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- Il ruolo della scuola
La fretta di iniziare a fare i compiti può portare al fallimento
di tutto il progetto e per questo è necessario sensibilizzare
la scuola affinché a sua volta abbia pazienza; un piccolo
rallentamento del lavoro scolastico (assegnazione di pochi compiti,
ripassi frequenti di uno stesso argomento…) per permettere
l’instaurarsi di una buona relazione educativa, sarà
ripagata con risultati sia sul piano del rendimento che del comportamento.
La programmazione scolastica infatti prevede la possibilità
di individualizzare la didattica anche temporaneamente, pur non
in presenza di una certificazione di handicap, anche per quei
bambini con disturbi dell’apprendimento.
La scuola italiana infatti, deve rendere disponibili risorse di
sostegno e recupero sia per gli alunni con ritardo mentale, sia
per quelli con disturbi dell’apprendimento (17).
Ciò non significa soltanto ore di sostegno in più,
ma una ricca pluralità di risorse che comprendono anche
l’evoluzione della didattica ordinaria, la messa in atto
di interventi educativi ordinari/individuali, la riorganizzazione
dei tempi e degli spazi oltre a modifiche ed adattamenti dei materiali
didattici (18).
Nel caso dei bambini iperattivi ciò può rendersi
necessario onde evitare deleteri fallimenti.
Purtroppo, come sottolineato da Albert Bandura, nella scuola esistono
alcune pratiche che, nel caso degli alunni meno dotati o meno
preparati (o con problemi di attenzione, aggiungo io), tendono
a trasformare le esperienze didattiche in occasioni per l’apprendimento
dell’inefficacia (19).
La collaborazione fra scuola, famiglia ed operatori è dunque
fondamentale poiché si facilita la costituzione di un intervento
globale, efficace, mirato e non l’accavallarsi di micro-interventi,
spesso anche in contrasto fra loro.
Si pone pertanto l’esigenza di un esteso e intenso collegamento
fra tutte le risorse che, con competenze e professionalità
differenti si occupano della problematica minorile (20).
Gli operatori, lavorando in parallelo, dovrebbero sfruttare tutte
le risorse, in modo intelligente e coordinato, con un coinvolgimento
ben organizzato della scuola e della famiglia (21).
Chi si trova ad avere a che fare con bambini iperattivi dunque,
è chiamato ad un compito estremamente difficile e necessita
di notevoli capacità di adattamento, tanto più in
quelle situazioni quali lo svolgimento dei compiti scolastici
che richiedono attenzione, concentrazione, capacità di
controllo dello sforzo mentale, tutte qualità che nei ragazzini
iperattivi, è necessario strutturare adeguatamente.
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- Lo spazio di lavoro
Un ultimo aspetto da analizzare, relativamente allo svolgimento
dei compiti scolastici, è la preparazione dello spazio
di lavoro.
In un modo ideale i bambini dovrebbero avere un loro “ufficio”
ben organizzato in casa (22); tanto più i bambini iperattivi
necessitano di un luogo stabile deputato allo svolgimento dei
compiti scolastici.
Dato che una delle caratteristiche di questi bambini è
quella di disperdere l’attenzione nella ricerca del materiale
(vagano continuamente alla ricerca di penne, matite, gomme, righelli….)
cosa che comporta l’interruzione continua del lavoro, l’educatore
dovrà essere particolarmente abile nell’allestimento
“preventivo” dello spazio per i compiti a casa.
Tale spazio prima di tutto, dovrebbe essere allestito se possibile
fuori dalla camera da letto.
I bambini iperattivi infatti, non riescono a concentrarsi o a
studiare nella stanza in cui dormono (22), e ciò è
dovuto principalmente alle alterazioni sonno-veglia cui sono sottoposti.
Siccome trovano quasi impossibile rimanere attenti nella stessa
camera dove faticano tanto ad addormentarsi, si spostano spontaneamente
in cucina o nel salotto per studiare. (22).
Il luogo deputato al lavoro dovrà in seguito essere organizzato
in base alle seguenti caratteristiche:
-
rapida reperibilità e fruibilità del materiale
di lavoro;
-
mantenimento del piano di lavoro il più possibile ordinato;
-
riduzione di elementi di distrazione in prossimità del
luogo di lavoro;
-
possibilità di consultare rapidamente un calendario,
ciò al fine di pianificare di volta in volta il lavoro
per i giorni successivi e di cancellare ogni sera, prima di
andare a letto i compiti fatti durante la giornata;
-
evitare di avere orologi o sveglie a portata di mano.
