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Scuola e dintorni

 

L’insegnante efficace secondo il metodo Gordon
(terza parte)

di Marino Zanchin

prima parte

 

seconda parte

 

| Nessun problema | Il metodo senza perdenti | Il problem solving |
| Il problema della disciplina | Gruppo classe: il circle time |

 

 

NESSUN PROBLEMA

In situazioni non problematiche posso usare il:

·         messaggio – io dichiarativo (informo che …mi sono messo d’accordo con gli alunni che …);

·         messaggio – io preventivo (informo cosa mi aspetto da loro, esprimo come desidererei che andassero le cose…);

·         messaggio – io positivo (quando l’alunno fa qualcosa di buono dico: ”mi piace ciò che hai fatto, mi ha reso felice il tuo comportamento,…).

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IL METODO SENZA PERDENTI

Quando l’ascolto attivo ed il messaggio – io non ottengono gli effetti sperati e le esigenze di insegnante e allievo entrano in conflitto, Gordon propone il “metodo senza perdenti”. Quest’ultimo consiste nella ricerca comune di una soluzione soddisfacente per le due parti. Se le due parti non subiranno sopraffazioni, ciascuno si forzerà di rispettare i diritti dell’altro e verrà trovata una soluzione che non comporterà nè vincitori, né vinti. Questo metodo va a sostituirsi ai due metodi più comunemente usati: l’autoritarismo e il permissivismo, entrambi fondati su un rapporto di forza dove l’alunno, nel primo caso, o l’insegnante, nel secondo, escono sconfitti.

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IL PROBLEM SOLVING

Quando si presenta un problema al quale risulta molto complesso trovare una soluzione, si può ricorrere, secondo Gordon, all’applicazione del problem solving che consta di sei tappe:

 

1)       esposizione chiara dei problemi ai minimi termini;

2)       proposta delle varie soluzioni;

3)       considerazione degli aspetti positivi e negativi delle proposte;

4)       scelta delle soluzioni idonee;

5)       predisposizione dei mezzi di attuazione della soluzione;

6)       verifica dei risultati ottenuti.

Questa tecnica verrà attuata dagli alunni e dall’insegnante, discutendo, parlando e confrontandosi; il tutto in un clima di libertà e fiducia.
Utilizzando la tecnica del problem solving si possono ad esempio risovere dei conflitti, oppure elaborare delle “leggi” cioè un regolamento di classe che verrà proposto dagli alunni stessi e che per ciò sarà più facilmente rispettato.

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IL PROBLEMA DELLA DISCIPLINA

Per riuscire a gestire la vita di classe, secondo Gordon, oltre a stabilire un regolamento di classe, sarebbe bene concedere all’inizio della giornata dieci minuti di ascolto delle “confidenze” che egli chiama “tempo relazionale”. In questo tempo il ragazzo racconta ciò che vuole, ciò che gli mette ansia, che può distoglierlo dall’apprendimento. Il ragazzo, se avrà a disposizione questi dieci minuti, dice Gordon, ricorrerà meno ai comportamenti inaccettabili per attirare su di sé l’attenzione.

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GRUPPO CLASSE: IL CIRCLE TIME

Il circle time è un momento molto importante dell’intervento di educazione psicoemotiva. E’ un tempo in cui tutti i membri della classe si riuniscono per discutere di un argomento da loro proposto. La classe in questo caso divento un piccolo gruppo a bassa gerarchia perché l’insegnante ha il compito di facilitare e non di autorità.

Il tempo del cerchio ha come obiettivo il creare un clima di collaborazione e di amicizia tra i membri.

E’ importante che l’insegnante fissi il giorno, la durata massima della discussione, la disposizione delle sedie in circolo e che, queste regole, una volta accettate dalla classe, siano mantenute per tutto il corso dell’esperienza, diventando così un valido punto di riferimento nella vita scolastica.

Gli obiettivi che il circle time vuole favorire sono:

la conoscenza reciproca, la comunicazione e la cooperazione fra tutti i membri del gruppo, creare un clima sereno di reciproco rispetto; imparare a discutere insieme, accettare le opinioni degli altri, risolvere soddisfacentemente eventuali conflitti.

L’insegnante, durante il circle time, deve osservare la classe, facilitare la comunicazione, sostenendo e incoraggiando i ragazzi più timidi e cercando di “neutralizzare” quelli più aggressivi; Gordon sottolinea il fatto che il gruppo ha bisogno di tempo per crescere e diventare tale. E’ naturale quindi che all’inizio il gruppo sia dipendente e solo successivamente si crei una coesione che porterà infine alla interdipendenza. A questo punto nel gruppo vi sarà il massimo della fiducia.

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Autori:

·        Marino Zanchin: insegnante specializzato per l’attività di sostegno nella scuola secondaria.   torna su

 

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, Ottobre 2001


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