TRE PUNTI DI VISTA
III.1
Lo studente
In
situazioni di oggettive difficoltà e disturbi di apprendimento
l’innescarsi del disagio è ricorrente. Esperienze continue
di insuccesso portano a sviluppare scarsa autostima, mancanza
di fiducia nelle proprie possibilità, dalla quale deriva
poi un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi
e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento
e a manifestazioni emotivo - affettive particolari. Non di rado
infatti l’alunno che viene a trovarsi in questa situazione mette
in atto comportamenti anomali di tipo reattivo (opposizione,
rifiuto, aggressività oppure inibizione, demotivazione...).
Tutto questo dunque accade per una immediata e diretta percezione
che egli ha del proprio stato, ma anche per le ripercussioni
che queste difficoltà producono nell’intero sistema relazionale
e di vita del soggetto, negli stessi insegnanti e soprattuto
nei familiari. Si verifica una compromissione della relazione
tra questo alunno e il suo ambiente, per cui il ragazzo si viene
a trovare in un contesto di aspettative disattese, disorientamento,
senso di colpa e inadeguatezza, frustrazione, vissute dai vari
componenti (famiglia, scuola, soggetto stesso). Da qui ha origine
un senso di inferiorità e insicurezza insieme ad una
progressiva degradazione dell’immagine di sè, come effetto
degli insuccessi ripetuti e delle conseguenti disapprovazioni,
esplicite o implicite, degli altri, che non fa che influire
maggiormente sulle già presenti difficoltà. Ecco
allora che si fa evidente il carattere complesso e circolare
del fenomeno del disagio scolastico, che spesso rischia di divenire
disagio a più livelli: affettivo, relazionale, psicologico.
III.2
La famiglia
Con
l’ingresso nella scuola primaria si evidenzia il problema: il
bambino non apprende come gli altri, ha difficoltà, accumula
un ritardo rispetto al resto della classe. Non sempre si riesce
ad avere una diagnosi precoce, così sia il bambino che
la famiglia si trovano a vivere esperienze frustranti, ansiogene
e si va strutturando una modalità affettivo-relazionale
difficoltosa, fatta di vissuti di incompetenza e senso di colpa
sia da parte dei genitori che da parte del figlio, che possono
risvegliare malesseri o conflitti all’interno della coppia genitoriale.
Spesso poi l’attenzione dei genitori è talmente concentrata
sul problema scolastico che si finisce per trascurare gli aspetti
ludici, lo stare insieme, le esperienze positive nel tempo libero
e le potenzialità e competenze del figlio oltre l’area
specifica di difficoltà. La situazione diviene ancora
più complessa e delicata se ci sono altri figli, per
cui possono scattare meccanismi di confronto e competizione
particolari.
III.3
Gli insegnanti
Il
senso di fallimento del lavoro didattico non è mai un
evento emotivamente neutro. Il disagio che l'allievo ed il docente
esperiscono hanno spesso conseguenze rilevanti sulla motivazione
a continuare il proprio percorso o sulla valutazione serena
della propria realtà. L'insegnante, in modo particolare,
è esposto al rischio di quell'articolato processo definito
burn out caratterizzato da un vissuto di impotenza, demotivazione,
perdita di interesse per la propria professione e spesso difficoltà
ad interagire con alunni, genitori, colleghi e con l'ambiente
istituzionale.
Il processo di apprendimento avviene all'interno dell'interazione
tra l'insegnante e l'allievo, la fluidità di questo rapporto
determina in ogni momento la disponibilità dell'allievo
ad accogliere i contenuti e i messaggi veicolati. Dove la relazione
allievo-docente è compromessa o bloccata nasce un circolo
vizioso che può condurre o contribuire al fallimento
dello scopo didattico. Al rifiuto da parte dell'allievo delle
materie di studio, ma in realtà indirizzato al docente,
segue un rifiuto più o meno consapevole dell'allievo
da parte del docente che compromette in modo definitivo l'iter
formativo dell’alunno. A tutto ciò si aggiunge, poi,
il peso che difficili relazioni in ambito scolastico e di apprendimento
hanno all’interno delle dinamiche familiari, che a loro volta
vanno a ripercuotersi sull’esperienza scolastica del ragazzo
e sulle sue relazioni extra-scolastiche, incidendo sulla percezione
di sé e sul senso di autostima, in una circolarità
evidente ma complessa. Ecco allora che un corretto approccio
a queste problematiche, nonché base di riferimento per
la strutturazione di un efficace servizio di consulenza scolastica,
risulta essere quello sistemico-relazionale, attento a tutte
le dimensioni e a tutti gli elementi coinvolti in quello che
è non un problema del singolo ma una difficoltà
di tutto un ambiente con la sua complessità di relazioni.
... continua...
Autore:
Pamela Grazzini, Educatrice
e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una
tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria
e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti",
attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni
nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.
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