L'ATTO
EDUCATIVO
Il
cambiamento più inquietante riguarda la posizione del maestro,
che deve rinunciare all’autoritarismo ed al nozionismo
per trasmettere. Accettazione, appropriazione, reinvenzione: questi
sono i termini di responsabilità che incombono sul donatario.
Più ancora: bisogna accettare di apprendere dal bambino, dall’allievo.
Infatti, il maestro come l’alunno, presi nello stesso processo
ricostruiscono insieme l’eredità comune. Ciò mette in valore l’ascolto,
il modello e l’esempio, e sottolinea l’influenza dell’ambiente
fisico; il rispetto che conforta la vera autorità del maestro
deve nascere dal vederlo come mediatore di una coscienza collettiva
(1).
Come
in effetti potrei formare il futuro cittadino se io stesso non
lo sono, aprire l’altro alla dignità se ho perduto la mia? Non
c’è trasmissione riuscita senza questa inversione, che
mette il maestro a disposizione degli alunni, li aiuta, li accompagna
e collabora al loro apprendimento (2),
poi li esorta a succedere a lui, del quale si conoscono le facce:
umiltà (3), fedeltà
al suo ruolo formativo ed educativo, staffetta vicariante, emancipazione.
Così
il maestro non dispensa niente, se non il suo desiderio di trasmettere,
nella trasparenza della missione da compiere insieme.
Questa ipotesi educativa non è solamente molto più
efficace, bensì è anche democraticamente feconda, sempre tenendo
presente una certa relatività dei mezzi di trasmissione
concepiti come metonimia della padronanza.
In questo senso l’educazione deve formare il testo
di una trasmissione riuscita. La pedagogia deve, così, impegnarsi
ad iscrivere nel reale il suo oggetto utopistico.
Conclusioni
Come
rinnovare oggi l’iniziale gesto educativo teso alla trasmissione?
Istruire la generazione depositaria della nostra eredità, è un
progetto pedagogico difficile che porta alla filosofia dell’educazione
contemporanea. Le riduzioni in tutti i generi, gli slogans, le
restrizioni, le evocazione nostalgiche devono far posto ad un
ideale di equilibrio: la derealizzazione nel discorso deve cedere
il passo all’energia creatrice.
Si
sa che quel che compromette il processo di trasmissione
è la menzogna o il non detto, le dichiarazioni senza effetti,
lo psittacismo (la sindrome del pappagallo) o clonazione
intellettuale, la puerilità dell’adulto, il feticismo tecnico,
l’ istituzione del maestro-simulacro, la fissazione del passato
che significa, in definitiva, la rinuncia al futuro.
Una
filosofia critica dell’educazione si confronta e si scontra
con l’ideologia individualista, consumistica, spettacolare; una
filosofia concreta e sempre più corredata da dati scientifici
deve avere come punti di riferimento la molteplicità, esplorazione,
istantaneità tese ad una cultura dell’eteroclito.
Il
modello trasmissivo abita nell’educazione, è precisamente
all’apporto dell’aspirazione ad una valorialità ed ad un nozionismo
tesi alla formazione, perciò bisogna preferire l’attualizzazione,
far posto all’invenzione: cioè cercare di trasmettere veramente
(dandosi i mezzi) l’esperienza degli esperti che non cessano di
inventare soluzioni, che passano attraverso dei mediatori convinti
o degli oggetti pedagogici comuni garantendo la capacità evolutiva
e generativa del progetto.
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