiti,
non agire secondo illusioni salvifiche, non voler a tutti i costi
“aiutare”.
Come sottolineano Gillini e Zattoni, “il consulente, più
che far sì che il cliente si senta capito, dovrebbe far
sì che si capisca. In questo senso è importante
la relazione circolare che si stabilisce con il cliente, onde
mettere in atto una ricerca. Ciascuno dei due conosce una parte:
il cliente conosce fatti e ha provato sentimenti, il consulente
conosce ipotesi, teorie e ha fatto esperienza di processi di cambiamento.
Dalla comune ricerca nasce quel concreto passo avanti che produce
un maggior benessere in quella famiglia, in quella persona”. (Gillini,
Zattoni, 2005)
... continua...
Autore:
Pamela Grazzini, Educatrice
e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una
tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria
e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti",
attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni
nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.
Bibliografia:
-
Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola,
Il Mulino
-
Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa,
Franco Angeli
-
Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico.
Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina
Ed. 1999
-
Mancini G. e Gabrielli G. (1998) TVD Test di valutazione
del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson
-
Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia,
trad. it., Masson, Paris, 1999
- Mazzoncini,
Musatti, La strada maestra, NIS
-
Mucchielli, Apprendere il counseling, Erickson
-
Pratelli, M., Disgrafia e recupero delle difficoltà
grafo-motorie, Erickson, 2003
-
Pratelli, M., Le difficoltà di apprendimento e la
dislessia, ed. Junior
-
Regoliosi, L., in Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti,
L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi,
Raffaello Cortina Ed. 1999
-
Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico.
Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina
Ed. 1999
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