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Tirocinio Professionale
Il
tirocinio professionale è una attività curriculare
obbligatoria in conformità al Regolamento Didattico dei
Corsi di Laurea in Scienze del Servizio Sociale (Classe 6). Esso
rappresenta uno strumento formativo qualificato a sostenere il
processo di apprendimento del ruolo professionale dell'assistente
sociale attraverso l'intersezione tra teoria e prassi operativa.
Tale
processo, che si differenzia da modelli come l'apprendistato o
il tirocinio post lauream, è mediato e supportato dalla
guida del tutor delle attività didattiche di tirocinio
interno al sistema universitario e dal supervisore di tirocinio
dell’Ente territoriale, per il conseguimento degli obiettivi previsti
nei curricula.
Individuato
come esperienza individuale guidata di apprendimento sul campo,
il tirocinio consente allo studente, attraverso attività
di studio e documentazione, lo sviluppo di abilità cognitive,
relazionali e metodologiche nonchè la sperimentazione e
l'acquisizione graduale di competenze, funzioni, compiti propri
dell'assistente sociale.
Si
realizza nell'ambito dei servizi sociali territoriali con un lavoro
di costante raccordo tra discipline teoriche e contenuti prassici
del Servizio Sociale Professionale nelle sue differenti espressioni
operative.
Il
tirocinio, quindi, corrisponde all'esigenza concreta di attivare
un processo di costruzione di professionalità all'interno
della formazione triennale in stretta connessione con i servizi
sociali, al termine del quale i laureati vengono direttamente
immessi, previo superamento dell'esame di abilitazione, nel mondo
del lavoro che vede impegnato il professionista assistente sociale.
2.
Il Tutorato e la Supervisione
Le
richieste di formazione e di supervisione, spesso, convergono
su temi relativi a strumenti e metodologie che si vorrebbero sempre
più raffinati, a scapito, a volte, di riflessioni sul ruolo,
sul senso dell’azione professionale, sul significato dei valori
e dei principi che accompagnano la professione nel suo faticoso
cammino di sviluppo e di consolidamento (Allegri, 1997).
Parlare
di supervisione significa considerare lo sviluppo della professione
nel contesto sociale, il processo di rielaborazione prassi-teoria-prassi
significa considerare le implicazioni teorico-pratiche che l’apprendimento
degli adulti comporta in tutto il ciclo formativo dell’operatore
sociale. Significa, in ultima analisi, costruire un contesto che
permetta la rielaborazione professionale sul piano tecnico ed
emotivo, e sottintende la disposizione a imparare a pensarsi (Allegri,
1997).
Il
concetto di formazione deve essere libero da metafore tradizionali,
solo allora il tirocinio ha l’opportunità di rivelare tutta
la sua portata educativa.
Il tirocinio anzitutto è relazione, relazione fra elementi
diversi e sensibilità contrastanti, ma – prima di tutto
– fra soggetti. Bisogna, pertanto, superare il “non detto” che
il tirocinio sia un momento formativo esclusivamente solo per
chi assistente sociale non lo è ancora.
La
relazione tutoriale, per essere tale, deve trovare soddisfacenti
aperture mentali che rivelino la passione ad apprendere anche
in chi da tempo fa lavoro sociale: se davvero il tirocinio è
luogo d’incontro, lo dovrebbe essere prima di tutto fra studente
e tutor assistente sociale.
3.
La Figura Tutoriale
Il lavoro del tutor è connotato dall’intenzionalità
nel tracciare un percorso che solleciti il tirocinante ad interrogarsi
sull’esperienza; esso si caratterizza per una speciale interazione
formativa grazie alla quale si determina un processo di <modulazione>
di modi di essere e di relazioni che coinvolge gli attori del
tirocinio (Saiani, 1997).
Il
tirocinio non può essere individuato come semplice possibilità
di incontro tra lo studente e la realtà operativa, come
un < bagno nella realtà> per verificare le proprie
capacità e per trasferire in un contesto diverso quanto
appreso nella sede formativa. Ciò che connota il tirocinio
in funzione del modello prima descritto è la natura riflessiva
dell’esperienza, poiché è la riflessione sull’azione
l’elemento che attribuisce al tirocinio valenza formativa.
Come
diceva Olivetti Manoukian Franca (1990) “Se la pratica è
fare, l’esperienza è pensare su quello che si fa. Si può
avere e fare molta pratica, ma non avere l’esperienza, perché
l’agire, l’operazione, non è stato oggetto di riflessione,
non è stato riesaminato, non è stato investito di
pensiero. Esperienza implica ‘elaborazione’: questo termine mi
è caro perché mi sembra che esprima in modo assai
appropriato i processi attraverso i quali informazioni sparse
di varia natura possono essere riprese, ricomposte, considerate
con attenzione ed interesse, ma anche prese in mano, modificate,
collegate ad altre, digerite per sviluppare nuovi percorsi di
ricerca.”
Vi
è apprendimento dall’esperienza se si strutturano nuovi
schemi d’azione, se si realizzano mutamenti nella struttura cognitiva
che derivano da riflessioni legate all’analisi del lavoro svolto.
Senza questo processo di metacognizione il soggetto può
non avere consapevolezza dei nuovi apprendimenti, che rischiano
di rimanere taciti se non sono sorretti da un lavoro guidato e
connotato in termini di autoriflessione. La funzione tutoriale
è pertanto individuabile come una forma di cooperazione
volta a favorire nel tirocinante l’emergere di una mentalità
di ricerca e la capacità di tradurre i nuovi apprendimenti,
sistematizzarli, interiorizzarli.
Il
tutor si assume l’onere di prevedere tempi e spazi per l’apprendimento
all’interno dei quali sostenere ed accompagnare lo studente, ricercando
le diverse opportunità formative sulla base di una <programmabilità
relativa> e non in funzione di moduli standard o di rigidi
schemi prestabiliti (Saiani, 1997).
Gli
obiettivi formativi vengono indicati inizialmente in forma generica
e i supervisori procedono, a volte, a una precisazione e integrazione
degli stessi durante il percorso di tirocinio: i tutor intervengono
<aggiustando> gli obiettivi, tarando gli stessi dopo un’attenta
valutazione delle modalità con le quali lo studente si
accosta al lavoro, al compito assegnato.
4.
Tipologie della Funzione Tutoriale
Sarchielli
(1997) analizza la funzione tutoriale e n’evidenzia alcune tipologie:
- COACHING: esercitare un controllo
sistematico sui corsi di azione
- SHAPING: suddividere compiti complessi
al fine di orientare il neofita nel corso dell’apprendimento
- MODELING: fornire all’allievo un modello
per l’azione
- FADING: accompagnare il tirocinante
prevedendo forme graduali di dissolvenza
- SCAFFOLDING: sostenere i processi
tesi alla consapevolezza di sè attraverso domande dirette
o sollecitazioni ad interrogarsi, incoraggiando un lavoro metacognitivo.
...continua...
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