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Scuola e dintorni

 

 

SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PSICOPEDAGOGICO
seconda parte

di Pamela Grazzini

 


INTRODUZIONE
 
I
DEFINIRE IL COUNSELING

Counseling e processo d’aiuto
Un po’ di storia
Alcune indicazioni

II
COUNSELING E PEDAGOGIA CLINICA

Uno sguardo d’insieme
Disturbi Specifici di Apprendimento
Difficoltà Generiche
Disagio scolastico

III
TRE PUNTI DI VISTA

Lo studente
La famiglia
Gli insegnanti

IV
SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PEDAGOGICO

Caratteristiche e obiettivi principali
Counseling e adolescenza
Il counseling come strumento di prevenzione


COUNSELING E PEDAGOGIA CLINICA

II.1 Uno sguardo d’insieme

Un numero considerevole di alunni presenta problemi di apprendimento che incidono in modo rilevante sul rendimento nelle varie discipline, causando spesso un vero e proprio disadattamento scolastico.
Numerosi studi e ricerche effettuati nel corso di questi ultimi anni nella nostra zona, hanno posto in evidenza che oltre il 25% della popolazione scolastica presenta difficoltà nei processi di apprendimento.
Tra le principali problematiche riscontrabili possiamo distinguere:

  • Difficoltà Generiche di Apprendimento
  • Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
  • Situazioni di disagio scolastico, riconducibili sia alle problematiche suddette che ad altri fattori.

Non sono queste, purtroppo, le uniche difficoltà riscontrabili all’interno della scuola e che possono interessare un intervento di consulenza scolastica e familiare. Nei paragrafi successivi, tuttavia, approfondirò gli aspetti caratteristici delle problematiche sopra indicate, avendo centrato questo mio lavoro sul counseling pedagogico-clinico in situazioni di difficoltà/ disturbi di apprendimento e conseguenti situazioni di disagio scolastico.

II. 2 Disturbi Specifici di Apprendimento

Per Disturbi Specifici di Apprendimento intendiamo evidenti difficoltà strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra patologia certificabile.
Le lacune che stanno alla base delle difficoltà di seguito descritte, riguardano le abilità percettivo-motorie e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, può favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti.
Tali disturbi sono:

  • Dislessia
  • Disgrafia
  • Disortografia
  • Discalculia

DISLESSIA
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento della lettura. IL soggetto dislessico presenta una particolare difficoltà a riconoscere e discriminare i segni alfabetici contenuti nelle parole, ad analizzarli in sequenza e a orientarsi sul rigo da leggere. Può avere ripercussioni sia sulla scrittura che sull’apprendimento logico-matematico.

DISGRAFIA
La disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.
La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è, solitamente, molto ridotta, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole,non segue la linea di scrittura
Sono frequenti le inversioni nella direzione del gesto grafico Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al soggetto stesso.

DISORTOGRAFIA
La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici e si presenta con errori ortografici sistematici a vario livello.

DISCALCULIA
La discalculia una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.

II.3 Difficoltà Generiche

Per Difficoltà Generiche dell’Apprendimento intendiamo tutte quelle difficoltà non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile e sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico.

II.4 Disagio scolastico

Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e dall’altra.
Mancini e Gabrielli (1998) lo definiscono come "uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali."
Il disagio scolastico assume varie forme, dalle difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali quali difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. C’è poi la realtà dell’abbandono non accompagnato dall’atto manifesto di lasciare la scuola ma caratterizzata da un disimpegno e disinvestimento. Si tratta di una realtà che ingloba altre forme di non frequenza scolastica: evasione, assenteismo, rendimento inferiore alle reali capacità di apprendimento, disaffezione, insuccesso e dispersione, fino a legarsi a aspetti più specifici della vita sociale quali le condotte a rischio.
Dunque il termine disagio comprende una vasta gamma di condizioni e comportamenti rispetto ai quali è possibile operare una distinzione:

  • disagio evolutivo endogeno: relativo ai bisogni evolutivi dell’adolescente emergenti durante il naturale processo di crescita;
  • disagio socio-culturale esogeno, relativo alle richieste e ai condizionamenti della società e dell’ambiente, riguardante non solo gli adolescenti ma anche gli adulti che si trovano ad affrontare compiti sempre più complessi in situazioni più confuse;
  • disagio cronicizzante: relativo all’interazione dei fattori-rischio con le precedenti forme di disagio; la cronicizzazione prepara il terreno a forme di devianza (si parla di devianza secondaria).


... continua...

Autore: Pamela Grazzini, Educatrice e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti", attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.

 

Bibliografia:

  • Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino
  • Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
  • Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Mancini G. e Gabrielli G. (1998) TVD Test di valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson
  • Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, trad. it., Masson, Paris, 1999
  • Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
  • Mucchielli, Apprendere il counseling, Erickson
  • Pratelli, M., Disgrafia e recupero delle difficoltà grafo-motorie, Erickson, 2003
  • Pratelli, M., Le difficoltà di apprendimento e la dislessia, ed. Junior
  • Regoliosi, L., in Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999

copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006


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