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Italia nel 1997 l’allora Ministro della Pubblica Istruzione
istituì una Commissione di 40 esperti presieduta da Roberto
Maragliano. Partendo dalla constatazione che la sfida del terzo
millennio si gioca tutta sul tema dello sviluppo delle risorse
umane, la Commissione sottolineò l’importanza della
crescita consapevole personale tramite un sistema integrato di
istruzione fondato sul concetto di competenza e sulla integrazione
delle conoscenze con i valori della democrazia.
Il concetto di competenza ha dato luogo a un dibattito ricco con
posizioni che ne hanno via via evidenziato gli aspetti costitutivi
e le dimensioni fondamentali. Secondo la definizione di Boscolo,
la competenza si configura come l’insieme delle conoscenze,
abilità, atteggiamenti che permettono all’individuo
di operare produttivamente in contesti diversi. Implica dunque
una triplice dimensione di natura cognitiva, come padronanza di
conoscenze e concetti; di natura operativa, in quanto concernente
abilità di azione; di natura affettiva, perché coinvolge
convinzioni, atteggiamenti, motivazioni che ne determinano valore
personale. Focalizzare l’attenzione sulle competenze significa
dunque ribadire la necessità di rivisitare i contenuti
disciplinari e affermare l’importanza dell’interdisciplinarietà
come metodo che garantisce l’unitarietà del sapere
e la comprensione della realtà nel suo complesso. Se le
discipline indicano l’insieme delle conoscenze aventi una
struttura concettuale e metodologica di fondo, le competenze disciplinari
non possono non derivare dagli statuti epistemologici specifici
di ciascuna. Frabboni individua tre tipi di competenze disciplinari:
-
competenze monocognitive, che riguardano l’acquisizione
dei linguaggi di base per permettere la comprensione del sistema
simbolico di riferimento;
- competenze metacognitive, che determinano la padronanza di capacità
intellettuali superiori quali l’analisi, la sintesi e l’induzione;
- competenze fantacognitive,comprendenti processi trasfigurativi
e reinvestivi che investono le capacità immaginative e
fantastiche.
Questa distinzione è utile per affrontare le strategie
relative alla trasversalità delle discipline derivante
dal bisogno di integrazione, raccordo ed intersezione tra i saperi.
La trasversalità può sicuramente ricomporre la totalità
delle conoscenze analitiche consentendo il recupero dell’unitarietà
del sapere tramite strategie didattiche che di seguito elenchiamo:
- multidisciplinarietà: modalità didattica che si
basa sull’apporto delle competenze monocognitive di materie
affini su un determinato argomento o tema. Si tratta di una presenza
simultanea di discipline senza alcuna forma di relazione reciproca;
- pluridisciplinarietà: strategia che si attua quando più
discipline si coordinano per portare il loro apporto di contenuti
e metodologie su un determinato oggetto di studio;
- interdisciplinarietà: modalità che implica l’apporto
di competenze mono e meta cognitive da parte di più materie
ottenendo talvolta quadri concettuali nuovi;
- transdisciplinarietà: quando entrano in gioco apporti
dell’intero sistema disciplinare (mono-meta-fanta cognitivo)
con la creazione di crocevia di intersezioni disciplinari che
superano le barriere epistemologiche dei singoli campi di studio.
In
sintesi, occorre mirare all’unità delle conoscenze
secondo metodologie conoscitive trasversali, le uniche atte ad
affrontare la complessità del mondo attuale.
Nella pratica di insegnamento si tratta di individuare unità
di apprendimento su cui far convergere più insegnamenti
partendo dalla definizione delle finalità comuni.
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Autore:
Rossella Francesconi, docente di Lettere nella Scuola Secondaria
di Primo Grado.
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