UN
PROGETTO DI TRASMISSIONE PER LA SCUOLA
Tra
l’arricchimento del patrimonio culturale e valoriale e la formazione
di intelligenze in divenire, un’azione educativa non può e non
deve avere come preoccupazione costante il progresso. Solo una
pedagogia instancabile di una posizione educativa animata dalla
ragione, da una scuola totale, nata dalla rottura col passato
e dal passato stesso, che intende conquistare il senso della trasmissione
di caratteri individuali ed autonomi, che significa in ultima
istanza: formare una generazione meno disunita, alla quale poter
tramandare, senza troppo timore, ipotesi di soluzione dei
difficili problemi del futuro. Vuol dire che l’educazione dovrebbe
mirare a una nuova generazione, migliore della precedente, mentre
il sistema attuale non produce che il tipo d’uomo che si vuole
oggi: e questo è triste (1).
Sfuggendo
alla trappola del nuovo (2)
i precursori di questa strategia educativa, tutti "ossessionati
della trasmissione" (3)
hanno inteso impegnare, in un’abbondanza di idee, un’avventura
educativa all’altezza della posta in gioco dell’epoca.
Occorre,
oggi più che mai, un progetto di scuola che parte, nell’insieme,
dal percorso trasmissibile e vi trova la sua coerenza e
la sua finalità: un progetto che trovi la sua base in un triplice
riferimento alla scienza (in ciò che essa ha di più serio
e audace, da non confondersi con lo sperimentalismo infondato,
ma su quel complesso di informazioni, di nozioni che caratterizzano
ogni disciplina), all’etica (che impegna la totalità del
soggetto, rappresentando quella trasmissione di cifre valoriali,
quindi il momento formativo), e alla politica (che è la
finalità ultima del processo di trasmissione che, a condizione
di non ridursi a degli artifici, vista bensì come la critica dell’astrattismo,
è il luogo ideale dove scienza ed etica confluiscono e trovano
la loro sintesi consistente nell’applicazione delle informazioni
e della formazione scolastica).
Poiché
ogni atto pedagogico singolare contribuisce a creare l’educazione
generale che è data dalla trasmissione di tanti atti particolari,
trasmettere significa, quindi, integrare l’eredità è nello
stesso tempo preservare in ciascuno ciò che vi è di nuovo e di
innovativo (4):
promuovere un progetto articolato di trasmissione
nel bambino o nell’adolescente, significa emancipare il corpo
sociale nella sua interezza. Si tratta di coltivare le energie,
di accrescere le potenzialità dell’essere, di facilitare la manifestazione
delle potenti forze di cambiamento in ogni essere umano. Tutti
sono capaci e niente impedisce di sognare: in una scuola liberata
dalla paura, i bambini potrebbero sentirsi liberi di sorridere
e quindi liberi di apprendere e recepire gli input loro trasmessi.
Bisogna,
quindi, trasmettere agli scolari un complesso universo
fatto di nozioni e di valori, che vuol dire, con le dovute cautele
e con la giusta sensibilità pedagogica che non dovrebbe mancare
a nessun educatore, affidare agli allievi le perplessità del mondo,
poiché essi "trasformano tutto, conservando la coscienza
di ciò che è il mondo" secondo le parole di F. Savater
(5). In pedagogia
un altro mondo è possibile.
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