| In
questi ultimi anni si assiste ad una profonda trasformazione della
società che impone un ripensamento ed una riprogettazione
dei suoi sistemi di vita, di lavoro e di conoscenza. Il passaggio
da una economia basata sulla produzione e lo scambio di beni materiali
ad una il cui oggetto sono i servizi, le informazioni e le idee
ha assegnato alla conoscenza un ruolo fondamentale nella creazione
di valore. Il possesso di strumenti culturali è determinante
per la crescita dell’individuo nella direzione di una promozione
delle sue capacità progettuali e di autodeterminazione.
Se la cultura diventa allora un riorganizzatore etico della modernità,
occorre ripensare il tradizionale impianto della nostra cultura
scolastica a partire dalle discipline.
Il modello di scuola tradizionale fondava il suo assetto disciplinare
sulla distinzione epistemologica tra discipline tecnico-scientifiche,
orientate a un sapere obiettivo e universale e scienze umane secondo
quanto stabilito dalla Scuola storica tedesca della seconda metà
dell’800. Tale distinzione ha tuttavia perso progressivamente
efficacia a seguito degli studi successivi che hanno modificato
la specificità epistemologica dei due campi. Nel settore
del sapere scientifico, a partire dal tardo ottocento, si è
attuata una revisione del riconoscimento dello status sovraeminente
della scienze derivante dalla visione galileiana-newtoniana. Basti
citare a questo proposito Popper, il quale nega l’esistenza
di un criterio generale di verità ed il valore di assolutezza
della scienza. Ai nostri giorni prevale il convincimento che il
valore della scienza sia dato insostituibile anche se consegue
verità relative per i continui progressi delle ricerche.
Nella realtà odierna la separazione delle discipline determina
l’incapacità a cogliere la complessità, in
quanto l’intelligenza che separa/fraziona la problematicità
della realtà toglie la possibilità di comprensione
e giudizio critico. A tal proposito Morin, nell’individuare
la inadeguatezza di un sapere frazionato e nel ribadire una realtà
caratterizzata dalla complessità dovuta all’aumento
esponenziale degli strumenti tecnologici e del sapere, assegna
alla scuola l’obiettivo di promuovere “una testa ben
fatta”. L’insegnamento deve cioè promuovere
l’attitudine ad affrontare i problemi attraverso principi
organizzatori che contestualizzino ed interconnettano i saperi.
In questa ottica si muovono anche le tesi sostenute nel “Libro
bianco su istruzione ed Europa” di E.Cresson, quando vi
si afferma la necessità di potenziare la cultura ed il
senso scientifico attraverso mezzi di assimilazione dei valori
dell’attività di ricerca.
La riflessione si deve dunque incentrare sullo status e sul valore
delle discipline intese come contesti di crescita culturale per
l’acquisizione di forme e strutture della conoscenza in
un’ottica metadisciplinare e di integrazione. L’interconnessione
delle conoscenze si basa sul principio sistemico secondo il quale
la conoscenza delle parti si lega alla conoscenza del tutto e
sul principio ologrammatico in cui la parte è compresa
nel tutto ma anche il tutto è inscritto nella parte.
Una riflessione, seppur breve, sulle discipline non può
inoltre prescindere dalla definizione di che cosa significa apprendere.
Secondo lo strutturalismo di Bruner, l’apprendimento è
il risultato dell’interazione fra caratteristiche cognitive
del discente e una serie di fattori antropici quali il contesto
socio-culturale, le informazioni, i processi tecnologici, i linguaggi
delle discipline utilizzati per rappresentare la realtà.
Una disciplina è quindi strutturalmente portatrice di idee
organizzatrici che permettono agli allievi un processo di acquisizione
e sistemazione autonoma della mole di informazioni a cui nell’attuale
società siamo sottoposti ad opera dei media e dei canali
di accesso multimediale. L’acquisizione di idee organizzatrici
determina perciò la crescita cognitiva attivando la motivazione,
favorendo la memorizzazione e agevolando il transfert. Ogni sapere
offre dunque all’intelligenza degli amplificatori che la
potenziano.
L’obiettivo
della formazione si sposta perciò dal piano preminente
dei contenuti a quello delle strutture o nodi essenziali delle
discipline, per favorire la permeabilità e la reciproca
interrelazione delle diverse materie di insegnamento con lo sviluppo
delle competenze.
...continua...
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Autore:
Rossella Francesconi, docente di Lettere nella Scuola Secondaria
di Primo Grado.
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