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Scuola e dintorni

 

L'EDUCAZIONE COME TRASMISSIONE: VALENZE E SIGNIFICATI
(terza parte)

di Angelo Costa

CAPITOLI:
  1. L'idea: trasmettere valori
  2. Un progetto di trasmissione per la scuola
  3. Una trasmissione per il futuro
  4. L'atto educativo
  5. Bibliografia

 

UNA TRASMISSIONE PER IL FUTURO

Occorre eliminare qualsiasi forma di pregiudizio e modificare i programmi: le scuole devono sempre più essere fondate sull’attenzione al bambino ed ai suoi diritti, secondo precauzioni quasi ecologiche. Una scuola in cui domina la preoccupazione della persona umana, che porta in sé la memoria dell’esperienza ed il sapere che gli viene trasmesso, adotta un conseguente atteggiamento di attenzione verso l’ambiente sociale, verso un altro progetto di società, che sia frutto dell’articolazione organica della teoria e dell’azione concreta.

La scuola deve essere attiva: la trasmissione non si dovrà ridurre all’oggetto che passa, ma dovrà essere basata su quello che succederà: la trasmissione è un investimento sul futuro della società.
Un sapere accademico non basta, ciò che si trasmette non può essere dell’ordine delle sole conoscenze, ma anche delle competenze e delle capacità.
Quel che resta è un sapere fatto di formazione e di informazione, che passa per l’esperienza quotidiana e che si produce secondo i termini dell’avvenimento, del sempre inedito.

La trasmissione, così, si opererà a nostra insaputa: è l’esito ultimo della co-esperienza, che significa mettere in comune esperienze quotidiane per farne degli strumenti pedagogici atti a formare la persona umana nella sua interezza e non solo nell’aspetto più squisitamente nozionistico: occorre una formazione generale.
Attrezzare il possibile significa, dunque, agire sulle condizioni reali, socio-culturali dell’allievo.
Questo sforzo si risolve nell’inversione dei termini di una scuola ripetitiva, selettiva, non familiare.

E’ il senso del metodo della trasmissione che bisogna riscoprire, il che significa mostrare il cammino a colui che ci succederà; un metodo che non sia sterile senza il rapporto al quotidiano che lo fa apparire, invece, come necessario.

La pedagogia con le sue proposte scientifiche deve pertanto tentare di porre i protagonisti dell’atto educativo nelle migliori condizioni possibili per una trasmissione riuscita: rivisitando la situazione materiale e le tecniche che modificano l’oggetto stesso della trasmissione, che viene riprodotto da coloro che se ne appropriano, cioè i soggetti ultimi dell’azione trasmissiva.

Alcuni insigni studiosi si sono interrogati sul: "Come il maestro potrebbe trasmettere il suo sapere "fatto" a degli scolari che non sono disposti a riceverlo?" (1), mettendo l’accento sull’interesse (2) che rende il bambino parte ricevente di un’azione comune a lui ed al maestro, ed impegna il divenire.

Queste misure non bastano: anche se il messaggio è spedito, inoltrato, distribuito, ricevuto, non è sicuro che sia, per questo, accettato, interpretato, e rinnovato. Ciò che bisogna trasmettere non è soltanto "dell’informazione", ma la padronanza operante (3); perciò, è indispensabile usare delle strategie che mettono avanti i termini di trasmissione e di transfert.

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Autore: Angelo Costa si è laureato in Lettere indirizzo classico, è membro del Comitato di Direzione della rivista "Scuola e Vita" (diretta dal Prof. Giuseppe Trebisacce, ordinario di storia della pedagogia presso l’Università degli studi della Calabria) a cui collabora con numerosi articoli sulle problematiche riguardanti le Scienze dell'Educazione. Inoltre, è Presidente del Gabinetto Europeo Scientifico Letterario "Il Baretti" ed è Docente di Materie Letterarie presso un liceo classico. 

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Note:

  1. uno per tutti è il teorico della didattica Roger Cousinet che ha svolto un’attività scientifica volta ad indagare la vita sociale dei ragazzi: si vedano, oltre ai volumi menzionati nella nota bibliografica, in particolar modo: Pedagogia dell'apprendimento : maestro e scolaro nella lezione; Roma, 1968 e L' interesse; premessa, traduzione e note di Giovanni Battista De Giorgi; Lecce, 1963.

  2. si veda, inoltre, la nota bibliografica su Claparede.

  3. cfr. Guy Palmade, Les methodes en pedagogie; Paris, 1979.

 

copyright © Educare.it - Anno III, Numero 1, Dicembre 2002.


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