| NESSUN
PROBLEMA
In
situazioni non problematiche posso usare il:
·
messaggio – io dichiarativo (informo che …mi sono messo d’accordo
con gli alunni che …);
·
messaggio – io preventivo (informo cosa mi aspetto da loro, esprimo
come desidererei che andassero le cose…);
·
messaggio – io positivo (quando l’alunno fa qualcosa di buono
dico: ”mi piace ciò che hai fatto, mi ha reso felice il tuo comportamento,…).
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IL METODO SENZA PERDENTI
Quando
l’ascolto attivo ed il messaggio – io non ottengono gli effetti
sperati e le esigenze di insegnante e allievo entrano in conflitto,
Gordon propone il “metodo senza perdenti”. Quest’ultimo consiste
nella ricerca comune di una soluzione soddisfacente per le due
parti. Se le due parti non subiranno sopraffazioni, ciascuno si
forzerà di rispettare i diritti dell’altro e verrà trovata una
soluzione che non comporterà nè vincitori, né vinti. Questo metodo
va a sostituirsi ai due metodi più comunemente usati: l’autoritarismo
e il permissivismo, entrambi fondati su un rapporto di forza dove
l’alunno, nel primo caso, o l’insegnante, nel secondo, escono
sconfitti.
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IL PROBLEM SOLVING
Quando
si presenta un problema al quale risulta molto complesso trovare
una soluzione, si può ricorrere, secondo Gordon, all’applicazione
del problem solving che consta di sei tappe:
1)
esposizione chiara dei problemi ai minimi termini;
2)
proposta delle varie soluzioni;
3)
considerazione degli aspetti positivi e negativi delle proposte;
4)
scelta delle soluzioni idonee;
5)
predisposizione dei mezzi di attuazione della soluzione;
6)
verifica dei risultati ottenuti.
Questa
tecnica verrà attuata dagli alunni e dall’insegnante, discutendo,
parlando e confrontandosi; il tutto in un clima di libertà e fiducia.
Utilizzando la tecnica del problem solving si possono ad esempio
risovere dei conflitti, oppure elaborare delle “leggi” cioè un
regolamento di classe che verrà proposto dagli alunni stessi e
che per ciò sarà più facilmente rispettato.
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IL PROBLEMA DELLA DISCIPLINA
Per riuscire a gestire la vita di classe, secondo Gordon,
oltre a stabilire un regolamento di classe, sarebbe bene concedere
all’inizio della giornata dieci minuti di ascolto delle “confidenze”
che egli chiama “tempo relazionale”. In questo tempo il ragazzo
racconta ciò che vuole, ciò che gli mette ansia, che può distoglierlo
dall’apprendimento. Il ragazzo, se avrà a disposizione questi
dieci minuti, dice Gordon, ricorrerà meno ai comportamenti inaccettabili
per attirare su di sé l’attenzione.
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GRUPPO CLASSE: IL CIRCLE TIME
Il
circle time è un momento molto importante dell’intervento di educazione
psicoemotiva. E’ un tempo in cui tutti i membri della classe si
riuniscono per discutere di un argomento da loro proposto. La
classe in questo caso divento un piccolo gruppo a bassa gerarchia
perché l’insegnante ha il compito di facilitare e non di autorità.
Il
tempo del cerchio ha come obiettivo il creare un clima di collaborazione
e di amicizia tra i membri.
E’
importante che l’insegnante fissi il giorno, la durata massima
della discussione, la disposizione delle sedie in circolo e che,
queste regole, una volta accettate dalla classe, siano mantenute
per tutto il corso dell’esperienza, diventando così un valido
punto di riferimento nella vita scolastica.
Gli
obiettivi che il circle time vuole favorire sono:
la
conoscenza reciproca, la comunicazione e la cooperazione fra tutti
i membri del gruppo, creare un clima sereno di reciproco rispetto;
imparare a discutere insieme, accettare le opinioni degli altri,
risolvere soddisfacentemente eventuali conflitti.
L’insegnante,
durante il circle time, deve osservare la classe, facilitare la
comunicazione, sostenendo e incoraggiando i ragazzi più timidi
e cercando di “neutralizzare” quelli più aggressivi; Gordon sottolinea
il fatto che il gruppo ha bisogno di tempo per crescere e diventare
tale. E’ naturale quindi che all’inizio il gruppo sia dipendente
e solo successivamente si crei una coesione che porterà infine
alla interdipendenza. A questo punto nel gruppo vi sarà il massimo
della fiducia.
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