Tutto
ciò faciliterà ulteriormente lo svolgimento dei
compiti, riducendo al minimo gli elementi di distrazione e permettendo
di avere sotto controllo tutta la situazione.
È da notare inoltre che mentre il bambino cerca di fare
i compiti, il resto della famiglia, se in casa, dovrebbe collaborare
evitando di svolgere attività rumorose.
I suoni provenienti dal televisore, le risate, il rumore di elettrodomestici
della cucina sono elementi di grande distrazione per il bambino
iperattivo.
La strutturazione del luogo adatto per lo svolgimento dei compiti
avverrà per tentativi, così come l’individuazione
delle condizioni ottimali allo studio: alcuni ragazzi ad esempio,
sostengono che per studiare hanno bisogno di ascoltare musica
in sottofondo.
Diamogliene la possibilità: a volte la musica da il ritmo
allo studio, a volte serve ad escludere altri elementi di distrazione
(22).
Se non funziona, sarà necessario imporre nuovamente il
silenzio.
In conclusione, l’attuazione di adeguate strategie - attraverso
la mediazione dell’edutaore - è fondamentale al fine
di raggiungere risultati concreti, oltre una buona dose di pazienza
da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dal bambino
stesso.
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Bibliografia:
1. Marzocchi, Gian Marco et al.: Il bambino con Deficit d’Attenzione/Iperattività,
Trento, Erickson, 1999
2. Kirby, Edward A- Grimley, Liam K: Disturbi dell’attenzione
e iperattività, Trento, Erickson, 1989
3. Gallucci, Franco: Appunti relativi ad un incontro con educatori
ed insegnanti presso l’Azienda Sanitaria di Firenze- 1996
4. Mc Phillimy, Bill: Controlling your class- a teacher’s
guide to managing classroom behaviour, Chichester, John Wiley
& Sons, 1996
5. Foxx, Richard M.: Tecniche base del metodo comportamentale,
Trento, Erickson, 1986
6. Taylor, Eric: The Hyperactive child, Oxford, The Alden Press,
1995
7. Fontana, David: Manuale di psicologia per gli insegnanti, Trento,
Erickson, 1996
8. Mangani, Massimo: L’intervento educativo domiciliare
con bambini DDAI, in “A.I.D.A.I. Newsletter”, Febbraio
2001
9. Rizzolatti, Giacomo – Sinigaglia, Corrado: So quel che
fai, Milano, Raffaello Cortina, 2006
10. Cambi, Franco: L’autobiografia: uno strumento di formazione
dei formatori, in Catarsi,
11. Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei
servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
12. Milani, Paola: Relazione e educazione, alcuni nessi, in Catarsi,
Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi
socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
13. Jones et al., Didattica per problemi reali, Trento, Erickson,
1999
14. Mangani, Massimo: matematica e tabelline: un approccio per
i bambini iperattivi, in “A.I.D.A.I. Newsletter”,
Febbraio 2003
15. Lomax, Alan: La terra del Blues, Milano, il Saggiatore, 1993
16. Trisciuzzi, Leonardo: Elogio dell’educazione, Pisa,
ETS, 1995
17. Demetrio, Duccio: Educatori di professione, Firenze, La Nuova
Italia, 1990
18. Ianes, Dario - Celi, Fabio: Il Piano Educativo Individualizzato
1999-2001, Trento, Erickson, 1999
19. Ianes, Dario - Cramerotti, Sofia: Il Piano Educativo Individualizzato,
Progetto di Vita 2005-2007, Trento, Erickson, 2005
20 . Bandura, Albert: Autoefficacia, teoria e applicazioni, Trento,
Erickson, 2000
21. Gardini, Maria Pia - Tessari, Marina: L’assistenza domiciliare
per i minori, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 2001
22. Cornoldi, Cesare: Le difficoltà di apprendimento a
scuola, Bologna, Il Mulino, 1999
23. Levine, Mel: I bambini non sono pigri, Milano, Mondadori,
2005.
Autore:
Massimo Mangani, docente specializzato presso la Scuola Media
Statale “Francesco Redi”- Bagno a Ripoli (FI).
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