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- L’importanza del ruolo di “modello”
Alla luce delle recenti ricerche in campo neuropsicologico che
hanno dimostrato l’esistenza nel cervello umano di “neuroni
specchio”, fondamentali per il riconoscimento, la comprensione
e l’apprendimento dei comportamenti, il fornire un “esempio
vivente” al bambino diviene fondamentale nella relazione
educativa.
Questo tipo di neuroni infatti, permette il riconoscimento e la
riproduzione delle emozioni per cui, l’osservazione di volti
altrui che esprimono un emozione determina un’attivazione
dei neuroni specchio della corteccia premotoria. Questi inviano
alle aree somatosensoriali e all’insula una copia del loro
pattern di attivazione (copia efferente), simile a quello che
inviano quando è l’osservatore a vivere quell’emozione.
La risultante attivazione delle aree sensoriali, analoga a quella
che si avrebbe quando l’osservatore esprime spontaneamente
quell’emozione (come se), sarebbe alla base della comprensione
delle reazioni emotive degli altri (9).
La ricerca sui neuroni specchio offre dunque una chiave per indagare
i processi cerebrali responsabili di quella variegata gamma di
comportamenti che scandisce la nostra esistenza individuale e
in cui prende corpo la rete delle nostre relazioni interindividuali
e sociali (9); dunque la funzione di modello vivente che è
sempre stata valorizzata nella relazione educativa, troverebbe
una base scientifica che spiega la sua validità.
Quando un educatore esprime emozioni ed attua comportamenti, i
neuroni specchio si attivano e mettono il bambino potenzialmente
in grado di comprendere e riprodurre tali stati emotivi e tali
azioni.
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- Il “bagaglio” dell’educatore
Per quanto riguarda l’esigenza di catturare più a
lungo l’attenzione, risulta fondamentale cercare il più
possibile di essere dinamici, intervallando le spiegazioni con
battute, racconti autobiografici o aneddoti.
Il bravo educatore dovrebbe possedere un bagaglio di conoscenze
che vadano al di là del mero nozionismo acquisito durante
gli studi universitari, vista anche l’importanza del proprio
ruolo.
Sport, musica, giochi di prestigio, esperienze interessanti da
raccontare, aneddoti, tutto può essere utile nel lavoro
con i bambini iperattivi, dato che suscitare il loro interesse
significa anche conquistarne la fiducia e magari l’attenzione.
Un educatore dovrebbe costantemente aggiornarsi sulle novità
relative alla cultura giovanile, documentarsi anche in base agli
interessi del bambino con cui deve lavorare.
Avere sempre “argomenti di scambio” da mettere sul
piatto facilita notevolmente il lavoro, rende interessanti e magari
aiuta a mantenere viva l’attenzione.
Anche il racconto autobiografico dell’educatore è
molto importante poiché, oltre a suscitare interesse, stimola
nel bambino la riflessione sui propri vissuti; non va infatti
dimenticato che l’autobiografia è un’ occasione
di cura di sé che è la via forse aurea per restituire
al soggetto densità e pregnanza, identità e forza
(10).
Stimolare la riflessione su sé stessi nei bambini iperattivi
risulta estremamente utile e la strada della “condivisione
delle esperienze” è sicuramente valida in quanto
permette di alleviare quel senso di solitudine e di diversità
che spesso si riscontra in loro.
Se per esempio un bambino ha avuto una nota dall’insegnante
per il cattivo comportamento tenuto durante una lezione, l’educatore
potrebbe raccontargli di quando anche lui, da bambino, ha avuto
una nota per lo stesso motivo o si è comportato particolarmente
male a scuola. (prima o poi sarà capitato a tutti!).
Questa semplice dichiarazione avrà l’effetto di rafforzare
il legame educativo e di avviare nel bambino una riflessione su
sé stesso e sulle proprie prospettive (anche lui a scuola
si è comportato male, ma oggi è una persona felice….).
