UNA
TRASMISSIONE PER IL FUTURO
Occorre eliminare qualsiasi forma di pregiudizio e modificare
i programmi: le scuole devono sempre più essere fondate sull’attenzione al
bambino ed ai suoi diritti, secondo precauzioni quasi ecologiche. Una scuola in
cui domina la preoccupazione della persona umana, che porta in sé la memoria
dell’esperienza ed il sapere che gli viene trasmesso, adotta un conseguente
atteggiamento di attenzione verso l’ambiente sociale, verso un altro
progetto di società, che sia frutto dell’articolazione organica della teoria
e dell’azione concreta.
La scuola deve essere attiva: la trasmissione non si
dovrà ridurre all’oggetto che passa, ma dovrà essere basata su quello che
succederà: la trasmissione è un investimento sul futuro della società.
Un sapere accademico non basta, ciò che si trasmette
non può essere dell’ordine delle sole conoscenze, ma anche delle competenze e
delle capacità.
Quel che resta è un sapere fatto di formazione e di
informazione, che passa per l’esperienza quotidiana e che si produce
secondo i termini dell’avvenimento, del sempre inedito.
La trasmissione, così, si opererà a nostra insaputa:
è l’esito ultimo della co-esperienza, che significa mettere in comune
esperienze quotidiane per farne degli strumenti pedagogici atti a formare la
persona umana nella sua interezza e non solo nell’aspetto più squisitamente
nozionistico: occorre una formazione generale.
Attrezzare il possibile significa, dunque, agire sulle
condizioni reali, socio-culturali dell’allievo.
Questo sforzo si risolve nell’inversione dei termini di una
scuola ripetitiva, selettiva, non familiare.
E’ il senso del metodo della trasmissione che
bisogna riscoprire, il che significa mostrare il cammino a colui che ci
succederà; un metodo che non sia sterile senza il rapporto al quotidiano che lo
fa apparire, invece, come necessario.
La pedagogia con le sue proposte scientifiche deve pertanto
tentare di porre i protagonisti dell’atto educativo nelle migliori condizioni
possibili per una trasmissione riuscita: rivisitando la situazione
materiale e le tecniche che modificano l’oggetto stesso della trasmissione,
che viene riprodotto da coloro che se ne appropriano, cioè i soggetti ultimi
dell’azione trasmissiva.
Alcuni insigni studiosi si sono interrogati sul: "Come
il maestro potrebbe trasmettere il suo sapere "fatto" a degli scolari che
non sono disposti a riceverlo?" (1), mettendo l’accento sull’interesse
(2)
che
rende il bambino parte ricevente di un’azione comune a lui ed al maestro, ed
impegna il divenire.
Queste misure non bastano: anche se il messaggio è spedito,
inoltrato, distribuito, ricevuto, non è sicuro che sia, per questo, accettato,
interpretato, e rinnovato. Ciò che bisogna trasmettere non è soltanto "dell’informazione",
ma la padronanza operante (3); perciò, è indispensabile usare delle strategie che
mettono avanti i termini di trasmissione e di transfert.