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Scuola e dintorni

 

L’insegnante efficace secondo il metodo Gordon
(seconda parte)

di Marino Zanchin

prima parte

 

terza parte

 

| I comportamenti inadeguati | Importanza di un messaggio efficace | L’ascolto attivo |
| Il messaggio io | Modificare l’ambiente |

 

 

I COMPORTAMENTI INADEGUATI

 

Due sono le tecniche che Gordon propone per modificare i comportamenti inadeguati:

·         l’ascolto attivo

·         il messaggio – io

Per capire quanto usare l’uno o l’altro metodo l’insegnante dovrebbe immaginare di costruire un rettangolo, chiamato “fenêtre”, e porre i comportamenti accettabili in alto e quelli inaccettabili in basso.

 

Comportamenti accettabili

Esprimono un problema per l’alunno

Nessun problema

Non esprimono né causano problemi: è la situazione ideale per l’insegnamento/apprendimento

Comportamenti inaccettabili

Esprime un problema per l’insegnante

 

Tale soglia non è rigida ma varia a seconda del tempo, del luogo e delle condizioni psicofisiche dell’insegnante. Un comportamento accettabile, per esempio, in certe situazioni (chiacchiericcio dei ragazzi all’inizio mattinata) non lo è in altre (fine della giornata in cui tutti si è stanchi). Ci sono quindi comportamenti che l’insegnante accetta perché adeguati (collaborare, studiare, discutere…); altri che accetta perché non disturbano (isolarsi, distrarsi,…); altri che non accetta perché impediscono un lavoro sereno (alzarsi in continuazione, picchiare i compagni, parlare durante le spiegazioni,…).

L’insegnante poi si chiederà “di chi è il problema?”. Per poter applicare la tecnica adatta per risolvere le varie situazioni che si vengono a determinare. Se il problema è dell’alunno si interverrà usando l’ascolto attivo; se invece è un problema dell’insegnante interverrà con il messaggio – io.

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Importanza di un messaggio efficace

Quando gli alunni hanno un problema, di frequente gli insegnanti si intromettono cercando di aiutarli con dei “buoni consigli”, con dei “suggerimenti” tratti dalla loro stessa esperienza o invitandoli a riconoscere la realtà dei “fatti” ed ad attenersi ad essa. Nonostante le buone intenzioni, spesso questi tentativi creano più problemi di quanti ne risolvano e finiscono per bloccare la voglia di comunicare nello studente. Questi tentativi vengono definiti “barriere della comunicazione e sono dodici:

1.       dare ordini, comandare, dirigere;

2.       minacciare, ammonire, mettere in guardia;

3.       moralizzare, far prediche;

4.       offrire soluzioni, consigli, avvertimenti;

5.       argomentare, persuadere con la logica;

6.       giudicare, criticare, biasimare;

7.       fare apprezzamenti, manifestare compiacimento;

8.       ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte;

9.       interpretare, analizzare, diagnosticare;

10.   rassicurare, consolare;

11.   indagare, investigare;

12.   cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.

Per non incorrere nel pericolo di reagire verbalmente usando delle “barriere” che comunicano la non accettazione del problema dell’alunno, Gordon consiglia la tecnica dell’ascolto attivo. Ascoltare una persona, infatti, aiuta a liberarla di ciò che la opprime facendole inoltre capire che è accettata con tutti i suoi problemi.

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L’ascolto attivo

L’ascolto attivo prevede quattro momenti:

1.       l’ascolto passivo: permette l’alunno di esporre, senza essere interrotto, i propri problemi (prestare attenzione concreta e totale al ragazzo);

2.       messaggi d’accoglienza: informano il ragazzo che l’insegnante lo segue e lo ascolta, possono essere non verbali (costante contatto con gli occhi, un cenno con la testa, un sorriso,…) o verbali ( “ti ascolto”, “sto cercando di capire”,…);

3.       inviti calorosi: incoraggiano il ragazzo a continuare il discorso, ad approfondire quanto sta dicendo (“vuoi dirmi qualcosa di più”, “continua pure”,…);

4.       ascolto attivo: l’insegnante “riflette il messaggio dell’alunno, recependo solamente, senza emettere messaggi suoi personali o giudizi.

 

L’ascolto attivo oltre a lasciare al ragazzo la piena gestione dei suoi problemi, evita fraintendimenti ed incomprensioni. Va inoltre utilizzato come mezzo per esprimere la comprensione e l’accettazione del problema aiutando il ragazzo in crisi.

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Il messaggio io

Quando l’insegnante ha di fronte un ragazzo che con il suo comportamento impedisce un lavoro tranquillo in classe, dovrà applicare secondo Gordon, il metodo messaggio – io. Con questo metodo l’insegnante mette a “confronto” i propri sentimenti e bisogni con il comportamento inaccettato del ragazzo, esprime cioè cosa prova quando il ragazzo compie un’azione che può provocare determinati effetti. I messaggi – io, a differenza dei messaggi – tu (“perché continui a disturbare”, “sei sempre disordinato”,…) esprimono un sentimento di chi parla senza esprimere valutazione sull’alunno che compie l’azione ponendolo di fronte agli effetti del suo atto e ai sentimenti che provoca negli altri. Il metodo messaggio – io consta di tre momenti:

·         descrizione senza giudizio;

·         effetto tangibile e concreto;

·         reazione agli effetti.

 

L’insegnante non userà più quindi “tu sei…” ma “io sento…”.

Il ragazzo sentirà che l’insegnate gli comunica il suo vissuto personale con autenticità ed onestà e non assumerà atteggiamenti di difesa.

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Modificare l’ambiente

Può succedere che si presenti un problema derivante da un comportamento inaccettabile in cui risulta difficile affrontare direttamente quel determinato comportamento. Gordon ci suggerisce quindi di fare qualcosa per modificare o riorganizzare l’ambiente in cui si esplica il comportamento disturbante allo scopo di : - eliminarlo, - modificarlo, - isolarlo. Tra i metodi principali da adottare per cambiare l’ambiente ci sono:

·         aggiungere all’ambiente: introdurre cioè attività o materiali che catturino l’attenzione dell’allievo; aumentare le aree di lavoro o di gioco per incoraggiare un certo comportamento.

·         sottrarre all’ambiente: ridurre gli stimoli e gli strumenti fisici che innescano un comportamento inaccettabile; destinare certe zone della classe o dell’edificio scolastico ad attività specifiche.

·        modificare l’ambiente: rendere l’aula più adatta ad un comportamento più indipendente ed efficace dello studente; mettere in evidenza, riporre o introdurre determinati elementi in aula per eliminare o incoraggiare certi comportamenti.

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Autori:

   Marino Zanchin: insegnante specializzato per l’attività di sostegno nella scuola secondaria.  

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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 10, Settembre 2001


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