| Tale soglia non è rigida ma varia a seconda del tempo, del
luogo e delle condizioni psicofisiche dell’insegnante. Un comportamento
accettabile, per esempio, in certe situazioni (chiacchiericcio
dei ragazzi all’inizio mattinata) non lo è in altre (fine della
giornata in cui tutti si è stanchi). Ci sono quindi comportamenti
che l’insegnante accetta perché adeguati (collaborare, studiare,
discutere…); altri che accetta perché non disturbano (isolarsi,
distrarsi,…); altri che non accetta perché impediscono un lavoro
sereno (alzarsi in continuazione, picchiare i compagni, parlare
durante le spiegazioni,…).
L’insegnante poi si chiederà “di chi è il problema?”. Per
poter applicare la tecnica adatta per risolvere le varie situazioni
che si vengono a determinare. Se il problema è dell’alunno
si interverrà usando l’ascolto attivo; se invece è un problema
dell’insegnante interverrà con il messaggio – io.
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Importanza
di un messaggio efficace
Quando gli alunni hanno un problema, di frequente gli insegnanti
si intromettono cercando di aiutarli con dei “buoni consigli”,
con dei “suggerimenti” tratti dalla loro stessa esperienza o invitandoli
a riconoscere la realtà dei “fatti” ed ad attenersi ad essa. Nonostante
le buone intenzioni, spesso questi tentativi creano più problemi
di quanti ne risolvano e finiscono per bloccare la voglia di comunicare
nello studente. Questi tentativi vengono definiti “barriere della
comunicazione e sono dodici:
1.
dare ordini,
comandare, dirigere;
2.
minacciare, ammonire,
mettere in guardia;
3.
moralizzare,
far prediche;
4.
offrire soluzioni,
consigli, avvertimenti;
5.
argomentare,
persuadere con la logica;
6.
giudicare, criticare,
biasimare;
7.
fare apprezzamenti,
manifestare compiacimento;
8.
ridicolizzare,
etichettare, usare frasi fatte;
9.
interpretare,
analizzare, diagnosticare;
10.
rassicurare,
consolare;
11.
indagare, investigare;
12.
cambiare argomento,
minimizzare, ironizzare.
Per
non incorrere nel pericolo di reagire verbalmente usando delle
“barriere” che comunicano la non accettazione del problema dell’alunno,
Gordon consiglia la tecnica dell’ascolto attivo. Ascoltare una
persona, infatti, aiuta a liberarla di ciò che la opprime facendole
inoltre capire che è accettata con tutti i suoi problemi.
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L’ascolto
attivo
L’ascolto attivo prevede quattro momenti:
1.
l’ascolto passivo:
permette l’alunno di esporre, senza essere interrotto, i propri
problemi (prestare attenzione concreta e totale al ragazzo);
2.
messaggi d’accoglienza:
informano il ragazzo che l’insegnante lo segue e lo ascolta, possono
essere non verbali (costante contatto con gli occhi, un cenno
con la testa, un sorriso,…) o verbali ( “ti ascolto”, “sto cercando
di capire”,…);
3.
inviti calorosi:
incoraggiano il ragazzo a continuare il discorso, ad approfondire
quanto sta dicendo (“vuoi dirmi qualcosa di più”, “continua pure”,…);
4.
ascolto attivo:
l’insegnante “riflette il messaggio dell’alunno, recependo solamente,
senza emettere messaggi suoi personali o giudizi.
L’ascolto attivo oltre a lasciare al ragazzo la piena gestione
dei suoi problemi, evita fraintendimenti ed incomprensioni. Va
inoltre utilizzato come mezzo per esprimere la comprensione e
l’accettazione del problema aiutando il ragazzo in crisi.
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Il
messaggio io
Quando
l’insegnante ha di fronte un ragazzo che con il suo comportamento
impedisce un lavoro tranquillo in classe, dovrà applicare secondo
Gordon, il metodo messaggio – io. Con questo metodo l’insegnante
mette a “confronto” i propri sentimenti e bisogni con il comportamento
inaccettato del ragazzo, esprime cioè cosa prova quando il ragazzo
compie un’azione che può provocare determinati effetti. I messaggi
– io, a differenza dei messaggi – tu (“perché continui a disturbare”,
“sei sempre disordinato”,…) esprimono un sentimento di chi parla
senza esprimere valutazione sull’alunno che compie l’azione ponendolo
di fronte agli effetti del suo atto e ai sentimenti che provoca
negli altri. Il metodo messaggio – io consta di tre momenti:
·
descrizione senza giudizio;
·
effetto tangibile e concreto;
·
reazione agli effetti.
L’insegnante
non userà più quindi “tu sei…” ma “io sento…”.
Il
ragazzo sentirà che l’insegnate gli comunica il suo vissuto personale
con autenticità ed onestà e non assumerà atteggiamenti di difesa.
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Modificare
l’ambiente
Può
succedere che si presenti un problema derivante da un comportamento
inaccettabile in cui risulta difficile affrontare direttamente
quel determinato comportamento. Gordon ci suggerisce quindi di
fare qualcosa per modificare o riorganizzare l’ambiente in cui
si esplica il comportamento disturbante allo scopo di : - eliminarlo,
- modificarlo, - isolarlo. Tra i metodi principali da adottare
per cambiare l’ambiente ci sono:
·
aggiungere all’ambiente: introdurre cioè attività o materiali
che catturino l’attenzione dell’allievo; aumentare le aree di
lavoro o di gioco per incoraggiare un certo comportamento.
·
sottrarre all’ambiente: ridurre gli stimoli e gli strumenti fisici
che innescano un comportamento inaccettabile; destinare certe
zone della classe o dell’edificio scolastico ad attività specifiche.
·
modificare l’ambiente: rendere l’aula più adatta ad un comportamento
più indipendente ed efficace dello studente; mettere in evidenza,
riporre o introdurre determinati elementi in aula per eliminare
o incoraggiare certi comportamenti.
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