E’ molto importante sottolineare infatti come la relazione
educativa sia un luogo di condivisione e ricerca di significati,
un luogo in cui la comunicazione si fa meta, assume valore ermeneutico-critico,
il luogo della riflessività, dell’incontro profondo
tra soggetti (11).
Occorre quindi mettersi in gioco costantemente, saper creare la
“giusta atmosfera” per riuscire a catturare l’attenzione,
imparare a dosare i tempi e le risorse in maniera funzionale all’obiettivo
da raggiungere.
Una strategia che spesso adopro a scuola, ad esempio, ma che può
essere tranquillamente utilizzata nella relazione educativa “a
due”, è quella di cercare notizie relative agli interessi
dei miei allievi e, prima di una lezione iniziare a parlarne.
Una volta stimolata la curiosità, pongo le condizioni:
“se ascoltate la lezione in silenzio, dopo ne riparliamo
e vi dico altre cose”… In genere funziona.
...continua...
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Bibliografia:
1. Marzocchi, Gian Marco et al.: Il bambino con Deficit d’Attenzione/Iperattività,
Trento, Erickson, 1999
2. Kirby, Edward A- Grimley, Liam K: Disturbi dell’attenzione
e iperattività, Trento, Erickson, 1989
3. Gallucci, Franco: Appunti relativi ad un incontro con educatori
ed insegnanti presso l’Azienda Sanitaria di Firenze- 1996
4. Mc Phillimy, Bill: Controlling your class- a teacher’s
guide to managing classroom behaviour, Chichester, John Wiley
& Sons, 1996
5. Foxx, Richard M.: Tecniche base del metodo comportamentale,
Trento, Erickson, 1986
6. Taylor, Eric: The Hyperactive child, Oxford, The Alden Press,
1995
7. Fontana, David: Manuale di psicologia per gli insegnanti, Trento,
Erickson, 1996
8. Mangani, Massimo: L’intervento educativo domiciliare
con bambini DDAI, in “A.I.D.A.I. Newsletter”, Febbraio
2001
9. Rizzolatti, Giacomo – Sinigaglia, Corrado: So quel che
fai, Milano, Raffaello Cortina, 2006
10. Cambi, Franco: L’autobiografia: uno strumento di formazione
dei formatori, in Catarsi,
11. Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei
servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
12. Milani, Paola: Relazione e educazione, alcuni nessi, in Catarsi,
Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi
socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
13. Jones et al., Didattica per problemi reali, Trento, Erickson,
1999
14. Mangani, Massimo: matematica e tabelline: un approccio per
i bambini iperattivi, in “A.I.D.A.I. Newsletter”,
Febbraio 2003
15. Lomax, Alan: La terra del Blues, Milano, il Saggiatore, 1993
16. Trisciuzzi, Leonardo: Elogio dell’educazione, Pisa,
ETS, 1995
17. Demetrio, Duccio: Educatori di professione, Firenze, La Nuova
Italia, 1990
18. Ianes, Dario - Celi, Fabio: Il Piano Educativo Individualizzato
1999-2001, Trento, Erickson, 1999
19. Ianes, Dario - Cramerotti, Sofia: Il Piano Educativo Individualizzato,
Progetto di Vita 2005-2007, Trento, Erickson, 2005
20 . Bandura, Albert: Autoefficacia, teoria e applicazioni, Trento,
Erickson, 2000
21. Gardini, Maria Pia - Tessari, Marina: L’assistenza domiciliare
per i minori, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 2001
22. Cornoldi, Cesare: Le difficoltà di apprendimento a
scuola, Bologna, Il Mulino, 1999
23. Levine, Mel: I bambini non sono pigri, Milano, Mondadori,
2005.
Autore:
Massimo Mangani, docente specializzato presso la Scuola Media
Statale “Francesco Redi”- Bagno a Ripoli (FI).
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