| L’articolo
si propone di fornire spunti teorici e metodologici per migliorare
la relazione educativa con i bambini iperattivi, al fine di aiutarli
a svolgere i compiti scolastici.
Si presenteranno alcune strategie educative di matrice cognitivo-comportamentale,
integrate con esempi pratici ed ipotesi di lavoro, per entrare
in relazione con i bambini iperattivi al fine di migliorarne le
prestazioni attentive.
1
- Perché i compiti diventano un problema
Uno dei momenti che presenta maggior problematicità nella
relazione con un bambino iperattivo è sicuramente lo svolgimento
dei compiti scolastici.
Se infatti i bambini con DDAI hanno adeguate risorse cognitive,
sul piano comportamentale presentano numerosi problemi collegati
al quadro sindromico.
Infatti i bambini che mostrano questo disturbo non riescono a
seguire le istruzioni fornite, sono disorganizzati e sbadati nello
svolgimento delle loro attività ed hanno difficoltà
nel mantenere la concentrazione, si fanno distrarre molto facilmente
dai compagni o da rumori occasionali e raramente riescono a completare
un compito in modo ordinato (1).
Vi è inoltre da mettere in conto il fatto che spesso si
riscontrano nei bambini iperattivi gravi lacune relative alle
varie discipline scolastiche, date dal fatto che la loro attenzione
sporadica ed irregolare nelle prime fasi fondamentali dell’apprendimento
delle regole di comunicazione linguistica, di ortografia e di
aritmetica produce quasi immediatamente (fino dal primo anno delle
scuole elementari) un inadeguato livello di apprendimento e di
rendimento scolastico” (2).
Dunque l’aspetto poco stimolante, soprattutto di alcune
materie, unito alla scarsa capacità di concentrazione dei
soggetti ed alle lacune accumulate fanno sì che il momento
di “fare i compiti” si trasformi in un vero e proprio
“incubo” sia per i bambini che per gli adulti che
cercano di aiutarli.
2
- Quali strategie attuare?
A tal proposito è necessario mettere in atto strategie
che facilitino sia l’instaurarsi di una corretta relazione
adulto-bambino, sia lo svolgimento il più possibile lineare
del lavoro.
Fondamentale risulta il modo di porsi da parte dell’adulto
che, se fatto nella maniera adeguata contribuisce alla creazione
di un giusto setting ed alla formazione di un rapporto di fiducia
con il bambino.
Franco Gallucci, uno dei pionieri italiani per quanto riguarda
lo studio dell’ADHD, sosteneva con grande convinzione che
una delle cose più importanti quando dobbiamo relazionarci
con un bambino iperattivo (ma ciò vale in ogni tipo di
relazione educativa) è quella di concordare immediatamente
le regole (3).
Le regole dovrebbero essere introdotte prima possibile ed in maniera
chiara, essere meno possibili, più ragionevoli possibili
ed il più possibile positive (4).
Per fissare tali regole può essere molto d’aiuto
la stipula di un vero e proprio contratto, concordato con il bambino,
messo per iscritto e posto in posizione ben visibile: è
uno strumento preziosissimo al fine di ottenere buoni risultati
nello svolgimento dei compiti.
Il contratto deve essere redatto insieme al bambino, seguendo
criteri ben precisi che possono essere sintetizzati come segue:
-
selezionare cognitivamente un obiettivo (in questo caso portare
a termine i compiti scolastici);
-
scegliere i rinforzi adeguati (in base alle preferenze del bambino);
-
concordare i tempi di svolgimento
-
porre in evidenza la questione dell’auto-valutazione.
In
questo modo si ottiene il risultato di rendere chiaro il rapporto
fra educatore e bambino, facendo scegliere a lui i premi da somministrare
ad ogni avvicinamento all’obiettivo o in presenza di un
nuovo comportamento positivo, laddove si verifichi.
Sempre secondo Gallucci, per quanto riguarda l’auto- valutazione,
è necessario che l’educatore venga percepito come
“gestore del contratto” e non come poliziotto o giudice,
pertanto sarà necessario chiedere spesso al bambino come
pensa di star svolgendo il lavoro, e se meriti o meno una gratificazione,
cercando di non imporre il proprio giudizio come verità
assoluta.
Ciò è estremamente utile anche per cercare di modellare
lo sviluppo del dialogo interno attorno alle varie fasi del problem-solving
(1): essendo il bambino iperattivo sovente dotato di un’intelligenza
brillante, e dunque perfettamente in grado di individuare se il
lavoro è fatto male, pieno di cancellature o di errori,
(individuazione del problema), dovrà arrivare a cercare
autonomamente soluzioni che gli consentano di svolgere un compito
il più possibile ordinato e comprensibile.
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Bibliografia:
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10. Cambi, Franco: L’autobiografia: uno strumento di formazione
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11. Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei
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12. Milani, Paola: Relazione e educazione, alcuni nessi, in Catarsi,
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13. Jones et al., Didattica per problemi reali, Trento, Erickson,
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Autore:
Massimo Mangani, docente specializzato presso la Scuola Media
Statale “Francesco Redi”- Bagno a Ripoli (FI).
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