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Scuola e dintorni

 

QUANDO I COMPITI DIVENTANO UN PROBLEMA
suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi
quarta parte

di Massimo Mangani

7 - L’importanza del ruolo di “modello”
Alla luce delle recenti ricerche in campo neuropsicologico che hanno dimostrato l’esistenza nel cervello umano di “neuroni specchio”, fondamentali per il riconoscimento, la comprensione e l’apprendimento dei comportamenti, il fornire un “esempio vivente” al bambino diviene fondamentale nella relazione educativa.
Questo tipo di neuroni infatti, permette il riconoscimento e la riproduzione delle emozioni per cui, l’osservazione di volti altrui che esprimono un emozione determina un’attivazione dei neuroni specchio della corteccia premotoria. Questi inviano alle aree somatosensoriali e all’insula una copia del loro pattern di attivazione (copia efferente), simile a quello che inviano quando è l’osservatore a vivere quell’emozione.
La risultante attivazione delle aree sensoriali, analoga a quella che si avrebbe quando l’osservatore esprime spontaneamente quell’emozione (come se), sarebbe alla base della comprensione delle reazioni emotive degli altri (9).
La ricerca sui neuroni specchio offre dunque una chiave per indagare i processi cerebrali responsabili di quella variegata gamma di comportamenti che scandisce la nostra esistenza individuale e in cui prende corpo la rete delle nostre relazioni interindividuali e sociali (9); dunque la funzione di modello vivente che è sempre stata valorizzata nella relazione educativa, troverebbe una base scientifica che spiega la sua validità.
Quando un educatore esprime emozioni ed attua comportamenti, i neuroni specchio si attivano e mettono il bambino potenzialmente in grado di comprendere e riprodurre tali stati emotivi e tali azioni.

8 - Il “bagaglio” dell’educatore
Per quanto riguarda l’esigenza di catturare più a lungo l’attenzione, risulta fondamentale cercare il più possibile di essere dinamici, intervallando le spiegazioni con battute, racconti autobiografici o aneddoti.
Il bravo educatore dovrebbe possedere un bagaglio di conoscenze che vadano al di là del mero nozionismo acquisito durante gli studi universitari, vista anche l’importanza del proprio ruolo.
Sport, musica, giochi di prestigio, esperienze interessanti da raccontare, aneddoti, tutto può essere utile nel lavoro con i bambini iperattivi, dato che suscitare il loro interesse significa anche conquistarne la fiducia e magari l’attenzione.
Un educatore dovrebbe costantemente aggiornarsi sulle novità relative alla cultura giovanile, documentarsi anche in base agli interessi del bambino con cui deve lavorare.
Avere sempre “argomenti di scambio” da mettere sul piatto facilita notevolmente il lavoro, rende interessanti e magari aiuta a mantenere viva l’attenzione.
Anche il racconto autobiografico dell’educatore è molto importante poiché, oltre a suscitare interesse, stimola nel bambino la riflessione sui propri vissuti; non va infatti dimenticato che l’autobiografia è un’ occasione di cura di sé che è la via forse aurea per restituire al soggetto densità e pregnanza, identità e forza (10).
Stimolare la riflessione su sé stessi nei bambini iperattivi risulta estremamente utile e la strada della “condivisione delle esperienze” è sicuramente valida in quanto permette di alleviare quel senso di solitudine e di diversità che spesso si riscontra in loro.
Se per esempio un bambino ha avuto una nota dall’insegnante per il cattivo comportamento tenuto durante una lezione, l’educatore potrebbe raccontargli di quando anche lui, da bambino, ha avuto una nota per lo stesso motivo o si è comportato particolarmente male a scuola. (prima o poi sarà capitato a tutti!).
Questa semplice dichiarazione avrà l’effetto di rafforzare il legame educativo e di avviare nel bambino una riflessione su sé stesso e sulle proprie prospettive (anche lui a scuola si è comportato male, ma oggi è una persona felice….).
E’ molto importante sottolineare infatti come la relazione educativa sia un luogo di condivisione e ricerca di significati, un luogo in cui la comunicazione si fa meta, assume valore ermeneutico-critico, il luogo della riflessività, dell’incontro profondo tra soggetti (11).
Occorre quindi mettersi in gioco costantemente, saper creare la “giusta atmosfera” per riuscire a catturare l’attenzione, imparare a dosare i tempi e le risorse in maniera funzionale all’obiettivo da raggiungere.
Una strategia che spesso adopro a scuola, ad esempio, ma che può essere tranquillamente utilizzata nella relazione educativa “a due”, è quella di cercare notizie relative agli interessi dei miei allievi e, prima di una lezione iniziare a parlarne.
Una volta stimolata la curiosità, pongo le condizioni: “se ascoltate la lezione in silenzio, dopo ne riparliamo e vi dico altre cose”… In genere funziona.

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Bibliografia:
1. Marzocchi, Gian Marco et al.: Il bambino con Deficit d’Attenzione/Iperattività, Trento, Erickson, 1999
2. Kirby, Edward A- Grimley, Liam K: Disturbi dell’attenzione e iperattività, Trento, Erickson, 1989
3. Gallucci, Franco: Appunti relativi ad un incontro con educatori ed insegnanti presso l’Azienda Sanitaria di Firenze- 1996
4. Mc Phillimy, Bill: Controlling your class- a teacher’s guide to managing classroom behaviour, Chichester, John Wiley & Sons, 1996
5. Foxx, Richard M.: Tecniche base del metodo comportamentale, Trento, Erickson, 1986
6. Taylor, Eric: The Hyperactive child, Oxford, The Alden Press, 1995
7. Fontana, David: Manuale di psicologia per gli insegnanti, Trento, Erickson, 1996
8. Mangani, Massimo: L’intervento educativo domiciliare con bambini DDAI, in “A.I.D.A.I. Newsletter”, Febbraio 2001
9. Rizzolatti, Giacomo – Sinigaglia, Corrado: So quel che fai, Milano, Raffaello Cortina, 2006
10. Cambi, Franco: L’autobiografia: uno strumento di formazione dei formatori, in Catarsi,
11. Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
12. Milani, Paola: Relazione e educazione, alcuni nessi, in Catarsi, Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
13. Jones et al., Didattica per problemi reali, Trento, Erickson, 1999
14. Mangani, Massimo: matematica e tabelline: un approccio per i bambini iperattivi, in “A.I.D.A.I. Newsletter”, Febbraio 2003
15. Lomax, Alan: La terra del Blues, Milano, il Saggiatore, 1993
16. Trisciuzzi, Leonardo: Elogio dell’educazione, Pisa, ETS, 1995
17. Demetrio, Duccio: Educatori di professione, Firenze, La Nuova Italia, 1990
18. Ianes, Dario - Celi, Fabio: Il Piano Educativo Individualizzato 1999-2001, Trento, Erickson, 1999
19. Ianes, Dario - Cramerotti, Sofia: Il Piano Educativo Individualizzato, Progetto di Vita 2005-2007, Trento, Erickson, 2005
20 . Bandura, Albert: Autoefficacia, teoria e applicazioni, Trento, Erickson, 2000
21. Gardini, Maria Pia - Tessari, Marina: L’assistenza domiciliare per i minori, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 2001
22. Cornoldi, Cesare: Le difficoltà di apprendimento a scuola, Bologna, Il Mulino, 1999
23. Levine, Mel: I bambini non sono pigri, Milano, Mondadori, 2005.

Autore: Massimo Mangani, docente specializzato presso la Scuola Media Statale “Francesco Redi”- Bagno a Ripoli (FI).

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copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 9, Agosto 2007


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