| Considerazioni
metodologiche
Il pensiero dei bambini così fortemente intriso di praticità
e di vita vissuta quotidianamente rivela l’altro aspetto
fondamentale della P4C dare grande rilievo al pensiero sensibile
verso il contesto. “Senza la coscienza delle sfumature che
distinguono qualitativamente le situazioni individuali, il pensiero
erra in direzione dell'incontenibile costruzione di teorie e della
maniaca deduzione dai principi. La sensibilità verso il
contesto è vincolante, così che le regole non saranno
applicate se non risultano appropriate alla situazione data e
così che l'unicità del particolare contesto sarà
adeguatamente rispettato. Il rispetto per i casi individuali appare
indispensabile per tutte le ricerche e non soltanto per quelle
che hanno implicazioni morali”. Si può affermare
dunque che si dà un senso maggiore al quotidiano che induce
alla formulazione di giudizi pratici spendibili nell’immediato.
“Nel programma della Philosophy for children, gli esercizi
servono a rafforzare la capacità degli alunni a formulare
giudizi pratici, giacché questa abilità è
il contrassegno del buon senso, ossia della ragionevolezza e del
senso della misura richiesti ad una persona matura”
[6].
Durante le sessioni pensavo che finalmente la scuola sta ridando
dignità alla parola educazione, è capace di interpretare
le esigenze reali dei bambini, si pone come strumento vivo, utile
per affrontare le concrete situazioni dell’esistenza, in
grado di promuovere: in umanità, in responsabilità,
in coscienza civile. La P4C sta avviando i bambini ad una progressiva
consapevolezza dell’essere “maturi”.
Ogni bambino diviene ricercatore e sperimentatore del suo sapere
in un’ottica di cooperazione e di mediazione non indifferente.
“Essere ricercatori equivale ad indagare attivamente e instancabilmente
domandare, essere sempre attenti a connessioni e differenze mai
percepite prima, costantemente pronti ad operare confronti, ad
analizzare e a costruire ipotesi, a sperimentare e ad osservare,
a misurare e a mettere alla prova” [7].
La metodologia auto-correttiva che si attiva nel curriculum P4C
porta il bambino ad essere attivo costruttore del suo percorso
educativo e non solo, lo aiuta ad aprirsi incondizionatamente
all’altro, ogni bambino si sente protagonista e cerca di
perdere il senso di ogni parola del cerchio, di non trasgredire
le regole per cogliere tutte le sfumature di senso che lo porteranno
ad una verità condivisa da tutti i componenti del cerchio,
ma soprattutto ad una verità negoziata ed emersa solo dopo
l’attivazione di una forte rete significativa di relazioni
partecipata da tutti: questa è la grande differenza tra
l’organizzazione metodologica della P4C e un qualsiasi lavoro
di gruppo.
Il cerchio diviene comunità in cui tutti hanno pari dignità
di pensiero e di parola, in cui le domande di ognuno troveranno
una risposta congruente e condivisa da tutta la comunità.
A differenza dei gruppi, la comunità cerca di superare
le sue difficoltà, riconosce la propria fallibilità,
ma non per questo si arrende tende sempre ad andare oltre proseguendo
il cammino dell’indagine fin dove essa conduce.
Utilizzando il curricolo di Lipman, la scuola diviene una comunità
pensante che si apre al contesto, che comunica con la realtà
di cui fa parte, che cerca di promuovere e sviluppare nei ragazzi
uno stilo educativo capace di comunicare il gusto di imparare.
Oggi più che mai bisogna ritrovare nella scuola il valore
dei contenuti, il valore di un sapere che non può dissolversi
in semplici procedimenti metodologici.
E’ l’educazione che deve abituare i ragazzi ad entrare
in un rapporto critico con informazioni, conoscenze, strumenti,
una scuola di qualità non può lasciare i giovani
passivi spettatori del proprio tempo, ma deve insegnare a sintonizzarsi
con esso, accogliendo problemi e risorse per saper operare delle
scelte, per questo deve promuovere in loro un atteggiamento libero
e critico verso un contesto sociale in continuo cambiamento.
Vivere da cittadini responsabili e partecipare attivamente alla
costruzione della comunità diviene l’obiettivo formativo
ultimo di tutto il processo educativo e se la pratica della P4C
contribuisce ad avviare questo percorso di vita di certo, ci sentiamo,
di affermare che la scuola non può più fare a meno
di considerare questa “nuova” metodologia come prassi
da seguire e da inserire a pieno titolo nel proprio curricolo
scolastico, per divenire veramente scuola di qualità.
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Note:
[6]
M. Lipman, Philosophy for children e pensiero critico, pubblicato
nel volume Thinking Children and Education, (USA 1993).
[7]
M.
Lipman, ivi.
Bibliografia:
Calliero C., La filosofia, i bambini e il dubbio, in "L'educatore"
n. 6/2005-2006, in "L'educatore" n. 3/2005-2006
Cosentino A.,a cura di, Filosofia e formazione, 10 anni di Philosophy
for children in Italia (1991 – 2001), Liguori, Napoli, 2002
De Pasquale M., a cura di, Filosofia per tutti, Angeli, Milano,
1998
Delors J., a cura di, Nell’educazione un tesoro, Armando,
Roma, 1997
Ferraro G., La filosofia spiegata ai bambini, Napoli, Filema,
2000
Girelli C., Costruire il gruppo. La promozione della dimensione
socio-affettiva nella scuola, Editrice La Scuola, Brescia, 2006
Goleman, D., L'intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1995
Laeng M., Bambini filosofi, in "La Vita Scolastica",
del 16.10.1995
Matthews G. B., La filosofia e il bambino, Armando, Roma 1981
Striano M., La razionalità riflessiva nell’agire
educativo, Liguori, Napoli, 2001
Autore:
Maria Florianna Calia, insegnante di scuola primaria della provincia
di Trapani.
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